L’autobiografia di Santi Scuderi

SCIENZIATO SICILIANO, CHE DOVEVA DIVENTARE IL PIÙ POPOLARE E RICCO D’ITALIA, HA SUBITO 28 ANNI DI PERSECUZIONI, AGGRESSIONI PSICOLOGICHE E FISICHE, 10 GIORNI DI PROGNOSI, FURTO DI UN LIBRETTO DI RISPARMIO AL PORTATORE, CHE ANCORA LA MAGISTRATURA TARDA A SBLOCCARE.

Questo libro autobiografico è stato inviato a numerosi politici ed esponenti delle Istituzioni, compresi tre ex Presidenti della Repubblica, il 22 dicembre 1998, per denunciare a loro il malaffare dei nostri giorni. Paradossalmente, tutti i destinatari del volume hanno taciuto, sia quelli attualmente morti, sia quelli in pensione, sia quelli ancora attivi nella vita politica e nella magistratura. Tutti i loro nomi sono indicati in grassetto nella sezione di questo sito: “Denuncia-querela allo Stato per i danni creatimi”.
Tutti questi personaggi hanno tenuto segreta la denuncia di ingiustizia e corruzione che muovevo nei loro confronti, senza rispondere neanche all’invio di questo libro per non far sapere quanto andavo dichiarando.
Inoltre, oggi, pur sapendo di essere in difetto, alcuni partecipano ai programmi delle TV private e di Stato e, per intimorire gli ascoltatori, cercano di non far scoprire le loro alte baby pensioni con importi di 9.000 € mensili che percepiscono, oltre agli alti e immeritati stipendi da nababbi. Questa è l’Italia delle ingiustizie e dei furti.

Vorrei pregare tutti coloro che possano disporre di piccole somme di fare anche una minima donazione sul sito, non per lucro personale ma finalizzata alla creazione della “Fondazione Scuderi”, che avrà l’obiettivo di avviare un centro internazionale contro l’ingiustizia umana, per fermare, soprattutto in Italia, tutti i personaggi che tanto male, con infame prepotenza, hanno fatto a innocenti come il sottoscritto, senza che nessun avvocato fosse in grado di intervenire per garantire la democrazia.

Copertina libro Autobiografia

INDICE

 

Premessa

Autobiografia.
A Messina eravamo sotto controllo, dalla … in Svizzera in buona civiltà sociale.
Inizio Storia(1)

Avvocati e Magistrati – A
Tanta sete di Giustizia, criminalmente infamata
Storia(2)

Avvocati e Magistrati – B
Tanta sete di Giustizia, criminalmente infamata
Storia(3)

Avvocati e Magistrati – C
Tanta sete di Giustizia, criminalmente infamata
Storia(4)

Avvocati e Magistrati – D
Tanta sete di Giustizia, criminalmente infamata
Storia(5)

Processo di Crema
Doppia infamia, falsa testimonianza. Pesavo 10 Kg. in meno, e non ero mai stato a Crema

Sadici infami
Titolo appropriato: 12 anni di atroci sofferenze, mentre in Tribunale godevano del mio dolore, sofferenze e pianto

Giurisprudenza
Diritto mancato, collusione in Giustizia

AA-Tanti perché?
Promemoria per le tante richieste al Tribunale di Milano, sempre respinte

Premi internazionali

Invenzioni. Progetti e Brevetti Internazionali

Misteri
Misteri, che non sono sicuramente degli strani eventi? Strane circostanze avvenute

Presentazione professionale

 


PREMESSA

Ho cercato in questo mio scritto di raccontare le vicissitudini che hanno reso la mia vita, da un lato, avvincente ed interessante, dall’altro amara e tragica.

Il mio interesse per la tecnologia in ogni sua forma e per lo sviluppo delle intuizioni che nella mia mente hanno iniziato a prendere forma sin dalla prima giovinezza, mi ha sempre spinto a lavorare ed a realizzare concretamente le soluzioni ai problemi tecnologici che le mie idee proponevano; per mia fortuna molte delle mie intuizioni ho potuto realizzarle, ricavandone soddisfazioni, premi ed encomi.

Giunto però ad un momento della mia vita in cui credevo di poter finalmente mettere a frutto le esperienze raccolte, mi sono trovato, mio malgrado, in situazioni allucinanti e tragiche dalle quali sono, dopo molti anni ed inenarrabili sofferenze, riuscito ad uscire pagando però un prezzo altissimo in termini di salute, di situazione economica ma in modo particolare in termini di soddisfazione e di tranquillità interiore.

Ho cercato di spiegare con il racconto delle mie tragiche esperienze, a chi, o a che cosa devo l’incubo vissuto in lunghi anni di vicissitudini giudiziarie durante le quali ho subito processi a vari gradi, intimidazioni ed angherie dal potere nelle varie forme in cui si è manifestato. La Giustizia vera non è mai stata applicata nei miei confronti; ho cercato negli anni di trovarne i motivi e nel mio scritto si troveranno le mie conclusioni.

Non ho mai trovato conforto ed aiuto dalle Istituzioni, tutte le volte che ho esposto e denunciato il male che mi hanno fatto; spero che rendendo pubblica la mia storia troverò, non solo umana comprensione, ma in modo particolare un aiuto a combattere questa Giustizia non giusta che tanti danni mi ha causato.

 


AUTOBIOGRAFIAA Messina eravamo sotto controllo, dalla… In Svizzera in buona civiltà sociale.

 

Inizio storia (1)

Santino Acc. Cav. SCUDERI

Questa mia biografia racconta una vita passata tra il male ed il bene delle vicende che ho vissute; una biografia che racconti dettagliatamente le vicissitudini passate, comporterebbe molte ore di studio e di lavoro, ma soprattutto non sarebbero sufficienti i pochi capitoli del mio opuscolo e inoltre sarebbero sicuramente elevati i costi, da far rabbrividire anche i miei lettori. Ma, pur avendo il racconto della mia vita contenuti che hanno dell’inverosimile, cercherò di descriverli sinteticamente.
La mia vita iniziò nella più assoluta normalità, ero un ragazzino timido, ma ricco per la volontà di conoscere le cose del mondo che mi circondava.
Si può pensare che ci fosse in me l’istinto di conoscere le cose presenti e non presenti, che avessi insomma le tipiche aspirazioni degli inventori, come quelle che fecero di Guglielmo Marconi uno scienziato.
Il mio primo esperimento lo realizzai con un mio, coetaneo: facevamo delle prove di comunicazione, in modo rudimentale infantile e sicuramente senza logica scientifica. Il nostro materiale consisteva di un filo di cotone da cucito, lungo 10/15 metri e di uno spago inserito tra due pezzi di canne di bambù; cercavamo di comunicare tra noi ma senza alcun risultato, naturalmente.
Il mio tempo trascorreva tra la scuola e tanti lavori manuali che soddisfacevano la mia voglia di conoscere, presso un mio cugino barbiere e presso una falegnameria.
Del giuoco non potevo approfittarne tanto; a casa mia tanto mia madre che il nonno e mio padre usavano ripetere ad ogni occasione: “impara l’arte e mettila da parte, poiché il giuoco fa diventare l’uomo senza mestiere e senza lavoro da grande”.
Alle scuole elementari, le mie qualità mi permisero di essere tra i migliori e di ottenere buoni risultati in quasi tutte le materie, con l’eccezione della storia e della geografia.
Nonostante, i buoni risultati, in seconda elementare sono stato bocciato, ma la bocciatura era conseguenza del fatto che mio padre non era allineato politicamente con i fascisti, mentre l’insegnante era capitano della milizia, quindi per dispetto non mi volle promosso alla terza classe elementare.
L’anno successivo l’insegnante era molto brava, e altrettanto lo fui io, al punto che mi nominò capo classe per le qualità spiccate sulla matematica, aritmetica, equazioni, sul canto, sui verbi, e sul comportamento generale.
Intanto la guerra finì, ed io iniziai l’apprendistato e le scuole tecniche, ma anche lo studio della musica e del canto, tutto con tanta voglia di buon apprendimento.
Sventuratamente la mamma subì un ictus che la costrinse all’immobilità e quindi anche ad essere inattiva verso le faccende di casa, alle quali si dedicava con amore e passione.
La famiglia, composta da quattro figli ancora adolescenti ed il marito, in seguito al fatto rimase traumatizzata ed addolorata per il grande affetto mancato.
Eravamo due maschi e due femmine, legati negli affetti, rimanemmo orfani di mamma, disorientati e tremendamente addolorati per la mancanza del grande affetto che nostra madre ci dava.
La malattia fu sicuramente dovuta anche ai dispiaceri subiti durante, ma in modo particolare dopo la guerra; quest’amara situazione mi costrinse ad abbandonare la scuola musicale, dove studiavo pianoforte e canto; non mi sentivo più comunque con il giusto morale, che prima mi sosteneva, per la situazione che si era venuta a creare dopo la malattia di mia madre.
L’interesse verso una specializzazione aumentava anche per avere la possibilità di guadagnare e rendermi utile verso la mia famiglia e la società.
Abbinata all’apprendistato, frequentavo la scuola tecnica, ciò mi aiutava ad avere le basi importanti per conoscere meglio le materie che più ero interessato ad apprendere, per ottenere una buona qualità professionale.
Avevo sedici anni quando iniziai l’apprendistato di costruzioni meccaniche ed in quella occasione indossai la prima tuta «blu» che mi aveva cucito mia madre, da brava sarta, con materiale di recupero, infatti la ripresa economica tardava ad arrivare dopo la guerra e il tessuto disponibile era il telone duro e pesante di un camion militare. Sicuramente avrò indossato io per la prima volta in Italia il «blu jeans» ricavato dal telone di un camion militare residuato bellico.
In seguito non ho più voluto indossare tale tipo di stoffa, poiché l’ho sempre ritenuta assolutamente non elegante.
Intanto il mio apprendistato si consolidava professionalmente, e mentre da alcuni ero considerato un numero uno, per le qualità generali che avevo e anche per l’aspetto fisico, le mie qualità erano tali da generare invidia in talune persone,.
Ricordo con molta gioia le mie alte tendenze alla creatività, in vari campi, ma sempre nell’ambito delle costruzioni meccaniche ed elettrotecniche.
A sedici anni, finita di frequentare la scuola tecnica, e mi apprestavo ad approfondire sempre di più le conoscenze pratiche, creative, e costruttive.
E’ tra i miei ricordi più belli l’apprezzamento ricevuto, fra gli altri, da un mio professore di meccanica applicata all’Istituto tecnico, quando un giorno mi chiamò con l’aggettivo «collega», poiché costruivo spesso dei pezzi speciali d’ingranaggi piccolissimi per orologi di precisione, destinati a ditte esterne; io gli risposi così: «lei mi chiama collega, ma lei se li fa pagare». La battuta era ironica, naturalmente.
A sedici anni avevo già completato il tirocinio dell’apprendistato, durante il quale avevo prodotto delle interessanti idee (invenzioni…vere e proprie), come un ferro da stiro elettrico con un design moderno dei giorni d’oggi, una macchinetta manuale tagliatrice di tabacco da foglie già essiccate. che dopo essere state infilate in questa macchinetta, le refilava trasformandolo in cosiddetto tabacco «capello d’angelo».
Altre cose ancora: un distributore di creme per la decorazione dei dolciumi; un mulino elettrico ad inerzia, con lamella ad alta velocità, per macinare il grano, fatto con materiale bellico di recupero, dieci anni dopo lo realizzarono in serie, più piccolo, per macinare il caffè; realizzai alcune sculture in legno ed in bronzo ed alcune persone volevano comprarle a tutti i costi, ma io non le cedetti, ma permisi di esporle in una gran vetrina di raffinato abbigliamento, come decorazione; per una radio galena che mi costruii interamente utilizzai un paio di vecchie cuffie di un residuo bellico ed ascoltavo la radio sulle frequenze delle onde medie ; e così via…
Così cominciò la vera e propria avventura professionale, mettendo a frutto le mie capacità elevate in rapporto l’età; pur essendo regolarmente occupato in un lavoro che richiedeva spiccate capacità tecniche, dopo ripetute insistenze da parte di persone interessate, presi l’impegno di realizzare un progetto per la costruzione per uno studio dentistico, di un cosiddetto «riunito», producendolo poi in una officina meccanica dismessa, alla sera, dopo il lavoro ordinario, con l’aiuto di un altro ragazzino.
La cosa andò in porto e dopo cinque mesi di intenso lavoro, il progetto fu portato a compimento; successivamente fu esposto alla Fiera campionaria di Messina nel 1948. L’importanza di questo studio consisteva, in modo particolare, nell’aver realizzato, con una tecnologia moderna di mia realizzazione consistente nell’applicare per la prima volta in Italia, o forse nel mondo, il sistema di pompaggio per il sollevamento della sedia letto, realizzato non più con pompa a pedale, ma con elettropompa olio dinamica. La costruzione meccanica ed elettromeccanica è stata costruita e progettata interamente da me.
Finito questo mio importante progetto, presi un altro impegno rivolto ad apportare novità tecnologiche a macchine artigianali per la produzione delle acque gassate.
Anche in tale occasione mi misi in evidenza, migliorando la produttività sia nella qualità che nei costi.
Nel 1950 aprii un’officina meccanica destinata alle riparazioni d’auto, di moto e motoscooter, che affidai ad un ragazzo, mio cugino, che possedeva ottime qualità nella lavorazione e manutenzione dei camion.
Purtroppo durò un paio d’anni, c’era infatti poco movimento di danaro all’epoca, mentre io ero molto impegnato con l’occupazione dipendente che avevo già assunto.
Gli anni del dopo guerra erano difficili per chi intendeva sviluppare una iniziativa privata, senza avere fondi economici sufficienti che potessero coprire i tempi morti ed improduttivi e salvaguardare l’attività.
Fui quindi costretto a chiudere l’attività (extra privata).
Intanto proseguii con il lavoro dipendente nel quale, ogni giorno che passava, ero all’attenzione di tutti per le qualità attive e dinamiche che possedevo, ma le capacità tecniche non comuni che dimostravo, suscitavano non poca gelosia nel personale della ditta per la quale lavoravo.
Si trattava di un’azienda chimica agrumaria, per la quale rimasi a lavorare per un periodo di dodici anni; in tutti gli anni lì trascorsi, le mie invenzioni, con i relativi progetti applicati, sono state tantissime, e riguardanti diversi e numerosi settori tecnici.
La mia tecnica inventiva, esecutiva e progettistica, non aveva limiti.
Di fatto in tutto il periodo di dodici anni trascorso lavorando per l’azienda, sono diecine le invenzioni e centinaia gli importanti progetti tecnici che ho sviluppato, con tanta professionalità e con interesse gioioso di lavoro.
Alcuni esempi dei progetti da me eseguiti e sviluppati:

– l’invenzione e la costruzione di una macchina atta a separare, refilandole, le scorze degli agrumi, staccando la parte esterna colorata dall’albeto, il lato bianco della buccia dell’agrume, quindi recuperando la parte d’essenza rimasta, più il colore naturale dell’agrume, quindi la clorofilla che usciva dalla pellicola esterna, che aveva l’aspetto di una cialda di cipolla, in uno spessore regolabile da un decimo di millimetro fino a due a tre decimi di centimetro.

Questa macchina ebbe grande successo e ne furono prodotte altre trenta, che furono spedite in Argentina dove la società aveva un altro grosso impianto.
In un grosso capannone si trovavano trenta recipienti (tini mastelli di legno) di una capacità di 60.000 litri di succo d’agrume; in ogni “tino”, per evitare che i succhi si decantassero e quindi si deteriorassero, esisteva un movimento meccanico con grossi bracci di legno mossi da motori di venti HP. ognuno, con un dispendio d’energia elettrica enorme, per tutte le ventiquattro ore durante le quali rimanevano in continua attività.
Bene, ho inventato un nuovo principio d’agitazione: (ho inventato il frullatore), il sistema consisteva nell’applicare un motorino da un Hp, con una piccolissima elica rigida che andando ad alto regime di giri, teneva sempre in mescolanza i succhi senza farli decantare, ed in più, dato la bassa potenza, non creava elevati costi economici.
Il sistema tradizionale a volte creava danni economici enormi; infatti spesso si rompevano gli alberi di legni pregiati, oltre alle corone degli enormi ingranaggi; inoltre in caso di rottura, si doveva provvedere all’immediato travaso del succo in altro tino.
Un’importante trasformazione di meccanica, utilizzando una tecnologia molto avanzata, l’ho applicata all’albero di trasmissione di un grosso autotreno, sostituendo i giunti gommati con giunti cardanici, con ottimo successo, risolvendo una volta per tutte l’inconveniente che continuamente si presentava, fonte di problemi in fatto di sicurezza e di manutenzioni continue.
Al rimorchio applicai una grossa trasformazione di tecnologia meccanica avanzata; trasformai infatti le mozzature degli assali con moderni tamburi per cerchioni senza raggiere e con un sistema frenante di concezione avanzata e moderna, in tutti e quattro i mozzi, applicando un sistema ad aria compressa e con il dispositivo di sicurezza auto frenante, in caso di sgancio dalla forca del rimorchio.
Un’altra bella invenzione di tecnologia, applicata per la prima volta al mondo, la realizzai eliminando il premistoppa e applicando con successo un para olio, facendo così diminuire l’attrito, ed eliminando la necessità di guarnire periodicamente il premistoppa.
Nel campo della motoristica meccanica, ho revisionato e messo a nuovo un sofisticatissimo montacarichi (Yster) dell’aviazione Americana, con motore a scoppio e meccanica olio dinamica quadrifunzionale, con chassis a carcassa d’acciaio, tutta in concentrato ridotto; insomma un gioiello tecnologico. Tre importanti officine cittadine, non erano state in grado non solo di aggiustarlo, ma nemmeno di arrangiarlo; io lo smontai pezzo dopo pezzo e richiesi i pistoni e le fasce elastiche, con le dovute maggiorazioni in misura, in pollici, alla Wisconsin di New Jersey (USA), le valvole maggiorate alla Livia di Brescia, e poi ad altre ditte richiesi altri lavori di modifica su disegno.
Passarono tre mesi prima che arrivassero tutti i materiali nuovi e modificati; dopo appena una settimana dalla consegna dei materiali provai la speciale macchina, e con grande meraviglia dei presenti, una decina di persone che attendevano la prova, con gioia funzionò subito, al primo colpo, a meraviglia, e con i complimenti di tutti.
Sempre nei primi anni cinquanta, in un capannone grande costruito appositamente, realizzai un grosso reparto per la costruzione di fusti di legno che diede lavoro a quaranta persone. Sicuramente fu un successo per la qualità dei macchinari da me modernizzati. I fusti che si producevano erano d’ottima scelta per la qualità e costi. (Dettagliatamente sarà descritto in separato documento).
