Le colpe del Presidente della Corte d’Appello Giovanni Canzio e del magistrato Edmondo Bruti Liberati

Il Presidente della Corte d’Appello di Milano, Giovanni Canzio, è responsabile del blocco dei miei conti correnti depositati presso diverse banche e del mio libretto, trattenuto in seguito a sequestro conservativo – poi teoricamente decaduto dopo la mia piena assoluzione in Cassazione – presso la stessa Corte. Egli è colpevole di abuso d’ufficio, e punibile dunque a norma di legge.
Purtroppo devo lamentarmi anche del procuratore Edmondo Bruti Liberati, che consideravo una persona onesta e corretta. Nel corso dei cinque, casuali incontri avuti con lui, gli ho consegnato cinque libri che narravano le mie vicende personali. Egli, leggendoli, avrebbe dovuto aprire un’inchiesta sulle circostanze di cui sono stato vittima, ma così non è stato. Inoltre, negli ultimi due anni, quando lo incontravo, mi esortava a mandare il mio legale presso il suo ufficio, ma quest’ultimo affermava sempre di non trovarlo quando si recava da lui.
Ciò che mi chiedo è se a comportarsi in modo scorretto è stato l’avvocato, magari non recandosi davvero presso il procuratore, o quest’ultimo, che, essendo a conoscenza dei gruppi di potere esistenti nella Corte d’Appello, preferiva non intervenire, non portando dunque a galla quanto accadeva. Inoltre, come mai dopo due anni il procuratore Liberati e Stilo, il mio avvocato, non sono riusciti a incontrarsi? Chi dei due è il bugiardo? Cosa c’è sotto di così losco da farli tacere? Per quale ragione tutte queste difficoltà? Forse sono tutti e due coinvolti nei fatti di tangentopoli?
In merito alla Corte d’Appello devo aggiungere che l’anno scorso ci sono stati degli scontri nella magistratura, in particolare tra il procuratore Liberati e il vice Robledo, con il risultato che quest’ultimo è stato trasferito.
A questo punto non so proprio a chi rivolgermi per far sì che, finalmente, venga ristabilita la verità sul tribunale di Milano e sulla mia vicenda personale.
Per concludere, ricordo con profondo rammarico un altro spiacevole episodio, dato che su un giornale locale è stato scritto un breve articolo in cui si cercava di screditare la mia figura di inventore, dopo che ero stato coinvolto in un processo a Crema, città nella quale mai ero stato, per un fatto da me non commesso. È evidente che hanno cercato in tutti i modi di impedirmi di svolgere serenamente la mia attività di inventore, persino ricorrendo ai giornali.

Denuncia dello scienziato Santi Scuderi

È necessario rendere manifeste le responsabilità dell’Italia di fronte al mondo, colpevole di aver messo fuori gioco il galantuomo e scienziato Santi Scuderi, con infami falsità, calunnie, diffamazioni e persecuzioni psicologiche. Il mondo intero deve condannare l’Italia per aver messo le istituzioni in mano a delinquenti.

Da scienziato italiano famoso in America, con decine di riconoscimenti internazionali e numerosi brevetti – e molte altre idee e invenzioni che non è stato possibile depositare –, intendo denunciare lo Stato italiano perché ha messo le istituzioni nelle mani di personaggi infami che hanno contribuito alla distruzione della mia ditta, che si occupava della produzione di articoli commerciali. I responsabili sono numerosi politici italiani, alcuni dei quali già condannati, altri invece ancora da condannare.
All’interno dell’articolo “Denuncia-querela allo Stato italiano”, presente sul mio sito web (www.autotelesos.it), è riportato l’elenco dei molti personaggi che non si sono degnati di intervenire nella mia vicenda, nonostante abbiano ricevuto il mio libro autobiografico, che testimonia non solo le tristi situazioni che ho dovuto vivere, ma anche il reale apporto tecnologico che le mie invenzioni avrebbero potuto garantire all’Italia.
Sono stato trattato come un delinquente e, da innocente, arrestato. Da quel momento è cominciato il mio personale calvario, vittima di un sistema. Elenco di seguito solo parte di ciò che è avvenuto ai miei danni: il fermo dalle ore nove con conseguente perquisizione della mia casa; indagini ricognitive male eseguite; il grave danno materiale e morale causatomi, con lo scoop provocato dal mio invio al carcere di San Vittore; cinque mesi e diciannove giorni di detenzione; nove mesi e quindici giorni di affidamento per via di un insensato processo di dieci minuti celebrato a Crema, città in cui mai, in vita mia, ero stato fino a quel momento.
A fondamento di tutte le infami accuse che mi venivano poste non esisteva alcunché, dato che i conti correnti che avevo aperto in quattordici differenti banche servivano per poter ottenere dei castelletti che avrebbero potuto fruttare non più di venti milioni di lire.

Inizialmente, infatti, volendo trasformare la mia ditta individuale 3.S.r.t. (dotata di copyright e marchio registrato, depositato nel lontano 1973) in una S.p.A., avevo richiesto invano a diversi istituti bancari la somma di cento milioni di lire. L’idea di avviare una mia ditta era nata negli anni ’70, mentre la registrazione era avvenuta nel 1981, e l’avvio della produzione nell’84. Inizialmente la mia azienda si occupava di produrre otto articoli, di cui quattro già brevettati – e dotati di due tonnellate di stampi di mia proprietà –, che avrebbero dovuto sostenere la produzione per almeno cinque o sei anni. Purtroppo, dopo poco tempo avvenne il fermo della ditta, e la Banca d’Italia mi inviava 190 mila lire come restituzione dei tributi da me versati in sovrappiù.
Sono convinto che la mia triste vicenda sia legata agli infame fatti di tangentopoli. Tutto era cominciato negli anni ’70, con il vertiginoso innalzamento del debito pubblico con il governatore Paolo Baffi, poi indagato, di 42.000 miliardi di lire. Il nuovo governatore della Banca d’Italia divenne poi Carlo Azeglio Ciampi, che dalla fine degli anni ’70 fino al 1993 portò il debito a 2.600.000 miliardi di lire.
Subito dopo, egli divenne Presidente della Repubblica sostituendo Oscar Luigi Scalfaro, mentre alla Banca d’Italia subentrò Fazio, che causò altri 600.000 miliardi di lire di debito, facendolo arrivare a 3.200.000 miliardi. Fazio venne indagato, ma di questa vicenda non si seppe poi più nulla.
Tornando alla mia storia personale, un giorno, presso la 3.S.r.t – che aveva la sede commerciale in Via Bartolomeo d’Alviano 59, e il deposito merci in Via Torino di Bollate –, si presentò un distributore nazionale interessato a un articolo da me prodotto: lo sturalavandini ecologico. Dopo appena due giorni concludemmo l’accordo con la richiesta di esclusiva per l’Italia e con la garanzia per il sottoscritto di un milione di pezzi l’anno. Firmammo due contratti: uno privato e uno notarile. Il pagamento sarebbe avvenuto in tre tranche nell’arco di un anno. Tutti i dati di questo acquirente sembravano regolari: dalla carta d’identità al codice fiscale, alla partita iva. Solo successivamente si scoprì che questo signore, che era proprietario di varie aziende in Italia e all’estero, aveva truffato anche altre importanti ditte. Infatti, tempo dopo venne smascherato e arrestato. Al processo di secondo grado dichiarò di aver truffato, tra le varie ditte, anche la 3.S.r.t. di Santi Scuderi, e venne condannato dal giudice a otto anni e quattro mesi di reclusione.
Il fatto che venni utilizzato come capro espiatorio è testimoniato dal fatto che le Poste in quegli anni dichiararono diversi furti: il primo di venti miliardi di lire, il secondo di cinquanta miliardi di assegni rubati, il terzo di altri cento miliardi, ancora in assegni. Dal momento che la mia ditta aveva molti conti correnti aperti, chi di dovere cercò di mescolare le carte, facendo ricadere la colpa sul sottoscritto.

Apriamo adesso una breve parentesi, relativa agli avvocati. Nel corso degli anni ho avuto numerosi legali, tutti però d’ufficio, e quindi legati agli interessi della Corte d’Appello, invischiata probabilmente nella questione della non restituzione del mio libretto di risparmio al portatore, che io sospetto sia stato da loro incassato. Tutti gli avvocati avuti in passato non fecero altro che farmi perdere tempo, nonostante fossero a conoscenza dei giochi fatti dalla Banca d’Italia e degli scenari della Corte d’Appello di Milano, ricettacolo di corruzione e malaffare. I due avvocati che attualmente mi difendono mi furono indicati dalla stessa Corte d’Appello, ma devo purtroppo constatare che sono ormai quindici anni che, dicendo di essere miei amici fraterni, si giustificano affermando di avere sempre avuto non poche difficoltà in Tribunale perché non ascoltati, neanche dal sostituto procuratore Edmondo Bruti Liberati, che io stesso avevo incontrato quattro volte e a cui avevo consegnato quattro libri autobiografici. Non so per quale motivo egli non si degnò mai di intervenire, forse perché a conoscenza della lobby esistente all’interno della Corte d’Appello. Non molti anni fa, anche il giudice istruttore Maurizio Grigo mi disse che avrei avuto bisogno di un legale in quanto era giusto che il denaro mi fosse restituito. Poco tempo dopo, fu mandato via da Milano. Ad ogni modo, i miei legali mi hanno sempre rassicurato dicendomi che prima o poi le mie istanze sarebbero state accettate, ma probabilmente da un giudice onesto. Mi esortarono anche a non sottoporre la mia situazione alla corte di Strasburgo, garantendomi che avrebbero risolto tutto personalmente.
Sinceramente non so se le cose stanno così oppure se è semplicemente un modo per confessare di non aver potuto denunciare quanto è accaduto realmente, per non portare a galla situazioni di interesse penale a danno della Corte d’Appello. In realtà, proprio loro sono tra i più importanti testimoni della mia vicenda, dato che sono in possesso dei miei sei libri autobiografici e che con loro ho avuto più di settecento incontri. Nonostante questo rimango nel dubbio: sono onesti quando palesano le difficoltà incontrate nella mia difesa oppure fanno semplicemente gli interessi della Corte d’Appello e il loro obiettivo è solamente tenermi sotto controllo per evitare che le losche vicende del Tribunale di Milano vengano a galla?

Torniamo ora alla mia vicenda. Colui che mi aveva truffato aveva regolarmente sottoscritto un contratto con avvocati e notai. Ma, nonostante questo, è a me che venne imputata la truffa per diverse centinaia di miliardi di lire in assegni postali; in realtà ciò è impossibile in quanto allora con le Poste si potevano spedire solamente poche migliaia di lire e non decine o centinaia di milioni. Non è stato corretto dunque addebitarmi la responsabilità di migliaia di miliardi di lire, cosa che però probabilmente fece comodo alle casse della Banca d’Italia per via dei pesanti ammanchi registrati. La verità è che sono stato utilizzato come capro espiatorio senza avere alcuna colpa.
In quegli stessi anni iniziavano a venire a galla numerose truffe, come quelle compiute da Mario Chiesa e Trivulzio, con la sottrazione di centinaia di miliardi di lire. Quindi scoppiò tangentopoli. A essere coinvolte in questo scandalo furono tutte le istituzioni: nessuna di esse riuscì mai a spiegare da dove provenisse quel fiume di denaro. Erano immischiati quasi tutti: dai semplici aiutanti ai presidenti di varie istituzioni di magistrati, compresa la polizia giudiziaria. Ci furono numerosissime indagini e arresti.
Ciò che non ho mai capito è perché Di Pietro, pubblico ministero durante il processo di tangentopoli, non sia mai intervenuto contro i personaggi della magistratura legati al Presidente Renato Caccamo, che era il vero burattinaio di tutto il Tribunale, tanto che non accadeva nulla senza il suo volere. Egli era inoltre un megalomane che sosteneva la Scala di Milano con ingenti somme provenienti da varie parti.
Dopo l’incontro del 31 gennaio 2001, inviai a Di Pietro quattro libri che denunciavano gli infami fatti della Corte d’Appello di Milano, chiedendo il suo intervento, ma senza alcun risultato. Allo stesso modo si comportò la sua falsa amica assessore Giuliana Carlino, alla quale consegnai cinque libri. Per tre anni ci fu con lei un rapporto di amicizia, con lo scambio di lettere, ma non ebbe mai il coraggio di arrivare al dunque, cioè intervenire nella mia questione, neanche dopo avermi chiesto il voto.
Insomma, moltissimi esponenti della politica e della magistratura, della polizia giudiziaria, compresi avvocati, giornalisti, certamente sono stati coinvolti in fatti loschi.
Ad ogni modo, coloro che meritano la condanna più pesante sono gli ultimi Presidenti della Repubblica, che non solo non sono intervenuti per risolvere la mia situazione, ma negano persino di avere il potere di farlo, dimenticando di essere a capo del Consiglio Superiore della Magistratura.

Santi Scuderi

Legalità e missione

Credo sia molto importante rilevare che, dopo la caduta del fascismo e l’avvento della Repubblica, i padri costituenti, nel processo di costruzione della nostra Costituzione – che apparentemente può sembrare senza difetti –, non si occuparono di inserire alcune importanti regole. Eccone alcune.

1) Tutti, concretamente, siamo uguali di fronte alla legge, dal più umile al Presidente della Repubblica.

