Brevetti d’invenzioni: depositarli o no?

Tanto fango da parte delle Istituzioni per impedire lo sviluppo della ricerca.

Tutti coloro che leggeranno la quantità d’invenzioni e progetti ideati dallo scienziato inventore Santino Scuderi, in sessant’anni di ricerche senza aver mai potuto accumulare ricchezze, capiranno i motivi per cui gli è stato impedito di realizzarli.
INVENTORE È OGNI ESSERE BIOLOGICO VIVENTE CHE SI EVOLVE NEL TEMPO E NELLO SPAZIO, NELL’ATTIVITA’ DI VITA CHE SVOLGE, SVILUPPANDOSI SEMPRE PIÙ A VARI LIVELLI.

La ragione per cui il sottoscritto scienziato, Santino Scuderi, non ha potuto realizzare il sogno economico e l’industrializzazione, sviluppando le proprie ricerche tecnologiche d’interesse internazionale, sono riportate nel prosieguo di questo scritto. I grandi successi e i riconoscimenti internazionali, ottenuti dal poliedrico personaggio di cui sopra, sono stati purtroppo bloccati e non è stato nemmeno possibile poterli rivendicare, a causa di alcuni infami personaggi appartenenti alle istituzioni al fine di impedire qualunque arricchimento e progresso industriale.

BREVETTI, INVENZIONI O MODELLI. POTENZIALMENTE SIAMO TUTTI INVENTORI MA PER CONOSCERE LA “BREVETTABILITÀ” BISOGNA AVERE APPROFONDITE CONOSCENZE TECNICHE E VALUTARE IL POSSIBILE INTERESSE DEL MERCATO. QUESTO È QUANTO POTRÀ CONOSCERE UN INVENTORE, SCIENZIATO, PROFESSIONISTA. POI ESISTONO QUELLI CHE, PER ALCUNE INVENZIONI, DEVONO POSSEDERE PARTICOLARI CONOSCENZE IN DETERMINATE MATERIE.

Capitolo 1

Voglio parlare di questo particolare interesse per le invenzioni semplici o d’importanza industriale. Ognuno di noi possiede nel proprio DNA il dono della creatività, e ognuno di noi, chi più e chi meno, può cimentarsi nell’inventare qualcosa. Le invenzioni possono essere di diversa natura e importanza; semplici e d’importanza industriale, e quindi sociale.
L’invenzione, come detto, è frutto della nostra creatività, in base agli interessi che si hanno, e spesso si tenta di mettere in pratica con grandi soddisfazioni, se si dovesse rivelare un successo. Sono invenzioni tutte quelle attività umane che spingono alla realizzazione di ciò che può essere utile durante la giornata lavorativa. Può succedere che da un’invenzione semplice possa casualmente nascere un’invenzione importante com’è avvenuta per la muffa dalla quale si estrae la penicillina. L’inventore di professione è colui che fa ricerca tecnologica per lo sviluppo industriale, per produrre, o per far produrre agli industriali del settore interessato, una determinata cosa. Poi, c’è l’invenzione di miglioramento di un prodotto esistente che si definisce “brevetto di modello” e che sarà tutelato dallo Stato per dieci anni; mentre quello che riguarda l’invenzione industriale sarà tutelato per venti anni, essendo di alta importanza: pensiamo, ad esempio, al primo orologio accutron realizzato dalla Bulova, che ha rivoluzionato tutta la tecnologia dell’orologeria classica che era legata ancora a un meccanismo automatico e manuale. Detta tecnologia è stata creata da professionisti, scienziati; non proviene da semplici cittadini. Il tutore, garante della protezione brevetti, è lo Stato; in Italia bisogna però pagare una tassa governativa annuale per avere la dovuta protezione contro l’appropriazione indebita del brevetto stesso. Tuttavia il procedimento per la protezione del proprio brevetto non è così semplice e bisognerà tribolare non poco per rivendicare un’eventuale proprietà intellettuale. Insomma, coloro che devono depositare un brevetto, non trovano sbocco per realizzarlo o per proporlo e anche, eventualmente, per rivendicarlo contro chi lo ha abusivamente riprodotto.