Ho qui cercato di descrivere alcune delle poche cose che ho potuto ricordare, tra le tante frutto della mia inventiva e creatività, tra le quali le numerose preparazioni di moto sportive, realizzate con generale revisione meccanica.
Nel 1962 lasciai la ditta per la quale lavoravo da super tecnico, anche se inquadrato come operaio specializzato, e come tale pagato, mentre già a Milano lo stipendio che avrei potuto incassare sarebbe stato superiore del 70%.
Ma io andai a lavorare in Svizzera, dove non solo guadagnavo il 200% in più, ma il costo della vita era pari a quello che lasciai nella città d’origine; ciò mi diede la possibilità di vivere in modo civile, in mezzo a gente con buona civiltà, ed ottenni la possibilità di uscire dell’apatia sociale che tanto mi dava fastidio.
Dal trasferimento in Svizzera comincia la vera avventura.
Per incominciare avevo preferito scegliere un lavoro da operaio specializzato che, lavorando a cottimo, mi dava la possibilità di avere uno stipendio di gran lunga superiore rispetto a quello di un disegnatore tecnico, qualifica che i miei datori di lavoro mi avevano offerto al momento dell’assunzione.
La tranquillità sia del lavoro che economica, mi diede la possibilità di sviluppare gran parte delle capacità intellettive e culturali che avevo a livello genetico, e che mi sarebbe stato impossibile sviluppare giù in Sicilia, la mia regione d’origine.
L’industria presso la quale lavoravo era d’importanza mondiale per la qualità delle macchine rotative per la stampa, e dava lavoro a 900 tra tecnici ed operai.
Potrà sembrare una forma d’esaltazione quanto cercherò di dire, ma in realtà, la mia è una vera e quasi sacra socialità, e si tratta di cose che coinvolgono grossi interessi personali e soci internazionali.
Prima di tutto devo dire che io, lavorando a cottimo, completavo molte lavorazioni entro le sei ore di lavoro del prodotto, realizzando la soglia massima registrabile del guadagno, in quasi tutte le serie dei lavori. Le altre due ore che avanzavano le utilizzavo passeggiando per i reparti dell’azienda; quindi ero il bersaglio preferito per l’invidia di alcuni colleghi che dovevano faticare per portare a termine il lavoro assegnato entro il tempo prestabilito.
Questo è un punto cruciale, e lo affermo con un grosso senso d’orgoglio personale, accompagnato da un pizzico d’amarezza.
L’orgoglio consiste nell’aver applicato in alcune lavorazioni una mia invenzione tecnologica, scoperta una decina d’anni prima, ed averla applicata è stato un vero successo personale e mi ha portato a ricevere i complimenti del mio capo diretto, uno Svizzero Bernese, una persona veramente perbene.
Si tratta di una lavorazione semplice quanto pratica, che divenne dominio della ditta e quindi diffusa anche a livello mondiale; una tecnica applicata assolutamente importante, che superava i limiti dell’immaginario.
Parlo di utensili di Widia conglomerati di cobalto e tungsteno con affilature in negativo, quindi con il taglio smussato ed in alcuni casi anche in negativo (utensile col filo tolto); il taglio avveniva per forte sollecitudine su pressione, ed attraverso l’alta velocità creava l’intenerimento di quella parte di materiale che era asportata.
Questa è stata la grande innovazione, di importanza mondiale del settore, che ha permesso di realizzare molte lavorazioni meccaniche su metalli vari, portando i tempi ai minimi termini e permettendo di ottenere qualità eccezionali nei prodotti finiti.
Con gli utensili di Widia opportunamente modificati sui tagli e sui gradi, si ottenevano risultati sicuramente inimmaginabili prima. Le filettature su alberi d’acciaio, che con il mio metodo era possibile effettuare, risultavano perfette, di precisione e senza avere maggiori difficoltà rispetto al metodo tecnico tradizionale, per il quale si potevano utilizzare utensili di stellite che non potevano superare, come massimo, i 10 metri al minuto primo, mentre con il nuovo ritrovato tecnologico si poteva arrivare a 400 metri al minuto primo.
Il tempo di lavorazione per pezzo di un albero d’acciaio, sul quale effettuare tre filettature, era di 175 centesimi, equivalente ad un’ora e trequarti, mentre con il mio metodo lo producevo in soli 10 centesimi, equivalente a circa sei minuti. Una differenza di risparmio di circa il 95%. La mia invenzione faceva saltare anche la teoria secondo la quale con i conglomerati di tungsteno e cobalto, non sarebbe stato possibile effettuare lavorazioni che superassero i cento metri per minuto primo, soltanto per certe lavorazioni particolari; con utensili di Widia, anche per altri tipi di lavorazioni non si potevano superare quei limiti teorici, tecnicamente stabiliti dalle Università. L’uovo di Colombo consisteva nell’aver scoperto l’annullamento del taglio netto all’utensile e nel farlo lavorare in negativo di alcuni gradi.
Questo era valido, non solo per quel tipo di lavorazione delle filettature nei vari metalli, ma anche per lavori diversi e prodotti differenti.
La ditta, d’importanza mondiale nel settore macchine rotative per la grande stampa mondiale, per la quale ho lavorato si chiama Wifag, Winkler. Fallet & Cia. S.A. Berna Svizzera.
Sono andato via della ditta dopo diciotto mesi di lavoro in seguito alla sostituzione del mio capo Elvetico con un Italiano, anziano dell’azienda. Costui con un atto vandalico e lecchino ingiusto, non solo mi ridusse quei tempi di lavorazione, ma addirittura li portò ai livelli minimi, uguali a quelli che io avevo realizzato.
Visto il selvaggio e lecchino comportamento di questo nuovo capo, decisi di andare via della ditta per andare in un’altra azienda più importante, per acquisire nuove conoscenze tecnologiche. La nuova ditta produceva. Infatti, strumenti di fisica di altissima precisione, ed era di fama mondiale, inoltre lo stipendio era più importante rispetto al precedente ed anche l’ambiente era molto raffinato ed importante.
Ero quindi contento del mio lavoro, lo studio e la ricerca tecnologica diventava più incalzante, approfondendo alcune idee da tempo nella mente ma che a Messina, sicuramente, non avrei potuto mai realizzare in concreto.
Oltre alla ricerca tecnologica sempre più intensa, a parecchi progetti d’invenzioni e diversi brevetti nazionali ed internazionali, mi era sorta la voglia di dipingere su tela (possibilità che mi era negata prima a Messina), ero infatti bravo in disegno tecnico a seguito del diploma conseguito. Cominciai a dipingere anche per la disponibilità di una mia amica ballerina, graziosa, che mi spinse al punto tale che nell’arco di due anni dipinsi circa trenta quadri, di soggetti diversi, alcuni belli altri meno graziosi. Un mio amico, Presidente degli Artisti contemporanei in Svizzera, voleva che io facessi parte del gruppo, ma non accettai, anche perché il mio tempo era impegnato anche in altri settori, sia pure a livello dilettantistico, come lo strimpellìo del pianoforte, qualche ballo e un piccolo turismo nazionale. Inoltre preparavo i viaggi sia per i contatti per brevetti che per esposizioni internazionali.
Nel 1968, per un piccolo quadro mi offrirono duecento Franchi, pari a 250000 lire d’oggi, che non volli vendere, ma bensì regalai quasi tutti i miei quadri a persone care. A Messina si aprì e poi si chiuse il capitolo sculture di bronzo ed in legno, in Svizzera finì allo stesso modo la pittura negli anni tra il 68 ed il 71.
Il soggiorno in Svizzera durò dodici anni e le ditte per le quali lavorai furono quattro, stabilendo con tutte un ottimo rapporto personale e di stima, particolarmente con l’ultima ditta, il cui titolare non voleva che lasciassi la Svizzera per rientrare in Italia.
Voleva farmi diventare Svizzero ed era disposto a pagare l’intera somma che permetteva di ottenere la nazionalità; non accettai per un assurdo campanilismo ai limiti dello sciovinismo.
Il rispetto è sempre stato reciproco e civile tra me e i miei datori di lavoro.
Una delle quattro ditte per le quali ho lavorato, per opera mia ha acquisito un’importante cliente, per le alte capacità di specializzazione: il “CERN”, «Comitato Europeo Ricerche Nucleare» di Ginevra.
Quando vennero i tecnici del CNR, che avevano scelto la ditta per la capacità di effettuare lavori di tornitura fresatura d’altissima precisione, il Direttore mi interpellò e mi chiese se fosse possibile effettuare tali lavori difficilissimi e con materiali composti da leghe di metalli nobili di alto costo.
Personalmente mi presi l’impegno per la lavorazione, che si concluse in venti giorni di attività.
L’importanza di questo episodio sta nel fatto che noi abbiamo concluso bene il lavoro, mentre altre quattro importanti industrie della Svizzera, non solo non erano state capaci di realizzare il lavoro, ma addirittura hanno distrutto tutte e quattro i costosissimi pezzi pregiati.
Il CNR divenne cliente fisso presso la ditta che eseguì ingegnosamente il lavoro alla perfezione.
Per quattro anni lavorai presso questa ditta, effettuando spesso lavori per il CNR. C’era una possibilità di essere assunto presso il CNR ma, il mio errore è stato grande, intendevo rientrare a Messina per realizzare i miei programmi industriali, che in seguito non sono andati avanti per situazioni locali stupide e per la cattiveria congenita di persone predisposte.
Il non aver curato il possibile ingaggio del CNR, è dovuto al fatto di aver capito troppo tardi la flemma apatia che ha sempre avuto il cittadino Messinese, al punto da creare spesso enorme danno, sia pure inconsciamente; è dimostrato dalla constatazione che non mi fecero mai sviluppare quanto avrei voluto realizzare.
Quindi ho dovuto soffrire per aver diverse volte tentato di iniziare una attività artigianale, per poi possibilmente svilupparmi e ingrandirmi e creare lavoro sul posto per accrescere il benessere sociale.
Tutte le varie iniziative interessanti mi sono state impedite.
Nel 1964 dopo aver realizzato a Messina ottanta soprabiti per donna e giacche per uomo di renna, modelli di lusso e di design moderno, alcuni avveniristici e con avanzate tecnologie di confezione, utilizzando un tailleur, tra l’altro anche parente, fatto venire appositamente dalla Svizzera e specialista del settore, sono stati costretto a venderli in Svizzera, mentre all’epoca gli Italiani si recavano in Svizzera per comprarli, poiché nel nostro paese erano carenti le strutture di mercato, e costavano carissimi.
Insomma a me, Messinese, con prodotti interessanti, belli e di qualità, è stato impedito di realizzare un’azienda che potesse sviluppare il lavoro e partecipare allo sviluppo occupazionale, per un miglioramento della vita sociale lavorativa, carente in quelle zone da sempre.
Non solo mi è stato impedito di sviluppare un’azienda, ma addirittura ho dovuto prendere delle decisioni radicali, partire cioè verso Milano, dove trovai un amico con uno studio di ricerca tecnologica che mi aveva garantito di diventare socio della ditta, ma che così non è stato; passai parecchi mesi a Milano a mie spese, e la società tra me e lui non si è mai creata. A Messina i più cari mi tradirono, anche Milano ha fatto lo stesso. (Due volte tradito).
Dopo quindici mesi di mancata società con l’amico Milanese, ho trovato lavoro in una piccola azienda di costruzioni elettromedicali, dove rimasi solo per sei mesi in qualità di capo tecnico. Gli stipendi ritardavano, ed erano duri da ottenere ogni mese.
Nuovo lavoro: questa volta trovai impiego a Cinisello Balsamo, dove rimasi per quattro anni in qualità d’operaio specializzato e tecnico. I rapporti tra il datore e me erano di ottima stima sia umana che tecnica; spesso chiedeva suggerimenti tecnici, nonostante egli fosse un ottimo tecnico progettista di produzione. L’organico, compreso il titolare, era di sole otto persone, tutte qualificate del settore.
In quest’ultima ditta, presso la quale prestai il mio lavoro con molto orgoglio e dando qualche contributo tecnico, veniva utilizzata una macchina super automatica, la più grande al mondo nel settore, Dissi al titolare che, a mio parere, la ditta era in grado di progettarla e quindi di produrla. Il titolare ebbe fiducia in me, per la stima dal punto di vista tecnico di cui godevo. La macchina fu costruita in dodici mesi, ed è stata la macchina più importante al mondo per le sue speciali qualità tecnologiche. La macchina effettuava la lavorazione di grossi pneumatici che venivano successivamente ricostruiti. Tanto per avere un’idea della complessità della macchina, pensate che aveva un peso di ventisette tonnellate.
Nel frattempo mi organizzavo per realizzare la mia futura ditta, da tempo registrata alla Camera di Commercio con il mio marchio, anche questo registrato da molti anni, prima nel 1973, poi nel 1980.
Cinque stesure di brevetto, pronte da depositare alla Camera di Commercio, per poi passare alla realizzazione degli stampi d’acciaio, dietro miei disegni già preparati. Successivamente entrare in produzione definitiva, poi destinare i prodotti sia sui mercati nazionali che possibilmente stranieri.
Il marchio della mia ditta è 3.S.r.t. (studio Santino Scuderi ricerche tecnologiche), è stato registrato e brevettato sin dal 1973, restando in attesa che potessi al più presto industrializzarmi, ma purtroppo non finì così. Sicuramente davo fastidio a chi teneva sotto controllo l’economia e la finanza del Paese, e sicuramente per interessi occulti erano contro lo sviluppo sociale e civile.
Dettagliatamente nei particolari sarà descritto, in un altro separato documento.
Intanto finiti tutti gli stampi d’acciaio necessari per la produzione, occorreva organizzare una buona coordinazione produttiva, un sistema moderno, un una forma di cooperazione che permettesse di abbassare i costi di produzione senza investire grandi capitali per macchinari e per produzioni locali, senza aver necessità di assumere personale dipendente.
Per i setti articoli in produzione esistevano cinque brevetti di base, che tutelavano tutti e sette gli articoli. Gli stampi non erano a figure multiple, ma sufficienti a dar il via alla produzione a bassi costi. Tutti gli stampi attivi erano di circa una tonnellata di peso, mentre altri stampi più avanzati erano in fase d’esecuzione.
Dopo aver preso contatti con tutte le ditte necessarie alla realizzazione produttiva, l’ultima tappa da realizzare era trovare la Ditta dove eseguire l’assemblaggio e lo stoccaggio (per brevi periodi). I prodotti, infatti, li ritirava subito l’interessato richiedente, per immetterli sul mercato, quindi lo stoccaggio del prodotto avveniva per breve tempo, in quanto la produzione avveniva sempre su ordinazione dall’interessato commerciante distributore.
La mia abitazione, in corso S. Gottardo, fungeva anche da ufficio e come sede legale; tutto avveniva per telefono, essendo un’organizzazione concatenata, quella che avevo realizzato. Per telefono si stabilivano gli ordini di produzione, i trasporti, l’assemblaggio e le consegne. Solo per i pagamenti e le bolle di ordinazione dovevo necessariamente allontanarmi dalla sede, nella mia abitazione, mentre in seguito l’Ufficio commerciale fu trasferito in via Bartolomeo d’Alviano, in un ufficio che mi procurò il mio amministratore Versaci; contemporaneamente un Signore di nome Cacciola, ci cedette una parte del suo ufficio e volle prendersi un impegno a partecipare alla produttività commerciale della ditta 3.S.r.t., interessandosi di collocare la merce in Lombardia, con risultati deludenti; aspettavamo giorno dopo giorno ma gli ordini non si vedevano arrivare in Ufficio; il perché non sì e mai capito…
Oggi tutte le attrezzature e stampi in acciaio del peso di una tonnellata circa, stoccati in un magazzino fuori Milano, sono oramai fuori mercato; infatti, erano articoli da aggiornare entro pochi anni, oggi saranno inutilizzabili poiché divenuti obsoleti, dopo che per tanti anni sono rimasti inutilizzati. Il valore venale di tutti gli attrezzi supera i cinquanta milioni di lire, soldi che sono ormai perduti. Mi voglio augurare che non vengano a rivendicare diritti di stoccaggio, da tredici anni ad oggi.
Questo mio lavoro di una vita di grandi sacrifici di ogni genere, da chi mi è stato interrotto per sempre? Da coloro che si vollero divertire atrocemente a danno della mia nobile, umana e civile persona, che per trent’anni (fino al 19.12.1886) ha onorato l’Italia per il mondo, con le mie esposizioni di invenzioni tecnologiche, effettuate con i miei risparmi, ricavati dal sudore e dai sacrifici di umana sofferenza. Ancora oggi stento a capire il perché ed a spiegarmi questo terribile fattaccio, che ha le caratteristiche dell’odissea umana, vera e propria.
Caduto in una trappola criminale ben organizzata, ma che solo oggi ho capito com’era organizzata; credevano di farla franca tutti, mentre il tempo diventò lo strumento per scoprire i responsabili.
L’organizzazione che mi colpì era del tipo che oggi tutti conosciamo, vale a dire una associazione per delinquere dello Stato istituzionale, poteri occulti associati con privati, che fra di loro avevano interessi a scopo di lucro, persone capaci di tutto pur di raggiungere quanto si erano prefissato e programmato dettagliatamente nei loro programmi criminosi, assetati di danaro, chissà quanti altri sono stati presi di mira.
Chi erano e com’erano suddivisi detti criminali?:
Sicuramente erano alcuni dei personaggi appartenenti alla cinquina della vita attiva, ed altamente dinamici nei loro aspetti nel nostro paese; composti da Politici, Polizia, Magistrati, Giornalisti e criminali comuni al loro servizio; adatti ad agire in ogni momento e luogo occorrente della vita, pronti perfino ad agire fino alla fine. Gli ultimi di questi organigrammi criminosi, non soltanto erano gli esecutori materiali…ma dovevano obbligatoriamente coprire quelli superiori nell’ordine gerarchico. Particolari dettagli, saranno meglio specificati in documentazione separati.)
La mia persona credo sia sotto controllo sin da tempi non sospetti, sicuramente negli ultimi ventiquattro anni, dal 1962 al 1986. Ero sotto mira da persone occulte, non identificate, al fine di impedirmi di elevarmi da quella soglia di dipendenza altrui.