2) Tutti i cittadini che rivestono ruoli pubblici, compresi i Presidenti, devono rispondere dei propri doveri direttamente alla cittadinanza, e in caso di mancanze devono essere allontanati o, se si tratta di una questione grave, subito processati secondo la legge.

3) Se un Presidente della Repubblica – com’è accaduto al sottoscritto – non risponde a delle lettere raccomandate in merito a questioni di massima urgenza, commette una violazione della Costituzione. Inoltre egli non può affermare di non poter intervenire sulla magistratura in quanto questa sarebbe autonoma, poiché il Presidente è anche a capo del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Colui che commette tali reati deve essere allontanato e sostituito da un cittadino all’altezza dell’incarico.

La mancanza di queste precisazioni hanno contribuito al disordine generale del paese. Ricordiamo tutti, infatti, la famosa compravendita dei voti sin dall’inizio della Repubblica, cosa che avveniva anche nell’ambito degli impieghi statali, ottenuti frequentemente per amicizia o parentela. Molti politici impiegavano – e impiegano – persone incapaci collocandole in posti di alta responsabilità (come barbieri in posti per elettrotecnico). Allo stesso modo venivano assunti – anche dietro concorso – persone prive delle competenze e delle capacità necessarie per svolgere il ruolo assegnatogli.

Alla luce di tutto questo, penso sia molto utile fornire alcune indicazioni ai politici che si occuperanno di “aggiornare” il dettato costituzionale. Alle regole sopraddette va aggiunto che tutti coloro che lavorano nell’ambito del Diritto e della Legalità, dai magistrati alle forze dell’ordine, compresi gli avvocati, entrano a far parte del cosiddetto “Tribunale Ospedale di giustizia”, di cui ho parlato in un precedente articolo. L’assunzione presso questo ente deve dipendere dalla vittoria di un concorso pubblico, e tenendo conto delle personali attitudini.

Dopo l’assunzione, tutti i nuovi dipendenti devono prendere parte a un corso obbligatorio finalizzato all’acquisizione di un profondo senso civico e di un grande rispetto nei confronti di tutti, dal momento che assumono un ruolo fondamentale, che può essere definito, senza timore di smentita, una “missione” umana, fondata sul rispetto dell’altro, compreso chi ha sbagliato o commesso crimini molto gravi. Non deve più essere presente l’arroganza manifestata da molti dipendenti all’interno delle istituzioni pubbliche.

Progetto di Santi Scuderi, vittima dell’ingiustizia.

www.autotelesos.it

Psicanalisi e altre riflessioni

Senza voler offendere gli specialisti della psicanalisi, dopo sessant’anni credo di poter vantare importanti conoscenze in quest’ambito. I campi del sapere umano sono numerosi, ma possiamo dire che tutti rientrano, in un modo o nell’altro, all’interno dello studio della mente umana, in cui nascono e muoiono le idee del bene e del male, del bello e del brutto. L’umanità, pur essendosi evoluta notevolmente, soprattutto dal punto di vista tecnologico, non ha raggiunto livelli ottimali di socializzazione, come invece avviene nel mondo animale. L’uomo, al contrario, si è staccato dai suoi consimili, per inseguire il suo egoismo e il suo desiderio di arricchimento.

Nel linguaggio popolare, si parla spesso di intuizioni e coincidenze, ad esempio quando due persone pensano l’una all’altra nello stesso momento. Vorrei porre l’attenzione sulle mie capacità di analisi “psicologica”, competenze acquisite non a seguito della frequentazione dell’università o di corsi professionali, ma contando sulle mie basi di tecnica industriale, che mi permettono tuttora di capire cosa possa essere utile per migliorare la vita dell’uomo, applicando le possibili tecnologie su base intuitiva, valutando conseguentemente tempi, costi e caratteristiche di produzione.

Alle qualità appena indicate vanno aggiunte quelle propriamente legate alla psicologia analitica. Ricordo con orgoglio di aver individuato i giusti caratteri della schizofrenia – da me definita patologia sociale già negli anni ’50 – dopo un lungo dibattito con un noto psichiatra di fama mondiale. Egli, in accordo con Carl Gustav Jung e Sigmund Freud, riteneva che questa malattia fosse genetica. Appena dieci anni più tardi, degli studiosi inglesi confermarono la mia intuizione, definendo la schizofrenia come una malattia sociale.

Nel 1978, dopo la morte di Papa Paolo VI, venne eletto al soglio pontificio Papa Albino Luciani. In quel momento intuii che egli sarebbe vissuto il numero di giorni corrispondente agli anni di Cristo. Così fu. Allo stesso modo, capii che il suo successore sarebbe stato un papa straniero e che sarebbe dovuto stare molto attento: in effetti venne eletto Papa Giovanni Paolo II. Normalmente queste vengono definite profezie, premonizioni o coincidenze, ma in realtà credo si tratti di elaborazioni mentali frutto del tentativo di comprendere i fenomeni sociali in corso.

Intuivo anche che giovani industriali sarebbero un giorno diventati personaggi di grande rilevanza, a capo di aziende che avrebbero esportato in tutto il mondo. Potrei, infatti, nominarne almeno mezza dozzina. Io stesso sarei potuto diventare – come qualcuno afferma – una sorta di Bill Gates italiano per ricchezza. Ciò sarebbe avvenuto se non fosse intervenuta la malavita italiana, insieme al fango gettato su di me da conoscenti e persone vicine.

Le prime persecuzioni nei miei confronti arrivarono alla metà degli anni ’50, con l’apertura di un’officina di riparazione auto e moto che dopo pochi anni, purtroppo, fui costretto a chiudere. All’inizio degli anni ’60, sperando nel possibile aiuto della Regione Sicilia, iniziai aprodurre a mie spese un campionario di modelli di soprabito per donna, molto richiesti e con un rapporto qualità prezzo notevole, molto competitivi sul mercato. Sfortunatamente anche in questo caso le cose non andarono come avevo sperato. Un bel campionario di pregiati soprabiti di renna riuscii a venderlo in Svizzera, paese in cui in molti andavano ad acquistare questi prodotti, pagandoli molto di più e riscontrando poi una qualità inferiore. Anche in questo caso venni ostacolato nella produzione, poiché avrebbero voluto effettuare l’acquisto a conto deposito di sei mesi.

Alla fine di quegli anni realizzai una serie di semplici ma al tempo stesso rivoluzionari brevetti, tra cui il telecomando a media frequenza con cambio di luci (abbaglianti e anabbaglianti), utilizzato ancora oggi. Purtroppo persi l’occasione di andare negli Stati Uniti, da cui avevo ricevuto un’importante offerta, perché preferii dedicarmi a creare lavoro in Sicilia.

Tra le invenzioni di quegli anni c’erano anche la siringa di plastica e il clisma monouso, grandi successi internazionali sottovalutati però dalla massa, che li considerava degli oggetti ridicoli. Nel 1980 li proposi all’industriale Ciccarelli. Dopo una conversazione telefonica, inviai il progetto, ma non ne comprese l’importanza, dicendomi che quella produzione non rientrava tra gli obiettivi della sua ditta. Fu un vero fallimento per loro, soprattutto perché quel prodotto si diffuse poi su scala mondiale.

All’inizio degli anni ’70 progettai l’auto elettrica a recupero di energia nelle fasi di compensazione automatiche di non trazione. Presentai il progetto all’inizio degli anni ’80 alla Leiland Innocenti di Milano: i due ingegneri Trinetti e Astori lo gradirono molto, ma purtroppo i tempi non erano dei migliori e la cosa non andò in porto.

Ricordo che la medaglia d’oro che vinsi nel 1978 a New York fu ridicolizzata durante una trasmissione in una televisione locale di Messina, con la conseguente pioggia di telefonate di protesta per avermi offeso. Per tre sere consecutive la tv si scusò dell’errore commesso.

In passato, a torto, pensavo che le persone sarebbero state orgogliose di me, e avrebbero intuito la possibilità di trasformare Messina sotto il profilo lavorativo, grazie allo sviluppo e alla produzione dei miei brevetti. Invece persone insospettabili e vili aspettavano solo che andassi via dalla mia città. Così, mentre qualcuno mi riteneva il Bill Gates italiano – tanto che se avessi avuto la possibilità, avrei fatto una gran fortuna a vantaggio di tutta l’Italia –, da Messina fui selvaggiamente cacciato, tanto che non vi rimetterò più piede, almeno da vivo. Si verificarono infatti cose di immensa gravità, tanto che non sono in grado – né ho alcuna voglia di farlo – di commentarle.

Nel 1978, dunque, mi trasferii a Milano, dove iniziò la seconda parte della mia personale odissea. Questo primo anno si concluse con un nulla di fatto, cercando di avviare una società di ricerca tecnologica con un amico. Nel 1984 incontrai il Presidente Bettino Craxi, che mi promise che mi avrebbe fatto entrare all’interno della catena commerciale dei supermercati Standa. Dall’80 all’84 lavorai pressouna piccola ma importante ditta, quasi a conduzione familiare, con sette dipendenti, proprietario compreso, impegnata nella produzione per circa dieci ore al giorno.

Nel frattempo, da casa organizzavo la mia futura ditta, registrata presso la Camera di Commercio di Milano nel 1981. La aprii nel 1985, dopo aver predisposto la produzione di sette articoli brevettati (non tecnici), relativi al consumo per la casa, che producevo “all’americana”. Contattai quindi otto aziende: ognuna di queste produceva uno dei miei componenti secondo la propria specializzazione, poi il tutto andava alla ditta che si occupava dell’assemblaggio, infine il prodotto veniva messo in deposito e da qui caricato sul camion che lo consegnava all’acquirente. Tutto il processo veniva definito telefonicamente nei minimi dettagli, con pagamenti alla consegna o dopo pochi giorni di deposito.

In seguito, mi accorsi che una falsa ditta si era resa responsabile dell’interruzione della mia produzione, e che voleva sottrarmela insieme alla mia azienda. Ciò mi costò un anno di stop, dovendo ricorrere alla vendita porta a porta. Terminate le controversie legali, riorganizzai il lavoro. In quel periodo un amico mi venne a trovare per propormi di estendere l’area di mercato e di interesse della ditta, esortandomi ad aprire un ufficio di rappresentanza. Io, entusiasta, accettai, ma mentre mi stavo preparando all’avvio di questa espansione si presentò un industriale che si occupava di commercializzare prodotti in tutta Italia. Con lui sottoscrissi tramite legale un atto notarile – presente sul sito –, con il quale egli otteneva l’esclusiva di uno dei sette articoli da me prodotti (lo sturalavandino universale a soffietto), garantendomi la vendita di un milione di pezzi annuo, con un utile per me di 1.000 lire per pezzo venduto, per un totale di un miliardo di lire suddiviso in tre tranche. Gli accordi vennero fatti presso i miei uffici commerciali, che erano stati aperti un anno prima, e si conclusero nello studio notarile. In quel periodo si verificò un’emorragia di denaro dalla Banca d’Italia e anche dalle altre, tanto che alla fine cercarono di individuare un capro espiatorio. I dettagli di tale questione sono presenti all’interno del mio libro autobiografico, pubblicato integralmente sul sito.

Purtroppo, la magistratura, che mi avrebbe dovuto tutelare, non lo fece, incapace di comprendere la mia naturale buona fede nell’aver sottoscritto questi accordi commerciali in piena regola e con i dovuti contratti con la persona che poi, ai miei occhi e per la giustizia, si rivelò essere un delinquente.

Negli uffici della mia ditta individuale 3.S.r.t. possedevo numerosi articoli brevettati con tutti gli stampati industriali, per un valore di cinquanta milioni di lire. Avevo anche chiesto alle banche cento/duecento milioni per trasformare la mia ditta in una S.p.A., ma non riuscii in questo mio intento. Ottenni solamente un castelletto di cinque milioni di lire che al massimo sarebbe potuto arrivare a venti. Per questo motivo ricorsi all’apertura presso quattordici differenti banche di altrettanti castelletti, così da poter raggiungere i cento milioni di lire. Ecco perché aprii diversi conti correnti.

Da questo breve racconto credo emerga chiaramente come le conclusioni che ho tratto, anche in ambito psicanalitico, siano il frutto di una vita costellata di importanti esperienze, che fanno di me un uomo poliedrico, dedito allo studio di vari campi del sapere.

Da ragazzo fui sempre un grande intuitivo, così come ho già detto in precedenza in merito alle elezioni dei pontefici. A Papa Giovanni Paolo II inviai anche i miei libri di denuncia degli infami fatti subiti: egli mi rispose subito con gli ossequi e la Santa Benedizione. Purtroppo non si comportarono allo stesso modo i numerosi esponenti delle istituzioni italiane, che omaggiai ugualmente del mio libro, forse tutti impegnati a “rubacchiare”. Per queste loro mancanze nei miei confronti, un onesto cittadino, dovrebbero essere processati e messi in galera.

Dicevo inizialmente delle numerose intuizioni che mi hanno permesso di prevedere che alcuni giovani industriali sarebbero divenuti grandi professionisti che avrebbero poi avviato aziende con esportazioni in tutto il mondo. Ciò ha riguardato imprenditori nel campo della componentistica elettronica, della pianificazione, degli accessori per l’industria automobilistica (ad esempio, con i doppi retrovisori). Per la produzione di alcuni componenti per mobili – piedi o braccioli stile Luigi XIV – avanzai a un artigiano l’ipotesi che venissero scolpiti meccanicamente e non a mano come si facevano un tempo, così si trasformò in un prodotto di grande valore su scala internazionale.