Capitolo 2

Gli inventori professionisti e gli scienziati che progettano una invenzione assolutamente nuova e che danno vita a una invenzione industriale, devono stare attenti affinché nessuno, con stratagemmi, possa appropriarsi dei loro brevetti, avendo al contempo diritto eventualmente, al pagamento di una penale per il danno subito. Si devono possedere conoscenze non comuni; occorre avere conoscenze tecniche, consapevolezza circa i sistemi produttivi, circa i costi adeguati a un possibile mercato di massa e che tipo di mercato si potrà avere anche nel tempo. Questi ultimi due elementi sono importanti per capire il tipo d’investimento da compiere e che utilità si potrà ottenere. Questa breve letteratura sulle invenzioni e sui brevetti l’ho voluta scrivere perché è un campo particolarmente conosciuto come fonte di ricchezza, anche se il grande pubblico non sa quali magagne si nascondono dietro; invidia, ignoranza da parte di chi deve dare il beneplacito per svilupparle e infine l’impossibilità di ottenere fondi per la loro attuazione.

Capitolo 3

Come scienziato, inventore, progettista e possibile industriale per la produzione delle proprie invenzioni e di quelle altrui, non sono riuscito a sviluppare la mia ditta sotto un profilo industriale, anche se, nella mia vita, ci ho provato tante volte.
Nei primi anni ‘50 avevo aperto un’officina meccanica che si occupava della riparazione di auto e moto, dove, tra l’altro, gli scooter venivano totalmente rimessi a nuovo, truccando anche il loro motore per le gare sportive amatoriali. Curava i lavori un bravo giovane dietro la mia direzione, mentre io ero impegnato, in qualità di tecnico qualificato, in una grande ditta del messinese. Questa mia prima attività in proprio, che si sarebbe dovuta sviluppare, non ebbe seguito anche per le entrate economiche che ritardavano ad arrivare. Molti non intendevano pagare in denaro ma facevano veri e propri baratti.

Capitolo 4

Nella prima metà degli anni ’60, tentai nel campo della moda, ma anche qui subii un fallimento dovuto al fatto che avevo bisogno degli altri, poiché io potevo impiegare solo le capacità progettuali, industriali e intellettive per la realizzazione di un’industria di confezioni di lusso soprattutto per donna. Infatti, avevo cercato di creare un’importante rete di fornitura di pelli di renna scamosciate per la produzione e realizzazione di soprabiti per donna e giacche per uomo. Era un periodo molto positivo per la produzione di detti prodotti e per ottenere finanziamenti a fondo perduto da parte della regione Sicilia ma, come già detto, io ero solo l’ideatore, mentre il mio socio, che avrebbe dovuto creare praticamente il progetto,venne meno ai patti che avevamo e ciò senza motivo. Ci furono anche parecchie ingerenze esterne che bloccarono le fasi produttive iniziali, riguardanti la creazione di un campionario di modelli. Molti dei modelli che avevo ideato, confezionati da atelier d’alta classe, furono considerati particolarmente belli e idonei per poter essere presentati ai commercianti messinesi; la bellezza dei prodotti, con prezzi anche interessanti, non bastava; mancavano i fondi che sarebbero dovuti arrivare dalla regione Sicilia. Il mio socio non ha avuto il coraggio di mettersi in gioco per un interesse maggiore. Non fu attuato neanche l’adeguato controllo circa l’intrusione incontrollata di persone che puntavano a distruggere quanto stavo per realizzare. Persone insospettabili, che miravano a impedire lo sviluppo creativo che portasse ricchezza, lavoro e benessere economico e sociale. Di tutto questo me ne resi conto troppo tardi per intervenire con determinazione. Avevo creato dei soprabiti di grande stile, moderni, con code di visone applicate attorno alle maniche e alla base del ginocchio, che davano al capo un certo valore commerciale. In altri casi, i soprabiti e le giacche avevano decorazioni artistiche colorate a uncinetto davanti al pettorale. Questi miei modelli si videro sul mercato internazionale venticinque anni dopo. Può sembrare una barzelletta dire che negli anni 60/70 gli italiani andavano in Svizzera a comprare detti soprabiti, anche cari, mentre, in Italia, ho avuto difficoltà a farli commerciare. Insomma, un’Italia chiusa, che non permette lo sviluppo dell’attività, del lavoro e del benessere sociale.

