Articolo 18 secondo Scuderi

Rapporti di lavoro tra imprenditori e dipendenti

Fermo restando che in Italia tutti i dipendenti assunti dallo Stato hanno assicurato lo stipendio e la pensione a vita (produci o non produci), tutto il resto dei lavoratori che producono (ricchezza vera), non sono figli dell’Italia ma figli di nessuno. In virtù della democrazia, tutti abbiamo diritto al lavoro e alla vita e non dovranno più esistere particolarismi per nessuno; il sistema dovrà basarsi sulla meritocrazia. Non dovranno più essere nominate le frasi: “a tempo determinato, indeterminato, temporary, precariato”, ma si dovrà dire dipendente o indipendente.

Articolo 1 della Costituzione:

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Caratteri generali:

La disciplina giuridica del licenziamento deve affrontare due esigenze contrastanti: da un lato, quella del lavoratore, di stabilità del reddito derivante dal rapporto di lavoro, quale fonte di sostentamento suo e della sua famiglia; dall’altro, quella del datore di lavoro e, in particolare, dell’impresa di flessibilità nell’impiego, della forza lavoro sotto l’aspetto quantitativo e qualitativo. La prima esigenza porta a limitare la libertà di licenziamento, sia sul piano sostanziale (delimitando, ad esempio, i casi in cui il licenziamento è consentito) che su quello formale (subordinandone la validità al rispetto di determinate forme e procedure); la seconda, al contrario, spinge verso la più ampia libertà di licenziamento. A dire il vero, non riesco a capire cosa rappresentino tutte le fantomatiche controversie e non riesco a comprendere la portata dell’articolo 18: ci sono difficoltà circa il modo d’applicarlo, oppure vi è la volontà di non utilizzarlo nella maniera dovuta? A questo punto io, da uomo ben pensante e di sani principi di diritto umano e sociale, penso che non vi sia bisogno di creare tante mescolanze di leggi illogiche, confondendo il diritto umano che va in parallelo con il diritto ai servizi sociali e il diritto alla vita di tutti gli italiani.  Quest’ultimi lavorano e producono ricchezza e, da questa ricchezza, lo Stato percepisce l’erario che servirà per gestire tutti i servizi sociali. I primi servizi dovrebbero essere quelli sociali basilari e sono tanti: dalla sanità all’acqua, alle pensioni sociali (con importi adeguati), e a tanti altri servizi basilari che non devono essere trascurati per nessun motivo.

Tutti quei servizi secondari che non riguardano le necessità attinenti alla vita, non sono indispensabili e non vi è l’urgenza di doverli creare o gestire nell’immediato.  Devo dire che non  riesco a capire come personaggi addetti alle funzioni della politica Istituzionale non riescano a comprendersi tra loro, senza mai trovare quel verbo adeguato, quel linguaggio socio-politico che possa accomunare dipendenti ed imprenditori nei rapporti di lavoro (assunzione e licenziamento). Si parla spesso, in maniera confusa e senza logica, d’assunzione e di licenziamento. La manodopera, va assunta quando si ha necessità, senza usare termini ingiusti e inappropriati. Per esempio: assunzione a termine determinato, indeterminato, lavoro avventizio provvisorio, lavoro precario, e così via. Tutti questi termini nascondono infami difetti che vanno, nel miglior dei modi, eliminati, perché sono disumani per la classe lavoratrice e, ancor peggio, per gli stessi imprenditori. Insomma, io, non facendo parte degli addetti alla politica o ai sindacati in generale, devo ammettere che siamo di fronte a personaggi con poca esperienza in merito, con poca fantasia per una buona elaborazione del pensiero socio-economico-politico-culturale e con poca volontà di trovare un’intesa che possa essere d’interesse per la classe operaia dipendente, e, in generale, per tutti. In una democrazia matura, è necessario che vi sia una regola che, in tutti i paesi occidentali democratici, dovrebbero avere. Io la espongo a mio modo, sicuro che sarà ben accolta, sia dal lavoratore che dall’imprenditoria in generale. Va ricordato che il diritto al lavoro è per tutti ed è anche un diritto alla vita se il lavoro viene a mancare. La soluzione è molto semplice: tutti i termini sopra citati dovrebbero essere cancellati persino dal vocabolario politico. Mai si dovrebbe dire che chi non trova lavora non ha diritto alla vita. Perché è questo che significa quando una persona non trova lavoro; significa morire di fame, non essendoci assistenza dal padre Stato che dovrebbe necessariamente assisterlo, con gli stessi fondi dei tributi che ha incassato da tutti coloro che guadagnano e che lavorano. Tutto l’incasso che lo Stato incamera è ricchezza prodotta dal popolo e quindi al popolo deve tornare. Non c’è nessuna persona che dovrebbe avere il potere di spendere la ricchezza a proprio piacere. Perciò bisogna applicare una formula molto importante (credo esista nei paesi occidentali più sviluppati): quella dell’assunzione e quella del licenziamento. Il datore di lavoro, se ha bisogno di manodopera comune o specializzata che sia, potrà assumere dopo una valutazione fatta di persona o a mezzo curriculum, se si tratta di manodopera specializzata. Dopo di che, la persona scelta prenderà servizio non più sulla base dei vecchi termini (indeterminato o determinato) ma, del termine “assunto” grazie ad un accordo con l’imprenditore. Quest’ultimo si assumerà l’onere di garantire per tre mesi una specie di “rodaggio qualitativo e produttivo”. Passati i tre mesi d’assunzione e quindi di prova, se l’esito dell’attività svolta, risulterà positivo per entrambe le parti, lavoratore e imprenditore, il lavoro sarà, come dire, “continuo” anche finché l’imprenditore avrà sufficiente lavoro da garantire ai propri dipendenti. Lo stesso vale per i dipendenti che vorranno lasciare il lavoro nel momento in cui non sarà più di loro gradimento. Le regole dell’articolo 18, inerenti al termine dell’attività da svolgere, non devono più essere applicate. Se poi si manifestasse l’impossibilità di trovare lavoro per situazioni tra le più varie, lo Stato dovrà assistere tutti, sostenendo i costi delle persone che, superati i diciotto anni d’età non riescono a mantenersi; queste dovranno avere diritto ad un sussidio con le stesse tasse che lo Stato incassa dai contribuenti e con i vari introiti come l’Iva, le lotterie nazionali ecc. Perciò, se un individuo, dopo licenziato, non dovesse trovare più lavoro, lo Stato dovrebbe trovargliene un altro; in mancanza di ciò, dovrebbe elargire il 70% circa dello stipendio, necessario per la sopravvivenza, per un periodo che andrebbe dai tre ai sei mesi, entro il quali lo stesso lavoratore dovrebbe impegnarsi a cercare un altro impiego. In pratica, lo Stato, non può essere assente verso i cittadini, perché i contributi erariali e quant’altro riceve devono trasformarsi in servizi per  il popolo, per il loro sostentamento, poiché tutti hanno diritto alla vita. Quindi, tutto questo casino illogico e senza rispetto per la vita umana, non ci sarebbe se si applicassero dette regole. Se si riflettesse con la massima attenzione, si potrebbero risolvere molti problemi di ordine sociale, economico, morale e civile. Con il sistema sopra esposto, si potrebbero risolvere tutti quei problemi inerenti le assunzioni di manodopera e di difficile risoluzione. Tanti giovani potrebbero essere assunti, imparare un’attività e guadagnare del denaro, non dimenticando che tanti altri, per difficoltà proprie o per ozio, sono senza alcuna assistenza economica, rischiando, magari, di finire anche in prigione per il furto di una tartina.