Un altro esempio importante, sotto questo punto di vista, è l’incontro con un giovane che aveva aperto una pizzeria circa trent’anni fa: lo esortai a proseguire con la sua formula di produzione, preannunciandogli che in breve tempo sarebbe riuscito a fare fortuna. Un giorno del periodo natalizio del 2015, casualmente, la sua segretaria, che avevo appena conosciuto in circostanze fortuite, chiamò il suo titolare: si trattava proprio del giovane conosciuto trent’anni prima. Appena mi vide si ricordò e fu entusiasta, tanto che mi abbracciò e volle fare insieme a me alcune foto per immortalare quel bel momento, in ricordo di quelli passati. Oggi quel giovane possiede una holding della ristorazione.

Giusto per citare un altro episodio significativo, nell’autunno scorso un istituto statunitense richiese un mio commento in merito alla sismologia. Immediatamente inviai un mio scritto nel quale sottolineai qual è, a mio avviso, la causa degli tsunami. Lo spostamento di enormi e pesantissime masse di materiale dai continenti nel terzo mondo verso altri – che, essendo in una fase di sviluppo industriale, esportano in altri continenti senza però importare l’equivalente in termini di massa (si parla di numerosissime tonnellate) – produce un forte squilibrio che provoca una sorte di destabilizzazione del continente che il mare non può riuscire a regolare, con il conseguente sbandamento delle proprie forze centrifughe e lo sviluppo di maremoti. Va ricordato, infatti, che all’equatore la velocità della terra è di 1.700 km orari, e che la potenza degenerativa diventa talmente distruttiva da non poter essere fermata. A tal proposito, credo sia necessario richiamare tutti i governi del mondo affinché contribuiscano a evitare ulteriori drammi. Infatti, le masse solide che si spostano da un continente devono essere riequilibrate, pena la causa di enormi squilibri centrifughi.

Dopo l’invio del mio commento, ricevetti graditissimi ringraziamenti e forse venni anche nominato membro di quell’istituto. Questa è l’ennesima riprova del valore umano della società statunitense, e, al contrario, della situazione delle istituzioni italiane, causa degli infami fatti di cui sono stato vittima innocente, e per cui sono ancora in attesa che venga aperta un’inchiesta per condannare i responsabili delle istituzioni per i danni materiali, fisici e psicologici arrecatimi, e per ottenere la restituzione di tutto il denaro sottrattomi.

Santi Scuderi

Il voto palese e l’eliminazione del voto segreto

La democrazia ha avuto origine nel mondo greco e romano. Allora, come anche nei concistori religiosi, si parlava di voto segreto e raramente di quello palese, come, al contrario, si continua a fare oggi in tutte le occasioni di riunione in cui stabilire un capo o approvare una legge.
Voglio quindi segnalare uno scandalo che coinvolge quasi tutte le votazioni alle camere e nelle istituzioni italiane, relative all’approvazione di leggi d’interesse sociale. Lo scandalo riguarda il tentativo di soppiantare il voto palese con quello segreto. Non riesco a capire, infatti, come nel terzo millennio si possa ancora parlare di voto segreto, come se il politico in questione dovesse organizzare una rapina e nessuno dovesse venirne a conoscenza. È anche per questo che in Italia – meno in molti altri paesi civili – esistono persone che non si fanno carico delle loro responsabilità così come dovuto.
Allora sarebbe necessario che i politici e i responsabili delle istituzioni amministrino una determinata attività sociale osservando le leggi vigenti e divenendo direttamente responsabili degli incarichi assunti. Nessun addetto alle istituzioni, infatti, dovrebbe pensare di fare a modo proprio, ignorando i doveri imposti dalla legge, senza rispondere quando sbaglia per i propri interessi o per favoreggiamento.
Tutti i politici, i magistrati e coloro che ricoprono incarichi di responsabilità nelle istituzioni pubbliche devono rispondere di ogni azione compiuta nell’esercizio delle proprie funzioni, fino al termine dell’incarico.
Un’altra cosa che andrebbe eliminata è la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, cosa che vale anche per coloro che vengono colti in flagranza di reato. Purtroppo è accaduto molte volte che persone colpevoli, vuoi per la prescrizione, vuoi per l’applicazione di leggi ad personam, la facessero franca. Inoltre, bisogna ricordare che il primo magistrato a occuparsi del processo dovrebbe obbligatoriamente controllare gli sviluppi successivi alla sentenza, così da evitare fenomeni di corruzione o favoreggiamento. Purtroppo la tutela non è la stessa nei confronti di persone innocenti o che non possiedono il denaro sufficiente per gli avvocati, e così queste saranno destinate a morire di crepacuore, tanto che si potrà parlare di “innocenti con pena di morte lenta”.
Altra espressione spesso impiegata dai cittadini è “essere garantista”. Ma di quale garantismo si parla? È il magistrato che deve garantire che i cittadini onesti abbiano giustizia e che l’imputato venga condannato secondo quando previsto dall’ordinamento giudiziario. Anche il magistrato quando sbaglia dovrebbe risponderne alla giustizia e alla vittima della sua sentenza errata. Inoltre, è grave che il magistrato che ha commesso degli errori venga trasferito altrove, senza che possa prendere le sue responsabilità.
Lo stesso sottoscritto attende giustizia con il risarcimento dello Stato e il processo di quanti sono stati responsabili della mia triste vicenda e che hanno procurato ingenti danni a me e alla società, per il mancato sviluppo di numerose invenzioni e dei relativi posti di lavoro necessari per realizzarle.
In conclusione, ogni cittadino dipendente dello Stato deve rispondere di quanto fatto a tutti gli altri cittadini, e non deve esserci nulla di riservato, in quanto egli è un dipendente pubblico.

 Santi Scuderi

Banca Etruria: la punta dell’iceberg

In queste settimane di fine 2015 continuano a verificarsi scandali che coinvolgono politici e responsabili delle istituzioni della Repubblica Italiana, e che scandalizzano tutti i cittadini onesti di questo paese. Il caso di Banca Etruria – e delle altre banche – è grave, ma certamente sarebbe stato meno comprensibile se fosse stato l’unico caso nella storia della nostra Repubblica.
Ma per chi ha buona memoria, come gli storici, gli studiosi, i documentaristi e i giornalisti, questi non sono fatti nuovi. Tutti loro dovrebbero infatti ricordare i fatti accaduti già nel recente passato, come lo scandalo di Tangentopoli, che aveva generato un giro vertiginoso di ruberie e corruzioni, causate dall’adorazione del dio denaro.
Alle banche arrivavano quattrini da ogni parte, con giri d’affari spesso fasulli o illeciti.
Le ruberie messe in atto hanno generato grandi ricchezze senza produrre mai nulla. Alcune banche erano strettamente legate alla Banca d’Italia, e quindi dovevano sottostarvi; quelle che invece non erano strettamente legate ad esse, dovevano sottostare a quelle banche di grandi dimensioni che avevano il monopolio economico degli affari e movimentavano l’ingente quantità di denaro che ricevevano dalla Banca d’Italia.
I movimenti di denaro esistenti tra le due banche non sono mai stati resi pubblici. Ciò che si è sempre saputo era l’importo del debito pubblico, ma la destinazione del denaro in uscita non era affatto chiara.
Tutti ricordiamo che grandi industrie ricevevano soldi dallo Stato, facendo capire che fossero finanziamenti a fondo perduto, come nel caso della Fiat, che aveva bisogno di una tranquillità politica per non abbandonare l’Italia, e che chiedeva questi finanziamenti. Sono stati dunque i politici a non comprendere bene il da farsi.
Tutti questi finanziamenti erano a carico della Banca d’Italia. Il governatore Paolo Baffi, dopo essere stato indagato, lasciò l’incarico nel 1979 con 43.000 miliardi di lire di debito. Successivamente subentrò Carlo Azeglio Ciampi fino al 1993, che portò il debito pubblico a 2.600.000 miliardi di lire in tredici anni, non riuscendo mai a spiegare dove fosse finito quel fiume di denaro di debito pubblico che tutt’oggi abbiamo.
Dopo, succedette Antonio Fazio, portando il debito a oltre 3.300.000 miliardi di lire.
Ciampi non è mai stato indagato, ma egli stesso andava a caccia di capri espiatori, per poter incolpare qualcuno, come il sottoscritto, che all’epoca aveva una dozzina di conti correnti intestati alla propria ditta per lo sviluppo di ricerche tecnologiche, con l’obiettivo di ottenere dei semplici castelletti di pochi milioni di euro ciascuno.
Successivamente è scoppiata Tangentopoli, ma della Banca d’Italia non si è più parlato. Le banche che manovrano quattrini in tutte le direzioni ne approfittarono per chiedere i danni allo Stato, mentre si continuava a lasciare nell’ombra la questione del debito pubblico, con personaggi che ottenevano falsi risarcimenti dalle banche “amiche” dei responsabili della Banca d’Italia. Dopo aver individuato nel sottoscritto un capro espiatorio, hanno pensato bene di aver “risolto” tutte le infami ruberie che la Banca ha commesso fin dal governatore Paolo Baffi, e poi con Ciampi e Antonio Fazio.
Due di loro sono stati indagati, mentre Ciampi non ha mai spiegato le ragioni di quell’ammanco di denaro, per cosa fosse stato impiegato e per quale motivo.
Adesso attendo che le banche da me denunciate alla procura di Milano mi restituiscano il mio denaro, compreso il libretto di risparmio che la Corte d’Appello detiene abusivamente in seguito a un sequestro conservativo decaduto nel 1991.
Aspetto anche che i responsabili delle istituzioni vengano arrestati come previsto dal Codice penale italiano.

Santi Scuderi

Il Terrorismo e le sue cause. Perché esiste il terrorismo di matrice “islamica”?

Premetto che vorrei tanto che queste mie riflessioni venissero valutate dai grandi premi Nobel, compresi coloro che si occupano di discipline filosofiche e politiche, nonché di medicina e psichiatria, ambiti particolarmente rilevanti nella questione del terrorismo. Anche io mi ritengo un uomo di pensiero, e il motivo di tale “vanto” può facilmente essere dedotto leggendo i numerosi articoli presenti sul mio sito web (www.autotelesos.it), insieme alle numerose scoperte in merito alle malattie mentali come condizione di squilibrio causato da un turbamento provocato da soggetti esterni.
Il mondo sta vivendo nell’incubo quotidiano del terrorismo: molti valutatori ritengono che il rischio non sia così alto, prendendo tutto sottogamba, altri pensano di poterlo sconfiggere ricorrendo alle armi da guerra tradizionali, o, ancora peggio, all’utilizzo di quelle più potenti e micidiali.
Il problema del terrorismo è presente fin dalla metà del secolo scorso. Purtroppo chi di dovere non si è mai dedicato ad analizzare con attenzione le avvisaglie che periodicamente interessavano varie località del mondo.
L’umanità ha bisogno di una condizione di tranquillità, che può essere trovata se si trattano in modo umano tutte le persone, con grande rispetto per le ricchezze da loro prodotte per il bene del pianeta, e per la professionalità con cui impegnano il loro tempo per il fabbisogno comune. La ricchezza sociale è quindi da intendere come il PIL che ogni Paese possiede.
In realtà – fatto di cui nessuno ha mai parlato – esistono due PIL. Uno è quello che riguarda la vera ricchezza, l’altro invece riguarda solamente i beni materiali e non corrisponde alla ricchezza prodotta. Giusto per intenderci, potremmo paragonare i due differenti PIL ai due tipi di colesterolo: quello buono, HDL, e quello non buono, LDL. Entrambi sono utili all’organismo, ma quello rilevante è il colesterolo HDL, che equivale, nel nostro esempio, alla ricchezza materiale necessaria per il fabbisogno di tutta la società. L’altra ricchezza, che possiamo definire LDL, è una non ricchezza, edulcorata e pericolosa per la sopravvivenza sociale.
Possiamo trovare numerosi esempi di quanto detto nel campo commerciale. Il PIL buono, quello che misura la ricchezza vera, sta alla base della produzione, ad esempio, di un cappotto per la cui realizzazione sono stati spesi circa 200 €. Il discorso diventa differente quando quel cappotto viene venduto a 5.350 €, espressione, questa, della sola volontà di arricchirsi. Lo stesso vale per un paio di scarpe del valore di 10 €, venduto in alcuni negozi a 450 €, o di scarpe di coccodrillo che sono messe sul mercato a un costo di 4.100 €. Tutti questi prodotti sono stati da me fotografati, ma preferisco non pubblicare i nomi dei marchi per rispetto della loro “professionalità”.
Esempi di questo tipo ce ne sono a migliaia, da intendere come espressione di quel “colesterolo” (ricchezza) cattivo, una specie di falso PIL nazionale, che porta alla sottrazione della ricchezza da chi questa ricchezza l’ha prodotta realmente, come nel caso di chi acquista prodotti a un costo contenuto da coloro che li hanno realizzati (operai e industriali) per poi rivenderli a prezzi elevatissimi. A produrre la vera ricchezza, dunque, sono gli imprenditori e gli operai.
Quando detto si ricollega anche alle mie scoperte intorno alla schizofrenia e ai cambiamenti psicologici: quando ci si accorge della loro esistenza, ormai è troppo tardi.
Osserviamo ad esempio tutti i ragazzi e le ragazze che sfoggiano tatuaggi e piercing, delle volte anche esagerati, oppure il loro modo di vestire, spesso un insieme di “stracci” e brutti abiti che vengono fatti apparire come “moda”, confondendo menti labili che non hanno evidentemente ricevuto un’educazione che permettesse loro di perseguire il bene e non il male.
Mi sembrerebbe opportuno che nelle scuole, dalle elementari fino all’università, sia studiata una nuova disciplina, che potremmo chiamare “storia contemporanea della produzione e i suoi valori, dalla campagna all’industria di costruzione e trasformazione”. Questa disciplina avrebbe il fine di far conoscere il valore delle cose, cosicché i giovani possano avere una direzione che gli consenta di apprezzare ciò che possiedono.
Questa mia relazione, rivolta a tutti i premi Nobel, è molto importante perché nessuno ha mai compreso che è necessario ripensare i rapporti umani eliminando questo arricchimento sviscerato che produce conseguenze che tutti, in questi giorni, stiamo vedendo.
Voglio aggiungere che la ricchezza prodotta dall’umanità è talmente grande che potrebbe essere divisa facilmente tra tutta la popolazione del pianeta. E se poi ognuno di noi desse il proprio contributo, senza vivere da parassita sulle spalle degli altri, sicuramente sarebbero poche le ore di lavoro giornaliero necessarie per poter vivere tutti in una condizione di benessere. Tutto questo non è fantascienza, ma oggetto di studio.
Se tutti i Paesi interessati dal fenomeno del terrorismo iniziassero a seguire quanto suggerito in questa relazione, sono certo che si potrebbero risolvere tutti i problemi da esso causati. Al contrario, se non si procederà secondo questa linea, probabilmente non si riuscirà mai a uscire da questa situazione, in quanto il malessere prodotto dalla paura sociale non è facilmente arrestabile.