Capitolo 5

Nella metà degli anni ’70, mi fu presentato un assessore all’acquedotto e, nascendo una simpatia, facemmo amicizia; spesso si discuteva di vari problemi umani e sociali. Una cosa che mi rimase impressa fu quando io toccai l’argomento acquedotto, visto che in quella città vi era mancanza d’acqua. Io dissi che, se mi avessero dato i mezzi necessari, l’acqua minerale di qualità l’avrei trovata io, anziché aggiungere le acque salmastre dei pozzi alle reti idriche della città, come spesso avveniva. Tale progetto lo avrei realizzato: avrei trovato le acque in questione, le avrei convogliate nella rete della città, ma avrei avuto solo bisogno dei mezzi per poterlo fare. Ecco come finì: il caffè che consumavamo tutti i giorni insieme non lo consumammo più; ci fu un distacco quasi definitivo. Era l’assessore all’acquedotto. Io sono semplicemente convinto di questo: nel comune di Messina, per un lungo tratto di mare, l’acqua è dolce, quasi bevibile. Infatti, il nostro pesce dello stretto è particolarmente buono e ciò e dovuto al fatto che l’acqua marina dello Stretto presenta quantità di sale molto ridotte. Ciò è dovuto al fatto che sia dai monti Peloritani che da quelli calabresi, le acque finiscono direttamente in mare. Ho scoperto pure che, in alcune zone del messinese, vi sono dei pozzi che hanno acqua dolce sulle rive della spiaggia. Tutte cose che avevo visto e che avevo per anni tenuto a mente con la speranza di poter sfruttare tale scoperta. Al contrario, la gente pensava che si trattasse di acqua del mare e non di acqua minerale proveniente dai monti circostanti.

Capitolo 6

Le invidie e le persecuzioni a Messina non mi sono mai mancate e sono state tante; anche da parte del Comune, che avrebbe dovuto invece apprezzare e promuovere quelle persone che avevano iniziativa e volevano il raggiungimento del benessere sociale. Tutto questo mancava a Messina, non so adesso; dico che ve ne era la mancanza per non dire che c’era consapevolezza nel tenere bloccate le persone che avevano delle idee d’industrializzazione, per impedire lo sviluppo. Non a caso dico questo: proprio al sottoscritto scienziato, Santino Scuderi, il Comune di Messina e i mezzi di comunicazioni quale l’appena nata “Antenna dello Stretto”, hanno fatto di tutto per impedire la realizzazione dei vari progetti. Questi vili fatti accaddero nella seconda metà degli anni settanta, quando, al Comune di Messina, arrivò un plico raccomandato spedito dall’esposizione internazionale di Bruxelles, con dentro una lettera intestata al sindaco e una medaglia d’oro quale riconoscimento per la mia ricerca, che doveva essere consegnato con la dovuta solennità perché avrebbe dato lustro alla cittadinanza, e perché tale consegna non era potuta avvenire al salone dell’esposizione. Il Comune non mi diede alcun avviso: seppi del premio perché mi fu detto che il plico era stato spedito a Messina. La stessa infame storia avvenne con la rete televisiva da pochi mesi attiva; l’oggetto in questione che era stato brevettato era una siringa di plastica con clisma monouso. La serata era tutta per me, mi avevano invitato alla televisione e, anziché presentare la mia invenzione come un oggetto utile e valorizzarla per l’importanza che avrebbe potuto avere e che poi ha avuto, è stata presentata come un qualcosa di negativo. Telefonate di protesta ne sono arrivate parecchie per il vile gesto fattomi, visto anche che avevano preferito dare spazio alla signora Ira Furstenberg. Il danno era stato fatto, e per tre serate di seguito, allo stesso orario, si scusavano per l’incidente avvenuto. Ingiustizie di tale genere e altre anche più gravi le ho subite a Messina! Nei confronti di personaggi asociali e vili come quelli che ho incontrato, non bisogna avere alcun rispetto.