 


AVVOCATI E MAGISTRATI – A
Tanta sete di Giustizia, criminalmente infamata

Storia (2)

Avvocati e Magistrati Italiani – corrotti e collusi:

Lo scopo di questo mio scritto e della sua pubblicazione è di mettere a conoscenza dei cittadini e soprattutto di sottoporre al loro giudizio le assurde e selvagge ingiustizie esercitate ai danni di innocenti e di inermi dall’arroganza da alcuni magistrati che, con la compiacenza di Avvocati collusi e corrotti e favorendosi l’uno con altro, hanno imposto un vigliacco potere assurdo e disumano.
La storia che proverò a descrivere risale agli ultimi anni ‘40, subito dopo la guerra quando il mio genitore cominciò ad avere dei problemi, senza andarseli a cercare e senza aver mai commesso alcun minimo illecito nei confronti della ditta dove prestava correttamente il suo lavoro con la dovuta attenzione e meticolosità.
Mio padre iniziò il rapporto di lavoro con la ditta sin dagli anni venti, in qualità d’operaio specializzato nel campo agrumario e nei relativi processi di trasformazione, durante il periodo della guerra subì un mutamento di qualifica, che mantenne fino all’inizio degli anni cinquanta. Il nuovo lavoro che allora svolgeva con molta responsabilità ed interesse, consisteva nella sorveglianza come metronotte dell’intero terreno dello stabilimento nel quale si trovavano diversi edifici e capannoni, su un’estensione di mille metri di lunghezza e cinquecento di larghezza.
Da questo cambiamento di mansioni cominciarono le prime traversie assurde e senza motivo apparente nei confronti di mio padre, ma in realtà vi erano degli interessi da parte della ditta e in modo particolare da parte dei dirigenti, che andavano compiendo durante quegli anni azioni illegali; il corretto comportamento di mio padre per loro era sicuramente dannoso in quanto avrebbe potuto dar luogo ad una eventuale testimonianza, nel caso delle possibili indagini che la Polizia Giudiziaria avrebbe svolto sui traffici e gli imbrogli verso le Assicurazioni e verso lo Stato Italiano messi in atto dai dirigenti della società.
Mio padre in un primo momento non si rese conto di ciò che stava avvenendo e continuava ad accadere, e del fatto che cercavano di incolpare lui nell’intento di esasperarlo ed indurlo ad abbandonare il lavoro di sorveglianza al quale si dedicava con tanta attenzione.
Era chiaro che i dirigenti avevano costituito una vera lobby di tipo mafioso e che con i falsi incendi e furti, e con i finanziamenti ottenuti della Regione Siciliana, accumulavano fior di capitali ai danni della comunità.
La cosa più terribile era che i responsabili della ditta, nel momento in cui denunciavano l falsi furti e danni, scaricavano la responsabilità sulle spalle di mio padre accusandolo di disattenzione nel lavoro assegnatogli.
Il falso furto denunciato consisteva in diverse decine di tonnellate di zucchero che in realtà non era mai entrato nello stabilimento, e che fecero apparire come se fosse stato rubato nottetempo attraverso un foro nel muro del diametro di 50 centimetri, praticato dai ladri tra il deposito e la fiumara.
Tra il foro, la fiumara e il deposito sottostante c’erano circa otto metri, e tenendo presente inoltre che le confezioni di zucchero rubate erano sacchi da cento chilogrammi e che certamente non potevano passare da un buco talmente piccolo, ed il poco tempo e l’impraticabilità della stessa fiumara alla quale facevano riferimento nella denunzia al comando dei Carabinieri, è veramente incredibile come poterono accusare mio padre di disattenzione nel lavoro assegnatogli.
Al Comando dei Carabinieri, si resero subito conto della assurdità della denuncia presentata, e che quindi tutto era falso e lo zucchero non era mai entrato nello stabilimento; così infatti dichiararono i Carabinieri che fecero il sopralluogo.
Questo è un esempio tra i tanti casi truffaldini ed illegali che vennero messi in atto, sempre con il solo scopo di incassare quattrini con un metodo da fuorilegge.
A distanza di mesi furono dichiarati altri furti: affermarono fossero state rubate tonnellate di piombo e stagno… e la storia ai danni di mio padre continuava, ma egli cominciava a capire che tutte le denunce erano false, e che stranamente il furto accadeva sempre nel tratto di sua sorveglianza e mai nei tratti di competenza degli altri tre metronotte che sorvegliavano l’intero complesso industriale, oltre alle due portinerie alle quali erano addette altre persone per sorvegliare gli accessi all azienda.
Della stranezza e della scandalosa falsità di quei furti se ne accorse certamente lo stesso Comandante dei Carabinieri, che riferì a mio padre che tutte quelle denunce non erano vere, ma una vigliacca falsità a scopo truffaldino. Da allora cominciano altre forme di illegalità, sempre con intenzione di truffare: si inventarono gli incendi per autocombustione… in alcuni magazzini, creando piccoli danni, ma gli incassi per i rimborsi assicurativi a quanto ammontavano?…
Il Comandante dei Carabinieri un bel momento e dopo diversi sopralluoghi arrivò alla giusta conclusione di denunciare i responsabili dell’azienda per le continue denunce che a suo parere non rispondevano al vero, e affermò che mio padre era un galantuomo ed un onesto lavoratore e che con le vicende di mal servizio non era minimamente coinvolto.
Non l’avesse mai fatto! Il Comandante fu trasferito e sostituito da un altro, ma le cose nel frattempo si erano calmate.
Passarono così alcuni mesi e mio padre era sempre capo metronotte, fino al giorno in cui si verificò un incendio clamoroso, che mise fuori uso alcune macchine e tutto il materiale depositato in un padiglione; da questo padiglione alcuni mesi prima erano partiti per la città di Concordia in Argentina alcune centinaia di tonnellate di macchinari ed attrezzature diverse, quasi tutto il materiale era nuovo e venne imbarcato su una nave ormeggiata nel porto di Messina; il materiale serviva per la trasformazione degli agrumi in tutti i suoi derivati.
L’incendio che si sviluppò nel padiglione dove erano rimasti in deposito alcuni macchinari obsoleti, non fu certamente dovuto ad autocombustione ma bensì ad altro… intanto tutto il materiale buono e nuovo era già partito mesi prima per l’Argentina.
La mattina in cui si verificò l’incendio, che divampò verso le cinque, avvenne uno strano fatto: un’ora prima che l’incendio cominciasse, vennero due persone a parlare con mio padre, chiedendogli quanti anni di lavoro aveva già effettuato presso la ditta e se gli piacesse quel lavoro; queste due persone erano il primo un grosso esponente della ditta, e l’altro un Colonnello in pensione.
Dieci minuti dopo il colloquio mio padre riprese la sua perlustrazione mentre i due sparirono.
Nel capannone dove entrarono i due personaggi e che prese fuoco, era stata piazzata una piallatrice portata mesi prima dalla falegnameria ed un po’ di legname con tanti trucioli che sicuramente hanno dato origine all’incendio: ecco quindi ancora una volta un giuoco machiavellico sempre messo in piedi per i famosi interessi occulti.
Quella volta dell’incendio non poterono licenziare mio padre, ma fecero di tutto per togliergli l’incarico di sorveglianza e trasferirlo ad un lavoro quasi umile rispetto a quello di prima.
Questo nuovo lavoro mio padre lo condusse in modo esemplare, per una durata di due anni, dopo di che iniziò, per esigenza della ditta, la sua vera attività professionale che consisteva nella estrazione dell’essenza in un reparto con altri dieci operai che da lui dipendevano.
Ma le cose non si sono certamente fermate qui, anzi incominciarono una serie di eventi sventurati ai danni non solo di mio padre, ma anche ai danni di entrambi i figli, in forme indirette.
Il figlio più grande già nel primo dopoguerra, lavorava nella stessa industria, fino al 1950; anno in cui si arruolò nell’Arma dei Carabinieri, andando contro la volontà dei dirigenti della ditta medesima che avrebbero voluto che si trasferisse in Argentina, assieme ad altri quindici specialisti, dove il titolare doveva impiantare una industria chimica agrumaria con tutti i suoi derivati.
Mio fratello promise al titolare che avrebbe fatto in modo che al posto suo venisse l’altro “fratello minore”, specialista di eccezionale qualità. Così e stato.
Intanto mio fratello era già Carabiniere ed era una “bellezza di figura umana” e un simbolo di onestà e correttezza, ed era a conoscenza dei traffici illeciti ed illegali che si manifestavano all’interno della ditta dove aveva trascorso cinque anni di lavoro; nonostante ciò non era interessato a discuterne.
Ma i dirigenti della società non erano tranquilli e non ebbero pace fino a quando non fu trasferito a Catanzaro.
Laggiù mio fratello avrebbe potuto fare la pacchia, ma trovò come commilitone già in carriera, un parente delle persone coinvolte nei traffici illegali della ditta che aveva lasciato.
Nonostante la simpatia che aveva acquisita tra i compagni, veniva tormentato da altri in continui sfottimenti, che andarono avanti indisturbati con il beneplacito di qualche superiore.
Una creatura che finì male perché forse sapeva troppo, e che poteva creare problemi anche per gli anni a venire nei traffici illeciti che continuarono; o forse dubitavano che mio fratello Carabiniere potesse parlare?
Tutta questa situazione creò la sua e la nostra rovina psichica. Lo fecero assurdamente internare, utilizzando certamente i loro poteri occulti. Oggi queste forme di sfottimenti, si definiscono col termine di nonnismo.
Intanto gli scandali continuavano ad esserci, seppure in maniera diversa, ma consistenti nei contenuti e negli interessi economici che generavano.
Nella metà degli anni cinquanta fui inviato da Messina a Voghera, in provincia di Milano, per verificare lo stato di conservazione di diversi macchinari che ritenni obsoleti, in quanto fermi da vent’anni dopo essere stati utilizzati per trent’anni: insomma un ammasso di ruggine e di rottami, con tecnologie non più attuali, e non più valide per i tempi presenti. Mi impegnai a ricostruirli in chiave tecnologicamente moderna, utilizzando soltanto i corpi di ogni singola macchina, creando poi la progettazione e seguendo la ricostruzione, affidata ad una ditta specializzata di Messina, che avrebbe riprodotto tutte le parti necessarie per ottenere delle moderne macchine, adatte alla produzione in serie di diversi tipi di fusti di legno (botti).
La faccenda più incredibile fu che ho dovuto ritirare sette tonnellate circa di rottami (anche se in seguito divennero macchinari come nuovi) come macchine semi nuove e così la ditta ebbe modo di incassare quattrocento milioni di lire, equivalenti a 20 miliardi di oggi, dalla Regione Siciliana come contributo a fondo perduto per lo sviluppo del lavoro. Seppi del contributo in seguito da fonti sicure. A me avevano promesso il ruolo di capo tecnico nell’officina meccanica, il cui l’organico era di quindici operai più altri cinque in falegnameria, inoltre mi avevano promesso uno stipendio doppio rispetto a quello che percepivo, pur svolgendo già un lavoro specializzato per la ditta. Da tutta questa vicenda non ne ho tratto alcun vantaggio né del resto conoscevo la manovra speculativa e gli interessi che erano in gioco.
Il padiglione che avevo realizzato a Messina era modernissimo e vi lavoravano 38 persone che realizzavano una produzione qualitativa ed a costi contenuti, tanto che si otteneva un utile superiore del 60% rispetto alla lavorazione manuale tradizionale. Ma nonostante il reparto andasse bene, per motivi incomprensibili si volle fare di tutto perché non andasse avanti; il legname (doghe) era di terza qualità e soprattutto senza valore (era in pratica materiale buono solo da bruciare). Il reparto andò avanti comunque per tre anni, fintanto che lo tenni sotto controllo, ma una volta lasciata la ditta, dopo qualche anno fu chiuso.
Dal dopoguerra in poi, per tutti gli anni ‘50, fino ai primi anni 60, venivano una o due volte l’anno Ministri della Regione Siciliana ed anche da Roma per visitare tutto l’intero complesso di Messina; i dirigenti organizzavano una pulita esteriore a calce dello stabilimento, con l’intento esclusivo di spillare quattrini alla Regione Siciliana con tutte queste messe in scena, che avvenivano anche presso le filiali del Catanese e soprattutto a Meleto Porto Salvo in Calabria, dove i camion con gli agrumi che facevano finta di scaricare erano in numero maggiore di quelli che scaricavano effettivamente. Tutto era, come si può capire, una serie di azioni fantasma per incassare quattrini dallo Stato italiano, con la complicità di contabili, Avvocati, Politici, e forse anche di qualche Magistrato.
Inizialmente non era facile capire ciò che stava succedendo, ma col tempo il giuoco si capì benissimo; agivano, tenendo la massa degli operai a salari minimi e con bassi contributi versati che ebbero l’effetto di danneggiare la futura pensione.
Quando ero in Svizzera per lavoro, inviai una lettera raccomandata alla ditta presso cui avevo lavorato, entro i cinque anni dal termine del rapporto di lavoro, al fine di non perdere il diritto ad ottenere l’esatta liquidazione di tutto il periodo d’attività svolta a suo tempo, chiedendo quanto a me spettante, unitamente a quanto spettante a mio padre, che fra l’altro subì un ulteriore danno dal mancato versamento dei contributi per 15 anni.
La conclusione della vertenza fu negativa, infatti nel 1974 il mio avvocato conteggiò che il saldo della liquidazione per me e mio padre si aggirava attorno ai 250 milioni. Come finì? Dopo quindici mesi e dopo 15 rinvii il Giudice che avrebbe dovuto deliberare a mio favore la controversia, fece il gioco di parte, d’accordo sicuramente con entrambi gli Avvocati e per farmi disperare, nonostante fossi in possesso di documenti importanti, di dati e di testimoni, mentre al contrario, l’Avvocato avverso non aveva alcun documento e nessun punto d’appiglio con il quale potesse fare leva contro di me e mancò quasi in tutte le udienze al Tribunale di Messina. Il mio Avvocato mi impose una transazione, affermando che in caso contrario sarebbero passati diversi anni ed i costi sarebbero maggiori dagli utili dell’offerta fatta l’avversario, che era stata di appena 7 milioni di lire, condizionandomi così ad accettare la misera somma.
Accettai per forza maggiore e mi resi conto di avere avanti a me un muro di gomma (un’organizzazione mafiosa di fatto), e mi convinsi che non c’era nulla da fare e che gli Avvocati ed il Giudice erano collusi.
Avevo da alcuni mesi abbandonato la Svizzera definitivamente e cercavo di organizzarmi, per avviare una possibile produzione di articoli commerciali sicuramente di interesse per il mercato, sfruttando i miei brevetti di successo internazionale. I tempi erano quelli dei finanziamenti della Regione Siciliana e dello Stato centrale di Roma, naturalmente sarebbe stato necessario l’appoggio di un Politico che potesse spingere l’iniziativa affinché tutto filasse velocemente e per il meglio. Niente di tutto questo, forse gli elementi dell’impresa non erano validi o forse aspettavano da me proposte di natura diciamo così… voluttuaria?
Sono rimasto per tre anni in balia delle onde e tutte le iniziative mi furono ostacolate, perfino la corrispondenza spariva e se arrivava mi veniva consegnata con mesi di ritardo.
Un bel giorno mi presentò un radiocronista, era il tempo dello sviluppo delle medie frequenze locali, e questo cronista, che era fra l’altro figlio del nostro Medico di famiglia negli anni passati, mi fece l’intervista radio e da lì nacque una simpatia fraterna.
Egli diceva di voler portare avanti la mia interessante iniziativa, ma nella realtà dei fatto non combinò nulla, pensava ad altre cose che nulla avevano a che vedere con le mie.
Intanto nella mia casa paterna era apparso un uomo, il marito di mia sorella, che portò scompiglio nei rapporti affettivi tra di noi; infatti, dopo un certo periodo che abitavo nella casa Paterna, le situazioni si erano deteriorate a tal punto che si avverò ciò che nessuno si sarebbe dovuto permettere di fare nei miei confronti e per il rispetto della casa Paterna che lo ospitava.
Si erano infatti creati degli strani umori, a causa anche di persone estranee che si erano infiltrate nella nostra intimità, e che crearono un tale scompiglio che portò alla rottura dei sacri affetti famigliari.
Le cose peggiorarono in maniera talmente grave che fui perfino cacciato via all’istante con ingiurie e percosse, che subii senza reagire.
Decisi di subire senza reagire poiché reagire sarebbe stato un vero disastro a danno della mia personalità, ho saputo ingoiare, salvando la mia dignità di persona perbene e soprattutto saggia.
Da buon Cristiano non porto nessun tipo d’odio ma, finche resterò in vita, nessuno di loro, ma soprattutto mia sorella, dovrà apparire più davanti gli occhi miei.
Se dovessi rimproverare qualcuno di quanto successe, sarebbe proprio lei, che tradì l’unità della famiglia Scuderi, l’oggetto dei miei rimproveri, poiché non doveva permettere l’intrusione di un estraneo che, con l’infiltrarsi nelle vicende strettamente famigliari, portò lo scompiglio al punto tale da rendere irreversibile la rottura di ogni minimo rapporto.
Lo sviluppo del mio lavoro non maturava a causa della crisi nazionale che all’epoca imperversava; mio Padre, ottantottenne, era sofferente per una malattia avanzata alla prostata, ed io provvedevo ad inviargli dalla Svizzera i cateteri di cui aveva bisogno, ma la sua confusione era tale che io fui sostituito nei suoi affetti da suo genero che lo curava e provvedeva a sostituirgli i cateteri secondo le necessità della sua malattia. Avvenne ciò che non doveva avvenire. Subii un’aggressione morale e materiale del tutto inaspettata che distrusse la mia Famiglia fino ad allora strettamente unita.
Mio Padre capì di avere sbagliato nei miei confronti e dieci mesi prima che morisse me lo confermò con alcune frasi che compresi solo alcuni mesi dopo.
Si rese conto di avere sbagliato nei miei confronti, e me lo dimostrò in occasione di una visita che gli feci con degli amici che mi convinsero ad andare da Lui. Io lo capii dopo la sua morte che si era reso conto di aver sbagliato nei miei confronti, e sicuramente gli rimase il rimorso di avere trascurato l’affetto verso il proprio figlio. Spero di non ricordare più, neanche minimamente, questi tristi fatti.
Mi allontanai in emergenza trovandomi un piccolo locale dove prendere tempo in attesa di una definitiva decisione. Alcuni mesi prima che si verificasse il fattaccio, ero stato invitato da un Avvocato, telecronista di una, ed a quei tempi unica, televisione cittadina, in funzione da un anno e già molto seguita, a partecipare ad un programma di prima serata che avrebbe dovuto essere dedicato al sottoscritto.
Nel programma il personaggio importante ero io ma l’Avvocato, cronista di sicura esperienza ma evidentemente non all’altezza delle invenzioni che intendevo mostrare e che lui avrebbe dovuto valorizzare ed esaltare, tenne un comportamento ridicolo, cercando di deprezzare un mio primo importante ritrovato e cercando stupidamente di denigrarmi, mettendomi a disagio.
Dopo mezz’ora di trasmissione arrivò l’attrice ed industriale Ira Furstemberg, alla quale fece una grande festa, mettendomi da parte. Arrivarono diecine di telefonate indignate per il comportamento tenuto nei miei confronti, che onoravo la città di Messina, mentre esaltava la Furstemberg.
Resosi conto del vile atteggiamento tenuto nei miei confronti, nelle due serate successive rinnovò le scuse per il suo comportamento, ricordando che io onoravo Messina con le mie ricerche.
Troppo tardi, il male era già stato fatto.
Il radiocronista, di cui parlavo in precedenza, lo conobbi in seguito all’intervista televisiva, ed egli mi intervistò non solo alla radio ma anche in diverse altre occasioni.
Il rapporto con il radiocronista diventò sempre più intenso e fraterno e anche nel campo professionale si sviluppò la certezza di poter sviluppare una attività, attraverso la quale sfruttare ciascuno le proprie qualità professionali. I rapporti sembravano sempre più affettuosi e fraterni, al punto tale che volle offrirmi di abitare a casa sua, con sua moglie e due ragazzini, facendomi lasciare il locale che avevo preso in emergenza, dopo il fattaccio successo a casa del mio genitore; l’uomo che aveva sposato mia sorella riuscì infatti a rovinare gli affetti e ad impadronirsi dei diritti sulla nostra famiglia al punto che la portò ad una rottura irreversibile.
Con il radiocronista ero divenuto fraterno amico, tanto da diventare parte della sua famiglia, con la quale mangiavo e dormivo, nei periodo di attesa dell’avvio, in qualche maniera, di una possibile ed eventuale attività di lavoro. Tutti i giorni andavamo in giro assieme per il suo lavoro, frequentando diverse sedi Istituzionali della nostra Città e di altre, ottenendo ottime conoscenze ed amicizie dappertutto.
Al secondo mese di collaborazione mi arrivò un invito da New York dalla TEL (Technology Expositions Ltd), ed io in fretta e furia mi precipitai per realizzare la mia esposizione.
Dopo venti giorni ritornai da New York, portando in Italia gli importanti risultati ottenuti, che presentai a questo fraterno amico…
Ciò che portai dagli USA sono stati alcuni articoli commerciali, novità particolari e di grosso interesse, ed il risultato dell’incontro con un industriale del New Jersey, il quale, dopo aver visto il mio prototipo già brevettato, mi invitò a discuterne nei suoi uffici essendo molto interessato, in quanto il mio brevetto poteva ben integrarsi con la linea di contenitori per la farmaceutica che produceva.
La conclusione del colloquio fu che decidemmo di costruire gli stampi in Italia, dove il costo di produzione poteva essere inferiore del 25% rispetto agli Stati Uniti.
Si trattava del brevetto del CLISMA monouso a perdere, oggi diffusissimo nel mondo e di largo consumo in tutte le strutture sanitarie.
Tornai a Messina, dove riferii i risultati all’amico, sperando che potessero avvenire minimi sviluppi; passarono due mesi senza che nulla di nuovo accadesse, un muro di gomma assoluto! Il perché non l’ho mai capito… Io non ero nelle possibilità di poter affrontare spese di quella portata, nel momento delicato in cui versavo, e soprattutto Messina non era in quel momento la città adatta per creare attrezzature per stampi del genere; avrei dovuto spostarmi al nord per poter realizzare le attrezzature, gli stampi, per poi portarli in USA, presso la ditta con la quale avevo preso gli accordi, e quindi passare alla produzione e alla commercializzazione, per mezzo della catena di mercato che la stessa ditta già aveva nel settore degli articoli farmaceutici. Il tutto si bloccò a causa di una serie di motivi che sfuggirono ai miei occhi, avevo forse avuto troppa fiducia nell’amico… Io credevo che l’interesse che lasciava ad intendere, fosse interesse reale e veritiero, invece trovavo soltanto il muro di gomma assoluto, senza che nessuno mi consigliasse o mi inviasse segnali di incoraggiamento.
Il brevetto comprendeva tre articoli: il Clisma, il clismetto per Otorino e la siringa senza ago; tutti erano monouso. Oltre ai suddetti articoli brevettati, inoltre avevo parlato con lui del prototipo, perfettamente funzionante della prima lampada al mondo a basso consumo, non ancora brevettata. Dieci anni dopo divenne una realtà mondiale, brevettata e prodotta da altri. Anche questo altro sogno, frutto dei miei sacrifici, svanì.
Visto che non ero riuscito a combinare nulla da tutte le cose importanti che avevo riportato dagli Stati Uniti, ero almeno riuscito a sviluppare i contatti per la commercializzazione sul mercato in USA nel cercare di parlarne per il mio Clisma, a questo punto decisi di trasferirmi a Milano, dove un mio collega, che aveva uno studio di ricerca tecnologica, mi invitò a stare con lui, con la promessa che avremmo creato una società di fatto con gli utili dei nuovi articoli tecnologici e commerciali che potevamo realizzare e ci saremmo sviluppati in breve tempo; anche in questa nuova iniziativa si materializzò lo stesso muro di gomma che mi impedì il successo. Sono rimasto 14 mesi a Milano, ho realizzato delle cose, gli utili se li intascò lui mentre io dovevo vivere quasi a mie spese.
Dopo questa volta decisi di tirarmi su le maniche e lavorai 6 mesi presso una ditta di elettromedicali, con la responsabilità di sette operai. Lavorai poi quattro anni presso una ditta distante dieci chilometri da Milano; mi impegnavo dieci ore al giorno nel lavoro, con passione e con amore, senza aver mai mancato un solo giorno. Ricordo di aver lavorato senza risparmiarmi anche con 5 punti di sutura, fresco di un intervento chirurgico sotto l’ascella, ed in altre occasioni con la febbre a 38°/39°.
La ditta aveva un organico di otto persone e si producevano macchine di un certo livello nel campo della rigenerazione dei pneumatici, utilizzati soprattutto nelle macchine per il movimento terra. Un particolare che ricordo con molto piacere, consiste nel fatto che abbiamo costruito una macchina d’avanguardia, tecnicamente automatizzata, del peso complessivo di 27 tonnellate, che serviva per la riproduzione delle gomme per movimento terra, gomme talmente gigantesche che un solo pneumatico pesava duemila chili. Lavoravamo tutti, compreso il titolare, il mio ruolo era da tecnico; infatti benché assunto come operaio specializzato, per il contributo tecnico che fornivo e perché non mi tiravo indietro sul lavoro, si era instaurato un rapporto di stima e rispetto tra me ed il titolare della ditta.
L’importante macchina realizzata era unica al mondo nel suo settore ed era stata costruita per la Michelin, il mio contributo ed il mio incoraggiamento è stato talmente valido da convincere il titolare a decidere di produrre la macchina in questione. Egli mi chiese se eravamo in grado di costruirla, io risposi di sì dopo aver esaminato attentamente la bozza di progettazione; la macchina fu perfettamente realizzata in un anno di lavoro.
Tutto ciò lo facevo per amore del mio lavoro, e per potere arrivare ad organizzarmi al più presto rendendo possibile una mia attività autonoma di produzione.
Avvenne poi che la ditta dove lavoravo chiuse per un periodo di 15 giorni, a causa del cambiamento di ragione sociale e di gestione tra padre e figlio; per questo motivo dovettero mandare tutti a casa.
Quando mi richiamarono per riprendere il lavoro, io non tornai più poiché già da parecchi mesi mi stavo dando da fare per aprire la mia attività produttiva, con i diversi progetti e brevetti che avevo a disposizione.
Si trattava della produzione di articoli casalinghi in plastica per la casa.
Avevo creato una rete produttiva ed in parte distributiva, usando come ufficio e come sede legale la mia casa, usando soltanto il telefono. Le aziende specializzate, ciascuna nel proprio settore, erano cinque, l’ultima delle quali era destinata all’assemblaggio e all’eventuale stoccaggio per un breve periodo di tempo.
In seguito entrai in conflitto con la ditta che effettuava le consegne della merce; la crisi arrivò al punto che dovetti rivolgermi ad un legale che mi fece vincere le controversie, ma fui costretto a restare un anno bloccato, inoltre non mi fece risarcire i danni subiti, facendomi anche pagare tutte le spese d’ufficio. Insomma una transazione fantasma, anche se avevo subito un inizio di truffa, documenti alla mano. Il mio legale non impose all’altro legale di farmi risarcire i danni arrecatimi. (da una parte mafia, dall’altra… degli Avvocati). Nei primi mesi di lavoro con i sette articoli brevettati che avevo prodotto, i guadagni si aggirarono intorno ai 50 milioni, che svanirono in fretta.
Nel marzo del 1986 mi raggiunse a Milano il fratello dell’amico… radiocronista di Messina, dicendomi di voler prendere in mano la mia ditta essendo lui un esperto di organizzazione industriale e di essere disponibile ad organizzare produzione e vendita; disse anche che aveva a disposizione anche degli uffici.
Sapendo che proveniva da un’ottima famiglia, ho avuto un attimo di sospiro, però mi precipitai a telefonare a suo fratello a Messina, il quale mi assicurò che tutto sarebbe andato bene e bisognava avere fiducia perché i rapporti fraterni non devono essere interrotti neanche minimamente. Allora io pensai che da questo momento avrei potuto avere un attimo di tranquillità, ma purtroppo lentamente si trasformò in una vera e propria Via Crucis.