Santi Scuderi

Organizzazione di un raduno a Milano (giornata ancora da stabilire)

Intendo organizzare questo raduno insieme al MoVimento 5 Stelle, per sensibilizzare la società sulle mie ricerche e su tutti gli infami fatti di cui sono stato, mio malgrado, vittima. Io sono stato uno dei più grandi galantuomini e personaggi poliedrici, infamato perché avrei potuto dare fastidio a falsi politici di ogni schieramento, che non intervennero in mia difesa neanche dopo l’invio – ormai alcuni decenni fa – del mio libro autobiografico, che poteva permettere di smantellare la malavita di Stato.

All’attenzione di tutti i lettori del sito e ai sostenitori del diritto e della legalità che, con migliaia di e-mail inviatemi, stanno testimoniando una sensibilità verso la mia storia molto singolare, vittima di uno Stato che, se c’è, è da considerare una vera e propria associazione per delinquere, che persegue solamente i propri interessi da più di cinquant’anni.
Chiedo scusa a tutti voi per non poter rispondere alle numerosissime e-mail ricevute, che raggiungono, se sommate, anche la cifra di circa quarantamila al mese.
Purtroppo non ho spazi sufficienti per poter organizzare un ufficio stampa che provveda a rispondere a tutte queste comunicazioni, ma sono molto contento di avere così tanti affezionati alle mie ragioni, alcuni parte del M5S, che spero possa continuare nella sua lotta quotidiana per fare il bene dei giovani che desiderano solamente avere un posto di lavoro.
Potremmo organizzare un raduno di un paio d’ore vicino casa mia, presso Piazza 24 Maggio – per cui ho ideato un progetto per ricavare energia elettrica dall’acqua delle cascate –, con il fine di sensibilizzare l’opinione pubblica a favore del M5S, esortando al contempo la magistratura ad avviare le inchieste sulle banche e sulla Corte d’Appello di Milano, per verificare le responsabilità per tutti i danni causatimi. Questo raduno sarà un vero e proprio scandalo per tutta l’Italia. Basti pensare che in occasione dell’EXPO di Milano, la “malavita” di Stato ha impedito che io incontrassi la First Lady Michelle Obama, che avrebbe avuto piacere a dialogare con me. Sembra che abbiano voluto applicare il protocollo relativo ai privati e non quello di Stato; se l’incontro fosse avvenuto, posso dire, senza temere di essere esagerato, che sarei riuscito a far arrivare la vera democrazia in Italia, dopo cinquant’anni di sofferenze e balletti di tutti i colori politici. Povero popolo italiano! Tutto questo non l’ha mai capito!
Sicuramente ciò per colpa mia, per non essermi saputo organizzare adeguatamente anche attraverso il Consolato USA di Milano. Se Papa Francesco ha smantellato le magagne della Chiesa cattolica, io, nel mio piccolo, avrei potuto smantellare quelle presenti nelle istituzioni che controllano l’economia del Paese. Non dimentico che il grande burattinaio della Corte d’Appello, con sequestri e false confische, si vantava dei tanti soldi dati alla Scala, quale grande sostenitore, dimenticandosi però di aver comminato pesanti condanne anche a innocenti, come il sottoscritto.
Mi sarebbe piaciuto organizzare questo raduno per l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata e onomastico di mia madre, alla quale devo il mio DNA “ad alta definizione”, che mi ha permesso di resistere agli infami fatti di cui sono stato vittima innocente per trent’anni.
Ad ogni modo, ho deciso di rinviare la data di svolgimento a dopo l’Epifania.

Tutto il materiale scritto e presente sul mio sito dovrà presto arrivare nelle mani dei giudici, affinché mandino in galera i responsabili di quanto ho subito, in particolare coloro che si occupano della giustizia, in quanto hanno dimenticato che dovrebbero svolgere i propri incarichi come se fossero missionari, quindi come una vocazione per il bene e la tutela del prossimo.
A tal proposito mi viene in mente la “scoperta”, fatta dal sottoscritto, che ha interessato numerosi campi, come la psicologia, la sociologia e la psichiatria. Le mie competenze non sono quelle della letteratura classica, ma sono espressione della mia esperienza e della mia capacità di osservare e riflettere. Sono stato proprio io, alla metà degli anni ’50, ad affermare che la schizofrenia aveva un’origine sociale; poco tempo dopo, infatti, alcuni studiosi inglesi la definirono “malattia sociale”. Avevo dunque ragione io, anche nel dibattito avuto a Messina con il prof. Motta, studioso di fama internazionale, che contestò queste mie tesi proprio in quegli anni.
Sono dunque convinto di avere il merito di aver individuato la giusta causa di questa malattia, pur non essendo un medico, e di aver inventato tantissimi altri prodotti che oggi sono ampiamente utilizzati in ambito medico: tra questi, il clisma monouso e la siringa di plastica, che era stata da me brevettata.

Santi Scuderi

L’intervista di Lilli Gruber a Di Maio e Marco Travaglio

Se non fossi certo del valore e della professionalità di Lilli Gruber, sicuramente l’avrei ritenuta una giornalista di parte, legata alla politica corrotta e ignobile, che si serve del termine “democrazia” nascondendo in realtà comportamenti dittatoriali e corrotti.
L’intervista si è svolta nel noto programma Otto e Mezzo, che va in onda su La7, una delle emittenti televisive più serie. Nella puntata in questione, la Gruber ha intervistato due personaggi non meno competenti di lei nella politica e dotati di una spiccata personalità.
I due ospiti non sono personaggi comuni, ma grandi professionisti rispettivamente della politica e del giornalismo (il secondo è anche uno scrittore di successo per le questioni legate alla politica). Il primo è Luigi di Maio, esponente del Movimento 5 Stelle e vice Presidente della Camera dei Deputati, l’altro è Marco Travaglio, direttore de “Il Fatto Quotidiano”. I due,con la loro abilità, sono riusciti a tenere testa alla conduttrice, nonostante lei li incalzasse con le sue domande.
Voglio fare alcune riflessioni frutto dell’analisi di dati di fatto, esperienze vissute personalmente e in quanto semplice cittadino e attento osservatore di ciò che mi circonda, nonché da inventore e scienziato che ha alle proprie spalle mezzo secolo di studi e ricerche che hanno contribuito ad arricchire l’evoluzione tecnologica mondiale, con brevetti nazionali e internazionali, e con numerosi riconoscimenti nel mondo.
Vorrei esortare tutti i politici, e soprattutto i giornalisti italiani, a essere più obiettivi e razionali, senza “parteggiare” per un politico o per una ideologia, ma ricercando sempre la politica come espressione della democrazia. Nessun giornalista, dunque, dovrebbe permettersi di sottolineare che un esponente politico, per essere tale, debba necessariamente aver svolto studi appropriati o aver fatto una lunga carriera in tal senso. Il politico che assume su di sé una responsabilità deve poter svolgere, se lo vuole e lo sa fare, solamente uno o due mandati – con stipendi adeguati, così come ci hanno “insegnato” gli esponenti del M5S –, senza essere costretto a diventare un “politico a vita”. Egli, infatti, al momento giusto potrà essere sostituito anche da un “comune” cittadino, dotato di nuove idee e con maggiori capacità.
Tutti ricordiamo l’esempio di Valesa, l’elettricista che in Polonia divenne Presidente della Repubblica Polacca. Egli era un normale cittadino che sapeva però come “fare politica” per il bene del popolo, attraverso il lavoro dei singoli ministeri che amministravano i vari settori. Infatti, i politici devono stare bene attenti a distinguere la buona dalla cattiva amministrazione, dando le giuste direttive affinché poi tutto l’entourage si occupi di svolgere il proprio ruolo. Sono convinto che loro debbano essere dotati di una grande intuitività per venire incontro ai bisogni delle persone e per comprendere il funzionamento dei vari settori (agricolo, economico, industriale, artigianale, etc.).
Proprio perché nutro nei confronti del M5S una profonda simpatia, mi rendo fin da subito disponibile per fornire loro consigli saggi e importanti, che certamente potranno risultare utili data la grande esperienza che ho accumulato nel corso della mia vita, nel bene e nel male di questo strano Paese.
Spero che gli esponenti del M5S con cui cerco di dialogare apprezzino la mia stima e la mia amicizia, che mi sono riconosciute ad esempio da molti personaggi delle istituzioni degli USA, come il Presidente Barack Obama, la moglie Michelle e altri dell’America che conta. Rappresentano una testimonianza le numerosissime e-mail che giornalmente ricevo anche da loro e le richieste di miei commenti in merito a tante circostanze.
Inoltre, ho avuto importanti scambi di opinione con vari personaggi italiani che potrebbero essere definiti “potenti” – termine che in realtà dovrebbe essere eliminato perché non legato alla democrazia, e anche perché tutti loro svolgono un “normale” servizio pubblico, che accomuna tantissime persone, dal semplice usciere al dirigente – e importanti, ma che in realtà non sono poi così rilevanti. Questi personaggi, nonostante presiedano grandi istituzioni, approfittano della loro posizione per rubare e commettere azioni dittatoriali facendosi scudo della parola “democrazia” e nascondendo, in realtà, la metastasi cronica che è ormai in stato di avanzamento da molti anni.
Spero che il rapporto di stima e di rispetto che ho con le istituzioni degli Stati Uniti possa crearsi anche con le persone che ho citato e, se possibile, con tutto il Movimento 5 Stelle, verso il quale nutro tanta fiducia.
D’altronde, la mia professionalità e le mie competenze hanno contribuito a portare in tutto il mondo una notevole ricchezza tecnologica nei campi più disparati.
Alcuni dei progetti che ho brevettato sono riportati sul mio sito (www.autotelesos.it).

Santi Scuderi

Corrispondenza con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Nel linguaggio comune si è sempre utilizzata l’espressione “cadere dalla padella alla brace”. Questo è quello che mi è sempre accaduto, e adesso speravo che il nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, fosse diverso dai suoi quattro predecessori. Invece, è tale e quale a loro – dei veri azzeccagarbugli – poiché continua a ignorare i doveri che la sua carica gli impone nei confronti di tutto il popolo italiano.
Alle mie lettere, non ho mai ottenuto una diretta risposta né del Presidente né del vicepresidente, come richiesto dal protocollo e dalla democrazia. Infatti, in passato, con i Presidenti Scalfaro e Ciampi, le risposte vennero sempre da una tale signora Demartiis, che scriveva a nome del direttore. Per questo motivo, richiamai Ciampi mediante una raccomandata, indicandogli come si sarebbe dovuto comportare un Presidente nei confronti di tutti i cittadini e quale doveva essere il suo dovere. In quell’occasione, precisai di aver inviato una lettera al Presidente della Repubblica, e non a un’edicola. Ugualmente non ottenni risposta.
Insomma, si tratta di veri e propri mascalzoni, tutti legati in un’associazione per delinquere, in cui sembrano dimenticarsi di essere la massima autorità dello Stato e di ricoprire anche il ruolo di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura; proprio la Magistratura, in realtà, dovrebbe sottostare agli ordini del Presidente.
Il popolo italiano non si rende conto sotto che tipo di persone abbia sempre vissuto, persone che rubano e compiono atti di rilevanza penale, come nel caso di Nicola Mancino, sotto il quale vennero distrutti dei tabulati telefonici.
I politici sono responsabili di tutta questa situazione e della mancanza di giustizia, in cui la perdita di controllo può portare a casi come quello del Tribunale di Milano, in cui un poveraccio, divenuto privo dell’equilibrio mentale, è finito col compiere atti che non avrebbe mai compiuto se non si fosse trovato in una condizione di assoluta disperazione.