Capitolo 7

Adesso parlo di Milano, città metropolitana laboriosa, sicuramente con un livello culturale e di lavoro pari a quello delle città europee. Tuttavia, anche qua sono avvenuti fatti che non mi aspettavo, forse perché le Istituzioni sono gestite da persone non adeguate e senza alcun interesse per il proprio lavoro. Nel 1981 registrai la mia ditta, che era con partecipazione, e nel 1984 iniziai la produzione. Questo tipo di attività era di facile realizzazione perché non necessitava di molti soldi per poterla attuare. Gli articoli che producevo erano frutto di cinque mie invenzioni che erano state brevettate; la produzione avveniva all’americana, con sei ditte ognuna delle quali era specializzata in un diverso settore. L’ultima ditta faceva l’assemblaggio e il blisteraggio. Ma anche in merito a tale attività, lo Stato rimase assente e non si preoccupò di tutelare le persone oneste: fui accusato di aver commesso fatti di cui non ero neanche a conoscenza. Infatti, appena guadagnai i primi soldi, diedi sicuramente fastidio a qualcuno, al punto tale da non poter più andare avanti; il colmo è stato che ho subito tante di quelle ingiustizie da non poter più lavorare e ancor peggio da non poter rivendicare i miei brevetti di successo internazionale, che mi vennero così sottratti. Per quanto riguarda la materia dei brevetti, lo Stato italiano è totalmente assente, e il sistema delle tutele fa acqua dappertutto. I brevetti furono così sfruttati da coloro che vivono da infami nella completa anarchia. Io posseggo una ventina di brevetti nazionali e internazionali; la loro realizzazione dovrà essere fatta in maniera professionale, con tutti i requisiti richiesti tali da non sfuggire da possibili deviazioni. Così un brevetto diventa multiplo e tutela altri prodotti simili. I brevetti possono essere industriali e avranno una tutela di venti anni mentre quelli di modelli cinque e quelli europei dieci. Quindi, tutte le volte che si presenta un’invenzione, l’iter è sempre lo stesso: bisogna brevettare, anche se molti non sanno che in Italia questo è un campo infame, soprattutto quando qualcuno sa che ci sono dei brevetti in fase di produzione. Sicuramente cercheranno di impedire che si possa riuscire a creare qualcosa di nuovo a livello produttivo.