 


AVVOCATI E MAGISTRATI – B
Tanta sete di Giustizia, criminalmente infamata

Storia (3)

La ditta individuale di Santino Scuderi 3.S.r.t. manifatture, fu registrata alla Camera di Commercio di Milano il 16.02.1981, con Brevetto N° 295940, per l’attività di produzione di articoli meccanici, elettrotecnici, plastici, e ricerche di mercato. Proprietario Scuderi Santo. Il marchio era stato depositato e coperto da copyright il 18.07.1973 perché in futuro la ditta avrebbe dovuto espandersi in maniera rapida, per creare nuove possibilità di lavoro, grazie alle mie capacità creative ed alla ricerca tecnologica in prodotti nuovi ed innovativi; il 12.09.1985 la licenza fu estesa anche alla vendita al dettaglio.
L’attività iniziò alla fine del 1984, mentre la produzione quantitativa avvenne all’inizio del 1985. Successivamente passai alcune traversie per un cliente che tentò di strapparmi quanto io avevo già creato da lungo tempo, (i soliti atti mafiosi!).
Riallacciandomi a quanto raccontato, continuo a descrivere la storia infamante, che iniziò nel 1986 e prosegue ancora oggi, le cui responsabilità sicuramente vanno addebitate ad alcuni Avvocati, Magistrati ed altri personaggi.
Gli articoli prodotti erano sette, con cinque brevetti, alcuni dei quali avevano ricevuto il premio qualità alla Fiera di Genova 1984.
La produzione avveniva in forma cooperativistica, le ditte coinvolte erano sei, ciascuna specializzata nel proprio settore. L’ultima provvedeva all’assemblaggio.
La persona che assunse l’impegno ad organizzare la ditta dava l’impressione di voler realmente lavorare con impegno, ma il tempo scorreva ed i risultati non arrivavano come programmati.
Intanto le spese aumentavano ogni giorno sempre di più senza che la produzione si incrementasse.
Allora il Sig. Versaci, che aveva assunto la responsabilità di organizzare la ditta, decise di interpellare alcune banche per ottenere dei castelletti che ci avrebbero permesso di far fronte ai costi della produzione, senza investire quei pochi fondi miei, insufficienti comunque a finanziare una grossa produzione; la somma massima ottenibile da una singola banca era di venti milioni e quindi con dieci banche, avremmo ottenuto la somma di duecento milioni.
I castelletti ottenuti furono soltanto tre, rispettivamente uno da cinque milioni, l’altro da dieci milioni ed il terzo da venti; in totale 35 milioni, somma che non permetteva comunque di creare una produzione in serie con costi allineati con il mercato.
Decidemmo di allargare la rosa delle banche, aprendo altri quattro conti correnti, per ottenere quel benedetto castelletto il cui tetto massimo non poteva superare i venti milioni in base alle leggi vigenti.
Certamente non avevamo interesse ad aprire rapporti con tante banche; se in due o tre solamente ci avessero concesso i duecento milioni, ci saremmo limitati.
I conti correnti per la 3.S.r.t. furono aperti presso varie banche, rispettivamente uno all’inizio dell’85, altri in Maggio ‘86 altri 2 in Giugno, ed altri 12 tra Luglio e Agosto. Tutte rinviavano la decisione sulla concessione del castelletto di giorno in giorno e di mese in mese.
A questo punto ci decidemmo a interpellare alcune finanziarie, con le quali ero disposto dare in pegno la mia abitazione; anche in questo caso i risultati furono scoraggianti.
Il tempo scorreva e la ditta attendeva… attendeva che cosa…?
Il Sig. Versaci ebbe l’idea di cambiare la ragione sociale e trasformare la 3.S.r.t. in La.ma.p. (lavorazione materie plastiche); io ero contrario, ma effettuammo comunque il trapasso che avvenne il 20.09.86; il fantomatico amministratore ed il Ragioniere Sala, come pure il Legale Avv. Natali curatore delle vicende aziendali, assicurarono che il passaggio era valido.
Nel frattempo si presentò una persona in Ufficio come Giancarlo Bonomi, operatore commerciale nel settore specifico degli articoli della nostra produzione; questa persona, vedendo esposti in ufficio due dei sette articoli della nostra serie, manifestò il suo interesse.
Gli articoli erano coperti da Brevetto per la produzione di serie N° 193492, N° 193480, N° 193482, N° 196774. Da questi quattro Brevetti producevamo sette articoli, in quanto ciascun brevetto era composto da particolari dettagli di stesura, consentendo così di realizzare prodotti di diversa natura.
A questo Signor Bonomi saltarono agli occhi due dei sette prodotti esposti, proprio quelli che erano stati premiati alla Fiera di Genova 1985 con il premio qualità.
Essendosi presentato come operatore commerciale con tutte le carte in regola, affermando che operava in tutto il territorio nazionale, si disse interessato ad ottenere l’esclusiva per tutto il territorio nazionale, garantendo di collocarne sul mercato un quantitativo minimo di 800.000 pezzi annui.
Questo significava, avendo un utile di £.1000 cadauno, un totale di guadagno di 800 milioni annui.
Gli accordi furono presi e si provvide alla prassi legale con l’Avvocato e, successivamente, col Notaio Dr. Orazio De Giovanni del Collegio Notarile di Milano. Il 18.11.1986 fu registrato l’atto al Repertorio N° 60935.
Il contratto legale mi tranquillizzò sicuramente.
Intanto il Sig. Bonomi pagò con un assegno bancario non trasferibile, intestato alla ditta, come primo acconto £. 30.000.000 concordando un secondo pagamento di £. 30.000.000 entro quindici giorni, entro tre mesi avrebbe saldato l’acconto di lavorazione, sugli ordini dei primi tre mesi di lavoro.
Quindici giorni dopo non portò i soldi promessi, ma fece una nuova proposta.
Propose di comprare il mio marchio, che era anche registrato e depositato, ed anche gli stampi avevano il marchio che veniva riprodotto sui pezzi.
La vicenda andò così: Bonomi registrò la ragione Sociale alla Camera di Commercio di Milano utilizzando il nome del mio marchio già depositato, nel frattempo voleva aprire alcuni conti correnti a suo nome a Milano, ma le banche lo consigliarono di operare ancora per qualche mese sul mio C/C, in quanto eravamo a fine d’anno, sotto chiusura del bilancio contabile e con l’anno nuovo sarebbe stata costituita la futura SPA, a nome della quale avremmo aperto nuovi conti correnti.
Io non intendevo farlo operare sul mio conto C/C ma fui spinto a fidarmi sia dall’amministratore sia dal Legale, ed inoltre era stato firmata dal Bonomi, grossista distributore e futuro socio, una lettera di manleva. Detto documento mi dava la massima sicurezza e tranquillità, presentandosi l’accordo come regolare e anche legale.
Per gennaio del nuovo anno, il Bonomi voleva aprire un capannone per realizzare la produzione sotto la nuova SPA costituita tra me, che sarei stato il responsabile della produzione, e lui che si sarebbe occupato del mercato nazionale.
Per quanto riguardava i pagamenti che doveva effettuare, li avrebbe versati egli stesso direttamente sul C/C; così ci aveva assicurato, ma noi lo tenevamo sotto controllo.
L’andamento dell’ufficio e l’organizzazione era seguita dall’amministratore, dal Ragioniere ed anche dal Legale, io ero, a malincuore, sempre l’ultimo a decidere, spesso mio malgrado.
Fermo restando che questo fantomatico grossista e futuro socio… io, in tutto, lo incontrai soltanto tre volte, in un arco di tempo di non oltre venti giorni, in quegli stessi venti giorni, si verificarono tante cose strane ed inverosimili: fu smontata la pulsantiera del citofono del palazzo dove erano gli Uffici commerciali; subimmo furti in Ufficio per £.300.500 ed altre strane cose che furono tutte denunciate.
Questo Signore aveva il suo recapito a Milano presso un ufficio privato, ma quando lo cercavamo telefonicamente era sempre fuori sede per lavoro; ci rispondeva una Signorina che affermava di non sapere quando sarebbe tornato.
A questo punto, visto lo strano comportamento del personaggio nei confronti di alcune banche e verso di noi, ci precipitammo a contattare un Legale, che ci fu indicato dal Ragioniere e dall’amministratore.
Il Legale preparò una denuncia contro questa persona, che nel frattempo aveva già acquisito la mia ex ditta 3.S.r.t. con gli arredi commerciali già esistenti, premurandosi di effettuare regolare deposito alla Camera di Commercio per ottenere il certificato Camerale, che utilizzò poi per aprire alcuni conti correnti a suo nome.
Lui iniziò ad operare sui miei C/C subito dopo aver avuto il suo Camerale, con la scusa che “…si era in chiusura di bilancio e doveva nascere la SPA…” come lui diceva con sicurezza e facilità.
Un giorno il Direttore di una Banca vicina casa mia mi avverte che gli era arrivato un assegno con un importo elevatissimo, £.500 milioni, una cifra per noi assurda; telefonai subito al recapito telefonico del Bonomi e lui ci rispose che aveva già chiarito tutto con il Direttore della Banca. Io ed il Ragioniere ci precipitammo immediatamente in banca per sapere dal Direttore cosa fosse successo e per respingere l’assegno, per non farlo pagare, poiché non era nostro.
Era il 18.12.86 e di comune accordo con il Direttore della Banca, abbiamo deciso di denunciare l’accaduto. Era di pomeriggio ed avemmo giusto il tempo di stilare con il Ragioniere Sala, la denuncia che avevamo concordato con il Direttore della Banca Agricola Milanese e con l’Avvocato Cantele per poi spedirla, per lettera raccomandata, alle Banche presso le quali era stato dato al fantomatico operatore commerciale, il consenso ad operare sui C/C. della 3.S.r.t. di Scuderi. L’Avvocato Cantele spedì le raccomandate alle Banche, si oppure no?
Questo Avvocato fu presente all’interrogatorio a cui fui sottoposto dal Sostituto Procuratore Dr. Nobile, che durò tre ore e mezza il 4° giorno di detenzione a San Vittore; e perché l’Avvocato non parlò delle Raccomandate che spedì, o forse non spedì; perché non l’ha fatto?…
Il giorno, dopo di buon mattino, eravamo diretti al Tribunale per depositare la denuncia contro il fantomatico commerciante grossista, passando prima da una banca dove dovevamo pagare i contributi per la Segretaria licenziata qualche tempo prima, a seguito del fatto che gli Uffici li aveva assorbiti il fantomatico commerciante. Il giorno precedente le banche avevano fatto sciopero e quella mattina gli sportelli erano affollati; abbiamo ritenuto, io ed il mio amministratore di fare due file diverse, chi arriva prima allo sportello effettuava il versamento dei contributi per circa due milioni; se non fossero stati versati quel giorno, il giorno successivo sarebbero raddoppiati, secondo le regole in vigore; subito dopo dovevamo andare in Tribunale per la famosa denuncia dello strano assegno. Il versamento non venne effettuato, neanche in Tribunale potemmo andare; ci fu impedito dalla Polizia che ci bloccò e ci invitò ad andare con loro in Caserma dove fummo trattenuti fino alla una di notte.
Verso le ore quattordici del giorno del fermo, due Poliziotti mi portarono a casa per effettuare una perquisizione, ma non trovarono nulla e con arroganza e cattiveria volevano sapere dove avevo nascosto gli assegni, dove si trovavano le case di cui ero proprietario e quante ne possedevo.
Io rimasi allibito per le strane domande che mi rivolgevano.
Al ritorno in Questura, dopo il disastro che avevano creato in casa mia, mi venne una terribile emicrania, chiesi una aspirina, offrii anche dei soldi, ma mi fu negata e così rimasi per tutta la nottata con la testa che mi scoppiava. All’una di notte il mio amministratore ed io fummo portati dai Poliziotti in un luogo dove solo il Padreterno poteva sapere che sarei finito; mai avrei immaginato una simile vigliaccheria ai danni della mia nobilissima persona. Sicuramente vollero creare uno scoop ai miei danni!
Era d’inverno e quindi la caldaia del riscaldamento di casa mia rimase accesa per tutto il periodo della detenzione, che durò dal 19 dicembre 1986 all’8 Giugno 1987. La notte, portandomi a San Vittore, mi negarono la possibilità di andare a casa per chiudere il gas alla caldaia. Si può immaginare quale pericolo di un’esplosione disastrosa in caso di fuga di gas, avrebbe danneggiato l’immobile e gli inquilini innocenti; tutto per colpa degli arroganti ed irresponsabili uomini della Polizia, di quella gente che mi negò di chiudere il gas, nonostante il possibile pericolo denunciato.
Durante la detenzione ebbi modo di sapere, tramite i giornali, della cattura del fantomatico operatore commerciale di nome Giancarlo Bonomi; in realtà si chiamava con un altro nome, Paia Roberto, e con questo falso nome ottenne la Carta d’identità, il Camerale alla Camera di Commercio, la partita IVA, e tutto ciò che ne seguì.
Tutto questo l’ho saputo tramite i giornali, alcuni mesi dopo essere stato messo in detenzione a San Vittore.
Il tutto il Bonomi lo raccontò al Processo in Tribunale dove confessò di voler eseguire truffe a largo raggio. Ritornando al discorso del riscaldamento, al ritorno a casa dopo cinque mesi e diciannove giorni di detenzione, trovai la casa come un forno; fortunatamente non accadde il peggio, ma mi ritrovai con una bolletta del gas elevatissima.
Da qui comincia il calvario della mia vita, con cinque mesi e diciannove giorni passati in maniera da non credere.
All’arrivo in quello strano luogo “non per me”, fecero i controlli del caso, tra questi mi chiesero se ero d’accordo di sottopormi all’esame dell’AIDS, che accettai, sperando di evitare di venirne fuori ammalato a causa delle carenze igieniche esistenti in luoghi simili. E’ stato registrato anche il mio peso di Kg. 73.500.
Mi associarono con uno schizofrenico pericoloso, con il quale riuscii a convivere solo con la mia pazienza e la capacità di studiarlo e controllarlo ogni giorno.
Si trovava dentro per un accoltellamento.
Descrivere i particolari della mia detenzione sarebbe molto complicato poiché le vicende passate mi terrorizzano ancora oggi.
Intanto chiedevo a mezzo telegramma di parlare con l’Avvocato, ma questi non veniva. Il quarto giorno di detenzione venne il Sostituto Procuratore per l’interrogatorio che durò tre ore e mezzo: in conclusione fui accusato di essere la testa di legno della persona che organizzò la truffa, anche se la mia responsabilità era relativa ed indefinita. L’Avvocato che mi difese lo avevo conosciuto solo la settimana prima, quando era stato incaricato di mandare le raccomandate alle banche, per avvisare di stare in guardia per il fantomatico futuro socio e di denunciare il fatto al Tribunale di Milano.
In tutto il periodo dell’interrogatorio l’Avvocato non disse una parola, anzi mi faceva segno di stare zitto. Perché si comportò così, e perché non disse di avere spedito le lettere alle banche e la denuncia al Tribunale? Forse non aveva fatto nulla? Oppure… Intanto si intascò la parcella la settimana prima per effettuare quell’incarico legale.
Passato il primo mese con il pericoloso compagno di cella, che mi costringeva a mangiare quello che lui preparava, non voleva infatti che prendessi il cibo dell’Istituto, ma dovevo mangiare quello che lui cucinava (si fa per dire “cucinava”): erano spaghetti, una scatola di pelati, un bicchiere d’olio e non sempre una cipolla. Pronti gli spaghetti, lui se li condiva con i pomodori pelati che sceglieva accuratamente con la forchetta, a me versava tutto quell’olio nel quale galleggiavano gli spaghetti; li dovevo mangiare per forza, altrimenti con il coperchio della scatola dei pelati mi avrebbe tagliuzzato. La sera alla ore ventidue, al massimo alle ventitré mi addormentavo, lui mi sgridava perché dovevo rimanere sveglio a guardare i programmi televisivi che preferiva, fino alle ore piccole. Durante la notte faceva il sonnambulo, a volte mi dava una manata, ed altre volte gridava seduto sulla branda.
L’incubo dopo quaranta giorni finì, ma ne venne un altro non meno pesante, quello dell’isolamento: otto giorni di terrore, privo d’ogni cosa, a piangere giorno e notte ed a pregare, cosa che prima non potevo fare, impedito terribilmente da quello strano detenuto. Le Guardie sentendomi piangere notte e giorno con senso di disperazione, durante l’ora dell’aria mi invitavano ad uscire, in quell’angolo riservato ai detenuti in isolamento, ma io rifiutavo di andarci, dicendo di avere un Avvocato che doveva farmi uscire, ma senza risultati.
Uscito dall’isolamento, incontrai il mio Amministratore che mi propose di stare con Lui in una cella e mi diede l’impressione che fosse di casa in quel luogo.
La guardia mi trasferì addirittura in un altro raggio, dove trovai una di quelle persone che sembrano sempre assenti con la mente giorno e notte, lo giudicai quindi poco raccomandabile.
Dopo 50 giorni circa venne il PM per interrogarmi e voleva a tutti i costi farmi dire cose che assolutamente non conoscevo. In fine, con tono arrogante, mi mandò in cella mentre io ero con le lacrime agli occhi e invece di scarcerarmi mi lasciò ancora dentro.
Dopo questo dolore continuo, mi ammalai molto gravemente, la glicemia mi salì a 550, un grave indice di altissimo rischio. Il medico diabetologo voleva forzatamente farmi l’insulina, ma io mi rifiutai.
Mi presentai al Medico di Medicina interna, una donna, spiegai il mio assurdo dramma, dissi che la glicemia elevata era dovuta a fattori psicosomatici per il grande ed assurdo dolore subito e che l’insulina non era necessaria. La Dottoressa condiscese, mi diede delle pillole da prendere tre volte il giorno.
Le pillole mi rimisero in ordine in dieci giorni: ai controlli fatti ogni giorno la glicemia tornò alla normalità e nella media, a 110.
Oltre alle pillole che giornalmente assumevo, il cibo era quello indicato nella dieta: il riso mi veniva dato 4 volte alla settimana; quando ero al secondo mese di cura con la glicemia in ordine, cominciai ad osservare che il riso aveva uno strano gusto in bocca, come qualcosa di fetido, e cominciai a non andare di corpo.
Richiamai il detenuto addetto alle mie vivande e dissi che non c’era olio nel riso ma qualcosa d’altro che mi stava rovinando la salute; lo dissi tre volte, ogni volta mi rispondeva di averlo riferito e che non dipendeva da lui.
Era un bravo detenuto siciliano che doveva scontare una pena di parecchi anni; al quinto giorno sparì il disgusto del riso e tornò il normale sapore. Il risultato furono 10 giorni di blocco intestinale e solo per fortuna e con l’aiuto di Dio, praticai un sistema naturale rudimentale: in un’ora di sforzi sanguinanti tirai fuori con le dita delle palline grandi e dure come ceci.
Un mese dopo si sentì dire che quello che portava le pietanze dietetici si era impiccato in cella.
Perché? Erano problemi carcerari o altro?
Tuttora io seguo la cura, con quelle pillole che mi prescrisse la Dottoressa della casa circondariale di Milano e la glicemia rimane sotto controllo; ora la mia glicemia è nella media di 130.
Le traversie che ho dovuto sopportare sono state tantissime, grazie alla mia forza di volontà riuscii a reagire ed a mantenere la speranza di arrivare fino in fondo e di raggiungere la verità, per riavere la dignità vigliaccamente scippatami senza motivo alcuno.
Dopo 50 giorni circa venne in carcere ad interrogarmi il GIP Dr. Maurizio Grigo con l’Avvocato Teti Massimo, ed il suo sostituto Avv. Campagna; a loro dissi di avere l’agenda personale in casa, di mandare un agente a prenderla, per poi verificare tutti i miei movimenti dell’anno 86. Il Giudice mi disse titubante: “perché, Lei scrive tutto?”. “Sì, risposi, io scrivo tutto”.
Mi sembrò essere rimasto male, forse non si aspettava una correttezza del genere. Poi aggiunsi di prelevare le chiavi dell’abitazione, custodite dalla direzione di San Vittore. Il Giudice non rispose. Nei miei confronti si comportò da signore. Avendo raccontato tutta la verità della vicenda passata e della mia innocenza, quando il GIP conobbe la storia, capì la mia personalità, si rese conto della realtà, dell’assurda carcerazione, e della mia estraneità, riconobbe che, benché parte lesa, fui arrestato come truffatore con un comportamento da veri svergognati e non da uomini di Giustizia come intendono d’essere. Era così evidente che si trattava di un errore Giudiziario da non richiedere neanche quei minimi studi giuridici per capire l’innocenza dello Scuderi ai fatti contestatigli. Agli Avvocati difensori proposi di dare la mia agenda per verificare quanto avevo asserito in carcere avanti al Giudice; costoro rifiutarono di accettare la verifica di quanto avevo detto in detenzione a San Vittore. Non ho mai capito, perché non mi hanno prima istruito, come di solito usano fare gli Avvocati con i loro clienti, per non cadere involontariamente negli errori d’emotività al momento del Processo. Insomma il GIP pare fosse disponibile a darmi gli arresti domiciliari, io non accettai per la paura di cadere in un tranello; infatti essendo solo a casa e dovendo necessariamente uscire tutti i giorni per fare le piccole spese di sostentamento, e per darmi da fare per recuperare almeno qualcosa da mangiare, dato che non avevo più quattrini per vivere. Le Banche rifiutavano di darmi parte dei miei soldi. Sono rimasto chiuso in carcere a piangere e pregare per ben cinque mesi e 19 giorni. L’Amministratore uscì dal carcere per scadenza dei termini, lo vidi solo al processo.
Una volta fuori, cominciarono i problemi di sopravvivenza: non avevo soldi, cominciai a darmi da fare.
Non conoscevo nessuno ed i miei parenti erano laggiù, in Sicilia, ed inoltre c’era stata una rottura definitiva nel 1976, per me irreversibile a vita.
Faccio presente la mia situazione al Comune che mi elargì £.500.000 mensili per la sopravvivenza, ma solo per breve tempo.
Attraverso altre richieste indirizzate anche al Giudice, Dr. Galileo Proietto, del primo Collegio giudicante, ottenni il ripristino del sussidio che mi avevano tolto. Dall’Ufficio dei diritti del Cittadino del Comune di Milano, presieduto dal Prof. Dr. Luigi Berri, ho avuto quella minima assistenza economica e morale necessaria per sopravvivere, e fu grazie all’umano e sociale comportamento di tutta l’amministrazione comunale che ebbi la forza di resistere alla spoglia ingiustizia ricevuta in questa Milano, che grazie a Dio non è fatta tutta da cattive amministrazioni dello Stato, come il Tribunale, del quale fanno parte alcune singole persone che dovrebbero essere non solo esautorate, ma cacciate via, dopo essere state anch’esse processate per incapacità di servizio, o per sospetto di reati contro il Diritto e le Leggi che lo compongono.
Tutte le volte che mi sono recato all’apposito Ufficio per chiedere aiuto ne ottenni anche a livello psicologico ed umano; per tutto il periodo dell’assistenza economica necessaria alla mia sopravvivenza, che durò circa otto anni, sono stati infatti sempre affettuosi e cordiali.
Finalmente un giorno mi furono sbloccati una parte dei soldi e contemporaneamente mi assegnarono una pensione minima dall’Inps che mi permise di vivere, o sopravvivere, in modo autonomo.
La mia la pensione è al minimo livello, per avere avuto bloccato il mio lavoro che mi causò 12 anni di contributi mancanti, per il mio fermo ditta. Tantissimi anni bruciati, il frutto di tutta una vita investita, che Azzeccagarbugli associati ad alcuni Giudici presero il gusto di demolire, senza ancora sapere il perché… Chi risponde di questi danni subiti?
Per quindici mesi mi obbligarono ad effettuare la firma di presenza in PS una volta la settimana, mi ritirarono il Passaporto per un periodo di due anni, la Carta d’Identità timbrata contro l’espatrio: una continua aggressione morale alla mia dignità.
L’Avvocato che si prese l’impegno di assistermi ha fatto il doppio giuoco; era solo “interessato a fare soldi” in qualche maniera?… perché non mi assistette secondo l’impegno preso in Tribunale, quando si presentarono in quattro che volevano assistermi; perché si comportò così alla leggera?
All’Ufficio di PS, quando andavo a firmare, c’erano persone perbene ma anche persone incivili ed arroganti, contro le quali ho presentato denuncia verbale per il cattivo comportamento; mentre uno degli Ispettori, contrariamente, a quanto fece un Maresciallo, si comportò non solo correttamente e nella giusta legalità di servizio, ma addirittura da amico.
All’Ufficio della P.G. del Tribunale di Milano, all’infuori di un certo Maresciallo Baiona, persona poco civile che mi fece piangere con il suo ignobile ed illegale comportamento, devo dire che parecchi Carabinieri ed alcuni impiegati della Procura, si sono comportati da veri signori nella Legalità del Diritto e del servizio, forse perché si resero conto di avere a che fare con un caso assolutamente anomalo, con una persona perbene caduta nell’imbroglio e nella confusione della Giustizia, senza aver mai commesso minimamente alcuna illegalità di nessun tipo.
L’assurda ingiustizia subita è stata l’inversione da “ACCUSATORE ad ACCUSATO” da “TRUFFATO A TRUFFATORE”: infamia dal Tribunale, collusione o che altro?…
Intanto il 23 Maggio 1988 ha inizio il Processo di 1° grado, che ha termine il 6 Giugno 1988 alle ore 23,30. Il primo ad essere processato fui io, ho chiesto alla Corte ed ai presenti nell’aula di avere la parola e di poter leggere quanto mi ero preparato scritto. Do luogo alla mia lettura ed il Presidente della Corte Assise del Processo di 1° grado, Dr.Arnaldo Rubichi, per due volte mi richiamò per porre termine alla mia lettura, perché forse l’ha sentita pungente sull’abuso esercitato contro un innocente; al terzo richiamo, ero quasi alla fine del mio discorso, egli mi minacciò di sbattermi fuori dell’Aula con la forza se non davo termine alla mia lettura.
Il mio Avvocato non intervenne, dal momento che io leggevo il memoriale precedentemente preparatomi, ma neppure mi aveva istruito su come avrei dovuto comportarmi al Processo.
L’intervento del mio Legale all’arringa è stato molto mogio e non dimostrava interesse come se ci fosse stata una intesa tra lui e tutto gli altri…
Il mio Amministratore Versaci… non era presente in Aula.
La richiesta di condanna pronunciata nei miei confronti dal PM. Dr. Marco Maria Maiga fu per anni due; il Presidente della Corte Dott. Rubichi mi condannò a due anni e sei, mesi.
A questo vergognoso verdetto sicuramente avrei dovuto ribellarmi con la massima violenza, poiché nei confronti del sottoscritto, il Presidente si doveva pronunciare per una assoluzione con formula piena, per non aver commesso il fatto, essendo io la vera parte lesa e non quella responsabile, come vilmente si sono pronunciati nella sentenza nei miei confronti in 1° grado.
Il mio Amministratore… ha avuto una condanna per anni quattro, mentre il responsabile, auto dichiaratosi l’unico vero colpevole, avendo voluto truffare non solo la 3.S.r.t., Ditta individuale di Scuderi, bensì tante altre Ditte diverse, ebbe una condanna a otto anni.
In verità nell’Aula del Tribunale non riconobbi nella maniera più assoluta la fisionomia della persona che rilevò il mio marchio e quindi la vecchia 3.S.r.t, forse perché l’avevo visto in tutto tre volte, o forse… non lo riconobbi neanche in altezza. Allora mi sono domandato: chi era costui?… e la condanna nei miei confronti perché fu pronunciata? Forse perché hanno capito di potermi giostrare come una marionetta, per attuare il loro programma già prestabilito a mio danno oppure per quale altro disegno?…
Rimane un enigma.
E poi, in tutti e i sette giorni del dibattimento processuale, come mai non tennero conto che restavo rannicchiato in un angolo, visto solo dai Giudici, che non mi vedevano parlare con nessuno dei presenti in aula, sempre solo e senza colloquiare o dialogare con chi che sia. Soltanto con il mio Amministratore Versaci scambiammo, molto raramente, qualche parola. In tutto il periodo processuale rimane inspiegabile il comportamento dei Giudici che non seppero valutare psicologicamente la mia posizione in aula, non capirono che lo Scuderi era completamente estraneo ai fatti attribuitigli e quindi non c’entrava nulla in tutta l’amara vicenda, le cui sofferenze e amarezze erano imbevute di tanto dolore, fisico e mentale. Una cosa è certa: sicuramente era un disegno già preparato sin dall’inizio e ben confezionato durante tutto il Processo.
Nei giorni in cui il processo era circa a metà del suo svolgimento, circa alle ore 13°°, a chiusura del dibattimento, mentre andavamo via tutti ed io andavo a piedi, per una stradina secondaria, a prendere il bus, il Presidente della Corte, questo personaggio minuscolo, alto poco più di un asinello sardo, anche lui appiedato, mi superò precedendomi e, poiché continuava a guardarsi indietro, io pensai che volesse parlare con me.
Arrivati in fondo la stradina egli si fermò e mi guardò, io cercai di avvicinarmi per dirgli: Presidente Dr. Rubichi come mai a piedi?
Questo signore, ma non poi tanto, mi disse con tono scorbutico: “vada via! vada via!” Mi sono reso conto che costui faceva di tutto per rovinarmi, e perché?…c’era del losco sotto?…
Sarebbe meglio non ricordare un episodio terribile accaduto con questo mezzo uomo, questo Rubichi Arnaldo, che ha presieduto il Processo di 1° grado: un giorno scrivo una richiesta per sbloccare parte del danaro sequestrato, che mi necessitava per sopravvivere; costui non solo me la respinse, ma quando andai a dire in che situazione economicamente drammatica mi trovavo a vivere, con tono scorbutico mi rispose che l’aula non era un ufficio di beneficenza, mi mandò via, ripetendolo più volte la minaccia di chiamare la Forza Pubblica per allontanarmi mentre io piangevo peggio di un bambino. Costui se ne rallegrava, ridendo sguaiatamente, e di goduria, poi si alzò dalla sedia e con violenza mi prese per le spalle e mi spinse verso la porta d’uscita, l’aprì e mi diede uno spintone, sbattendomi con violenza fuori dalla porta, chiudendola poi con forza, mentre io continuavo a piangere di rabbia e di dolore, implorando la mano Divina che potessi controllarmi, perché in quel momento sarei stato capace di tutto, anche di recidergli la carotide con un morso violento, e lo meritava!
Ciò che ho raccontato non è fantascienza, non è un racconto di marziani, ma pura sacrosanta verità.
Tutto questo è successo in un giorno memorabile, per la coincidenza dell’anniversario storico astronomico dell’anno, che fa riferimento ai cerchi magici, gli otto che coincidono, che sono il giorno, il mese, e l’anno: il giorno 8.8.88. il giorno del gesto vigliacco e da depravato che ho ricevuto.
Io guardavo verso il cielo, seppure in Tribunale non si vedesse, e continuo a piangere. Ho consegnato personalmente una lettera al Presidente suo superiore, il Dr. Caccamo Renato, ma non sono stato udito in merito, nemmeno per sapere di cosa si trattasse, non ricevetti alcuna minima risposta, e non so se lo ha richiamato per ammonirlo.
Dimenticavo che il Maresciallo dei Carabinieri della Polizia Giudiziaria del Tribunale di, Milano, m’invitò ad andare nel suo Ufficio per interrogarmi su un assegno che secondo lui era rubato e che sarebbe stato incassato da me? Io gli risposi di non aver mai incassato nessun tipo d’assegno rubato e che sull’assegno di cui parlava avrei voluto vedere la mia firma; sulla fotocopia che mi mostrò dopo mia forte insistenza, non c’era alcuna mia firma vera o falsa che fosse. Questo Signore ignobile, provocatore e di un’arroganza selvaggia, mi offese tremendamente dandomi per 5 volte del coglione e cercando di farmi perdere il controllo mentre piangevo come un bambino bastonato e dicevo che c’era qualche errore in ciò che affermava, che ero pulito nel mio comportamento nella vita civile e sociale. Tutto questo avvenne qualche settimana prima dell’episodio con il Giudice Rubichi del’8.08.88.
Il comportamento che il Maresciallo Baiona Mario usò nei miei confronti è stato tanto vile al punto che il fattaccio avvenuto, mi era caduto di mente; infatti, quando m’interrogava nel suo Ufficio era da solo e, dovendosi allontanare per qualche minuto, telefonò ad un commilitone di venire con urgenza per piantonarmi per qualche minuto. Io gli dissi chiamare un Brigadiere che una settimana prima mi aveva chiamato, anche lui, per un assegno; costui intelligentemente capì e valutò con intelligenza e rispetto del Diritto che l’assegno non apparteneva assolutamente al sottoscritto. Io denunciai il Maresciallo Baiona con una lettera inviata il giorno 12.08.1988 al Presidente Generale in carica in quel momento, il Dr. Ignazio MICELOSOPO, ma anche costui non si degnò minimamente di intervenire secondo la Legge ed il buon senso per venire a capo della vicenda o almeno per sapere di cosa si trattasse. Quali provvedimenti presero nei confronti del Baiona? Mi domando se nell’ordinamento di disciplina Giudiziaria e soprattutto quello di Giustizia, nel Penale e Civile, vi siano contemplati comportamenti e abusi di potere selvaggi e senza regole ed atti d’ammissibilità, atti veri e propri criminosi, nei confronti di un imputato, innocente o criminale che possa essere. Mi sono aggrappato da tutte le parti: ho scritto e portato a mano una lettera anche al Presidente (allora) Dr. Beria Argentina, anche con questo personaggio si è ripetuto il solito muro di gomma. Ricordo pure di aver scritto, dopo aver prima telefonato al Dr. Giuseppe ANZANI, un Giudice che conobbi durante una breve telefonata alla la RAI mentre conduceva una trasmissione da Roma sulla Giustizia dal titolo “I GIORNI”, il 12.08.1988; egli gentilmente mi rispose per lettera ma chiaramente non poteva far nulla per il mio caso di dolore disperato; sicuramente capì il mio stato d’animo durante la telefonata che potei fare da una cabina poiché non potevo telefonare da casa; infatti, non potendolo pagare, il telefono mi era stato tagliato ed ero ridotto al punto di vivere disperato come un barbone dato che erano stati criminalmente bloccati tutti i miei averi ed ero sempre nella disperazione più totale. Queste vicende con i loro personaggi, con le date di riferimento, sono testimonianze che completano la mia “Autobiografia” nella sua chiarezza e concretezza di verità. Io oggi mi faccio giustizia da solo con questo mio scritto che ho potuto realizzare non con pochi sacrifici e con le mie poche forze che ho potuto recuperare soltanto adesso dopo 12 anni di dolore e selvagge assurde sofferenze. Oggi questi Signori… come si giustificano davanti all’opinione Pubblica? Basti pensare che sono stato messo in condizione di non potermi difendere attraverso un qualsiasi Avvocato o Avvocaticchio che fosse. Mi hanno ridotto ad una larva umana. Questo importante episodio mancante che ho scritto è giusto che lo ricordassi poiché l’opinione pubblica ne venga a conoscenza insieme alle altre azioni triviali che ho subito; tutte compiute da una associazione per delinquere alla cui base vi erano i interessi sicuramente di parte; lo dimostrarono i fatti e i fattacci e gli arresti, le indagini sulla vita di qualche grosso capoccione, che tra vita e morte non c’è più… Completano l’abuso di potere criminale due commilitoni della Pubblica Sicurezza della Caserma di Via Tabacchi dove per oltre un anno dovevo deporre la firma una volta la settimana, (ero sempre puntualissimo) e questi due personaggi, un Maresciallo oggi probabile in pensione, l’altro sotto i trent’anni, che più di una volta non mancarono di infliggermi selvagge provocazioni tanto da farmi perdere il controllo e la pazienza, che tanta ne ho avuta in tutto l’arco dell’amara vicenda. Anche costoro li denunciai con una lettera che consegnai al loro superiore, segnalando i maltrattamenti e provocazioni che continuamente dovevo subire. Poi come andò a finire la storia non si sa… chissà se anche questi facevano parte del complotto associativo per delinquere…?
Un’ultimissima cosa che mi sfuggiva dai ricordi, trattasi della Sentenza per Cassazione: è il caso dire che per fortuna o forse per pura coincidenza, del Collegio giudicante faceva parte anche un Giudice, il Dr. Mario Pompa, che prima era al Tribunale di Milano e poi si trasferì a Roma; egli conosceva le malefatte consumate e praticate in questo palazzo di Milano, contro persone pulite ed innocenti, come il sottoscritto, di nome Santo Scuderi.