Riporto di seguito la lettera da me inviata al Presidente della Repubblica on. Sergio Mattarella e la risposta ricevuta.


 Raccomandata
Illustre Presidente

della Repubblica Italiana
e Presidente della Magistratura
On. Sergio Mattarella
Palazzo del Quirinale
00187 R O M A

Milano, 02.07.2015

 

Illustre on. Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana e del Consiglio Superiore della Magistratura, mentre mi unisco al suo grave dolore per la perdita di sua sorella, approfitto per chiedere un suo urgente intervento presso la Corte d’Appello di Milano, affinché faccia ripristinare la legalità che con indifferenza è stata trascurata. Una delle mie istanze-lettera inviate ancora non ha avuto riscontro.
Sicuro del suo intervento, gradisca i miei più distinti ossequi.

Santi Scuderi


lettera mattarella

Strano vilipendio pubblicato venuto alla luce

Come ogni anno, a metà agosto mi sono recato a trascorrere un periodo di cure termali e il figlio del titolare, con il quale c’è da tempo un rapporto di stima e fiducia, navigando sul web, ha trovato casualmente un articolo d’archivio che risale ai fatti di Crema, città nella quale io non ero mai stato, ma dove invece fui accusato e processato per aver comprato e pagato con assegni rubati.

Il processo di Crema non durò più di dieci o quindici minuti, perché il maresciallo Baiona – da Milano – confermò che i due assegni appartenevano a me. L’infame maresciallo, denunciato sul mio sito web, www.autotelesos.it, all’epoca di Tangentopoli mi invitò ad andare presso l’Ufficio giudiziario del Tribunale del capoluogo lombardo per comprovare che gli assegni erano stati trafficati da me.

Questo mascalzone di un maresciallo, mentre piangevo dichiarando che quegli assegni non fossero i miei e che a Crema non ci fossi mai stato, mi impedì di farmi vedere a chi appartenesse la firma. Testimone di questo infame fatto fu l’allora brigadiere Francesco Ferro, calabrese, e un altro brigadiere forse di origini genovesi, che dimostrarono di essere particolarmente addolorati nel vedere il mio pianto di dolore e la mia rabbia.

Il pretore di Crema Marchionna sentì i due “derubati”, che mi riconobbero osservandomi da circa cinque o sei metri di distanza: dichiararono a stento che fossi io e che fossi molto più grasso, nonostante in realtà pesassi almeno dieci chili in meno (si vedano le date e i pesi indicati nella foto alla fine dell’articolo). Dichiararono pure di avermi visto sui giornali e di avermi riconosciuto. La condanna pronunciata dal pretore era di due anni di reclusione, ma se fosse caduta quella di appello (del mio processo), sarebbe venuta meno anche quella di Crema. La condanna del tribunale di Milano in appello non cadde e quindi durante il processo di Crema, difeso da un’avvocatessa d’ufficio, venni condannato a nove mesi e tredici giorni di affidamento.

Non so come il figlio del titolare abbia potuto rintracciare l’articolo di Crema, se attraverso la rete internet o se per mezzo di articoli che la malavita diffonde in zone e persone che frequento. Questa è un’Italia criminale, in cui persone innocenti e importanti non riescono a ottenere giustizia, dovendo farsela in “qualche modo” da sé.

Continuo a non dormire la notte, mentre gli stessi burattini Presidenti della Repubblica ai quali mi sono rivolto hanno sempre fatto orecchie da mercante, alimentando e proteggendo la malavita.

Trent’anni di rabbia, pianto e dolore senza la possibilità di vedere fatta giustizia, richiesta ormai da moltissimo tempo con documenti, libri autobiografici consegnati a tutti i politici, avvocati e uomini di giustizia. Gli avvocati che ho avuto sono sempre stati d’ufficio e, nonostante l’ingente massa di documenti consegnatagli, compresi i libri autobiografici in grado di dimostrare la mia assoluta innocenza, non sono mai riusciti a fare giustizia, tutelando, al contrario, la malavita della Corte d’appello di Milano, affinché non venissero a galla le ruberie e le malversazioni, come il furto di libretto di risparmio di £ 6.700.000 incassato probabilmente da loro. Dovranno rispondere anche dei dieci giorni di prognosi procuratami dalla segretaria della Corte.

Ciò che non riesco ancora a comprendere è se gli avvocati “amici” assegnatimi da un funzionario “amico” corregionale della Corte stiano lavorando nei miei interessi, anche perché recentemente hanno creato un’associazione di oltre quaranta avvocati. Nonostante questo, infatti, non riescono a fare nulla o a denunciare gli infami fatti accaduti presso la Corte d’Appello, anche se ci sono stati numerosi indagati e arrestati. Forse non riescono o forse non fanno nulla per smascherare i crimini e i criminali presenti ancora oggi nel Tribunale di Milano. Spero solamente che questi infami fatti possano venire fuori al più presto.

Santi Scuderi

DATI_E_PESI caso Crema x libro autobiografia

La schizofrenia

Da Neanderthal ai giorni nostri nessuno sviluppo terapeutico e nessuna cura

L’umanità si sta dirigendo verso la devastazione mentale, già in atto per non aver recepito l’insegnamento del cambiamento storico avvenuto con lo sviluppo industriale, che ha fatto perdere quei valori che ognuno di noi possedeva.

Sono molto arrabbiato e intendo scrivere una provocazione diretta ai grandi “studiosi” dei giorni nostri, specialisti nel campo della medicina psichiatrica e della psicologia, entrambe legate alla sociologia umana e non solo. Anche gli animali, infatti, vivono una loro vita, biologicamente simile a quella dell’uomo, e anche loro possono essere soggetti a patologie del tutto affini a quelle umane.
La mia provocazione – che faccio con cognizione di causa – riguarda il fatto che da sempre, e in particolare in questi ultimi anni, si verificano nel mondo episodi di violenza inauditi, che certamente tutti noi condanniamo, specialmente quando i protagonisti sono persone insospettabili, come accaduto per i fatti del tribunale di Milano, con la morte di tre persone innocenti.
Tutti rimangono impauriti da fatti così orrendi poiché ognuno di noi può essere vittima o avere uno squilibrio mentale, che si verifica da un momento all’altro, senza che nessuno riesca a darsi una spiegazione. Neanche gli studiosi sono arrivati a fornire una motivazione, anche perché sono tutti troppo legati alle teorie di Gustav Jang o di Freud, e di sociologi come Francesco Di Carlo, che furono dei grandi pionieri nelle loro discipline. I loro successori non solo non sono riusciti a eguagliarli, ma sembrano addirittura che abbiano smesso di far lavorare il cervello non riuscendo a comprendere i meccanismi di cambiamento della vita sociale. A tal proposito è fondamentale la mancata tranquillità e sicurezza nella vita di tutti i giorni: con la perdita della tranquillità, infatti, inizia a venire meno l’equilibrio mentale a tal punto che, in funzione della gravità delle condizioni, la persona inizierà a reagire in modo imprevedibile.
Come sappiamo, la schizofrenia è la più profonda “devastazione” psicologica a cui l’essere vivente possa andare incontro, assolutamente irreparabile. Il problema può solamente essere alleviato, trattando le persone interessate da questa patologia come se fossero bambini e senza contraddirli. La motivazione di questo disturbo va ricercato nelle cause di ordine economico, soprattutto quando le persone non sono in grado di trovare un’alternativa ai problemi di denaro, che così si aggravano, facendo sì che queste inizino ad andare “fuori di testa”, agendo in modo pericoloso.

Le università che insegnano queste discipline hanno il compito di permettere agli studenti, una volta terminato il corso di studi, di avviare una professione, contribuendo poi al progredire della disciplina stessa. Ma se lo studio della psicologia non viene sviluppato con l’apporto della propria intelligenza, questa disciplina rimarrà senza futuro.
Si diventa veri studiosi e professionisti se, partendo dalle conoscenze delle scuole già esistenti, si sviluppano nuove e personali riflessioni, che permetteranno un reale progresso scientifico.
Sono certo che molti studiosi che lavorano nel campo della sociologia e della psichiatria non siano a conoscenza che queste patologie sono di origine prettamente sociale. Lo affermo da cinquant’anni, fin da quando ho avuto un dibattito con il prof. Motta, messinese di fama mondiale, che non era d’accordo con questa mia posizione.
In realtà, ciò che io ritenevo corretto è stato poi “scoperto” dagli inglesi una decina di anni dopo. È quindi necessario che ognuno di noi prosegua in questa direzione e che gli specialisti suddetti si rendano conto che ogni persona (nessuna esclusa) ha un potenziale degenerativo psicologico e psichiatrico, che si mette in azione se vengono a mancare i presupposti per una vita socialmente serena. Da qui si originano le varie metamorfosi psicologiche che possono divenire anche irreversibili, con grandi pericoli per se stessi e per gli altri.

Se analizziamo le cose attentamente, ci renderemo conto che nessuno di noi, nella società, vive in una condizione di piena serenità psicologica e psichiatrica. Per comprendere questo è sufficiente osservare i giovani, ma anche i meno giovani: accanto a coloro che si abbigliano in modo “normale”, ne troveremo molti altri che utilizzano un abbigliamento bizzarro, spesso molto costoso e impossibile da acquistare in base al loro livello sociale. Faccio riferimento anche al taglio e al colore dei capelli, della barba e dei baffi, ai “disegni” realizzati con diverse lunghezze di taglio del rasoio, ai tatuaggi realizzati su tutte le parti del corpo – in merito ai quali talvolta ci si pente –, ai piercing, spesso in quantità esagerata, senza contare i numerosi e vari vizietti che purtroppo contribuiscono a deteriorare sempre più la personalità dell’individuo.
Anche la politica è un fenomeno prettamente sociale, all’interno della quale si dovrebbe avere cognizione che il denaro è un bene di tutti e che la ricchezza va impiegata possibilmente a vantaggio dell’intera società.
Il compito di chi governa è proprio quello di controllare in quale direzione politico-sociale vanno le nuove società, dando consigli utili per evitare di uscire fuori dalla linea di condotta ottimale, senza la quale sarà impossibile un vero sviluppo moderno.
In base a quanto sta accadendo in questi ultimi anni, vorrei sottolineare che quando si parla di chi compie azioni “terroristiche”, si deve ricordare che questo povero individuo ha superato la soglia dell’autocontrollo. Coloro che gli stanno vicino possono accorgersi in tempo delle motivazioni, facendole presente a chi di competenza, anche se spesso si tratta di problemi economici.
Se in Italia siamo sessanta milioni di persone, significa che ci sono sessanta milioni di differenti psicologie.

Se poi osserviamo alcune religioni, ci possiamo rendere conto che la vita sociale è talvolta calpestata e privata dei diritti naturali dell’uomo. Il conforto degli aderenti a queste fedi, compiendo attentati terroristici, è la convinzione “morbosa” nell’essere accolti da Dio dopo la morte. Questo è ciò che continua ad accadere con i terroristi dell’Isis, in quanto l’indice di gravità psicologica e psichiatrica è arrivato ai massimi livelli, che si possono definire irreversibili, con la ferma convinzione che dopo la morte andranno in Paradiso.
Concludendo, ciò che io propongo è di cercare le cause di questi squilibri e di rimuoverle – anche se la cosa è molto difficile –, per il bene nostro e dei nostri figli, evitando in particolar modo le ingiustizie umane e cercando di aiutare chi ha dei problemi, risolvendoli nella maniera più veloce e senza creare differenze sociali, così da poter vivere in un mondo più tranquillo, evitando le paure che tutti noi purtroppo abbiamo.

Santi Scuderi

La Corte d’Appello di Milano e il Maresciallo Mario Baiona sono responsabili dei rinvii a giudizio e delle condanne sofferti dall’innocente galantuomo e scienziato Santi Scuderi, per probabile mercimonio d’interessi privati

La Corte d’Appello di Milano dovrà rispondere del sequestro conservativo del mio libretto di risparmio, così come il Maresciallo Mario Baiona risponderà del rinvio a giudizio presso la Procura di Crema, città nella quale non fui mai prima di questo episodio.
Sia la Corte d’Appello che la nobile Caserma della Polizia giudiziaria, coinvolti in scandali e arresti per corruzione, dovranno rispondere delle false accuse e del “massacro” psicologico alla mia dignità di galantuomo e scienziato. Dopo tanti anni di sofferenza, l’opinione pubblica, grazie al mio sito internet (www.autotelesos.it) può finalmente venire a conoscenza di quanto accaduto, nonché delle mie sofferenze.

La foto allegata mostra il sottoscritto il giorno del processo di Crema, dimostrando che il mio peso era intorno ai 77-78 kg, mentre è stato dichiarato, falsamente, che nel periodo della commercializzazione dell’assegno rubato pesavo molto di più rispetto al giorno del processo. Al contrario, come dimostra la fotografia, facendo un calcolo approssimativo in funzione di tutti i pesi periodici, devo aver pesato almeno 10 kg in meno e non di più, come da loro affermato per avermi visto durante i 10 minuti della durata del processo.
Il Maresciallo Baiona dovrà rispondere del rinvio a giudizio, poiché ha confermato volutamente (e non erroneamente) che l’assegno l’avevo trafficato io, pur non volendomi mostrare la firma dell’assegno stesso, firma che in realtà era inesistente. Le due persone da cui derivò l’assegno pare fossero commercianti: ma che cosa mi avrebbero mai venduto per un milione di lire? Nessuno specificò mai l’oggetto dell’acquisto, ma si disse solo che avevo comprato qualche cosa. E per comprare questo qualcosa, mi domando, sarei dovuto andare a Crema pagando con assegni falsi, quando avrei potuto pagare con il mio blocchetto di assegni o con la carta di credito in mio possesso o persino con il denaro in contanti?
È probabile che anche loro furono ingannati e, dopo aver letto sui giornali che io e il mio amministratore eravamo stati arrestati per assegni rubati alle Poste, pensarono di esporre denuncia intorno all’assegno, pensando che magari fosse stato girato da me.