Capitolo 8

In diversi miei scritti ho elencato le dozzine d’invenzioni da me ideate: molte di esse sono state realizzate da altri dopo decine di anni, perché la loro concreta attuazione e il loro brevetto, da parte mia, non era possibile a causa degli enormi sacrifici e costi circa il mantenimento del diritto di proprietà intellettuale. Tutto ciò non poteva essere possibile mancando il supporto economico. Quindi anche questo è un problema per i professionisti, gli scienziati e gli inventori. Ecco perché è molto difficile brevettare, considerando il fatto che, come detto prima, in tale ambito lo Stato è assente. In tutto il mio percorso di ricerca, che è stato lungo, i momenti importanti e fausti sono stati parecchi, come quello di non aver ceduto uno dei miei brevetti a un personaggio americano di cognome “Porrea” che mi aveva offerto un milione di dollari nel lontano 1969, somma che ai tempi mi avrebbe permesso di acquistare una decina d’appartamenti. Il Consolato Italiano di New York non mi fornì un’assistenza legale per la trattativa, ed io non conclusi l’affare anche perché il brevetto americano ancora non l’avevo ricevuto. Il brevetto in questione era un apparecchio creato per la sicurezza stradale, che aveva anche la commutazione telecomandata a distanza delle luci abbaglianti, anabbaglianti e funzionava sulle medie frequenze. Da questo brevetto sono stati sviluppati tutti i vari telecomandi esistenti sul mercato internazionale. Ricevetti anche una seconda offerta per la cifra di mezzo milione di dollari, che comunque non accettai. Per me era un periodo molto brutto: avevo paura di essere imbrogliato e soprattutto non avevo il benché minimo sostegno morale. Dovevo decidere tutto da solo, anche in virtù della grande diffidenza che mi circondava e soprattutto perché avrei voluto produrre le mie invenzioni in Sicilia se la regione mi avesse aiutato. Insomma il mio pallino era quello di dare un aiuto alla società e a un mio fratello carabiniere, ingannato dall’arma, per inserirlo in un nuovo sistema di sviluppo sociale. Non va dimenticato il brevetto del clisma monouso a perdere come la siringa. Anche questo ebbe un grande successo internazionale, ma per me svanì la ricchezza della proprietà intellettuale. Un ricordo particolare mi è rimasto del contatto telefonico avuto con il Dottore Ciccarelli, titolare della famosa industria farmaceutica milanese, che pur apprezzando la mia proposta del brevetto in questione, mi disse che non rientrava nella sua attività produttiva e di vendita ma credo che gli sfuggì il fatto che poteva comprarlo e scaricarlo dalle tasse, o almeno, avrebbe potuto indirizzarmi presso un suo collega più indicato per la realizzazione del progetto. Questo avvenne dopo che gli inviai una lettera, con successiva sua risposta, che portò poi alla suddetta chiacchierata telefonica, subito dopo le sue ferie avvenute verso la fine dell’agosto del 1980. Insomma, totale individualismo e mancata partecipazione sociale al bene di tutti. Commisi tanti errori; tanta è la ricchezza personale da me non materializzata ma acquisita da altri senza poterli denunciare almeno per ottenere quella royalty a me dovuta. Tutto questo non solo in Italia, ma anche e soprattutto a livello internazionale. Anche altre ricerche non sono state brevettate, ma le resi ugualmente pubbliche e le feci realizzare per il bene sociale e lo sviluppo del lavoro. Questo mio scritto è una piccolissima parte del mio percorso di vita; contiene così tante notizie che si potrebbe realizzare un best seller d’interesse internazionale. Coloro che fossero interessati potrebbero, negoziando con un avvocato a conoscenza di tutti i fatti, entrare a conoscenza di quanto c’è d’interessante dal punto di vista editoriale. Ovviamente va rilevato che quanto c’è di personale appartiene solo e soltanto al sottoscritto e a nessun altro, perché anche gli scritti stessi sono stati realizzati con i miei mezzi economici e con grandi sacrifici. Inoltre, devo dire che dopo aver cercato invano di raccontare i fatti che ho vissuto, oggi, grazie all’avvento del web, di internet, ho finalmente potuto pubblicare tutto e svergognare quanti mi hanno infamato portandomi quasi alla completa esasperazione. Diversamente, per me, non c’era il minimo spazio attraverso la comunicazione classica di mezzi come la stampa. Dopo avere detto tutto questo, mi resta solo una sorta di rassegnazione, data dall’età avanzata raggiunta con tante glorie e parecchi dolori, causati da coloro i quali avrebbero dovuto aiutarmi, non solo per il mio bene, ma soprattutto per il loro; cosa che non fecero. Amici, personaggi di una certa conoscenza della vita e della cultura, mi continuano a dire che, con tutta la mia poliedricità, con le tantissime invenzioni, oggi già di successo, e con molti brevetti internazionali, sarei diventato il Bill Gates italiano, uno degli uomini più ricchi del Pese. Questo per la ricchezza tecnologica che ho creato e diffuso per il mondo, ma non mi avrebbero dovuto tradire, in primo luogo, le Istituzioni italiane e poi i personaggi da cui avrei dovuto ricevere affetto e non invidia malefica e nascosta. Questi infami individui hanno distrutto pure quell’amore per il loro futuro che sarebbe potuto essere luminoso. Di quanto ho raccontato dei miei sessant’anni, delle mie ricerche tecnologiche e dei brevetti di successo internazionali, se non ho raggiunto l’immensa ricchezza economica grazie a tutto questo, lo devo anche a me stesso, perché non sono mai stato avido di denaro, ma desideroso di volere a tutti i costi produrli da me, attraverso la realizzazione di una mia industria per il bene di chi aveva bisogno di un lavoro e per il bene umano e sociale. Questo mi ha spinto a respingere qualunque tipo di compromesso, a non porre i brevetti in vendita e di non accettare gli ingaggi dalla General Motors negli Stati Uniti per la ricerca tecnologica, verso la fine degli anni sessanta. Dopo tutto ciò, sono ugualmente felice per essere stato un propulsore internazionale e per aver dato importanti contributi tecnologici per lo sviluppo del lavoro, per il bene e il progresso sociale.

Santino Scuderi