Lo stesso lo potrà porre in atto il dipendente, qualora voglia farsi assumere da altra azienda, per altri motivi e interessi personali. In particolare, circa il trasferimento in altra azienda, non sarà necessario avere contatti con l’imprenditore che assumerà, ed entrambe le parti saranno concordi; se il datore rimarrà soddisfatto per il dialogo e per la visione del curricolo (se si tratta di specializzato), l’operaio verrà assunto, soddisfacendo un suo bisogno. L’attività sarà garantita per tre mesi; dopo di che, se la persona non avrà fornito le dovute garanzie, allora verrà licenziata. Sarà lo Stato che dovrà farsi carico delle varie necessità degli individui. Emerge come la formula dell’articolo 18, in fatto di licenziamento e di lavoro, sia semplice e di facile applicazione per i datori di lavoro e per il cittadino che ha bisogno d’assistenza economica e sociale.

Lo Stato dunque si occuperà del mantenimento economico di ogni individuo, secondo una quota prestabilita, qualora questi non riesca a trovare lavoro entro un breve tempo e si intereserà circa le eventuali assunzioni nelle circoscrizioni di zona. Queste regole sono democratiche e fondate sulle norme costituzionali, e andranno applicate per tutti, compresi i privilegiati, poiché ogni cittadino non può avere privilegi, neanche coloro che lavorono all’interno delle Istituzioni. Anche quest’ultimi possono subire il licenziamento, se non vi è rendimento, qualunque sia il motivo: incapacità  a svolgere quel determinato tipo lavoro, mancanza di professionalità ed inadeguatezza e, se col tempo continuano ad essere assistiti dallo Stato dopo il quarto semestre, allora si  tratterà di una forma di incapacità patologica. Secondo l’ordine naturale delle cose, qualunque persona può essere più o meno in grado di imparare a svolgere un certo lavoro nonostante le approfondite conoscenze che potrebbero servire in materia. Lo Stato non si può lavare le mani quando il cittadino non riesce a trovare un impiego e, per questo, farlo morire di fame o indurlo ad arrangiarsi come può. Lo Stato con il denaro che incamera da parte di tutta la popolazione, non deve occuparsi di tutti quei servizi non estremamente urgenti come le infrastrutture e servizi vari che portano a sperperare fiori di quattrini a danno di tutti coloro che sono abbandonati a se stessi. Va ricordato che l’imprenditore non è mai stato interessato a licenziare i suoi dipendenti, tranne che per motivi specifici: per mancanza di ordini di produzioni, oppure per incapacità di gestire l’attività produttiva. Insomma, ogni datore di lavoro, quando il proprio dipendente porta utile, ha un interesse ben assodato. Lo stesso vale per il dipendente: se qualcosa non è più di suo gradimento, può dare l’avviso di licenziamento senza alcun problema.

Santino Scuderi