Spero che questa breve relazione possa essere letta da queste persone, così che possano farsi un’analisi di coscienza, rendendosi conto del danno fatto a un innocente scienziato di valore internazionale e fonte di ricchezza per la creatività e per il bene umani.
Mi domando se anche l’avvocato d’ufficio di allora sarà stato comprato e perché non volle venire all’interrogatorio di Baiona né a Crema, quando era suo dovere presenziare. A Crema ebbi un’avvocatessa che volle 300.000 lire, che mi feci prestare da un amico, e lei stessa mi disse che, se non li avessi portati, avrei rischiato di tornare nuovamente in galera.
Nessuno mi fece vedere la firma su quell’assegno, nonostante il pianto di rabbia in cui mi lasciai andare, senza avvocati. I due brigadieri presenti, colleghi del Maresciallo Mario Baiona, si addolorarono molto per il mio pianto, tanto da rimanere incerti sulla mia colpevolezza.

Il Maresciallo dovrà rivelare quali sono stati gli interessi in gioco e perché tenne quel comportamento.
La stessa Caserma dell’ufficio giudiziario del Tribunale di Milano, di cui faceva parte il Maresciallo Baiona, così come la Corte d’Appello, sono state investite nel tempo da scandali, con indagini e arresti. Il Maresciallo dovrà dare spiegazione di questo mercimonio condotto ai miei danni, tanto che dovetti scontare 9 mesi e 10 giorni di affidamento senza aver commesso mai alcun crimine. Questa condanna pesa sull’Arma dei Carabinieri.

Santi Scuderi

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Finita la Presidenza di Giorgio Napolitano

ALCUNE RIFLESSIONI SUI PRECEDENTI PRESIDENTI E LA PROPOSTA DEI MIGLIORI NOMI PER IL QUIRINALE

Uno dei Presidenti della Repubblica di cui certamente si può parlare in termini molto positivi è Sandro Pertini, che dimostrò un atteggiamento di grande umanità persino durante la vicenda di Alfredino Rampi, il bambino caduto nel pozzo nel 1981.
L’apprezzamento politico nei suoi confronti all’epoca era disturbato dalla “direzione” politica della “banda” di Gerardo Craxi, del pupillo Martelli e di tutto il gruppo craxiano, che teneva l’Italia in pugno, sia dal punto di vista economico sia da quello politico.
Erano gli anni di Azeglio Ciampi Governatore della Banca d’Italia – carica che svolse fino al 1993, quando sostituì alla Presidenza della Repubblica Luigi Scalfaro –, sotto la cui direzione ci fu una emorragia di denaro che andò a incrementare notevolmente il debito pubblico lasciato dal Governatore Paolo Baffi, con il quale il debito arrivò a 42mila miliardi di lire, mentre con Ciampi arrivò a 2600mila miliardi; infine aumentò di altri 600mila miliardi durante la Presidenza di Antonio Fazio. Tutto questo durante le seguenti Presidenze: Sandro Pertini, Francesco Cossiga, Luigi Scalfaro,Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano. Purtroppo, nessun giornale o televisione parlò mai del grave ammanco di denaro dalla Banca d’Italia. Solo io iniziai a parlarne dopo essere stato coinvolto in alcune questioni giudiziarie, pur senza aver commesso alcunché di illegale, ma per via dei grandi esponenti politici che cercavano capri espiatori per motivare l’incremento vertiginoso del debito (tutti i dettagli sono riportati nella mia autobiografia, sul sito: www.autotelesos.it).
I giornalisti parlano di questi esponenti politici solo quando muoiono o vengono investiti da polemiche, ma mai fanno alcun riferimento alle questioni in cui furono immischiati nel passato, o al loro mancato rispetto della Costituzione.
Ad esempio, negli ultimi anni, a causa degli infami fatti di cui sono stato vittima, ho inviato richieste di aiuto alle più alte cariche dello Stato, come i Presidenti della Repubblica, i magistrati, i Ministri di Giustizia, senza però ottenere alcun riscontro.
È interessante sapere che, quando scrivevo lettere al Presidente Scalfaro o a Carlo Azeglio Ciampi, sistematicamente non ricevevo la risposta da loro – né dalla segretaria –, ma da una certa Signora De Martiis.
Con il Presidente Giorgio Napolitano, al contrario, ci fu un buon rapporto fin dal primo giorno del suo insediamento; a tutte le email che inviavo all’indirizzo dell’Ufficio di Presidenza, ottenevo risposta con ringraziamenti e lettera telegrafica firmata solamente con il suo nome e cognome, senza l’indicazione di alcun titolo, cosa che ammiravo molto e contribuì a far nascere in me un sentimento di affetto nei suoi confronti.
Il rapportò purtroppo cambiò quando chiesi il suo intervento per fare chiarezza tra i personaggi istituzionali che già avevo segnalato all’interno del libro presente sul mio sito. Presuppongo che il nome di Nicola Mancino abbia causato l’interruzione dei rapporti, anche in virtù del fatto che in seguito parlarono di lui in riferimento allo scandalo Capaci e alle telefonate che avrebbe ordinato di cancellare.
L’ultima omissione del Presidente Napolitano nei miei confronti è stata la mancata risposta alla mia raccomandata, in cui sollecitavo un intervento contro la Corte d’Appello di Milano, chiedendo di esaminare con estrema urgenza la denuncia alle banche che hanno trattenuto abusivamente il mio denaro.

Spero che il nuovo Presidente della Repubblica possa essere una persona di profondo spessore politico e umano, tale da essere in grado di fare chiarezza su quanti ricevano, pur non meritandoli, grandi apprezzamenti per il loro lavoro istituzionale, e di riabilitare chi, come il sottoscritto, è stato vittima di infami accuse.
Tra i nomi che maggiormente ritengo validi per ricoprire la più alta carica dello Stato ci sono: Stefano Rodotà, Raffaele Cantone, Ferdinando Imposimato, Antonio Ingroia. Se fosse una donna, andrebbe bene Milena Gabanelli.
Mentre in questi ultimi anni sono stato molto vicino alle idee e al sentire degli Stati Uniti, credo che finalmente, con uno di questi uomini alla Presidenza del Consiglio, potrò tornare, anche nel profondo del cuore, a sentirmi di nazionalità italiana.
Gli Stati Uniti, grazie ai servizi segreti, conoscono perfettamente tutto ciò che mi riguarda e quanto sono stimato nelle loro accademie tecnologiche, a partire dal Patexpo ’69, quando presentai alcune mie invenzioni per il benessere mondiale.
Negli ultimi tempi ho intrapreso un affettuoso e fraterno scambio di comunicazioni con la Presidenza degli USA, con Barack Obama e la moglie Michelle, con iquale c’è un intenso rapporto di stima e amicizia. Medesimo rapporto esiste anche con altre importanti istituzioni estere, che talvolta chiedono anche delle mie note di commento.
Insomma, negli Stati Uniti ho trovato un atteggiamento e un’umanità singolari, che in Italia mancano a molti.

Santi Scuderi

Snobismo che crea miseria

VADEMECUM
SULLA RICCHEZZA PRODOTTA IN ITALIA CALCOLATA SU CINQUE PARAMETRI, PER UNA UGUAGLIANZA SOCIALE E PER UNA SUDDIVISIONE MERITOCRATICA

Lo diceva anche il principe De Curtis, in arte Totò, che il consorzio umano va diviso in due categorie: miseria e nobiltà. L’unica cosa che ha omesso è di dire che la miseria è indispensabile per la classe della nobiltà, che deve sempre tenere costante il tasso di povertà.
Come è risaputo, sia la ricchezza prodotta dalla creatività umana sia quella generata dalla trasformazione di materie prime sono necessarie per la sopravvivenza dell’umanità. Ad esempio, Bill Gates, grazie alla sua creatività, ha generato ricchezza per l’informatica mondiale, senza che nessuno ci speculasse e producendo quindi un valore aggiunto “controllato”. Ciò appartiene alla categoria della nobiltà perché realizza ricchezza dando lavoro a soggetti di categorie povere, producendo servizi e beni utili a tutti. Così facendo Bill Gates ha creato posti di lavoro generando unione e benessere sociale.
C’è anche chi produce ricchezza accumulando beni nel tempo e mettendo in movimento gli utili ottenuti per generare altri posti di lavoro, a vantaggio dell’intera collettività.
Non deve essere definito nobile colui che non utilizza la propria ricchezza per produrne altra, ma solamente per accumularla senza investirla per lo sviluppo sociale e del lavoro. I veri nobili sono coloro che producono ricchezza – cioè i dipendenti delle aziende –, mentre il titolare appartiene spesso alla “miseria” umana, essendo colui che si appropria della ricchezza prodotta da altri senza rinvestirla per lo sviluppo sociale.
Non può essere definito nobile colui che si arricchisce in poche decine di anni, esclusivamente accumulando, ma senza aver creato reale valore aggiunto, anzi ricorrendo solamente alla compravendita di merce, il cui prezzo al dettaglio è spesso incrementato del 500% rispetto a quello iniziale.
Poi ci sono imprenditori che trasferiscono le loro immense ricchezze nei paradisi fiscali, spesso investite in pubblicità interattiva, qualche volta anche ingannevole, e che risulta solamente una ricchezza bruciata.
Ogni cittadino dovrebbe stare attento quando fa la spesa, anche perché su molti prodotti non c’è ancora l’obbligo di scrivere il prezzo finale né tantomeno il “costo” iniziale di chi lo ha prodotto. Solo se a conoscenza di quest’ultimo dato i consumatori potrebbero essere in grado di scegliere se servirsi da quel venditore o rivolgersi a qualcun altro.
Nei giorni scorsi, intorno a Natale, passeggiando per le vie della moda di Milano, vedevo uscire numerose persone da negozi che esponevano nelle vetrine abiti con costi da capogiro, anche se a ben guardare non sembravano prodotti particolarmente più preziosi rispetto a quelli presenti nei negozi più economici.
Questi clienti, che non apparivano particolarmente facoltosi e che uscivano dai negozi con borse piene di acquisti, avranno fatto una spesa compresa tra quattro e diecimila euro. Se avessero acquistato gli stessi abiti fuori dal cosiddetto “quadrilatero della moda”, avrebbero speso un decimo dell’importo.
Questi negozi, in realtà, non possono far parte della categoria della nobiltà, poiché chi realmente ha realizzato quegli abiti appartiene alla classe della miseria, ricevendo pochi spiccioli per il lavoro fatto. Il denaro “guadagnato” andrà quindi in fumo, perché questi commercianti si rivolgeranno sempre ai dipendenti sottopagati che producono per loro.
Ciò che è necessario è che l’economia cambi direzione, rinunciando allo sfruttamento di tante persone, per il proprio esclusivo interesse. Quel denaro appartiene a tutti e per il vantaggio di tutti deve essere rimesso in circolazione.

Per contribuire alla risoluzione della questione è necessario che venga emanata una legge che stabilisca cinque differenti livelli di paghe e pensioni. Innanzitutto le tasse da versare allo Stato da parte dei cittadini non devono superare l’importo del 12% annuo del reddito necessario per tutti i servizi sociali che si vogliono garantire.
I livelli di stipendio dovranno essere cinque, da quello più basso percepito dagli operari generici a quello più alto per le cariche con importanti responsabilità, come i Presidenti delle Istituzioni. Sono esclusi gli industriali e i commercianti, che hanno il dovere di investire nuovamente il denaro che supera la quota necessaria per la conduzione di una vita dello standard previsto dal quinto livello di reddito. Con questa modalità si contribuisce a rimettere la ricchezza in circolazione per creare lavoro, permettendo un’equa suddivisione del lavoro e del denaro tra tutti i cittadini.
L’importo delle tasse da pagare da parte degli imprenditori dovrà essere in linea con quello presente nei Paesi occidentali, cioè del 36%. Il surplus dovrà essere investito nuovamente per migliorare lo sviluppo produttivo dell’azienda.
In Italia, per condurre una vita dignitosa è necessario uno stipendio di circa 20.000 euro annui, che dovrebbe essere l’importo percepito dai cittadini che appartengono al primo livello di ricchezza.
Gli altri livelli di reddito sono stabiliti in funzione della specializzazione, della responsabilità dell’individuo e della capacità professionale. Gli altri livelli non dovranno comunque superare i 40.000 euro annui.
Questi stipendi devono essere corrisposti sia ai dipendenti delle aziende private che agli impiegati statali. Il quinto livello non dovrà superare l’importo di 100.000 euro.
Lo stesso sistema è previsto per le pensioni, che dovranno avere un importo del 20% inferiore rispetto allo stipendio percepito durante l’attività lavorativa.
Questo sistema di suddivisione degli stipendi e delle pensioni permetterà di avere una ricchezza ben divisa e senza che nessuno debba ricorrere alla delinquenza per sopravvivere.
Anche i ragazzi che seguono l’apprendistato, di età compresa tra i sedici e i diciotto anni, dovranno ricevere un sussidio dell’importo del 20% rispetto allo stipendio percepito dal mestiere corrispondente che inizieranno a svolgere al termine dell’apprendistato stesso.