AVVOCATI E MAGISTRATI – C
Tanta sete di Giustizia, criminalmente infamata

Storia (4)

Al momento che a Milano si celebrava il Processo di 1° grado, che ebbe la conclusione a sentenza il 6.06.88, mi arrivò una notifica dalla Pretura di Crema, secondo la quale avrei dovuto essere presente in Pretura alla data stabilita con l’assistenza del Legale d’Ufficio assegnatomi, un avvocato donna del Collegio di zona, per essere ascoltato e difeso a seguito di un’accusa per truffa; l’udienza é fissata per il giorno 17 Giugno 1988 ore 10,30.
Allibito da quest’altra notifica, mi precipito presso lo Studio dell’Avvocato di Milano, e faccio presente quest’altro fattaccio assurdo e psicologicamente violento. L’Avvocato, subito d’acchito, mi conferma che a Crema non può venire e che sarà un Avvocato d’Ufficio a difendermi. Naturalmente rimango deluso ed addolorato per il freddo comportamento ricevuto.
Di fatto così è stato.
Mi precipito a telefonare all’Avvocato di Crema assicurandole che in quella città io non ero mai stato. Lei mi rispose di andare da Lei prima del Processo per spiegarle dettagliatamente di cosa realmente si trattasse.
Decisi di andare alcuni giorni prima per spiegare quali fossero le mie ragioni di verità.
Mi spiegò che dovevo presentare delle prove concrete, per evitare una possibile condanna al processo; anche
Lei, come gli altri avvocati, si dimostrò molto leggera nel pensiero e nella dovuta serietà professionale.
All’Avvocato di Milano raccontai quanto accadde: anche qui trovai un muro di gomma.
Il capitolo di Crema, lo racconterò su di un documento a parte, FILE: “Processo di Crema”.
Adesso continua la storia dei processi subiti a Milano, di 1° e 2° grado.
Per tutto il Processo di 1° grado, tra tutta quella gente, io e soltanto io restavo solo in un angolo con la mia ventiquattrore con i documenti, tra i quali conservavo l’agenda personale dell’anno 1986, dove avevo segnato qualsiasi movimento da me fatto all’epoca, relativo a vicende a volte anche dolorose, accadute contro la mia volontà e certamente non gradite.
Nelle pagine precedenti ho raccontato di essere una persona solitaria, di essere l’unica persona coinvolta nel processo in possesso di una documentazione che poteva dimostrare come realmente si erano svolti i fatti, se mi fosse stato richiesto.
Non mi spiego come mai i Giudici non hanno valutato questa particolare mia solitudine; infatti mentre tutti gli altri stavano appartati, io ero molto in vista, non era possibile che questa mia particolare situazione potesse sfuggire; oppure c’è da pensare che tutto fosse già predestinato a tavolino, che sono stato giudicato da Magistrati senza quel minimo di psicologia necessaria, anzi indispensabile, per svolgere un’attività importante e delicata come quella di Giudice.
Non so perché gli Avvocati, compreso il mio difensore, si comportano in maniere diverse secondo il cliente e secondo la situazione, un avvocato può essere un tipo feroce ed aggressivo, mentre quello che dovrebbe essere feroce è calmo, i miei avvocati erano inversi tra di loro, cioè quello che doveva essere calmo per la migliore difesa del suo cliente era feroce, mentre quello che doveva essere aggressivo, faceva interventi all’acqua di rosa, pur conoscendo bene l’innocenza e la purezza del suo difeso. Tutto ciò si chiama Diritto e Legalità, oppure tradimento e collusione, opposte al Diritto e alla rettitudine legale?…
Non parliamo poi delle arringhe che si sentivano soltanto se l’avvocato gridava, mentre gli altri, tra i quali il mio difensore, non li sentiva nessuno; per sentire quanto i Giudici andavano dicendo bisognava essere non a oltre un metro distante; infatti, chi era oltre la distanza di due o tre metri, non sentiva sicuramente nulla. E i microfoni? E gli altoparlanti? Erano sfasciati, oppure…
Parliamo del Processo d’Appello: posso dire che sia stato diverso rispetto a quello di 1° grado?
Sì, era diverso, nelle persone che lo condussero, ma non nel rispetto del Diritto e della legalità. Anzi erano ancora più organizzati nella… non mi viene la parola:.. il lettore potrà più avanti dare dei giudizi molto interessanti sugli scritti che seguiranno.
Come era successo durante il processo di 1° grado, io stavo sempre solo, in un angolo, tenendomi in evidenza e vicinissimo alla Corte ma senza colloquiare con nessuno, anche perché era per me tutta gente sconosciuta, come accadde al primo processo.
A difendermi in questo 2° grado d’Appello, con sentenza pronunciata il 7.02.1990, era l’Avvocato Teti, ma per l’arringa non venne lui, mandò il suo sostituto Avv. Campagna che tenne noiosamente un’arringa, se arringa si può chiamare una leggera chiacchierata; del resto lo stesso fece l’Avvocato Teti al Processo di 1° grado.
Risultato fu che anche in Appello, non solo non mi assolsero, ma confermarono la sentenza, sia pure riducendola di sei mesi, dandomi una pena a due anni.
Dopo la sentenza continuò l’odissea, e dovetti incrementare la resistenza fisica e psicologica per andare avanti e mantenere l’autocontrollo, soprattutto non avendo nessuno con cui sfogarmi e da cui poter attingere forza contro le continue aggressione che dovevo subire.
A farmi forza contro possibili tentazioni era la Fede che è stata sicuramente l’arma più determinante nel sopportare la mia situazione, specialmente nei momenti più difficili; con le mie preghiere esercitate in una qualunque Chiesa, ottenevo quel minimo di sollievo e di calma che mi faceva rientrare nella sopportabilità umana.
Le aggressioni psicologiche subite dalla Corte d’Appello fino ad oggi, 1998, sono state così tante che quasi è difficile descriverle.
Intanto devo dire che tutte le Istanze che presentavo per liberare i miei quattrini, ne scrissi tante che non ricordo più quante sono state, furono tutte rigettate o respinte, pur avendo fatto presenti le motivazioni urgenti per la mia salute e per la sopravvivenza anche alimentare. Il respingerle fu un gesto sicuramente irresponsabile e crudele nello stesso tempo.
Devo raccontare uno dei tre casi scellerati: mentre andavo a pregarli affinché sollecitassero l’Istanza da me presentata come numerose altre volte, la mia presenza ed il mio evidente dolore per qualcuno era palesemente un godimento, al punto di dover subire minacce di espulsione dell’Ufficio e perfino del corridoio, facendo intervenire l’Arma dei Carabinieri, mentre ero in un pianto di rabbia e di disperazione. I tre o quattro Carabinieri che intervennero, erano persone che conoscevano bene i metodi vigliacchi e gli abusi che sempre sono stati usati nei confronti di chi si trova in deboli situazioni e che non può far altro che subire simili soprusi di un potere stupido e crudele.
Arrivavano i Carabinieri che gentilmente mi persuadevano ad andare con loro, offrendomi al bar un caffè e da fumare; erano benissimo a conoscenza delle vigliaccherie e degli abusi di potere sempre esercitati nei confronti di chi, per necessità, aveva a che fare con loro. Conoscevano tutto degli imbrogli illegali esistenti.
Un cancelliere , la Dr.ssa Mancini, un giorno, senza motivo, si arrabbiò con me sempre per la solita vicenda delle mie richieste, mentre dialogavo con un funzionario dello stesso ufficio, questo cancelliere donna, carica di sadico cinismo, si arrabbiò con me, affermando che non li facevo lavorare; io risposi che stavo parlando con un funzionario dell’ufficio e che non aveva motivo di protestare. Questa vigliacca (questo è il giusto aggettivo) non aveva niente da dire verso di me, e forse neanche verso il suo collega, e se qualcosa aveva da dire, doveva dirlo solo e soltanto al suo collega e non a me. Con rabbia presi i miei documenti con la carpetta, e nell’afferrarli con le mani, mi lussai l’anulare sinistro e dovetti recarmi urgentemente al pronto soccorso dell’Ospedale Gaetano Pini, dove mi praticarono le cure del caso, con il fissaggio di una gabbia e fasciatura, che ho dovuto tenere per due settimane con prognosi di dieci giorni; tutto è documentato.
Il secondo episodio avvenne con il Cancelliere Di Masi dell’Ufficio Provvedimenti vari, mio coetaneo, oggi in pensione: questo Signore che non dovrei chiamare Signore, chiamò la forza pubblica, i Carabinieri, per farmi mandare via dall’Ufficio e dal Tribunale, fece una denuncia, che provvidi subito a fotocopiare; infatti, il giorno dopo, quando tornai da lui, ritenne opportuno strappare il foglio, valutando che potessi agire nei suoi confronti per abuso di ufficio. (La fotocopia che mi ero fatta, l’ho tenuta ben custodita fino ad oggi), I carabinieri come sempre si sono comportati nella giusta Legalità, manifestando meraviglia per l’abuso di potere senza motivo che il Di Masi fece nei miei confronti, anche chiamando la forza pubblica. E cosa devo pensare delle tantissime lettere “di denuncia” dei fatti commessi dal Tribunale, che ho consegnato alle sedi di Presidenti di diversi Uffici del Tribunale di Milano, per denunciare i fatti e per chiedere aiuto contro il selvaggio comportamento riservato ad una persona innocente come il sottoscritto, coinvolto per assurdo in vicende criminali. Io denunciavo con le mie lettere ai responsabili di importanti ruoli nei vari Uffici, le malefatte di chi, usando ed abusando, con processi sommari, ha danneggiato sicuramente persone e galantuomini perbene come il sottoscritto, che fu assurdamente coinvolto. Non sono stato mai convocato da nessuno per ascoltarmi direttamente sui fatti. L’intera vicenda è frutto di un comportamento irresponsabile e crudele, e tutte le persone che interpellai fecero orecchio da mercanti. I Processi, senza dubbio di sorta, erano già preconfezionati ai miei danni, con il coinvolgimento di Avvocati, Malavita esterna, con l’aiuto di alcuni addetti alla Magistratura; è impensabile che non ci fosse un disegno per quello che mi hanno fatto di male.
Non voglio fare nomi di persone… ma nei primi anni ‘90 la mano Divina ha fatto giustizia: infatti, si sono verificati degli scandali da non credere, in particolare si tratta di alcuni alti poteri della Giustizia. Li abbiamo visti cadere nel fango, qualcuno della vergogna si tolse la vita, dopo che lo avevano esautorato della massima carica di Corte d’Appello e trasferito a Roma, alla Cassazione, come normale membro della Magistratura. Solo sei mesi passarono dal processo, quanto sentii dalla televisione, con un semplice annuncio, dell’improvvisa morte dell’ex Presidente del Tribunale, di Milano Dr. Piero Paiardi.
Personalmente a questo signore ho presentate cinque lettere d’aiuto, in diverse occasioni, per ottenere la liberazione del danaro indispensabile per la mia sopravvivenza; e per le sei o sette volte che chiesi di poter parlare con lui, la schiera d’impiegati e Carabinieri in borghese, ed il suo factotum mi risposero che era in camera di consiglio con tutti i Presidenti di Corte d’Appello; le due volte che parlai con lui, non mi ricevette in Ufficio come avrebbe dovuto fare, ma bensì uscì dal suo ufficio per chiedere cosa volessi, e mentre ero con le lagrime agli occhi, in trenta secondi si liberava della seccatura che io rappresentavo, dicendomi che dovevo rivolgermi ad un Avvocato.
Quelle riunioni che spesso facevano, avevano a che fare con il loro potere occulto?… il personale addetto alla sorveglianza mi faceva alcuni nomi dei personaggi riuniti: gli uomini in riunione erano quei personaggi degli scandali del Tribunale di Milano che negli anni successivi risultarono fuorilegge, indagati e diversi di loro anche arrestati, oltre a colui che morì, forse della vergogna. Per la mia correttezza devo dire che l’ultima volta che io gli parlai con tono disperato, per tramite dell’Avvocato mi fece liberare soltanto cinque milioni. Questo è stato tutto lo sforzo che fece.
Il Capo della Cancelleria di Corte d’Appello Dr. Massari, per due volte chiamò il plotone dei Carabinieri contro di me, poi sempre lo stesso Massari venne arrestato per grossi scandali con tutti i dirigenti della Corte d’Appello di Milano, quindi in vecchiaia si giocò gli ultimi anni di carriera e la reputazione nei confronti dell’opinione Pubblica. Insomma in tutto lo scandalo avvenuto sono state individuate più di una diecina di persone ma coinvolti erano quasi tutti coloro che sadicamente ebbero un ruolo malefico nella mia vicenda. Io avevo intuito che di me e di altre persone innocenti ne facevano un capro espiatorio, per coprire tutte le magagne occulte esistenti in quel palazzo.
A Palermo, a suo tempo, definirono il Tribunale il “Palazzo dei corvi”; non a caso questo di Milano fu definito il “Palazzo della vergogna umana”; effettivamente l’avevo giustamente pensato per il crudele e assurdo male ricevuto e per gli scandali delle lobby, trasformate in associazioni a delinquere, esistenti nel Palazzo di Giustizia di Milano; tale situazione tuttora sicuramente continua, e continuano ad esistere strane ingiustizie anche dopo che le vergogne sono già note a tutti.
Dei tanti aiuti per il Diritto e la Legalità che io chiedevo disperatamente, sia in maniera verbale sia con lettere raccomandate di denuncia sul selvaggio comportamento del Tribunale di Milano nei miei confronti, spedii anche una lettera raccomandata con allegato un fascicolo di fotocopie, il giorno 13.03.1992, rispettivamente all’On. Craxi Benedetto, detto Bettino, Presidente del Consiglio, ed al suo cosiddetto “pupillo” On. Martelli Claudio, Ministro di Grazia e Giustizia, ed al Presidente della Repubblica On. Francesco Cossiga, ad entrambi il 23.09.1991; di questi tre Signori, solo il Presidente Cossiga si degnò di rispondermi entro i sette giorni, dicendomi di aver trasmesso il fascicolo alla Cassazione; a sua volta anche questa mi scrisse, dicendomi di aver archiviato il tutto.
Ciò che mi chiedo è perché questi due Signori del Potere non risposero alla mia raccomandata con documenti allegati, nella quale denunciavo quel vile comportamento nei miei confronti del Tribunale di Milano. All’interno del Tribunale comandavano le frange di un Potere losco; alti e medi Magistrati con diversi collaboratori, per quale motivo usarono un comportamento di assoluta indifferenza ed arroganza, non riconoscendo quel senso di giustizia che prima di tutto imponeva come un dovere istituzionale e poi Diritto di Legalità, di rispondermi?
Mi viene da pensare: come mai si sono comportati così, forse erano dei collusi all’interno, una parte losca esistente ed associati tra loro? Si sono manifestate veritiere le illegalità esistenti all’interno. E’ possibile che non riconoscessero quel minimo senso di dovere verso il Cittadino, che impone di fare buon uso del Codice Penale e Civile, che è poi il Diritto alla Legalità ed all’applicazione delle Leggi esistenti, senza permettersi di effettuare errori di sorta neanche minimamente, e dare una risposta dovuta, sia pure negativa.
Ricordo un casuale incontro avvenuto il 4/11/1984 con l’On. Craxi, qui a Milano, in occasione della festa Nazionale del quattro Novembre: era al mattino, verso le ore 10°° e da Via Spadari in tre arrivammo in Piazza Duomo, dove io proseguì per andare a Messa. Mi aveva lasciato una sigla che mi pose sul cartoncino del Codice Fiscale che mi sarebbe servita per andarlo a trovare alla sede del Partito, un giorno in cui lui sarebbe venuto a Milano; ci saremmo potuti incontrare concordando prima con la Direzione nella Sede del Partito. Allora io raccontai come avevo iniziato con una piccola ditta e che avrei potuto aver bisogno di un suo possibile aiuto per il trovare un canale di mercato. Eravamo io, lui ed un Signore, io ricordo di aver pronunciato delle frasi pesanti contro la nostra vecchia Monarchia, dicendo che erano dei vecchi ladri d’Italia, che hanno succhiato il sangue a tutti gli Italiani. Io in quel momento mi ero reso conto che mi trovavo accanto ad un vero socialista, (mi ero ingannato); la prova l’ho avuta otto anni dopo, di quanto mi aveva detto in quella passeggiata da Via Spadari al Duomo. A quei Signori… del potere di allora, io denunciavo l’illegalità e le malefatte che il Tribunale fece nei miei confronti, e non solo a me, perché non si degnarono di rispondere alle mie raccomandate, essendo e dovendo essere un obbligo dare risposta ad un Cittadino che aveva subito una ingiustizia senza motivo. Perché non hanno comunicato il documento all’Ufficio competente del Tribunale di Milano per verificare la situazione del sottoscritto? Perché non incaricarono qualcuno della sede del P.S.I di chiamarmi per sapere di che cosa si trattava?
Questi Signori… oggi sono ancora liberi nonostante le condanne ricevute e continuano ad arrampicarsi sugli specchi contro le condanne gravi che hanno sulle spalle, già allora avevano intese losche che facevano comodo, ma oggi che nel Tribunale ci sono persone che vedono il Diritto di Legalità, essi si ribellano come se nulla fosse successo e cercano di dettare leggi anche da un paese straniero, mentre altri cercano nuovamente d’inserirsi in Politica.
“Spontaneamente mi viene da pensare, cosa vogliono questi sepolcri imbiancati?”
Le leggi marinaresche, e non solo quelle, assicurano che quando la nave affonda, l’ultimo a salvarsi deve essere il comandante, e non il primo; l’opposto fecero quei signori della Politica del passato nel nostro paese, saccheggiando anche i passeggeri.
Il giorno che sono uscito dall’assurda detenzione patita, ho cercato di recarmi presso alcune redazioni di quotidiani per far notare ai Direttori che quanto avevano scritto sui rispettivi giornali, erano delle falsità abusive nei miei confronti e che avevano distrutto la dignità di una persona perbene.
Il Direttore del Corriere della Sera, Ugo Stille, non mi ricevette in Ufficio, ma mi ricevette all’italiana, sul corridoio.
Presso “Il Giorno” si formavano capannelli di persone che si meravigliavano dell’assurdo comportamento della Giustizia e dei Giornali.
Le conseguenze morali, psicologiche e spirituali furono talmente gravi che entrai in una crisi terribile; a complicare le cose subentrarono le mancate risorse economiche e la perdita degli affetti familiari e delle amicizie; infatti quei pochi amici che avevo si sono allontanati a causa delle vigliaccherie riportate sui giornali di allora.
La Chiesa Domenicale che frequentavo era San Carlo al Corso; qualche volta andavo a Messa al Duomo, ma di solito andavo a San Carlo. Dalla chiesa ricevetti un aiuto economico di £.50.000 ed un’altra volta di £. 100.000 ; ho restituito alcuni mesi dopo la somma di £. 300.000 poiché era stato sbloccato il libretto di risparmio di £. 10 milioni dal Dr. Maurizio Grigo. Con il libretto di risparmio ho potuto temporaneamente sopravvivere e pagare i piccoli debiti per le somme che alcuni mi avevano anticipato come sostegno umano; tra questa persone ci fu il Cappellano del Carcere, Don Giorgio, che mi aiutò con la somma di £. 300000. Quando andai a restituire la somma non volle le duecentomila lire in più che io volevo dare, ma soltanto l’identica cifra che mi aveva dato. Al Padre Don Ilario della Diocesi San Carlo al Corso di Milano, che mi aveva dato in due trance, prima £. 100000, e poi £. 50000, restituii la somma di £. 250000, che consegnai a Padre Cristiano, essendo Padre Ilario stato trasferito a Vicenza; certamente lui mi diede sostegno umano e spirituale. Il Prete, che era Padre spirituale, fu trasferito al Santuario di Vicenza ed il sostituto 40enne, fu purtroppo carente di Spiritualità nei miei confronti, e con lui non mi trovai più bene.
Ho scritto tre volte a Sua Eminenza il Cardinale Carlo Maria Martini della Diocesi di Milano; una lettera la spedii mentre stavo in assurda detenzione a San Vittore, due lettere in seguito, da libero. Non ho avuto mai un minimo scritto di conforto spirituale ed umano. Forse anch’egli avrà avuto ragione? Non ho avuto neanche il minimo conforto spirituale da qualche Padre Cattolico, di una qualsiasi Chiesa di Milano, che mi abbia dato il minimo sostegno, necessario a dimenticare l’atroce azione subita da uomini legati con satana, e che godevano delle mie sofferenze d’ogni genere. Successivamente ho cercato di poter avere un servizio dalle Redazioni “Avvenire” e di “Famiglia Cristiana” anche questi mi rifiutarono, a contrario l’ho avuti fatti da altri quotidiani Milanesi non meno importanti che mi diedero un attimo di sospiro, ed un po’ di fiducia e di speranza.
Nonostante ciò ero credente, e sicuramente rimarrò personalmente uomo di Fede spirituale, Credente nei Vangeli e nella Chiesa Cattolica, perché un essere supremo sopra di noi esiste; esistono forme d’energie fisiche naturali, che possono essere sia corrette che negative; poi ognuno valuta tutto ciò come crede, ognuno decide i propri comportamenti e si assumerà la responsabilità delle proprie convinzioni, morali e spirituali.
Totalmente solo, e disperato, mi sono reso conto che il mio mondo era cambiato in male terribile, per cui, per continuare a sopravvivere, ho dovuto reagire con le mie forze fisiche e con una nuova mia filosofia di vita. Avevo capito cos’è il mondo italiano e la stessa società in generale, da chi è rappresentata e con quali forme logiche essa funziona. Da qui comincia la mia nuova vita, sedentaria e di solitudine, con una uscita di casa di un’ora la mattina ed un’ora il pomeriggio, dalle 16 alle 17 e 30. Questo dura esattamente dall’inizio del 1990. Insomma sono esattamente fino ad oggi, nove anni di vita da eremita che ho fatto e che ancora continuo a fare, avendo perso ogni interesse per tutto quanto mi era interessato prima di questo vile e triviale gesto criminoso ed assurdo ricevuto.
Tra tante lettere di denuncia che spedii a persone di istituzioni ed associazioni, scrissi anche ad “Amnesty International”, direttamente al Presidente di allora, Dr.ssa Franca Sciuto, segnalando gli assurdi sciacallaggi umani e gli abusi di potere che usano fare al Tribunale di Milano, ai danni d’innocenti, mettendoli in croce ed impedendo loro di difendersi, bloccando le loro risorse economiche e distruggendo il loro lavoro. Non ho avuto risposta, ma per me la lettera rappresentava soltanto una segnalazione per conoscenza.
Ricordo che scrissi anche al sindaco di allora, Paolo Pillitteri, lamentandomi dell’azione selvaggia subita dal Tribunale di Milano, senza motivo, senza aver mai commesso alcun illecito in vita mia, e che vollero farmi tanto male, e chiedendo il perché.
Il sindaco mi affidò all’Assessore per le questioni sociali che ebbe tanta pazienza e rispetto nei miei confronti e mi affidò ad uno Staff medico che, con professionalità, rispetto e reciproca stima, mi tenne per molto tempo sotto controllo psicologico, onde evitare che potessi mettere in atto qualche reazione negativa per le tante giuste ragioni per commetterla.
Volevo andare a denunciare a Strasburgo le vigliaccate fatte ai miei danni, senza motivo, per disegni occulti e preordinati e programmati. Azioni vigliacche selvagge e crudeli, dirette alla mia nobilissima persona che mi fecero subire una serie di danni d’ogni genere, fisici, economici e psicologici in questa nobile città di Milano, fatte da gente senza scrupoli e senza dignità umana né civile, che ha il ruolo d’amministrare il Diritto nelle nostre Istituzioni Italiane.
Mi fu impedito di andare a Strasburgo da fattori economici e da questioni di salute del momento. Ciò non toglie che questa mia biografia sui fatti, rivista e corretta, riunita e fotocopiata, sarà destinata a fare il giro del mondo per l’assurdo sciacallaggio subito senza motivo alcuno.
Tornando alla vicenda, la Corte d’Appello, dopo che venne Celebrato il Processo, respinse tutte le mie richieste per lo sblocco dei miei C/C, come ho già raccontato precedentemente. Sicuramente ciò che devo raccontare è molto importante e significativo per come hanno gestito le mie vicende Processuali, anche in successive istanze.
L’Avvocato fece preparare al sostituto Avv. Campagna, sempre per la sopravvivenza, due richieste, presentate sempre alla Corte d’Appello, per la liberazione, anche parziale, dei C/C ancora bloccati: risposta negativa da parte della Corte d’Appello, su due riunioni in Camera di Consiglio. Sedute fatte per vedere se era possibile lo sblocco anche parziale dei miei C/C che permettesse di alleviare il mio stato di necessità del momento. L’unica cosa su cui il Presidente De Cesare ed altri due Giudici donne si sono pronunciati, dopo che tutte le attenuanti erano cadute, fu che si trattava soltanto di un incidente conservativo e quindi bisogna aspettare l’esito della Cassazione.
In conclusione tutto negativo su tutti i fronti, con il sarcasmo apatico che distingue queste persone.
Hanno voluto conoscere quante tecnologie avevo creato e se erano state commercializzate; io ho detto che ero a credito con parecchie ditte che hanno prodotto articoli da me brevettati, e che sicuramente il loro comportamento era da considerare plagio a tutti gli effetti, avendo resi pubblici i brevetti in Manifestazioni internazionali. Il Presidente Dr. Di Cesare si è espresso affermando che è automaticamente caduta l’associazione pronunciata a suo tempo nel processo di 1°grado, confermando il resto che era stato deciso nel Processo che si era celebrato. Insomma, il danaro sarà sbloccato solo a conclusione della Cassazione.
Ci fu una seconda seduta di Consiglio, sempre con i medesimi personaggi; questa volta stavano celebrando un Processino e mentre io attendevo fuori che finisse questo Processo, uscì il Presidente Di Cesare che si rivolse verso di me, visto che mi conosceva benissimo, dicendomi: E’ Lei il mio autista? Io gli risposi: Non sono il suo autista, magari lo fossi, sarei sicuramente onorato. La domanda era stata perfida, la mia risposta umile, nella speranza che egli si potesse intenerire nel proprio cuore. Nulla di concreto, un’ora dopo il consiglio si riunì, senza far mancare il vile sarcasmo, e terminò con la fumata nera. Il tutto sarà impossibile da dimenticare come non dimenticherò determinati uomini, anzi uominicchi, che si comportano all’infuori della vera civiltà, quando in realtà i paragoni qualitativi nelle diverse conoscenze professionali, possono essere paragonate: al RAME, è non ALL’ORO.
Le motivazioni per la Cassazione li preparò il primo Avvocato che fece l’arringa… al Processo di 1° grado, a depositare le motivazioni in Cassazione sono dovuto andare io il 9.01.1991 non con molti sacrifici economici perché, con un pizzico di fortuna, un caro amico mi volle anticipare umanamente le spese necessarie per recarmi a Roma a depositare gli atti e dove mi diedero un nominativo di un Avvocato in loco, che poteva curare gli sviluppi del caso. L’Avvocato di Milano non era disponibile a curare il Processo alla Cassazione, ma fortunatamente trovai l’Avvocato Dr. Morganti Carlo di Roma, che è anche Associato all’Accademia Guglielmo Marconi, della quale mi onoro di far parte anch’io. Certamente non potevo pretendere di essere assistito ai massimi livelli senza poter pagare il minimo indispensabile, nonostante tutto egli fu disponibile, prestandosi volentieri con quel minimo indispensabile di forma umana e Cristiana, e facendo quanto fu in grado di fare.
Il Dispositivo di Sentenza della Corte Suprema di Cassazione, è stata pronunciata nel seguente modo: “Annulla Sentenza senza rinvio” il 15.03.1991.Sentenza pronunciata al Processo d’Appello di 2° grado dal Tribunale di Milano, il 7.02.1990.
La Corte Suprema di Cassazione in Avverso Sentenza, si pronunciò: “Inammissibile” il 16.09.1991.-anche per la sopraggiunta Amnistia.
Per quanto riguarda le pene da Innocente scontate, a San Vittore chi ne risponde?
E l’affidamento del triviale fatto di Crema, chi lo pagherà? Sono tutti i miei interrogativi.
Ciò che mi domando è quanto segue:


AVVOCATI e MAGISTRATI – D
Tanta sete di Giustizia, criminalmente infamata

Storia (5)

La Cassazione con dispositivo di Sentenza del 15.03.91, si pronunciò nel seguente modo: “Annulla Sentenza senza rinvio”. Il dispositivo in se stesso è tutto un programma, al di là dell’intero fascicolo che arrivò successivamente alla Sentenza stessa.
In avverso alla Sentenza del 16.09.91, si pronunciò con la frase “Inammissibile, anche per sopraggiunta Amnistia”.
A questo punto ci si domanda se deve essere necessario al Cittadino il rivolgersi necessariamente ad un Legale e non sarebbe invece meglio utilizzare un linguaggio di base chiaro e trasparente, al posto dei termini difficili ed incomprensibili normalmente utilizzati.
Bisogna tenere presente che i miei C/C sono rimasti bloccati sin dal 1986, come sequestro conservativo a garanzia di eventuali creditori; tuttora, nel 1998, dodici anni dopo, non si decidono al dissequestro. Come creditore c’è soltanto il sottoscritto e nessun altro, quindi è il caso di parlare dei gravi danni subiti, che devono essere risarciti a tutti gli effetti di Legge essendo stata bloccata la mia attività aziendale senza motivo alcuno. Perché poi, dal 1986, anno dell’arresto, tengono bloccati i miei quattrini, e per quale motivo?
Io forse lo so: sicuramente fa parte di quel giuoco che alcuni Avvocati con elementi della Magistratura, usavano per speculare ai danni di persone deboli, per poterli mettere in ginocchio attraverso ricatti belli e buoni.
In base alla Legge 217 del 30.07.1990 avrei dovuto godere del patrocinio gratuito di un Avvocato d’Ufficio, ma mi è stato negato, e quando, anni dopo, me lo hanno assegnato per intervenire alla mia reale difesa, era oramai troppo tardi, sarebbe stato necessario averlo per un vero dibattimento difensivo e non con un atteggiamento passivo, come effettivamente si dimostrò.
Credo che adesso, non soltanto devono sbloccare i miei C/C con urgenza per far fronte alle mie esigenze, soprattutto di salute, ma a questo punto bisognerebbe parlare di risarcimento danni, che sono ingentissimi, perché per tanto tempo hanno omesso atti d’Ufficio ai miei danni.
Diversi Signori dei Tribunali, addetti alla Cancelleria d’Appello ora devono emettere la delibera d’Ordinanza, atta a far sì che vengono liberati i miei quattrini, e non si degnano di farla! A questo punto cosa bisogna fare qualcosa, agire nei loro riguardi!
Per anni hanno trovato scuse assurde e senza né fondamento né motivo: dicevano che era rimasto valido il reato di associazione e per questo non venivano liberati i miei quattrini; si capiva benissimo che vi era un imbroglio! Era facile da capire, basta il senso di logica elementare: la sentenza annullata era per truffa, inoltre vi era stata anche l’amnistia per questi reati…
Io astrologicamente sono un Ariete, molto guardingo e solitario, non ho amici e non ne ho avuti di sbagliati in vita mia, ne avevo pochissimi ma di alto rango e di buona moralità, e adesso a causa del vile gesto ricevuto non ho più potuto avere la possibilità di avvicinarli per spiegare il vero e reale accaduto; io che ero e sono sempre la stessa persona di prima, un GALANTUOMO PERBENE, come dissero diversi personaggi di vari enti ed istituzioni, e personaggi della Giustizia del Tribunale di Milano, tra cui uno degli stessi Giudici che parteciparono al Processo di 1° grado, il Dr. Galileo Proietto. Troppo tardi, dopo l’azione che ho ricevuta. Alcuni addetti al Tribunale, sadici nel loro modo di agire, avendo capito che di carattere sono forte e costante, non parlano più per lo sblocco dei miei fondi, di appartenenza ad associazione, ma di termini, anche se sono ormai passati dieci anni…, e secondo loro i dieci anni partono dalla sentenza emessa dalla Cassazione, quindi dal 1991, e non dal 1986, anno del vile arresto, o almeno dal Processo di 1° grado del 1988. Come si può notare, siamo di fronte a situazioni orribilmente raccapriccianti, da far perdere il controllo psichico anche al Padreterno.
Tornando in breve alla realtà di tutta la vicenda con i suoi vari passaggi, viene fuori come conclusione il Diritto violato nella sua Legalità, ai danni del sottoscritto, come sarà ugualmente capitato ad altri che finiscono in vicende del genere.
Nel 1986, alla mattina vengo fermato, nel pomeriggio avviene la perquisizione a casa mia senza alcun risultato, alle 24 e trenta il fermo si trasforma in arresto (pur senza che ne conoscessi il motivo), la mia attività viene bloccata, dopo cinque mesi e diciannove giorni vengo scarcerato con l’obbligo, per 15 mesi, di firma settimanale al Comando di PS di zona.
Nell’anno 1988 si celebrò il Processo di 1° grado, e il vero responsabile sì autodichiarò colpevole di tutti i reati ascritti, anche quelli addebitati agli altri, dicendo di aver voluto truffare la 3.S.r.t. e non solo me, ma anche diverse ditte non presenti al Processo. Questo individuo con il quale io avevo stipulato un contratto tramite Avvocato e Notaio, venne condannato a 9 anni di reclusione per aver truffato diverse ditte tra cui la mia. L’individuo, al Processo, non lo riconobbi; non so se era la stessa persona con la quale stipulai il contratto commerciale, con cui ebbi rapporti operativi di lavoro.
Al Processo di 2° grado, a lui fu confermata la pena, altri sono stati prosciolti da ogni accusa, altri finirono con condanne varie. A me fu ridotta la pena da 2anni e 6 mesi a anni 2 di reclusione; a difendermi, se si può chiamare difesa, venne, come al Processo di 1° grado, il sostituto Avvocato Campagna, e non l’Avvocato titolare Massimo Teti; non ho mai capito il vero motivo della mia mancata difesa, o forse l’ho capito… Nonostante terribilmente impaurito e piangendo tutte le volte che andavo a trovarlo per la strana storia capitatomi, e tutte le volte che andavo nel suo Studio, non tenne conto della situazione psicologica in cui mi trovavo, pur sapendo che ero totalmente innocente perbene e che il truffato ero io e soltanto io con danni incalcolabili su tutti i fronti, e allora ci si domanda perché non mi difese in questa vile ed assurda storia…
In diverse sedute extra di riunione di consiglio, in occasione delle mie proposte presso lo stesso Presidente per il 2° grado, Dr. Di Cesare, per due volte presentai le richieste che furono respinte, ma il Presidente si pronunciò a mio favore affermando che tutte le accuse erano cadute avendo applicate le attenuanti generiche, e che rimaneva la valutazione della sola condanna presso la Cassazione.

Conclusioni importanti sintetiche:

  1. Incensurato
  2. Operazione commerciale legale, con atto del Notaio
  3. Nella perquisizione nulla fu trovato d’illegale
  4. Carcerazione assurda ed abusiva per 171 giorni
  5. Al processo di 1° grado un detenuto si assunse ogni responsabilità delle truffe
  6. Al processo 2° grado la sentenza fu ridotta di sei mesi
  7. In Camera di Consiglio per due volte furono applicate tutte le attenuanti generiche
  8. Blocco della mia vita economica tanto da non poter sopravvivere e potermi difendere tramite Legali
  9. Annullamento della Sentenza senza rinvio, da parte della Cassazione
  10. Amnistia per i reati di truffa
  11. Per 12 anni ebbi i C/C bloccati a scopo conservativo
  12. Da truffato a truffatore!…
  13. Subii una aggressione materiale dal Presidente di 1° grado
  14. Omissione d’atti d’Ufficio per aver fatto sparire l’atto della Procura che mi permise di prelevare da un C/C.
  15. Omissione per tenere bloccati tutti i miei risparmi sin dal 1986
  16. Omissione per impedirmi di poter effettuare speciali cure
  17. Abuso di Potere per avermi fatto procurare una lesione all’anulare sinistro con prognosi di nove giorni
  18. Abuso di Potere per la terribile umiliazione subita quando, con un plotone di Carabinieri, mi mandò via, non riconoscendo i miei diritti e non adempiendo al loro dovere
  19. Attività bloccata per dodici anni con la distruzione di stampi per cinquanta milioni (sette prodotti brevettati), in seguito non più adeguati ai tempi
  20. Danneggiamento della pensione di invalidità e vecchiaia per 12 anni di contributi mancanti a causa di fermo lavoro
  21. Per avermi distrutto quarant’anni di ricerche tecnologiche espresse con brevetti e riconoscimenti internazionali
  22. Per essermi stato impedito lo sviluppo in concreto di tutti i miei prodotti e progetti brevettati e da brevettare
  23. Dodici anni di reale sviluppo bruciato, perché davo fastidio a qualcuno… forse e sicuramente con la complicità di una parte della…
  24. Perché mi è stata impedita l’autocertificazione, fatta secondo la Legge, che nessuno è mio creditore
  25. Per danneggiamento fisico, alla salute e alla dignità morale
  26. Per aver perduto il talento professionale su tutti i fronti.

AA)Per i 5 mesi e 19 giorni di carcere preventivo che ignobilmente ho dovuto subire; (chi mi ridà la forza di poter ignorare detta vigliaccheria) e, come se non bastasse, i 9 mesi e 13 giorni di affidamento che ho dovuto subire senza che io fossi mai stato a Crema, accusato di aver trafficato in assegni rubati.

E’ incredibile dover accettare odiose azioni criminali da persone di Legge e del Diritto, senza potermi difendere e soprattutto senza le pesanti reazioni che, secondo una legge naturale, sarebbero state normali; una reazione selvaggia e cruenta dopo aver ricevuto un’azione di una tale violenza che non ha riscontro nella storia del Diritto e della Legalità nel nostro paese.

Per i sopra elencati abusi di Potere e la continuata omissione d’Ufficio, chiedo il risarcimento danni, che ammontano sicuramente ad oltre cento miliardi di Lire, per tutto ciò che hanno voluto farmi senza motivi di sorta, creandomi dai danni irreversibili; lo sviluppo operativo tecnologico e commerciale, frutto di 40 anni di dedito studio e laboriosa ricerca è venuto meno, e nel momento in cui dovevo iniziare ad ingrandire l’attività per raggiungere quel sogno da lungo tempo mirato, sono stato assurdamente fermato, senza il minimo motivo, con elevatissimi danni d’ogni genere, fisici, morali e psicologici, tanto che per dodici anni mi hanno dovuto assistere e sostenere psicologicamente gli specialistici dell’USL di zona, per evitare che in me si instaurasse l’odio che gli addetti al Diritto m’insegnarono con il loro occulto e crudele comportamento illegale.
La mia personalità costante era ed è in attesa di Giustizia, a qualunque costo, per salvare la mia dignità che mi fu strappata. Devo vendicarmi in qualche maniera dal vile ed organizzato gesto ricevuto da coloro che non osservarono il Diritto nella sua corretta Legalità. Il piano ai miei danni è stato preparato senz’altro da persone del Diritto servendosi di organizzatori di mestiere e di gente incensurata e censurata, al fine di fare quattrini in tutti i modi, anche in maniera cruenta, ma tenendo occulti i capi agli alti livelli: spesso ciò che avviene nel sogno poi si avvera, il sognato va nel segno.

Su tutta l’infamia sofferta a causa di teoremi preordinati nei miei confronti e orditi per coinvolgermi in fatti penali, dei quali vollero rendermi assurdamente vittima, dare un giudizio e raccontare cosa sia successo veramente, avrei difficoltà a stabilirlo con certezza matematica, ma sicuramente delle strane azioni occulte professionali ci sono state ai miei danni; hanno voluto servirsi approfittando del mio sano ruolo professionale, morale e sociale.
Cosa sia successo in quest’amara vicenda può essere detto secondo un pensiero filosofico: è l’innocente a pagare con tutta la sua carriera, con il suo bagaglio importante e non comune di conoscenze, per un occulto disegno criminoso truffaldino, ordito senza che egli potesse accorgersene minimamente.
Effettivamente il disegno avvenne, ma sicuramente solo tra Avvocati e con la complicità e l’associazione con alcuni addetti e con elementi già predisposti della Magistratura che potevano, con la loro complicità, invertire i ruoli della Legalità verso determinati Imputati, trasformandoli da innocenti in colpevoli, e da colpevoli ad innocenti. Così fu: da accusatore diventai accusato; mentre il truffatore ha truffato… Questa è la Legalità ed il Diritto Italiano per alcuni Giudici di poco conto, e forse…
Sì, ciò che dico è la pura verità, si doveva creare il capro espiatorio e diversi Avvocati agirono criminosamente con la complicità, e rilievo, complicità…, di alcuni personaggi della Magistratura; infatti il colpo economico occulto che fu fatto era molto grande e c’era da guadagnare per tutti quanti hanno aderito al disegno criminoso, ai danni di chi sconosceva l’infame organizzazione criminosa.
Il danno fattomi con il processo di 1° grado non è stato sufficiente, continuò sfacciatamente e vergognosamente anche per il 2° grado d’Appello, quindi il colpo è già fatto e concluso per gli infami a danno del sottoscritto.
Allora ci si chiede cosa sia successo; una delle possibilità potrebbe essere stato il fatto che per ogni attività industriale e commerciale d’ogni genere, a fine di bilancio dell’anno economico, si deve effettuare il pagamento dei tributi allo Stato in rapporto alla propria entrata economica, agli utili; bisogna pagare necessariamente la dovuta quota percentuale.
Se la ditta subisce un furto o una frode, le Leggi Italiane consentono di scaricare il danno senza pagare tributi, quindi evadere. Mentre un’altra fonte di risarcimento può essere realizzata anche attraverso le Assicurazioni. Sono quindi truffe occulte vere e proprie, tanto il capro espiatorio si trova in una condizione economica da non potersi muovere e non viene difeso da nessuno sia per mancanza economica, che psicologica.
Stando ai giornali dell’epoca la cifra che venne truffata… era una somma elevatissima, tale da poter coinvolgere parte delle Istituzioni, tramite i Direttori di banche con i loro Avvocati e Legali e organi della Giustizia, come del resto si sono scoperti collusi tra loro nel tempo.
Oltre il dubbio sopra espresso, può essere successo anche (sempre in modo occulto) che a qualcuno ad alti livelli, desse fastidio che io sviluppassi l’industria per dare lavoro, diminuendo la disoccupazione, quindi con un miglioramento economico sociale, cosa fastidiosa quindi anche alla politica del momento.
Lo stesso vale per i trafficanti di droghe: la ricchezza di lavoro certamente porta meno commercio di questo prodotto, quindi fa calare il mercato.
Sicuramente non si trattava di assegni rubati, anche se tali reati continuano ad esistere, però non a livelli di cento miliardi, in un giro di truffe postali, in un periodo di soli quindici giorni.
Un altro fatto potrebbe essere stato in termini di malavita internazionale: il cosiddetto “sgarro”, (termine usato dalla malavita Siciliana), infatti quando sono stato a New York nel 1978, non accettai legami di nessun genere con persone che non conoscevo, neanche accettai proposte non attinenti alla mia attività da persone che vennero a visitare l’esposizione alla quale ero presente con i miei articoli tecnici.
Altro motivo potrebbe essere, ma non da prendere in considerazione alla lettera, quello dell’invidia, che pur esiste realmente.
Non credo che ci possa essere altro motivo alcuno, essendo io una persona molto guardinga, in certi casi anche diffidente verso coloro che non conosco; non entro in amicizia e confidenza se non prima d’essere sicuro perfettamente. Nel giro di tre mesi, alcuni quotidiani dell’epoca cambiarono linguaggio verso la mia posizione rispetto al comportamento iniziale; non ero più ai primi posti come criminale, ma ero diventato l’ultima vittima. Comparirono altri personaggi del mondo degli affari, ma in realtà quali affari, di che tipo d’affari? Erano del tipo… eppure avevano ricchezze sparse per vari posti d’Europa, e che tipo, che genere di attività erano… nessuno sa come si sperperavano quattrini ad iosa; di fatto esistevano, nel territorio Nazionale ed all’estero, attività in nome di Franco D’Ambrosio, che è stato ripreso con Adriano Celentano e la moglie ed altre persone partecipare a feste in posti di villeggiatura come Portofino. Erano apparsi sui giornali dell’epoca mentre si godevano i piaceri del posto e della compagnia degli amici, e stando sempre ai giornali dell’epoca, questo nuovo Signore distribuiva regali costosi ad alcune persone di sua conoscenza presenti alla festa.
Per tutta quest’amara vicenda il danneggiato ero solo io, e da solo, per difendermi, ho dovuto combattere una battaglia di dolore sicuramente senza limiti, dovuto al fatto che il disegno criminoso a mio danno è stato tale da impedirmi ogni movimento a causa del blocco economico che non mi ha permesso di avere bravi Legali per smantellare il teorema, peraltro falso e criminoso, creato in collusione tra alcuni Avvocati e Giudici presenti ai Processi di 1° e 2° grado.
Di fatto l’Avvocato in primo grado è stato l’unico che fece (?) qualche cosa…
Gli Avvocati d’Ufficio (non persone ma sciacalli) sono stati quattro e fecero il minimo indispensabile, non avendo io aderito alle loro richieste economiche. Con qualcuno l’ho potuto fare, avendo in seguito avuto disponibilità di parte dei miei quattrini. Altri quindici, forse venti Avvocati non si vollero impegnare per il mio caso, pur essendo stato inviato da persone care, in particolare presso due Avvocati, dopo essere stato rinviato a giudizio dal Giudice Istruttore (Gip), titolare del fascicolo dell’istruttoria e che istruì la pratica a suo tempo.
Tra tutti gli Avvocati ed Avvocate, solo due hanno fatto, o cercato di fare, quel minimo indispensabile, che sicuramente comprende quello spirito di Legalità di Diritto e di Cristianità che li dovrebbero contraddistinguere come Avvocati e soprattutto come uomini che sicuramente fanno Onore alla società ed a loro stessi.
All’inizio del Processo di 1° grado, parlai con due Avvocati, uno che doveva difendermi, e l’altro dello schieramento difensivo di un altro elemento dello stesso Processo,
Il primo mi disse che alla moglie di un Giudice gli rubarono un assegno con l’importo di 30 milioni, lo ripetè tre volte, io non ho capito a cosa si riferisse e per quale scopo me lo disse. Precedentemente avevo fatto vedere alcuni saldi Bancari, di cui uno era con un discreto importo di 47 milioni; quando vide l’interessante somma, ammiccò con gli occhi sulla cifra, e con il nodo del dito medio della mano destra che faceva dondolare per diverse volte, stava a significare la soddisfazione, perché il malloppo era interessante da scippare, e quindi c’era da puntare per l’immediato futuro su quella cifra sicuramente di suo interesse. Era presente anche il Sostituto che assistette a quella scena sicuramente poco civile ed anche asociale. Avevo intuito la metafora, dove egli intendesse arrivare, sperando che io gli facessi la promessa che quel gruzzolo era da assegnare a lui. Chiaramente non avendo mai rubato alcunché, non potevo promettere il malloppo su cui egli puntava, soprattutto non volevo assolutamente compromettermi in situazioni non conformi al mio modo di essere. In secondo luogo non ero interessato a capire, pur avendo compreso che la vittima di un’ingiustizia sarà difesa solo per il Dio danaro, purché sia grande, da estirpare sia al colpevole sia all’innocente; se poi il trionfo della Giustizia nella sua Legalità del Diritto non è tutelato, l’importanza diventa relativa di fronte allo scippo economico mancato, poiché la parcella onesta e legale, non interessa quasi a nessuno degli Avvocati.
Il secondo caso fu relativo all’Avvocato di nome Simonati, difensore del mio Amministratore Versaci: mi avvicinò, e mi disse che il danaro, una volta sbloccato, avremmo dovuto dividerlo con il Versaci, come se io fossi consapevole e quindi complice di tale azione criminosa, fatta ed organizzata da… , o era un tentativo di coinvolgimento programmato nei miei confronti, come se io fossi al corrente di tutta la vergognosa azione criminosa. Il modo di parlare era di una semplicità tale, come se io avessi compiuto un furto o almeno un’operazione truffaldina, come se l’affare commerciale relativo a tutti i titoli di mia proprietà non fosse mai esistito a norma di Legge. Piano piano nel tempo, mi sono reso conto sempre più che era tutta una losca organizzazione tra Avvocati, Magistrati ed uomini opportunamente specializzati, per commettere simili crimini… veri o falsi che fossero.
Il GIP titolare dell’Istruttoria che si tenne a suo tempo, mi confermò dopo anni, che assolutamente il mio danaro non potrà toccarlo nessuno, e quindi mi sarà restituito tramite Avvocato, come di solito si usa fare. Mi chiedo allora: come mai tengono ancora bloccati i Conti Bancari? Forse giuocano sulla mia personalità, per farmi crollare del tutto? Oppure…
Il Giudice Dr. Galileo Proietto del Processo di 1° grado, in un casuale incontro, mi confermò che il mio danaro era stato liberato, io risposi: “e perché ancora non me lo vogliono restituire?”.


Processo di Crema
Doppia infamia, falsa testimonianza. Pesavo 10 kg. in meno, e non ero mai stato a Crema

Una raccomandata ricevuta da Crema il 23.05.88, mi invitava a presentarmi in Pretura per rispondere, avanti al Pretore Dr. Benito Melchionna, di fatti che mi riguardavano; si trattava di commercio di assegni rubati e riciclati, appartenenti a due ditte locali. Il Legale era d’Ufficio ed era del Foro di Crema. Il processo fu fissato per il giorno 17.06.88. alle ore 10°°.
Mi precipitai a telefonare all’Avvocato di Crema, (una donna), Patrizia Barbone, costei mi disse di andare da Lei prima possibile, nel mio interesse. Fu stabilito il giorno dell’incontro con Lei a Crema nel Suo Ufficio, era alcuni giorni prima del Processo. Mi sono recato da Lei che mi fa sapere che devo avere delle testimonianze relativamente a dove mi trovavo e cosa facevo il giorno 27.09.1986. Se non presenterò testimonianze precise ed oculari, rischierò una forte condanna per truffa per alcuni assegni rubati.
Mi sono sentito cadere una tegola sulla testa, pensai che mi trovavo di fronte ad una associazione per delinquere organizzata ad alti livelli tra gente della malavita in accordo con i Legali e le Istituzioni dello Stato.
Questa donna, Legale d’Ufficio, mi chiese del danaro, io le dissi che ero disperato e che per pagarmi la corriera, per andare da lei ero stato costretto a togliermi il boccone di pane dalla bocca, perché percepivo solo un sussidio di sopravvivenza che mi era elargito dal Comune di Milano. Inoltre il sussidio di 500.000 lire da un mese non mi era stato dato perché l’Assemblea del Consiglio era in scioglimento, ed ero nel più totale disagio a sopravvivere. L’avvocato mi chiese di darle almeno 300.000 lire, in caso contrario le cose sarebbero state più complicate. Le assicurai che appena liberato il mio danaro avrei pagato la parcella.
All’Avvocato ho dichiarato che non conoscevo la Città di Crema e che in vita mia non vi ero mai stato, per nessun motivo, e che nessuno poteva accusarmi di simili falsità odiose. Le dissi che le avrei consegnato le fotocopie della mia agenda personale con tutti i movimenti da me compiuti.
Il giorno del Processo mi presento all’Ufficio dell’Avvocata e le consegno la fotocopia delle due pagine della mia agenda, rispettivamente del giorno 27.09.1986 e del 26.09.1986.
Il 27 ero stato presso una ditta in via San Martino con il Ragioniere della mia ditta, lì firmai un assegno come acconto, per l’importo di £.680.000, per il lavoro di uno stampo che mi doveva costruire. In tutto siamo rimasti due ore circa. Siamo andati via verso le ore 12°°. Io andai a casa, ma prima passai dalla USL di via Gola, vicino a casa mia, per ritirare il certificato delle analisi fatte giorni prima, che consegnai all’Avvocato come testimonianza, unitamente alla fotocopia dell’agenda.
L’Avvocato mi sembrò delusa per la testimonianza tangibile che le diedi. A piedi, strada facendo, Lei decise di tagliare in due la fotocopia dove c’era anche la pagina dell’agenda del giorno prima, vale a dire del 26, nella quale avevo annotato appunti sulla situazioni molto tristi della mia attività e della giornata passata in ufficio, innervosito per il ritardo della produzione dei miei articoli e per la solita attesa che ritenevo contraria alla mia etica professionale di lavoro. Perché tagliò la pagina, e cosa ne ha fatto?
Entrammo in Pretura insieme, Lei prima entrò in un Ufficio, dopo andammo in Aula, dove arrivò, dopo qualche minuto, il Pretore con altre due persone, si sedettero sulla tribuna dell’aula, mezzo metro “sopraelevata”; io e l’Avvocato restammo in piedi giù, ad una distanza di soli sessanta centimetri dal Pretore. L’Avvocato affermò che eravamo pronti a difenderci dall’accusa di cui dovevo rispondere. Il Pretore lesse il rituale d’accusa, e affermò che, per quel reato avrei dovuto scontare quattro anni e due mesi di reclusione. A me la tensione salì alle stelle. Cercavo di parlare, ma l’Avvocata m’impediva di parlare. Ad un certo punto l’Avvocato disse al Pretore: “il Signore qui presente, è uno scienziato e non aveva bisogno di fare cose simili”.
Il Pretore mi chiese cosa di particolare avevo creato; io risposi, e loro con soddisfazione mi fecero i complimenti. Il Pretore chiamò il primo accusatore che aspettava fuori dall’Aula, quando arrivò il Pretore gli chiese: “Era questo Signore che cambiò da lei l’assegno rubato?”. Lui era incerto, il Pretore lo richiamò alla risposta e questi rispose tentennando: “Si, era lui”.
Tra me e l’accusatore c’erano circa sei metri, quindi eravamo alquanto distanti. Il Pretore gli chiese come mi aveva riconosciuto; e lui: “l’ho riconosciuto dalla foto del giornale”. “Bene”, disse il Pretore e lo mandò via. Fatto entrare il secondo accusatore, il Pretore con le stesse formule e le stesse frasi, si rivolse a quest’altro; la risposta fu tale e quale quella del primo accusatore: sempre con il tipico tentennio, disse “si, era lui, l’ho riconosciuto dalla foto del giornale”.
Che poi bisogna dire che dal momento della truffa alla pubblicazione della foto sul giornale sono passati oltre tre, mesi, dal 27 settembre 86 al 10 Gennaio 87. Questo particolare della foto fa pensare che entrambi gli accusatori avevano a memoria ciò che dovevano dire. Infatti, ed è una cosa molto grave, da mettere sotto processo entrambi, i due hanno dichiarato che all’epoca della truffa ero più grosso, ma al momento del mio arresto erano passati circa tre mesi dalla truffa di cui sarei stato colpevole, e pesavo Kg.73,500, peso testimoniato dalla cartella d’entrata in San Vittore; il processo alla Pretura di Crema si effettuò il 17.06.1988, ed il mio peso era di Kg. 81,500, esattamente Kg 8 in più. Entrambi gli accusatori dichiararono che ero più grosso all’epoca della truffa, tutto falso, ero Kg.8 di meno. Il controllo era ed è possibile farlo attraverso la cartella clinica d’entrata in carcere, e della carta d’identità, fatta nel periodo del processo di Crema, oltre alle possibili testimonianze di persone civili ed Istituzionali, quali Carabinieri, Polizia, ed impiegati del Tribunale di Milano; tutti possono testimoniare il grado di obesità che ho sempre avuto sin dalla lontana metà del 1987.
Perché l’Avvocato non intervenne a mia difesa quando chiesi di effettuare una immediata querela per diffamazione e per falsa deposizione davanti al Pretore, ai danni del sottoscritto? L’Avvocato mi diceva sempre di stare zitto e di non parlare. Perché, non ha voluto fare querela? Quale e stato il motivo…
Tutto il fantomatico Processo davanti al Pretore durò non oltre i 15 minuti, come se tutto fosse già preconfezionato a mio danno.

