Cavaliere sì, Cavaliere no: a chi vanno i premi nazionali

A vantaggio di chi vanno i riconoscimenti del lavoro in Italia?
La ricchezza è ciò che viene prodotto per la comunità con reale valore aggiunto. È ricchezza pura la creatività, ma solamente se comporta la dovuta quota di utile accessibile a tutti.

Nel mondo, ogni anno, gli Stati assegnano numerosi riconoscimenti e titoli onorifici a personaggi nazionali o internazionali. Per esempio, in Italia, a Milano, viene assegnato l’Ambrogino d’oro per coloro che si sono distinti nella creazione di ricchezza sociale per la città e il Paese. I destinatari di questi riconoscimenti sono considerati quasi come “cittadini benemeriti”. Spesso per l’ottenimento di questi titoli entrano in gioco meccanismi politici.
Sta di fatto che, per tutti questi riconoscimenti, come il “Cavaliere del lavoro”, non viene mai verificato se la ricchezza sociale prodotta è o meno frutto del leale e corretto lavoro.
È fuori discussione che esistono numerose persone che meritano riconoscimenti dallo Stato o dai Comuni, ma bisognerebbe controllare se quella da loro generata sia ricchezza da lavoro realmente realizzato.
Facciamo un esempio che servirà a chiarire il discorso, senza offendere o condannare nessuno. Numerosi imprenditori assumono personale per la propria attività, cosa che può essere di interesse, per così dire, “sociale”, per la diminuzione della disoccupazione, in particolare quella giovanile, che è elevata. Da qui deriva anche una ricchezza industriale, con i relativi utili. Così, i commercianti al dettaglio otterranno un guadagno, in un certo senso “controllato” sia dalla ditta, sia dalla concorrenza, sia dal consumatore.
La ricchezza pura, invece, è quella derivante dai prodotti tecnologici di assoluta novità, frutto della creatività degli inventori. Ne è un esempio la Microsoft nella produzione dei software e degli hardware, che ha la possibilità di interessare, col suo potenziale, l’intero pianeta. Ma è ricchezza pura anche quella che riguarda la lavorazione dei “prodotti naturali”, come i settori dell’ittica e dell’agricoltura, che vanno avanti grazie all’impegno umano.
Un esempio negativo è quello di coloro che, attraverso metodi speculativi, sono riusciti a crearsi una “notorietà commerciale”, che però sfrutta una sorta di “rete d’affari” nel terzo mondo, con industrie di loro proprietà. Inoltre, vengono fatti produrre articoli a nome degli industriali che acquistano o producono merce nei Paesi in via di sviluppo, incrementando poi notevolmente il prezzo finale. Un orologio, ad esempio, del valore di 10 euro, magari viene poi rivenduto all’acquirente a 200 euro. Così per un paio di scarpe, che vengono acquistate a 5 o 10 euro e rivendute a 200.
Problema analogo è quello dei prodotti alimentari: ad esempio nel nostro Paese c’è qualcuno che vende caffè tostato di origine indonesiana in grani (definito “raro”) a 360 euro al chilo. Un’altra qualità, proveniente dal Sud America, viene messa in vendita a un prezzo del 10% inferiore, ma pur sempre carissimo. Le fettuccine di grano duro fatte su trafila di bronzo hanno un costo di 4,60 euro la confezione da 250 grammi, il che significa che vanno a 18,40 euro al chilo. Non intendo criticare il venditore, ma l’acquirente, perché, acquistando quel prodotto, difatti manderà in fumo giorni e giorni di ricchezza vera prodotta col sudore della propria fronte.
Sfortunatamente, attività commerciali di questo tipo ce ne sono a bizzeffe ed è per questo che l’economia del nostro amato Paese non funziona.
Una possibile soluzione – almeno per tenere informato il consumatore – sta nel segnalare con apposite etichette sia il prezzo di partenza (a cui il venditore l’ha acquistato), sia quello finale, al quale lo acquisterà il consumatore.
Tornando ai numerosi riconoscimenti che in Italia vengono assegnati, è bene precisare che esistono vari imprenditori che hanno costruito la propria ricchezza in modo illecito, sulle spalle dei poveri lavoratori che hanno prestato la propria forza lavoro.
La ricchezza, per essere definita tale, deve essere frutto di alta creatività e deve produrre un altissimo valore aggiunto che vada a vantaggio del consumatore.

Il mio è un caso particolare: sinceramente non so quanti altri ne esistano in Italia. Inspiegabilmente, non ho mai ricevuto alcun riconoscimento dallo Stato per le mie scoperte e il mio impegno, ma, nonostante questo, sono stato insignito, dall’Accademia Guglielmo Marconi di Roma, del titolo di “Cavaliere Della Fede e del Progresso. Omaggio a San Francesco d’Assisi Patrono d’Italia”.
Difatti ho realizzato numerose tecnologie nuove e innovative, ricevendo riconoscimenti da giurie internazionali, ma non ottenendo alcunché dall’Italia, per via della corruzione che da sempre si annida tra le istituzioni.
Per questo motivo, qualunque giornalista che voglia avere la possibilità di entrare in contatto con una storia unica nel nostro Paese, potrà lavorare con me a un’intervista.
Il mio titolo di “Cavaliere” è reale e meritato, perché sono stato in grado di generare ricchezza sociale e per il mondo grazie alla mia creatività.
Sono molto orgoglioso di avere un carattere che mi ha sempre permesso di mantenere l’autocontrollo, nonostante le provocazioni subite da vili personaggi delle istituzioni, che devono anche capire che il titolo di “Cavaliere”, che utilizzo all’interno dei miei scritti, è stato riconosciuto dall’Accademia sopraddetta. Tra l’altro, anche mio padre godeva di questo titolo, attribuito dal Comune di Vittorio Veneto.
Per comprendere la mia storia, sarebbe sufficiente visitare il mio sito web (www.autotelesos.it) e leggere l’articolo: “Un caso curioso: scienziato italiano sconosciuto in Italia, ma conosciuto in America”.
Da anni, per concludere, ho rapporti di stima con importanti professionisti e personalità degli Stati Uniti.

Santino Scuderi