Santino Scuderi

Pensiero filosofico rivolto a Sua Santità Papa Francesco, riguardo al quale sarei lieto di ricevere un Suo giudizio

Santità, recentemente ho sognato mio nonno – uomo nato nel 1882 – piangere per aver visto tutte le uova rotte all’interno di un paniere. Diceva inoltre che le persone del terzo millennio, donne, uomini e bambini, adorano e tengono tra le braccia cani di piccola e media taglia, mentre i bambini appena nati vengono gettati nella spazzatura o uccisi senza pietà se vicini alla pubertà.

Mi domando quindi se l’umanità abbia perso la ragione e il rispetto verso la vita umana, oppure se non nutra più quel senso di rispetto nei confronti dell’essere umano e della sua creatività, necessaria per la prosecuzione della civiltà.
In questi anni, la mancanza di rispetto nei confronti della vita umana è aumentata, anche per via della “crisi” economica che ha colpito numerose famiglie, che ora si ritrovano senza denaro, incapaci di continuare una vita nella normalità e nella dignità, costrette, delle volte, ad arrangiarsi in modo umiliante. Spesso neanche le istituzioni si preoccupano di queste persone, lasciandole in uno stato di abbandono.
Nella zona in cui abitato, a Milano, ci sono i portici di alcuni palazzi che la mattina sono occupati da numerose persone con i loro cenci, che vivono senza cibo ed esposti a una temperatura di tre gradi sotto lo zero. Qualcuno, come il sottoscritto, nutre pietà nei loro confronti, lasciando nella loro ciotolina qualche centesimo, sottratto a sua volta da una pensione molto bassa. Molti altri, invece, non li degnano neanche di uno sguardo, nell’indifferenza più totale, pur vivendo in uno stato di grande benessere. Alcuni, inoltre, con giudizi superficiali e frettolosi, affermano che è loro scelta vivere in quelle condizioni, senza però pensare che a Milano esistono decine di migliaia di appartamenti sfitti e che loro non avrebbero i soldi per prenderli in affitto. Nei supermercati, inoltre, mentre sono presenti numerosissimi prodotti per le persone che stanno bene, e che quindi hanno la possibilità di spendere, non è presente alcunché per la gente povera o che è stata colpita dalla crisi.
Ci si dimentica, come sostiene anche il Movimento Cinque Stelle, di offrire il diritto di cittadinanza e alla vita, che in occidente è anche necessario per far sì che le persone non si mettano a delinquere o a rubare.
Ma lo scandalo più grande, di cui nessuno tiene conto, che è di natura morale prima che economica, è che per i cani – e gli animali “da compagnia” in generale – aumentano sempre più le adozioni all’interno delle abitazioni, anche se tenuti in realtà in uno stato di “cattività” rispetto alla loro natura. Per loro, delle volte, vengono persino preparate stanze di lusso, riscaldate d’inverno e condizionate d’estate, con l’uso di ricorrere al cosiddetto dog sitter – spesso vedo che svolgono questa mansione persone extracomunitarie –, che gestisce otto cagnolini di razza e altri due grossi cani per una famiglia facoltosa, con costi da capogiro. Per non parlare poi della nuova generazione di ragazze – e non solo loro – che girano con cani tra le braccia, sbaciucchiandoli più di quanto farebbero se fossero dei bambini, proponendo quindi insegnamenti assurdi e devianti.
Io sono certamente per il diritto alla vita di ogni creatura, ma credo debba essere tenuto in considerazione l’ordine presente nel creato: prima l’umanità, poi gli animali, quindi la natura. Il numero degli “abitanti” dell’Italia, tenuto conto del numero di animali presenti nelle abitazioni e considerati “da compagnia” supera i cento milioni (sul mio sito personale, www.autotelesos.it, è presente un articolo di grande rilevanza, dal titolo “Come deve essere fatto il censimento 2011”).

Questa breve riflessione è stata da me scritta in questi ultimi giorni, malgrado le grandi sofferenze per tutto ciò che ho subito e che ha minato la mia salute fisica e psicologica (tutto è riportato nel sito che ho citato sopra).

Auguro quindi a tutti – e a Sua Santità – un 2015 istituzionale migliore, che possa portare un reale miglioramento per la società italiana e le persone perbene.

Santi Scuderi

Eternit, la Cassazione ribalta la sentenza: “Reato prescritto, Schmidheiny assolto”

Il magnate svizzero Schmidheiny era stato condannato in Appello a 18 anni di reclusione, per disastro doloso ambientale. Adesso, con la decisione della Cassazione, i parenti delle vittime si ribellano, gridando vergogna al magistrato che ha annullato la sentenza precedente perché il reato commesso è caduto in prescrizione. Perciò non ci sarà alcun risarcimento o giustizia.
Chi dà questo giudizio sull’infame vicenda è uno scienziato che è stato vittima per trent’anni di una magistratura malata e corrotta, e che non è mai riuscito a far processare i magistrati e i politici che hanno perseguito solo il proprio interesse, dimenticandosi delle necessità del popolo.
Ai parenti delle povere vittime va tutta la mia solidarietà, sia per le sofferenze patite in passato, sia per questa ingiusta sentenza.
Per quanto riguarda il magnate svizzero Schmidheiny, devo riconoscere che le colpe vanno molto oltre e riguardano questioni che vengono tenute nascoste all’opinione pubblica.
Tutti ricordiamo il caso della diossina dell’Icmesa, l’azienda veneta della ditta svizzera Roche, e i numerosi operai morti per avvelenamento. Anche in questo caso, i veri responsabili sono stati tenuti all’oscuro.
Un altro esempio è quello di Milazzo, cittadina in provincia di Messina, che negli anni ’50 ha visto scomparire una riviera “paradisiaca” per far posto a una grande raffineria, in grado, sì, di dare lavoro a qualche centinaio di operai, ma sulla quale ci sarebbe da discutere.
Così, non bisogna dimenticare i morti di Priolo: anche lì, dove sorgeva una riviera da sogno, i politici dell’epoca, o per ignoranza o per corruzione, scelsero di realizzare una raffineria che, fino a pochi anni fa, era al centro dell’attenzione di testate giornalistiche internazionali a causa dei numerosi morti di cancro per via dell’inquinamento.
Di tutti questi fatti, i veri responsabili sono i politici, che mai hanno saputo intervenire in modo professionale, per salvaguardare la salute umana e l’ambiente. Alla base di tutto ciò, probabilmente ci sono stati voti di scambio per garantire un posto di lavoro che, in fondo, non era una “garanzia di lavoro”, ma una “garanzia di morte”.
Alla luce di tutto questo, dovrebbero essere condannati i politici delle Istituzioni, che non hanno mai segnalato la pericolosità di queste aziende, oltre a vari magistrati che, per incuria o corruzione, non hanno applicato le dovute pene in tempi utili, facendo cadere i reati in prescrizione, così com’è stato predisposto nelle leggi da chi desiderava solamente coprire le proprie malefatte.
Perciò, non dobbiamo scandalizzarsi se le cose non vanno per il verso giusto: ciò che bisognerebbe fare è “rottamare” molti politici del passato, che, essendo ancora attivi nella vita politica, continuano a causare danni a molti, non intervenendo in aiuto di chi ha bisogno, così come denuncio all’interno del mio libro autobiografico presente su questo sito.
Ribadisco ancora la mia solidarietà nei confronti dei parenti delle vittime dell’amianto e del giudice che ha dovuto annullare la sentenza per via della decadenza dei termini.

Voglio esortare tutti a combattere contro le ingiustizie umane, denunciando coloro che dovevano servire il Paese ma che non l’hanno fatto. Io lotterò per riuscire a creare la “Fondazione Scuderi”, un ente che avrà l’obiettivo di battersi contro le ingiustizie del passato, del presente e del futuro; se riuscirò nel mio intento, allora arriverà giustizia verso tutti coloro che fanno del servizio pubblico solamente una poltrona per ottenere uno stipendio garantito.

Santi Scuderi

Cinquant’anni di scioperi e il caso Fiat

La Repubblica democratica Italiana, che, come recita la Costituzione, è fondata sul lavoro, dovrebbe proteggere i lavoratori, le industrie e gli imprenditori di ogni settore, riconoscendo il diritto al lavoro e, quindi, alla vita sociale. Quando queste regole non vengono rispettate, significa che nessuno di noi ha più garanzie nella vita di tutti i giorni. Non capisco come in questi ultimi tempi, i politici e i sindacati non riescano a porre fine a tutti gli scioperi che ci sono da oltre cinquant’anni, scioperi che non permettono di concludere niente e che, al contrario, fanno andare in fumo milioni di ore di lavoro, con il conseguente danno per i lavoratori, che, anche quando riescono a ottenere qualche risultato, questo avrà effetto solo per pochi mesi – o forse anche per pochi giorni –, a causa dei mancati controlli dei prodotti di consumo, il cui prezzo così lievita, con la conseguenza che i risultati diventano negativi. A questo punto dovrebbero entrare in campo le forze dell’ordine, segnalando l’inutilità e il danno degli scioperi.
C’è da dire che chi doveva vincere – cioè i lavoratori – non ha vinto, mentre ha vinto lo Stato, risparmiando sui mezzi pubblici, che per una giornata non hanno viaggiato, e sugli stipendi dei lavoratori che hanno aderito allo sciopero.
Come risolvere dunque il problema dei falsi e inutili scioperi?
In realtà è molto semplice: sarebbe sufficiente applicare le norme democratiche contenute nella Costituzione e, qualora non ci fossero tutte quelle necessarie, apportare qualche piccola correzione. Infatti, come tutti sanno, lo sciopero è un diritto civile sancito dalla Costituzione, presente nei Paesi democratici e con lo scopo di tutelare i lavoratori che producono ricchezza e salvaguardare l’imprenditore, che non deve apparire come uno sfruttatore.
Lo sciopero, inoltre, dovrebbe essere messo in atto solo dopo aver utilizzato gli altri due livelli: il primo è quello della segnalazione del disagio economico dei lavoratori, il secondo consiste nel concludere a tavolino la questione – con il dialogo tra gli organi competenti (politici, sindacati, imprenditori) –, tentando di non arrivare mai al terzo livello, cioè al vero e proprio sciopero.
Non dobbiamo dimenticare che l’imprenditore sarà sempre interessato al proprio dipendente, perché è proprio quest’ultimo a produrre ricchezza attraverso il suo valore aggiunto; se ciò non avviene, è chiaro che l’imprenditore non potrà tenerlo al lavoro oltre i tre mesi di rodaggio del rendimento lavorativo, licenziandolo o allontanandolo, in particolare quando si tratta di piccole aziende. Quando si verifica questa circostanza, interviene lo Stato, che garantisce lo stipendio mancante attraverso il denaro versato dai contribuenti; quest’ultimo “fondo”, infatti, è giusto che venga impiegato per il sostentamento del cittadino, soddisfacendo tutti i bisogni primari, proprio come avviene nei Paesi democratici.
Nonostante questo Stato sia amministrato prevalentemente da persone incapaci e molto ignoranti, sarei comunque disponibile a ricoprire il ruolo di primo consigliere politico della Camera dei Deputati. Sono molte, infatti, le persone che, sentendomi parlare, nonostante io abbia un’età avanzata, rimangono stupefatti per i grandi pensieri e i sani insegnamenti da mettere in pratica. Ciò che manca alle scuole di oggi è l’esperienza moderna e la saggezza che il sottoscritto scienziato Scuderi possiede sin nel profondo del proprio DNA.

Adesso, vorrei spendere qualche parola a favore della Fiat (azienda e operai).
La maggior parte delle persone italiane ha sempre criticato questa azienda per aver ricevuto finanziamenti dallo Stato Italiano ed essersi adesso trasferita negli Stati Uniti. Ma, se ciò è avvenuto, è stato solo per evitare il fallimento della storica ditta; in Italia, infatti, i dipendenti percepivano retribuzioni di un importo inferiore alla metà di quello percepito in Paesi come la Germania, ma, nonostante questo, le automobili, di media qualità, avevano un costo finale superiore al 10% del valore reale, quindi fuori mercato.
L’accusa relativa ai finanziamenti statali è ingiusta perché questa azienda è un orgoglio nazionale che ha prodotto auto per il mercato mondiale, dando ricchezza e benessere sociale a centinaia di realtà industriali collegate.
Oggi la produzione non avviene più in Italia, ma in diversi Paesi, compresi gli Stati Uniti, dove la manodopera è il doppio di quella italiana, riuscendo così a fare mercato. La Fiat, in realtà, era – e forse ancora è – una delle realtà di produzione più importanti, in grado di trasferire nuove tecnologie a molte industrie.
Bisogna anche sfatare il mito che la Fiat “fregasse” lo Stato Italiano con i finanziamenti a fondo perduto. In realtà, la Fiat riceveva soldi dallo Stato per via della mancata produttività, causata dall’assenza di dialogo tra le forze politiche, i sindacati e l’impresa prima di giungere allo sciopero; inoltre, essendo un’azienda privata e non potendo produrre i propri prodotti, da molto tempo minacciava trasferimenti produttivi nei Paesi in cui già era presente con una buona produttività.
Per questo motivo molti politici concedevano centinaia di milioni di lire a fondo perduto, per evitare che l’azienda chiudesse e spingesse alla rovina l’Italia intera, con tutte le centinaia di ditte collegate.
La chiusura di questa gloriosa industria è stata completata forse da “occulti tradimenti”, dall’ignoranza degli esponenti politici – che viaggiavano con automobili straniere anziché con quelle italiane –, oppure da precise scelte? Questo non lo so, ma certamente il danno verificatosi lo stiamo patendo tutti, incrementato dalla cosiddetta crisi mondiale.