 DATI_E_PESI caso Crema x libro autobiografia

La sentenza definitiva fu di un anno con la condizionale e trecentomila lire di multa. Se sarò prosciolto al
Processo di Milano in Appello, automaticamente si annullerà la sentenza della Pretura di Crema.
Il giorno 06. 06.1989, fui convocato dal Tribunale di Milano per discutere in Consiglio il caso di Crema,
Il 1.06.1993, fui convocato dalla 4° Sezione di Appello Penale e quasi processato sempre per il caso Crema, per un incidente d’esecuzione, con l’intervento di un Avvocato d’Ufficio che si beccò duecentomila lire ma non mi difese.
L’assurda pena inflittami fu di nove mesi e dieci giorni, da scontare in affidamento, e così fu.
Un’altra terribile ed ignobile mascalzonata umiliante che ho dovuto subire senza potermi difendere.
Quante cose mi venivano per la testa, ma io cercavo sempre di pensare al momento culminante, al momento in cui avrei potuto raccontare tutta la mia biografia senza pensare a terribili e cruente vendette. Non volevo pensare ad una vendetta, perché si sarebbe offuscata la verità sulla mia innocenza, ed inoltre potevano essere colpiti degli innocenti nella furia terribile che si poteva scatenare in situazioni così amare e vili. Grazie alla mia Fede nel Supremo nostro Dio, sono certo e sicuro che un’energia Divina esiste non solo nel nostro pianeta, ma in tutto l’universo Celeste.

L’annullamento della Cassazione

A Milano mi hanno offeso da vigliacco uomo reso.
Hanno espletato l’or chiarimento, l’or proposito al mio tormento.
Prima colpa mi hanno dato, col processo andò scemato.
All’appello si è ridotto, un pochino come biscotto.
Già nel primo imperativo, nel secondo un po’ distruttivo.
Già le forze vengono a mancare, molti mali han       fatto creare.
Si reclama in Cassazione, sono giudizio per quei falsoni.
Ho fiducia di verità, dopo l’offesa di quelli là.
Sono tranquillo e fiducioso, per il valore chiaro e roseo.
Meno male che vado a Roma il danno avuto già dei soma.
Vado a posta per questo lì, annullamento dei soma sì.

Scuderi 91


Sadici infami
Titolo appropriato: 12 anni di atroci sofferenze, mentre in Tribunale godevano del mio dolore, sofferenze e pianto

Sadici infami: sono i sotto elencati personaggi che tanto male mi hanno fatto, alcuni di questi sono ancora al potere, e tengono sotto controllo tutto il sistema della vita del Tribunale.
Il tribunale sicuramente non è dominato da Giudici amanti del Diritto e della corretta legalità, ma bensì vi sono delle grosse frange che occultamente agiscono per controllare chi correttamente ed onestamente impiega il proprio tempo. Dopo la vicenda di tangentopoli, le cose in parte sono cambiate: la malavita esistente all’interno, pur stando più attenta e agendo meno apertamente, è sempre aggressiva ai danni di chi era ed è sotto mira e non è di loro gradimento.
Gli infami sadici tuttora stanno al potere, sia pure in ruoli diversi, ma sempre nei punti strategici per poter sempre tenere tutto sotto controllo, soprattutto le situazioni importanti come quelle che si verificano in Corte d’Appello.
I personaggi sadici e infami che mi fecero tanto male, come se non bastasse continuano a farmene, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Sono arrivato ad un punto tale che non so cosa deciderò per far in modo che abbia termine questa assurda e triviale odissea che mi sta distruggendo la vita.
Le persone malefiche che ricoprono ruoli istituzionali e sono responsabili dei danni che ho subito, sono:

1° Veglione, Maresciallo Pubblica Sicurezza

2° Nobile Alberto, Sostituto Procuratore

3° Maica Marco Maria, Pubblico Ministero

4° Teti Massimo, per non avermi difeso in tutti i Processi

6° Rubichi Arnaldo, Giudice Presidente di 1° grado

7° Caccamo Renato, Presidente 7a Sez. Penale, che non intervenne su Rubichi

8° Baiona Mario Maresciallo dei Carabinieri PG, l’unico ad essersi comportato al di fuori della legalità e del Diritto, usando intolleranza provocatoria

9° Ignazio Micelosopo Presidente di una sede del Tribunale

10° De Cesari Michele, Presidente del Processo presso la 4a Sez. Appello Penale

11° Bagnato, Magistrato

12° Massari Renato Presidente Cancelleria 4a Sez. Appello Penale

13° Mancini, Segretaria del Cancelliere Massari, che mi procurò danni fisici guaribili in 9 gg.

14° Di Masi Cancelleria Provvedimenti vari

15° Paiardi 1°Presidente Corte App. in riunione sempre con il Presidente Curtò, il Pres. Beria d’Argentine, il Pres. Giglio, ecc.

16° Melchionna Benito, Pretore della Pretura di Crema

17° Barbone Patrizia, Avv.ssa d’Ufficio, per non avermi difeso a Crema

18° Vaciago Marina, per non avermi difeso

19° Craxi Benedetto detto Bettino, non rispose alla mia raccomandata quando era al potere, nella quale denunciai le malefatte del Tribunale di Milano

20° Martelli, detto il Claudio, anche a lui denunciai le malefatte del Tribunale di Milano, quando era Ministro di Grazia e Giustizia

Altre diecine di Avvocati, tutti disponibili a far sbloccare i miei conti Bancari, ma al momento che non elargivo quattrini (perché non ne avevo), tutto era vanificato senza alcun risultato.
I conti bancari che esigo vengono con urgenza sbloccati, sono presso seguenti Banche:

Banca Ambrosiano Veneto,

Banca Credito Commerciale,

Banca Del Monte,

Banco Lariano,

Banca Nazionale Agricoltura,

Banca Abbiategrasso,

Banca San Paolo,

Banca Cassa di Risparmio di Parma,

Banca Credito Milanese.

Inoltre mi sia restituito il Libretto di Risparmio della Banca Credito Commerciale con la somma di £.6.700.000.- illegalmente sequestrata.

Adesso il responsabile a deliberare, in merito ai miei conti Bancari, è l’ex Presidente della 7a Sez. Penale, oggi Presidente della 4a Sez. d’Appello, un calabrese come era calabrese il suo amico Presidente Massari Renato, che fu arrestato. Questo nuovo, il Dott. Caccamo, dalla 7a Penale, assunse il ruolo del Massari, buttato fuori per scandalo dalla Corte d’Appello; continua a perseguirmi sin dal 1986, da quando assurdamente mi vollero infilare in quelle trame losche della Giustizia… non Giustizia, e da allora continuano a fare scialacquio della mia persona, costringendomi a vivere con la pensione quasi ai minimi termini di sopravvivenza, tenendo bloccati i mie risparmi e facendoli fruttare a favore di chi? Delle Banche con i loro direttori ed i loro Avvocati.
Di tutto il mio danaro, bloccato da ben dodici anni, chi ne ha tratto beneficio? Le Banche l’hanno dato forse alla Banca d’Italia, affinché lo conservasse a garanzia del titolare fino al momento del dissequestro, oppure se lo lavorarono tra loro, amici Bancari ed avvocati ecc? Sicuramente gli interessi che fruttano non saranno superiori al 2 o 3% mentre i Bot avrebbero reso in media l’8 %, forse anche di più se si tiene conto che negli ultimi anni ‘80 rendevano anche il 10% annuo.
Le banche invece davano il danaro al 25% d’interessi.
Sono stanco e spero che Iddio mi controlli, perché diversamente non so cosa farò.
Tutta la mia AUTOBIOGRAFIA corretta in tutte le sue forme di tipo letterario, componendo un ottimo opuscolo, libretto, o Bignami, dovrà andare in giro per il mondo e svergognare una parte delle Istituzioni Italiane, corrotte, scuola della Giurisprudenza Italiana alla quale insegnò come distruggere il Diritto e la Legalità, distruggendo come sempre le persone più deboli, innocenti ed indifese, che sicuramente finiscono nel peggiore dei modi il resto della vita. Invierò copia della mia Autobiografia, in forma di protesta, per conoscenza ad Istituzioni Nazionali ed Estere, tra queste alla Corte di Strasburgo per i Diritti dell’Uomo.

 

Chiarimento della Cassazione

Reverendo, quattro anni fa, io ho
pianto anche qua.
Ero teso e disperato, dal dolore avvelenato.

Non ho avuto pace in me, dall’infame gesto che.
Mi distrussero la vita, provocata all’infinita.
La mia Fede mi trattenne, nel mio
eremitano indenne.
Col pensiero mi rivolse, alle
nobili giustizie grosse.
Una strada abbia aperto, mettendo
a chiaro il referto.
Questa è stata mano Divina, che illuminò
l’aula prima.
Esaminando i veri fatti, mi fan
giustizia dei disfatti.
Con l’aiuto della Fede, rimangono
sempre degli eredi.
Quella sana società, poca rimasta in verità.
Lunga vita ai giusti, rimasti pochi negli arbusti.
Dio solo salverà, l’onesta sana società.

Santino Scuderi 91

 

COURT EUROPEENNE DES DROITS DE L’HOMME,
RUE RENE CASSIN,
STRASBURGO.
Tel.0033/88412018-32

Chiamare nefandezze ai miei danni quanto sopra illustrato, è il minimo che si possa dire nella giusta misura, ma io adesso non solo dovrò riavere il mio danaro, ma lo Stato Italiano dovrà necessariamente risarcirmi d’ogni cosa. I danni avuti sono enormi e sicuramente superano i cento miliardi.
I danni già citati sono stati sicuramente creati, ed è facile da capire, da quegli uomini sbagliati messi al posto giusto; quindi lo Stato è responsabile per aver affidato ruoli importanti nelle Istituzioni a persone, non soltanto incapaci, ma addirittura in alcuni casi legati in vere e proprie associazioni per delinquere. Non soltanto lo dico io, ma i fatti scandalosi successi nel Tribunale di Milano mi hanno dato ragione per quanto ho sempre denunciato. Non sono stato aiutato ad ottenere quanto mi spettava per Diritto e Legalità da quei sadici infami che mi distrussero la vita, vendendosi in omissioni d’atti d’Ufficio a criminali, per un po’ di quattrini, a danno dell’onesto.
Oggi la mia vita è divenuta molto delicata e fragile, per le pesanti conseguenze dell’infame azione ingiustamente subita. Con la salute ero fisicamente al massimo, adesso non più, sono dodici anni che sto male, dominato ed aggredito da diverse malattie causate dai dispiaceri ricevuti dalle persone sopra citate, prezzolati e senza scrupoli. Non nutro più interesse d’alcun tipo, difatti sto sempre nella mia casetta, avendo preso queste abitudini dai dispiaceri continui dai quali devo cercare di non farmi dominare del tutto.
La mattina per necessità esco un’ora tra le 9 e le 10, il pomeriggio tra le 16 e le 17. Per cui esco 2, 3 ore al giorno come massimo, vado soprattutto ai mercatini rionali per comprare un po’ di verdura e di frutta. E’ venuto a mancare quel minimo indispensabile di affettività umana, perfino con i miei più cari a causa anche della mancanza della necessaria disponibilità economica non solo per la sopravvivenza, ma soprattutto per le relazioni sociali che sempre ho avuto.
Un lungo periodo tormentato, durante il quale ho avuto una terribile sete di Giustizia, con tentazioni triviali di farmi giustizia da solo, mentre per la testa me ne passavano di tutti i colori, arrivando a pensare ad azioni da Kamikaze.
Poi pensavo agli innocenti che sventuratamente potevano essere coinvolti senza alcuna colpa. Mi mettevo a piangere e a recitare le mie Preghiere, come una fonte sedativa di vita psicologica; a volte andavo a Pregare anche in Chiesa.
Comunque di scritti ce ne sono tanti, con qualunque azione che avrei potuto fare, ho lasciato delle testimonianze lampanti, anche una morte silente nella mia casa avrebbe causato sicuramente un grosso scandalo con ciò che potevano ricevere automaticamente gli organi Istituzionali, dopo successo il fatto.
Ancora adesso continuano a tormentarmi: pare che vogliono ignorare perfino i termini di scadenza: i termini sarebbero dopo 10 anni, ma loro li contano non dal giorno dell’arresto, il 19.12.86, ma bensì dall’annullamento della Cassazione, che risale al 15.03.91, per poi far passare mesi e forse anni per la procedura della domanda stessa. Insomma per farmi totalmente disperare, distruggendo la mia vita.
Esigo conoscere chi è quella persona o quegli uomini, anzi quei pupari, che manovrano i fili, trattandomi come una marionetta e con le continue provocazioni tentano di farmi saltare non solo i nervi, ma addirittura la mia vita.

Adesso rimango in attesa che si decidano, una volta per sempre.
Quanto sopra descritto, dalla data sopra citata dell’arresto fino ad oggi, sono stati dodici anni che considero anni d’arresto domiciliare per il modo in cui condizionarono la mia esistenza; dopo che la Cassazione annullò la sentenza, continuò la scellerata e criminale azione per la quale ho dovuto scontare otto mesi e nove giorni in affidamento, dal 2.09.93, fino al 11.05.94.
Aggiungo al sopra citato risarcimento economico, anche un risarcimento per danni d’ordine fisico e psicologico, per tutte le nefandezze esercitate nei miei confronti; sicuramente farò destinare il ricavato che dovranno risarcire ad Istituti di beneficenza italiani e stranieri, a favore di bambini poveri.

Mi chiedo e mi domando: se il POOL del Tribunale di Milano avesse scoperto i criminali di Tangentopoli dieci anni prima di quando avvenne, il sottoscritto, persona perbene, avrebbe subito tutti questi ingenti danni d’ogni genere? SICURAMENTE NO. Allora dico al Pool: bravi, peccato che vi siete organizzati troppo tardi, ed anche peccato che ancora non abbiano verificato la situazione all’interno dello stesso Tribunale, dove c’erano, e ci sono ancora, cellule di uomini di alti e medi poteri, che appartenevano alla vecchia colonna associata, di cui alcuni appartenenti già sono state indagati.

Seguirà l’ultima mia Istanza, ultima richiesta dopo una lunga serie, da me fatte, e respinte, per lo sblocco dei conti bancari; l’ho fatta il 20/08/1998 e nello stesso documento è specificata anche l’urgenza della liberazione del danaro che servirà a tamponare e curare le tante malattie causate dall’infame atto ricevuto da parte dei dipendenti dello Stato, che fecero di me tutto quello che hanno voluto, senza potermi difendere. Tutte le malattie ascritte nella richiesta, sono state a causa delle conseguenze psicosomatiche subite.


Giurisprudenza
Diritto mancato, collusione in Giustizia

La Giurisprudenza è una parola nobile che comprende il Diritto, la legalità, le leggi che il popolo deve osservare in tutte le sue forme umane giuridiche e che regolano la vita sociale, e civile regolate, in tutte le parti che compongono la legislazione di un popolo.
L’università di Giurisprudenza prepara o dovrebbe preparare i futuri Avvocati, e futuri Giudici, che saranno una gran parte destinati ad amministrare la Giustizia nel nome del popolo Italiano.
Intanto, fermo restando che una volta divenuti professionisti in carriera, dal punto di vista umano e professionale…dovranno essere tutti uguali, rispettando i sani pensieri dei predecessori, come l’Illustre Beccaria, che non abusava dei deboli e non usava le formule degli azzeccagarbugli né favoriva gli atti criminosi a danno degli indifesi innocenti.
Esempio strano, ma non tanto, lo hanno dato due Avvocati, rispettivamente padre e figlio, diversi anni fa: il padre aveva un cliente, e da anni gli spillava sempre soldi, un giorno il padre si ammalò e allo studio si presentò il cliente esasperato, il figlio esaminò la pratica e gli disse: vada tranquillo che domani le sistemerò tutto, sono cose da poco. Passarono un paio di giorni è il cliente si ripresentò, l’Avvocato contento e felice gli consegnò la pratica, felicemente conclusa ed il cliente saldò la parcella dell’ultimo lavoro concluso. Il figlio raccontò con tanta gioia al padre l’accaduto: aveva risolto il problema del cliente, con una semplicissima operazione burocratica d’ufficio, ma il padre ebbe una reazione violenta e cominciò ad insultarlo, dicendogli che era uno stupido e che gli aveva tolto una mammella che succhiava da tre anni, e che lui, il figlio, non avrebbe fatto sicuramente carriera, usando soluzioni semplici verso i problemi dei futuri clienti.
Ci si domanda se alle università, tra le altre cose, insegnano forme di “etica professionale, socio economiche” per le parcelle oppure no; chi dovrebbe controllare le assurde vergogne di salatissimi costi di prestazioni legali per cose, non solo importanti, ma anche semplici. Gli avvocati sono stati capaci, senza il minimo senso di pudore di dichiarare di aver ricevuto la somma di £.25 miliardi di parcella per una prestazione legale; credo che sia una cosa fuori del mondo e credo che la gente di questo paese si dovrebbe ribellare al punto tale da togliere il pezzo di carta a chi lo possiede, ammesso che sia una laurea realmente vera.
Credo che fintanto che l’umanità rimane all’oscuro nel valorizzare l’opera umana, per ogni singola persona di qualunque campo e settore, non ci sarà mai giustizia “umana” e sociale, perché ogni cittadino di questo mondo è specialista nel proprio settore, anche se è falegname, muratore, contadino o costruttore e anche se non sono capaci di conoscere le regole del Diritto, altrettanto gli Avvocati non conoscono le attività come quelle citate e tante altre. In conclusione tutti sono professionisti nel proprio ruolo, e uno non può fare a meno dell’altro. In conclusione del discorso, ci vogliono con urgenza delle regole che stabiliscano il minimo di guadagno, ma soprattutto un limite massimo per ciò che s’intende “professionismo”, senza dimenticare che i settori che provengono della giurisprudenza, sono settori “Missionari” per eccellenza, e non lucrativi per sciacallaggio umano. Certamente non si vuol criminalizzare l’intera facoltà ma sicuramente la maggioranza lascia a desiderare sia per qualità professionale, sia per moralità sia per onestà civile e sociale. Dettagli in altre pagine avanti.


AA – Tanti perché?

Promemoria per le tante richieste al Tribunale di Milano, sempre respinte:

  1. perché non è stata accettata l’auto dichiarazione, in base alla Legge di qualche anno fa.
  2. I conti bancari sono stati bloccati come sequestro conservativo.
  3. Il Tribunale deve dirmi chi è il creditore, o chi ritengono che sia.
  4. I possibili creditori avrebbero dovuto esporre denuncia sin dal 1986 nei miei confronti, dalla data dell’avvenuto arresto.
  5. Si trattò veramente di una truffa? Ammesso e non concesso che di truffa si tratti, è intervenuta l’Amnistia, per questi casi.
  6. La Cassazione, sul Dispositivo, si pronunciò nel seguente modo: Annullamento della Sentenza senza rinvio, pronunciata dalla Corte d’Appello di Milano. Per chi non lo sapesse, le frasi “dell’annullamento senza rinvio”, è tutto un programma.
  7. Ho bisogno urgente, di speciali cure e di tranquillità, vedi documenti allegati.
  8. Ho bisogno urgente di cambiare abitazione per una che sia più igienica e dignitosa. La comprai nel 1982 con l’intenzione di abitarci per un breve periodo. In dodici metri quadri, compresa la caldaia del riscaldamento, toilette, e cucinino. È impossibile poterci vivere).
  9. 12 anni di lavoro mancato si ripercuotono sull’assistenza economica della pensione.
  10. Il Dr. Maurizio Grigo, titolare a sua volta dell’Istruttoria, mi assicurò che l C/C nessuno li potrà toccare; mi disse anche se lui fosse stato un Avvocato mi avrebbe aiutato a sbloccarli, essendo io una persona perbene che merito di essere aiutato.
  11. Il Dr. Galileo Proietto (era un Giudice del Collegio di 1° grado) mi assicurò che il danaro era stato sbloccato. Io mi chiedo perché non me le restituiscono ancora? Chi a fatto sparire il dispositivo dalla Procura della Repubblica, che acconsentì di sbloccare i C./C, più il libretto di risparmio presso la Banca Cesare Ponti?
  12. Scuderi era una persona incensurata, e tale deve tornare, restituendogli la dignità scippata brutalmente.

In base a quanto sopra chiedo, con urgenza, un nuovo dispositivo dalla Procura della Repubblica che consenta una volta per tutte, di sbloccare i miei C/C ancora bloccati dal sequestro conservativo. Passati dieci anni, per Legge devono essere sbloccati automaticamente poiché scadono i termini del sequestro stesso. Ad oggi sono passati 12 anni dal momento del blocco conservativo stesso.
Dopo questa lettura, inizia una vera ed interessante storia “Autobiografica”.

Scuderi Santo


Premi Internazionali

Da 50 anni al servizio della ricerca tecnologica, per lo sviluppo del lavoro e del progresso sociale

Questi sono i Premi e i Riconoscimenti Internazionali conseguiti nell’arco di 30 anni nelle più importanti manifestazioni nel campo delle Invenzioni e della ricerca tecnologica:

  • Medaglia d’oro a Londra “Expo 69″  
  • Medaglia d’oro a New York “Patexpo 69″
  • Medaglia d’oro a Reggio C. “Rass. Int. 69/70″
  • Medaglia d’oro a Bruxelles “Esposition Int. 71″
  • Medaglia d’oro a Castel S. Giovanni (Lombardia)
  • “Rassegna Internazionale 76″
  • Medaglia d’oro a New York “Tel. Expo 78″ (Tecnology Esposition LTD)
  • Targa di riconoscimento qualità “Fiera di Genova 84″
  • Premio Internazionale Teleuropa 85 “Genialità e Creatività”
  • Trofeo Internazionale Scultura bronzea Italo Greca “Ulisse 85″
  • Trofeo di riconoscimento Internazionale “Latinità 85″ (Oscar di Francia)
  • Trofeo di riconoscimento Internazionale “Oscar d’Italia 85″
  • Medaglia Accademica Guglielmo Marconi “Arte Lettere Scienze”
  • Trofeo di Riconoscimento “Civiltà Etrusca” Omaggio ad A. Manzoni Patrocinato dall’Ass. alla Cultura del Comune di ROMA
  • Trofeo Internazionale di riconoscimento “Diritti Umani e Libertà”, Omaggio a Suor Madre Teresa di Calcutta
  • Trofeo al merito “Europa 2000″ Omaggio a Galileo Galilei Patrocinato dell’assessorato alla Cultura e Belle Arti del Comune di ROMA.
  • Riconoscimento “Accademico Benemerito” dell’Accademia Guglielmo Marconi di ROMA 85/86
  • Riconoscimento ”Accademico d’Onore” del Consiglio Accademico Guglielmo Marconi di ROMA 86.
  • Trofeo “Cavaliere della Fede e del Progresso” Omaggio a San Francesco d’Assisi Patrono d’Italia “1987”.

 

Acc. Cav. Santino Scuderi

Corso San Gottardo, 13

20136   MILANO

Mobile:3356198232

 

Non credo che sia necessario descrivere verbalmente i successi documentati ottenuti in tutte le manifestazioni Internazionali effettuate, assegnati da personaggi d’ogni ordine e grado di Cultura, che mi resero Onorato e nello stesso tempo mi infusero una carica ad andare avanti al punto che avrei voluto infiltrarmi, con tanto amore dilettantistico, nella microbiologia molecolare, ma non poté essere possibile per il criminale fattaccio assurdamente subito. Oggi, avendo perso dodici anni della mia vita creativa, non mi resta altro che pregare nell’ultimo strappo di vitalità che mi rimane.