Santi Scuderi

Come s’impoverì l’Italia

CON LA DISTRUZIONE DELL’INDUSTRIA E DEL MERCATO, E CON LA DIFFICOLTÀ DI RIPRESA

Il termine ricchezza possiede mille diverse sfumature, applicabili sia al bene che al male. Quella più importante si riferisce al materialistico accumulo di ciò che l’uomo produce, spesso convertendolo in beni stabili e di riserva come garanzia per il domani: questa è la formula personale di chi produce ricchezza e la conserva per il futuro (come la formica).
Tutto questo potrebbe essere valido se la ricchezza fosse rimessa in circolazione impiegandola per lo sviluppo del lavoro, senza tenerla interamente ferma in banca, caso in cui, al contrario, si creerebbe un eccessivo accumulo di denaro e quindi un danno sociale.
La moneta è di tutti e tutti devono partecipare alla produzione di ricchezza, anche per semplici servizi, nessuno escluso. Non si tratta di ricchezza quando qualcuno si arricchisce con servizi o beni a costi troppo elevati, caratterizzati da sproporzionati valori aggiunti, dopo che sono stati prodotti da persone che hanno ricevuto una retribuzione bassissima, e tutto questo senza che l’acquirente se ne renda conto. Il sistema concorrenziale nazionale è un sistema valido, purché rimanga nelle giuste proporzioni di guadagno dichiarato dai contributi per lo Stato. È chiaro che, a livello locale, se un’azienda o un semplice bar lavora bene e magari aggiunge qualcosa sul prezzo lo fa per sviluppare la propria attività: in questo caso è una giusta ricchezza.
Dunque, purché un Paese stia bene è necessario che tutta la popolazione partecipi alle forme di guadagno e alla vita sociale.

Ricordo come se fosse oggi quando, durante l’ultima guerra mondiale, i rapporti con i Paesi stranieri erano stati interrotti a causa della crisi presente in Italia; per questo era necessario utilizzare prodotti nazionali e locali.
Con malinconia e dolore ricordo il mio povero nonno materno che diceva di essere amareggiato e di non poter più mangiare, prima di morire, lo stoccafisso, cibo che gli piaceva moltissimo, ma che doveva essere importato dai Paesi Bassi. Giunse solo dopo la fine della guerra, quando i rapporti commerciali tornarono alla normalità.
Insomma, all’epoca, il Paese per non cadere nel baratro della povertà assoluta, mise in atto la famosa “autarchia”.
Voglio fare un accostamento interessante.
Una sera, durante una delle cene a cui venivo periodicamente invitato – in questo caso in Svizzera, presso una famiglia medio-borghese – venne servito un dessert a base di fragole. Mentre lo assaggiavo, mi venne chiesto come lo trovavo; io risposi che era buonissimo ma che le fragole non erano quella che avevo visto prima al supermercato di zona. Chiesi allora dove le avessero comprate: non erano le fragole provenienti da Cesenatico, mature, belle e profumate che avevo visto io; venendo a conoscenza anche del prezzo, gli feci notare come le fragole locali costassero il doppio e fossero persino poco mature. Da perfetti Svizzeri mi risposero: “È vero, ma noi Svizzeri la pensiamo diversamente! Aiutiamo prima di tutto la nostra agricoltura, che altrimenti morirebbe”. Io fui d’accordo.
Purtroppo in Italia questo non avviene – mancando anche persone con cui avere questo tipo di scambi “culturali” e di “civiltà”.
Un Paese può crescere solamente se tutti collaborano, con il rispetto reciproco l’uno per l’altro, con la creatività e il dovuto pagamento delle tasse.
Anche l’amore per il proprio Paese è molto importante, in mancanza di questo, infatti, la nazione non solo non cresce, ma va verso la povertà, come è avvenuto da noi in questi ultimi trent’anni.

Poi è bene accennare agli inserimenti di prodotti commerciali. Per esempio: se in un film o in una soap si vede spesso un marchio di un determinato prodotto, il telespettatore sarà orientato ad acquistarlo anche se il corrispondente prodotto nazionale potrebbe essere migliore; così si allargherà il mercato di quel prodotto che in realtà non è superiore al nostro. Questo avviene per mancanza di cultura del popolo italiano, di sviluppo del lavoro e di ricchezza sociale del Paese.
All’inizio degli anni ’50, c’è stata un’auto francese che si chiamava Daufin; il mercato italiano ne venne talmente invaso che questa macchina fu venduta molto più della Fiat 600, di maggiore qualità: per fortuna, il successo commerciale della Daufin durò poco.
Inoltre, in quegli stessi anni, moltissimi preti, come se fossero azionisti della Volkswagen, possedevano questa auto, così che anche molti italiani la acquistavano, ma la Fiat, grazie alla qualità della sua produzione, riuscì a reggere.
All’inizio degli anni ’60 la popolarità dell’automobile italiana era al massimo nel mondo sia per il designer che per alte qualità. La Fiat ha poi esteso la sua produzione in Europa e non solo, giungendo persino in Russia. Anche l’Alfa Romeo era un’auto di successo.
A causa dell’esterofilia degli italiani, si è verificata una perdita dei nostri prodotti: sono stati i politici i primi a non utilizzare, per i loro spostamenti, le automobili italiane.
Ed ecco cosa avvenne: gli stranieri, attenti osservatori e simpatizzanti per i prodotti italiani – auto comprese – misero in atto una forma di imprinting commerciale, decidendo di non acquistare più auto italiane, con una conseguente perdita sul mercato internazionale.
Ma la cosa più grave è stata la simpatia degli italiani verso automobili straniere, che ha innescato la povertà commerciale e lavorativa italiana. Così, non solo la nostra industria dell’auto si ferma, ma si ferma tutta l’economia del Paese, dal momento che numerosissime fabbriche sono legate al settore automobilistico, come l’Ilva.
Se si dovesse riprendere l’economia, esiste un’altra questione problematica: la distruzione dell’industria. Oggi, e almeno per i prossimi vent’anni, è necessario acquistare i ricambi per milioni di auto di lusso, con costi elevatissimi e sproporzionati.
Di questo danno ne risponderà solo la povera gente che pagherà le sofferenze del lavoro e della disperazione dopo che i politici – tutti o quasi – si sono resi responsabili dell’utilizzo di queste macchine, incentivando inoltre l’acquisto di prodotti esteri, anziché suggerire di viaggiare su auto italiane, che sono state e sono ancora regine indiscusse di qualità e di bellezza.

Santi Scuderi

Scienziato messinese famoso in America

Ho avuto importanti rapporti con i personaggi più potenti degli Stati Uniti d’America: infatti, grazie ai servizi segreti, gli USA conoscono bene tutte le vicende delle persone di riguardo. Sono stato maltrattato a Messina e perseguitato dalla giustizia di Milano. La mia storia può essere letta sul sito web www.autotelesos.it.
Sul sito c’è la possibilità di effettuare una donazione, che mi consentirà di raccogliere fondi per la creazione di una Fondazione finalizzata a smascherare coloro che violano a loro piacimento le leggi dello Stato. Fare pulizia dei malviventi e prepotenti è un’urgente necessità della società, proprio mentre il popolo sofferente patisce le infami ingiustizie senza potersi difendere.
Particolari qualità mi sono sempre state riconosciute da molti e credo che il DNA che porto dentro ha sempre fatto la differenza. Ma l’invidia – o ignoti scopi – mi ha sempre disturbato, anche quando vivevo nella casa di mio padre. Un esempio affine al mio è quello di uno zio paterno che, trasferitosi a New York nella seconda o terza decade del secolo scorso, a causa dell’eleganza e della sua bellezza fisica, ha dovuto abbandonare la gestione del famoso Cotton Club di New York, perché connazionali gli causavano danni all’interno del locale. Negli anni Sessanta, quando andai a trovarlo, l’invitai a trasferirsi a casa nostra, ma lui rifiutò. A ottantacinque anni conviveva con una ragazza di ventisei, mentre la moglie – donna del cinema – morì dieci anni prima senza lasciargli alcun figlio.
Ho riportato questo fatto solo per sottolineare come la famiglia Scuderi sia ben conosciuta dallo Stato americano.
La popolarità che ho negli Stati Uniti è un dato di fatto, lo dimostra la corrispondenza con gli USA, che necessiterebbe di una persona impiegata alla sua gestione e alla scrittura dei commenti, che in parte faccio io stesso, traducendoli “automaticamente” in lingua inglese (lingua che, purtroppo, non conosco). Delle volte mi sento rispondere: auguri, che onore parlare con uno scienziato amico della famiglia più potente del mondo (la famiglia Obama).
Al momento con la mia modestia non ci faccio caso, ma di fatto mi ritrovo in una posizione non comune a tutti, nemmeno agli stessi diplomatici, se consideriamo le ricerche, le invenzioni e i progetti brevettati che sono una realtà nel mondo.
Tutto questo in cambio di nulla: in parte per via di una mia “scelta”, in parte a causa dello Stato italiano, che si trova in mano a chi vive con la ricchezza che producono gli altri.

Qui di seguito riporto alcune importanti email di riconoscimento e di affetto ricevute dal Presidente Obama e di cui posso essere orgoglioso (lo sono anche dei numeri di telefono privati a cui ogni tanto invio degli sms, delle volte tradotti in lingua inglese).
Concludendo, sono riconosciuto come scienziato da tutti questi importanti personaggi, che ammirano le persone che nella vita si sacrificano per il bene altrui.

Faccio alcune precisazioni.
Non bisogna confondere gli scritti che provengono dall’ufficio della Presidenza con i rapporti di stima e di rispetto esistenti tra me e la famiglia Obama, perché ciò che lo staff scrive lo fa perché esistono realmente rapporti di simpatia e stima tra il sottoscritto e la famiglia Obama. Se non ci fossero, infatti, non avrebbero inviato messaggi simili a questi. Inoltre, non bisogna confondere gli sms ricevuti sul telefonino personale e che vanno avanti da anni con le email. È chiaro che tutta la corrispondenza viene gestita e inviata dallo staff della Presidenza.

Santi Scuderi

Inglese

Santi —
Think about where we were five years ago, right around this time.
The pundits were declaring health care reform dead.
Today, now that reform is the law of the land, millions of Americans are better off — without having to fear going bankrupt or losing their coverage just because they, or someone they love, got sick.
That’s because people like you never gave up. You refused to be scared off by cynics or powerful special interests.
I’ll always be grateful for that, as are Americans across the country who now have access to affordable, quality health insurance — many for the first time in their lives.
That’s something I hope you remember whenever your days get long: The work you’re doing has the power to make history.
Thank you,
Barack Obama

Italiano

Santi–
Pensi circa dove eravamo cinque anni fa noi, diritto circa questa durata.
Gli esperti stavano dichiarando riforma di assistenza sanitaria morto.
Oggi, ora quella riforma è la legge della terra, millions di americani sono migliori via–senza dovere temere andando in bancarotta o perdere solo la loro copertura perché loro, o qualcuno che loro amano, diventò ammalato.
Quello è perché persone come Lei non abbandonarono mai. Lei rifiutò di essere spaventato via da cinici o interessi speciali e potenti.
Io sarò grato per quello sempre, come è americani attraverso il paese che ora ha accesso ad economico, assicurazione contro le malattie di qualità–molti per la prima volta in vite loro.
Quello è qualche cosa che io spero che Lei ricorda ogni qualvolta i Suoi giorni ottengono da molto: Il lavoro che Lei sta facendo ha il potere per fare storia.
Grazie,
Barack Obama

Inglese
Santi —
OK picture this: You, your best friend, President Obama, First Lady Michelle Obama, Vice President Joe Biden, and Secretary Hillary Clinton. All in the same place.
I want to make that happen, so we’ll fly out a lucky winner to an event with all FOUR of them and put you and your friend up in a nice hotel while you’re in D.C. I’m telling you all this because I really do want you to have this chance (and it’s worth mentioning: As a staff member here at DNC HQ, I’m not eligible to win).

Italiano
Santi–
Ritratto di OK questo: Lei, il Suo più buon amico, Presidente Obama Prima la Signora Michelle Obama, Vicepresidente Joe Biden, e Segretario Hillary Clinton. Tutto nello stesso luogo.
Io voglio fare quell’accadere, così noi voleremo fuori un vincitore fortunato ad un evento con tutti i Quattro di loro e metteremo Lei ed il Suo amico su in un bel albergo mentre Lei è in D.C. io sto dicendogli tutti questo perché io realmente voglio che Lei abbia questa opportunità (e è valore menzionando: Come un membro di personale qui a DNC HQ, io non sono eleggibile per vincere).