>>>>>>Tra i personaggi importanti che si sono felicitati con me, sono stati: la NASA USA che esponeva accanto a me a New York; la Principessa Paola di Liegi; la Regina Fabiola; l’Ambasciatore del Giappone; il Direttore di un mensile specializzato in alta tecnologia Francese, il Sindaco di Bruxelles e quelli di altre Città. Responsabili di industrie come Fiat, Ford USA, Ferruccio Lamborghini, Enzo Ferrari, ecc. Altri elogi ricevuti a distanza d’anni si perdono nella memoria. Vi sono stati ancora altre centinaia di persone, d’ogni ordine e grado che mi hanno espresso ammirazione, complimenti e felicitazioni. Queste cose le ho volute ricordare con tanta gioia, ma nello stesso tempo con amarezza perché, per essere stato altruista verso il mio prossimo, nello stesso tempo non ho accettato favolose offerte in denaro per alcuni miei brevetti negli USA, non ho voluto l’ingaggio della General Motors per la ricerca tecnologica, il tutto all’inizio degli anni 70. Il motivo del mio rifiuto fu dovuto alla mancanza di saggi consigli dai miei collaboratori e per lo stupido amore campanilistico che mi spingeva a voler realizzare ad ogni costo un’industria in Sicilia, dove esistevano agevolazioni e finanziamenti economici per questi tipi d’iniziative, per lo sviluppo del lavoro ed per il benessere sociale. Ho anche rinunciato a offerte in danaro, per l’epoca erano somme elevate, si trattava, infatti, di una, offerta da un milione di dollari che mi fece un personaggio 80enne, definito il Marconi americano. Venne a trovarmi tre volte portandomi 200 fotocopie per mostrarmi le sue invenzioni realizzate nel tempo; fu lui a suo tempo che fece viaggiare il treno senza macchinista, a radiocomando. Rientrato in Europa a distanza d’alcuni anni gli scrissi, ma egli era già deceduto, e quindi tutto finì. Per due brevetti più il brevetto Americano ricevetti un’altra offerta per la somma di mezzo milione dollari, che mi fece un altro personaggio, ma io, come il solito, rifiutai l’interessante offerta in danaro ricevuta.
Si trattava di uno dei miei brevetti più interessanti e a tutt’oggi, a distanza di 40 anni, sempre valido ed importante nel campo della sicurezza automobilistica. Il mio brevetto avrebbe salvato sicuramente centinaia di vite umane lungo le strade ed autostrade, infatti, in maniera automatica, segnala un alla macchina un pericolo che si avvicina nel raggio d’azione di 500 metri per mezzo di un segnale convenzionale. Intendevo produrre in serie questo strumento che avrebbe salvato centinaia di migliaia di vite umane dagli incidenti stradali. Questa volta mi fu impedito di realizzarlo. Allo stesso modo per tanti altri progetti sono stato bloccato. In realtà mi ero rivolto al Console Italiano a New York per avere un’assistenza legale, il quale non esaudì la mia richiesta, in quanto si erano interessati in altre occasioni, ma le persone richiedenti si sono lamentate successivamente poiché si sono sentite ingannate nelle offerte che avevano accettato, per tale motivo hanno deciso di non assistere più nessuno dal punto di vista legale in situazioni di questo tipo.
Ci sono state altre offerte per rimanere a New York e sviluppare i miei progetti con loro finanziamenti. Nel 1978 si presentò un’altra opportunità importante a New York: un Signore Arabo mi voleva ingaggiare per il suo paese ed era disponibile ad investire trenta milioni di dollari per lo sviluppo sociale ed industriale. Io non mi resi conto che si trattava di andare a vedere in loco per verificare su che cosa si poteva puntare per industrializzare e impiantare tecnologie moderne che si potevano importare dall’Italia. Oltre all’industriale che era interessato al mio clisma di cui già parlai in altre occasioni, ci furono altre piccole ditte disposte a creare nuove società, ma io ero sempre più confuso a causa di alcuni consigli avuti che ritenevo giusti. Tutto si rivelò un vero disastro; infatti, a quei tempi nessuno poteva immaginare che i finanziamenti della Regione Sicilia erano concessi a personaggi che tenevano sotto controllo il danaro affidato dalla Regione Siciliana per sviluppi falsi e per false realizzazioni industriali e non a persone che intendevano veramente sviluppare opere sociali. Oggi mi sono reso conto che per essere un buon Italiano non basta essere altruista e di buona qualità, bisogna essere egoista e forse più… Ma io rimarrò sempre sulla linea che deriva dalla mia tradizione familiare: puro e trasparente come l’acqua, primo
elemento importante della vita.


Invenzioni:
Progetti e Brevetti Internazionali

L’elenco, seguente, è composto di una lunga lista d’invenzioni, frutto di 50 anni di studi e ricerche tecnologiche, che mi hanno impegnato intensamente per ottenere risultati lusinghieri ed interessanti. Le spese sostenute sono state ricavate dai miei risparmi frutto dei sacrifici fatti in tutta la mia carriera di ricerca.

 

1986-Velina anticontagio

1986-Fiore luminoso

1991-Riscaldamento molecole da elettromagnetismo

1986-Assegno circolare con smusso N.T.

1985-Cure con sistema ottico termico variabile

1985-Stagnasangue di nuova ricerca

1985-Deodorante a diffusione bilanciata

1985-Onde elettromagnetiche che riscaldano molecole (aria)

1984-Antialitosi

1984-Lampada automatica d’emergenza

1984-Crema al terpene lucidante

1984-Cerotto adesivo per contributo stura lavandino

1984-Sturawater universale ecologico

1984-Sturalavandino a soffietto

1984-Sturatore universale (ballon) tridimensionale

1984-Spazzola tipo mare universale, e velcro x camoscio

1984-Spazzola lappatrice con velcro

1984-Spazzola con aerlastice x tappeti

1984-Cuffia salva pennelli

1983-Raschietto con lametta x vetri

1982-Smacchiatore x polsini e colletti x camice

1982-Portamusicassette a gancio di fermo

1980-Modificatore corporeo psicotermico

1979-Rubinetto novità a chiusura interna x sciacquone

1976-Lampada votiva a diodi

1975-Condizionatore d’aria – universale – (caldo freddo)

1974-Effetto ozono individuato già allora

1974-Lampada elettronica a basso consumo (con prototipo)

1974-Cricco olio dinamico x auto (fissato in carrozzeria)

1974-Lampada psichedelica contro l’insonnia

1974-Clisma con liquido pronto, e siringa (monouso)

1974-Dosatore automatico x detergenti liquidi

1974-Siringa in PVC x l’otorinolaringoiatria

1972-Terapeutica 2001

1970-Sport…dispendio d’energie inutili

1970-Progetto yoga

1968-Primo microfono incorporato in mangianastri

1968-Valvola di chiusura automatica antincendio x auto

1968-Cicalino dolce Bell x auto via etere

1968-Autosmorzapolo automatico

1967-Autotelesos x automezzi

1967-Autotelesos univ. con commutazione luci

1965-Fisica astrale (Azimut come cura)

1965-Relais di doppio di blocco

1965-Vibrolux tra i 17 periodi ed i 50

1965-Segnalatore di pericolo x auto camion e treni

1965-Antincendio multiplo universale a fluobrene

1965-Anticortocircuito universale per automezzi

1965-Serbatoio antincendio ad intercapedine

1964-Doppie porte di sicurezza x Banche

1964-Busta ad apertura rapida

1962-Primo ibrido mini limone. L’ho ottenuto x due anni in CH

1963-Conglomerati Widia in negativo: rendimento 1500%

1963-Fazzoletto in carta camoscio

1962-Stuzzicadente angolare

1960-Inizio limone nano, ibridato

1956-Scaldacqua elettrico a riluttanza

1956-Agitatore a basso consumo x l’industria

1955-Miscelatore per succhi liquidi – (frullatore)

1955-Vista ed Individuata la causa che provocava la lipomatosi

1955-Liquigrafo di densità

1953-Yster, importante revisione

1952-Importante scoperta dei conglomerati al negativo

1952-Prima applicazione del PVC come suola per scarpe

1950-Effettuati i primi lampeggiatori di direzione x auto

1949-Primo macinacaffè ad inerzia di velocità

1949-Frullatore per uso domestico

1948-Ferro da stiro con rudimentale termostato

1947-Radio a galena

1947-Riunito: primo gabinetto dentistico ad olio dinamico

1947-Attrezzo fosforescente per un certo tipo di pesca

1945-Attrezzo refila tabacco (capello d’angelo)

—————————————————————————————–

L’elenco sopra citato indica i grandi sacrifici che ho dovuto sostenere in 40 anni di ricerche effettuate a mie spese. La ricerca è costosa, ed io per la passione e per l’amore del bene del mio prossimo, ho impegnato tempo e quattrini per tutta la mia esistenza per la passione creativa.
Sicuramente l’amore per la ricerca tecnologica, che è di natura prettamente genetica, mi ha permesso di realizzare moltissime invenzioni di utilità e di natura tecnica. Tante sono state brevettate a livello Internazionale e rese pubbliche attraverso manifestazioni fatte per il mondo, altre, non brevettate ma pronte per essere brevettate e quindi realizzate. Altre sono nella fase di poterli realizzare in produzione, dopo che li avrò tutelati da un brevetto depositato in un paese serio dove la tutela e la garanzia assoluta è fornita dallo Stato.
Forse da mia Madre ereditai le qualità creative che sono altamente di natura genetica.
Quando si parla d’invenzioni, l’oggetto in se stesso rivendica automaticamente una serie di nuove tecnologie applicate nuove e non nuove, che sono in realtà altre invenzioni vere e proprie. Sono state tanto numerose le mie invenzioni, che riesco a ricordarmene solo un certo numero, ma in realtà sono state molto più numerose. Volendo fare una certa media tecnica anche con quelle più semplice e meno tecniche si può dire che il numero di quelle elencate potrebbe moltiplicarsi per dieci volte. Se poi si aggiungono tutti i ritrovati derivati o simili che da queste nasceranno, sicuramente totale aumenterà di molto.
Non è un caso che si dica con una frasi fatta: da cosa nasce cosa!. Quindi possiamo dire con certezza che dalla ricchezza operativa e produttiva deve nascere una certa ricchezza sociale che porta lavoro e benessere generale. I prodotti che saranno realizzati non solo saranno destinati ai mercati nazionali ma soprattutto saranno destinati all’esportazione per far entrare moneta pregiata nel nostro paese, che tanto ne ha bisogno.
Alcuni esempi di miei Brevetti nazionali ed Internazionali, possono essere i seguenti:

USA, B. N° 3646583, Germania, B. N° 1943237, Svizzera, B. N° 492583, Italia, B. N° 137709, Italia B. N° 137708, Italia B. N° 998.436, Italia, B. N° 39326/A68, Italia, B. N° 724 ME, Italia, B. N° A-18712/76 ME, Italia, B. N° 28081 A/73, Italia, B. N° 868375, Italia, B. N° 137.709, Italia, B. N° 841172, Italia, B. N° 28080 A 73. Italia, B. N° 295940, Italia, B. N° 193492, Italia, B. N° 193482, Italia, B. N° 193480, Italia, B. N° 196774.

Tutti i sopra elencati Brevetti, tecnici e semplici, sono delle invenzioni, e sono indicativi di tutte le ricerche generali che ho realizzato nel tempo. Tante ricerche hanno dato origine ad un Brevetto, altre no, ma tutte rappresentano i sacrifici e la passione genetica avuta per questa nobile arte, sicuramente non comune. I Brevetti sopra numerati si riferiscono alle elaborazioni dei progetti in ogni particolare tecnico per ogni singola mia creatura, il resto dei sopra elencati nomi elencati per anni sono delle invenzioni di una certa importanza tecnica, derivati da sapienza intellettiva. Altri sono di natura più semplice ma in ogni caso invenzioni sicuramente d’interesse sociale ed anche commerciale. Analizzando una per una tutte le invenzioni sopra elencate, un certo numero sono divenute di pubblico dominio, altre sono ancora da mettere in produzione di serie per il mercato Nazionale ed Estero.

Santino Acc. Cav. SCUDERI


MISTERI
Misteri, che non sono sicuramente degli strani eventi?

Strane coincidenze avvenute

Misteri: potrà sembrare una barzelletta ciò che cercherò di raccontarvi, in questo mio diario, sono fatti che mi sono accaduti in occasione della sventura subita assurdamente e senza motivo alcuno, come ho scritto in varie occasioni nel mio racconto dove troverete questo termine ripetuto in maniera continua. Per i Credenti i fatti che racconterò sicuramente sono fenomeni di Fede, per gli atei sono coincidenze. Io posso assicurare che c’è molto di più di quanto si possa pensare.
Il giorno 8.06.87, mi liberarono dalla detenzione, la notte feci un sogno, e quanto sognai si manifestò come realtà la mattina seguente. Il sogno che ho fatto è stato meraviglioso: ho sognato la visione di una Madonna Negra alla quale in famiglia, siamo stati sempre devoti ed è quindi venerata come Santa Miracolosa per i tanti episodi che si raccontano nella nostra Parrocchia di Tindari in provincia di Messina.
Il sogno io vidi Madonna che mi disse: “stamattina sarai liberato e quando arriverai a casa, chiudi subito il gas della caldaia accesa e ricordati di cambiare l’aria inquinata di casa, pulisci molto bene dalla polvere accumulata”, infine mi disse di salutare il Dr. Aldo.
Il Dr. Aldo è un personaggio che conobbi nella prima metà degli anni settanta in quanto nella sua proprietà doveva nascere la mia futura azienda che, nonostante le buone prospettive e la molta simpatia, non diede i suoi frutti a causa del cattivo giuoco losco che esisteva alla Regione Siciliana in quanto il danaro dei finanziamenti finiva nelle tasche di persone sconosciuti invece di finanziare la realizzazione di nuove industrie, e creare lavoro per la società.
Il giorno 11.07.87, esattamente 33 giorni, dopo la mia liberazione e quindi dopo il sogno effettuato, io incontrai il Dr. Aldo nel Duomo di Milano, mentre ero in ginocchio a pregare la Madonna; lui mi passò a cinquanta centimetri davanti a me, ammirando la Madonna, a cinque metri di distanza c’era sua moglie; subito mi feci notare e passai insieme con lui e sua, moglie un poco di tempo; non ci vedevamo dal 1974, esattamente da 13 anni; erano venuti a Milano per una visita specialistica alla moglie.
Il giorno 14.08.87, uscendo dal Duomo dove mi ero recato a recitare le mie Preghiere, sul sagrato della Cattedrale rividi nuovamente il Dr. Aldo venuto per una nuova visita di controllo alla moglie. Erano passati 33 giorni dall’ultimo incontro avuto.
Il giorno 16.05.87. mentre ero in detenzione, ho visto in sogno il padre del mio amministratore, che mi disse che io e suo figlio dovevamo soffrire. Erano passati i soliti 33 giorni, questa volta del mio compleanno.
Dalla guida telefonica, ho rilevato due indirizzi d’Avvocati omonimi al mio cognome e a quello di mia, madre, il primo non esercitava la professione, il secondo aveva lo studio vicino la mia abitazione; mi precipito per andare da lui, una volta arrivato il portinaio mi dice che l’Avvocato esattamente lo stesso giorno faceva il primo compleanno della morte.
Il giorno 13.08 87 un conoscente mi promise che mi avrebbe prestato la somma di £. 25000 ma trascinò questa promessa per tre giorni, alla fine io li trovai in sulla strada per andare al Duomo dei soldi arrotolati: erano £.26000, che mi alleviarono la vita per qualche giorno.
Il secondo giorno di celebrazione del Processo di 1° grado, il PM che si comportò male nei miei confronti, venne con le stampelle e la gamba ingessata.
Il capo Cancelliere della cancelleria di 1° grado, era sospettoso e anche cattivo: gli hanno dovuto ingessare il busto per essersi lesionata la schiena.
Il Sostituto Procuratore che effettuò il mio primo interrogatorio, è stato coinvolto in scandali ed illegalità giudiziarie: non so che fine abbia fatto.
Il Presidente di Corte d’Appello, scoperto in situazioni poco chiare. fu trasferito da Milano a Roma, come normale Magistrato. Morì… sei mesi dopo.
Il Presidente della Cancelleria 4° Appello, fu arrestato, adesso è a piede libero, anche costui fu trovato in situazioni illegali.
Di altre diverse persone, sempre delle Istituzioni, coinvolti in tutto il gruppo associato, non so che fine abbiano fatto.
Un Maresciallo dei Carabinieri di PG, l’unico che si comportò vigliaccamente e selvaggiamente verso di me, ha subito l’abbandono dalla moglie, e quindi il divorzio.
Questa gente a cui ho fatto riferimento, sono state tutte persone alle quali io denunciai la mia innocenza, ma loro se ne godevano della situazione di cui io mi trovavo.
Il Maresciallo Baiona che tanto male mi ha fatto, e senza motivo godeva del vile comportamento nei miei confronti, ha subito un divorzio dalla propria moglie.
Il Presidente di Corte d’Appello di Milano, e stato esautorato e trasferito alla Cassazione. Non ho avuto l’intervento dovuto. Sei, mesi dopo morì…
Il Presidente della Cancelleria della 4a Sez. di Appello, che più di una volta chiamò il plotone dei Carabinieri senza motivo, per allontanarmi quando cercavo di sapere notizie sulle mie richieste, sempre respinte, è stato arrestato per i soliti motivi
Alcuni Giudici dei quali non ricordo il nome, respinsero più volte le mie richieste per sbloccare parte del danaro che mi serviva per sopravvivere, furono indagati, non conosco il motivo, ma…
Scandali se ne sono verificati diversi che coinvolsero alcuni personaggi con cui ero obbligato di dover avere a che fare e se ne verificheranno ancora degli altri.
Alcuni Avvocati che in un primo momento s’impegnavano per sbloccarmi i C/C, quando non vedevano quattrini o non vedevano assicurate grosse promesse di guadagno, mi davano la disdetta: qualcuno fu arrestato per altri motivi…
Alcuni Politici ai quali denunciai le cattiverie nei miei confronti del Tribunale di Milano, e che non vollero intervenire in mia difesa per scoperchiare le malefatte o qualcosa di peggio che esisteva, pagarono con la dignità ed il morale, oltre che con il potere perduto; il perché… non saprei. Mi riferisco all’ex Presidente del Consiglio Craxi, ed all’ex Ministro di Grazia e Giustizia Martelli, che ancora cerca di occuparsi di Politica.

Un vecchio detto popolare dice: non fare male, che male non avrai; ma se male tu fai, male riceverai. Minuetti saggi!

Ho voluto scrivere queste strane cose, che in realtà non sono tante strane, che, sebbene scientificamente non possano essere dimostrabili, sono però senza ombra di dubbio generate da energie e da flussi di campi magnetici che sicuramente influiscono su di noi, ma che noi non siamo ancora in grado di verificare e di controllare.
Di questi casi se ne sono verificati tanti altri, che non nomino per mancanza di memoria, parlo soltanto quelli che ricordo, e di questi solo quelli che indicano coincidenze strane; con i 33 giorni che rappresentano gli anni di Gesù Cristo; forse la Divina Provvidenza, agiva e di conseguenza si manifestava; con strani sogni, con le apparizioni o con le coincidenze!
Ho voluto raccontare questi fatti non per un godimento personale ma per dimostrare le situazioni illustrate, soltanto per dire che esistono delle forze Divine e che nella vita non bisogna mai far del male poiché il boomerang ritorna indietro e può fare molto male a chi lo lancia, a volte in modo anche pesante ed irreversibile.

Chi ha letto questa mia biografia si renderà conto in che mondo Italiano si vive, in questo bello, e tanto strano paese, dove i valori umani sono superficialmente valutati, ma che tuttora tiene occulti quelli realmente veri che dovrebbero essere rivalutati per chiudere questa mala pagina della vita sociale.

Scuderi Santo

 

La Sentenza

Oggi ritorna una sentenza
con tre Giudici in deficienza,
i primi li ho lasciate fare,
mentre questi son da scartare.
Sono dei gruppi animaleschi
che rovinano gli onesti.
Son convinto e non mi sbaglio
che i morti furono bersaglio.
In verità erano degli onesti,
che l’offeso non vede questo.
E’ un settore delicato
ma per niente complicato.
Il male al bene è una facile esca
ma è un pericolo per chi la innesca.
Non è accettabile un’offesa al puro
ed il potere rimane oscuro.
Per cui il fatto è già scontato
che paga sempre chi non ha peccato.
Lo spirito offeso, calpestato
si ribella con violenza se maltrattato.

Santino Scuderi 89

 


 

Istanza bis

ALLA CORTE DI APPELLO DI MILANO

– Sezione Quarta –

Milano, 20 Agosto 1998.

Oggetto: posizione   fascicolo   processuale nr . 1213/97   Reg. Ord.

Il sottoscritto SCUDERI Santo, nato a Barcellona P. G. (ME) il13.4.1931, residente in Milano, c.so San Gottardo nr. 13

R A P P R E S E N TA

Che la propria situazione di salute si è ulteriormente aggravata, anzi dagli ultimi accertamenti sanitari sembra che vi siano ulteriori e gravi complicazioni, tanto che, come risulta dalla cartella clinica dell’ospedale Maggiore di Milano, ed altra Documentazione sanitaria, che allego in fotocopia, lo scrivente versa in uno stato di salute molto grave. Infatti dai citati documenti, emerge che è affetto:

  • INFARTO MIOCARDICO;
  • DIABETE MELLITO;
  • IPERTROFIA PROSTATICA BENIGNA;
  • SINDROME ANSIOSO-DEPRESSIVA;

Egli è abbisognevole di continue cure ed assistenza sanitaria. Vive in totale solitudine, in un locale di 12 metri quadri e senza alcun parente che può assisterlo. Le subentrate complicazioni sanitarie comportano allo scrivente di vivere in uno stato pietoso e disumano, in quanto non può far fronte a tutte le spese mediche e assistenziali.

CONSIDERATO CHE

Fino alla data odierna non risultano presentata istanze risarcitorie da parte di Istituti Bancari od altri e che le spese processuali sono state già pagate dallo scrivente .

C H I E D E

A codesta Spett.le Corte di voler prendere in esame questa mia istanza e di emettere i provvedimenti di dissequestro di tutti i conti correnti bancari sequestrati a suo tempo, od almeno parte di questi (VISTO LE MOTIVAZIONI DA ME RAPPRESENTATE).

Fiducioso, rimane in attesa di un Vostro cortese riscontro.

Distinti Saluti.


SCUDERI
P
RESENTAZIONE PROFESSIONALE:

In uno spazio appropriato, bisogna inserire la mia professionalità:

La mia vita professionale, ha avuto inizio dalle scuole Medie, accompagnate da quattro anni d’intensa passione dell’apprendistato nel campo delle costruzioni meccaniche ed elettromeccaniche, più motoristica, e meccanica generale per auto. I quattro anni successivi di scuole tecniche, mi formano la professionalità, nelle conoscenze generali, con specializzazione di disegnatore e tecnico progettista.

Oltre a quanto sopra già segnalato ieri, aggiungerei ancora le seguenti note:

Negli anni settanta, mentre risiedevo in Svizzera, ad una bambina regalai un pianoforte in ottimo stato in forma di generosità e simpatia anche verso i suoi genitori, rimanendo io con un organo elettronico professionale della metà dagli anni sessanta; che poi, nell’Agosto dell’ottantacinque regalai ad una Chiesa di zona mia a Messina.
Tra i diversi articoli apparsi sui giornali Italiani e stranieri, alcuni di questi sono significativi dove parlano del fatto di aver creato numerose ed innovative tecnologie, tra cui tante brevettate. Nel 1960 realizzai il primo alberello di limone al mondo di grandezza mignon, da trenta centimetri d’altezza, che portai a Berna in Svizzera, tenuto in casa come decorazione, che produceva normali limoni con un ciclo di quattro fioriture annue. Durò solo due anni, per la mancata osservanza e per trascuratezza. Era stato realizzato attraverso incrocio del kunquatus. La conoscenza che mio padre ebbe negli innesti su piante, e stato importante dare vita alla mia voglia nell’ibridare il primo limone mignon, essendo stato lui a realizzare negli anni 40 il primo ibrido al mondo di melanzana, innestandola su una piccola pianta selvatica di appartenenza alla stessa famiglia delle solanacee multi stagioni, e non stagionale da quattro mesi che la melanzana vive. Durò tre anni e i frutti li produsse ogni anno. Sono stato di spirito libero, con soddisfazioni raggiunte nell’affermazione concreta di tangibili risultati che mi hanno giustamente compensato.
Membro dell’Accademia universale <<Guglielmo Marconi>> di Roma ho ottenuto numerose Medaglie d’oro e parecchi Trofei e Targhe di riconoscimento a livello internazionale; a ciò vanno aggiunti i personali elogi di personalità quali Sua Santità Papa Giovanni Paolo II, Sandro Pertini e inoltre Vescovi, e uomini di cultura.
Qualche rivista, sempre specializzata come la “Teleuropa” di Roma, scrisse di che avrei potuto essere come Leonardo nei campi e settori vari nei quali mi sono impegnato negli anni, come la musica ed il canto da ragazzino, la scultura, la pittura, la grafica, e la botanica.
Insomma sono stato molto attivo e poliedrico nella vita e l’ammirazione accompagnate dell’invidia non à, mai mancata da ogni parte e a tutti i livelli.

Persona d’alto grado umano e sociale e d’indiscutibile civiltà e di signorilità, doti che sicuramente mi contraddistinguono tra gli uomini di sano pensiero e natura genetica.

Il disegno criminale sicuramente venne da lontano, programmato di alcune diecine di anni prima, da uomini non sospetti, e in tempi non sospetti, che tenevano sotto controllo la mia posizione professionale ed economica, allo scopo da non permettermi che mi potessi sviluppare come sarebbe dovuto realmente avvenire. Il disegno fu portato a compimento con la compiacenza e le complicità opportune a vari livelli, anche Istituzionali, presenti nel Nord, che conclusero il vile sciagurato gesto criminale, facendo per fino bloccare tutti i miei programmi produttivi e di ricerche tecnologiche, e come se non bastasse, sequestrarono, che potevano e non dovevano fare, la mia ditta con tutti i propri risparmi, frutto di un’intera vita di lavoro.