CHE GLI ORGANI DI STATO COMPETENTI AVVIINO CON URGENZA L’INCHIESTA PER FURTO E MALVERSAZIONE PRESSO LA CORTE D’APPELLO DI MILANO

LA CORTE D’APPELLO DI MILANO DOVRÀ CHIARIRE DOVE SONO ANDATI A FINIRE IL LIBRETTO DI RISPARMIO IN SEQUESTRO CONSERVATIVO E SOLLECITARE LE BANCHE ALLA RESTITUZIONE DELLE SOMME PRESENTI SUI CONTI CORRENTI INTESTATI ALLA AZIENDA 3.S.R.T. (CON COPYRIGHT), DITTA INDIVIDUALE DEL SOTTOSCRITTO SANTI SCUDERI.

Al presente scritto si allega una denuncia con querela rivolta contro la Corte d’Appello di Milano, per malversazioni truffaldine ai danni di coloro che hanno subito un sequestro conservativo, un sequestro semplice o una confisca, senza conoscere i motivi dei ritardi e la “probabile” destinazione dei fondi di coloro che finora non hanno fatto valere i propri diritti di restituzione.

Nella Corte d’Appello di Milano già ai tempi di Tangentopoli si sono verificati fatti criminali, tanto che ciò che veniva sequestrato non veniva poi restituito neanche a chi vedeva la propria sentenza annullata dalla Cassazione. I beni e il denaro non venivano restituiti al proprietario, come richiesto dalla Legge, ma venivano spartiti tra coloro che facevano parte della criminalità organizzata all’interno della Corte, i responsabili delle banche col beneplacito di alcuni avvocati e la Polizia giudiziaria. Coloro che, innocenti, vedevano il proprio denaro sequestrato, per paura non richiedevano la documentazione firmata in cui era indicata la destinazione dei beni non restituiti, come prevedrebbe il buon senso e la Legge. La loro paura derivava dal timore che i loro beni venissero considerati di provenienza illecita, avendo così ulteriori e assurdi problemi con la giustizia.

I meccanismi dell’associazione a delinquere messa in piedi alla Corte d’Appello erano tali da potersi appropriare dei soldi e dei beni sequestrati grazie alla collaborazione di alcuni “complici”, tra cui la famosa banda “calabresi”, al cui vertice c’erano diversi esponenti e presidenti della Corte, della polizia giudiziaria, dell’alta finanza, con la complicità dei direttori di banca che consegnavano il denaro dei condannati ai sottoufficiali inviati dai vari responsabili e Presidenti della Corte, come Massari, poi arrestato, Renato Caccamo, oggi morto, Curtò, Piero Paiardi, esautorato e morto a Roma, senza contare i numerosi avvocati coinvolti.

Nessuno dei componenti della banda dei “calabresi” – con rispetto per tutti i calabresi perbene – ha mai parlato, e i cittadini non hanno mai saputo che la grande base era rappresentata dalla magistratura di Milano e che questa banda sapeva accaparrarsi la “roba” che veniva sequestrata.

Ho inviato numerose lettere raccomandate A.R. alla Corte d’Appello, ma mai ho ricevuto alcuna risposta. Vigliaccamente, attendono la mia morte, ma, prima che ciò avvenga, riuscirò a far emergere la verità, smascherando la Tangentopoli che ancora si nasconde in quegli uffici.

Tre mesi fa sono riuscito a trovare una brava giornalista che è venuta a casa mia per intervistarmi e alla quale ho mostrato tutto il materiale che mi riguardava, compreso il contenuto del sito web. È rimasta meravigliata e addolorata per la situazione in cui uno scienziato come me si sta trovando. Ha avuto modo anche di parlare con l’avv. Giuseppe Stilo, che da quattordici anni si occupa della mia difesa, e che, nonostante l’interessante incontro settimanale con il sottoscritto, non è mai riuscito a far emergere le responsabilità dei fatti accaduti. L’avvocato le ha spiegato che, a causa di un’alluvione che ha interessato anche gli edifici del Tribunale, il fascicolo che mi riguardava è andato perduto. A questo punto, per incuranza, la Corte d’Appello è doppiamente responsabile nei miei confronti.

La giornalista, dopo aver parlato con l’avvocato, ha scritto una bozza di una relazione, senza però elencare i fatti di cui era venuta a conoscenza. A un certo punto, quasi inspiegabilmente, ha deciso di abbandonare il caso, perdendo anche la simpatia nei miei confronti.

Attualmente i miei avvocati sono i fratelli Stilo, assegnatimi da un funzionario della Corte d’Appello che conosceva la mia innocenza e la qualità della mia persona. Infatti, purtroppo, in passato ho avuto a che fare con molti avvocati interessati più a quanto possedessi piuttosto che a difendermi, facendomi perdere solamente tempo.

Penso anche che i due fratelli Stilo, avendo ora fondato un’associazione di avvocati, dovrebbero riuscire a sbloccare la mia vicenda. Altrimenti, qualora ciò non sia possibile, o se anche loro sono rimasti immersi nel contesto poco trasparente delle istituzioni, dovrebbero dirmelo chiaramente.

L’unica verità è che il nostro amato Paese è in mano alla malavita che riesce ad agire grazie alla corruzione, che avviene mediante il denaro e l’edilizia. Basta un semplice orologio di valore – comprato a prezzi scontatissimi – e regalato poi al corrotto di turno per raggiungere i propri fini e gettare fumo negli occhi.

 

LO STATO ITALIANO HA VIOLATO LA LEGGE E IL DIRITTO

La denuncia che segue è rivolta contro tutti i responsabili dello Stato Italiano – e non verso il falso imprenditore, perché di persone come lui ne sono sempre esistite –, che non sono in grado di difendere e garantire la legalità e il vivere civile. Rientrano tra loro le forze dell’ordine, i magistrati, i politici, compresi gli ultimi quattro Presidenti della Repubblica che non sono mai intervenuti in mio favore per interrompere le persecuzioni che durano dal 19 dicembre del 1986, con le forze dell’ordine e i magistrati che svolsero azioni criminali tenendo comportamenti barbari e senza svolgere le dovute indagini, ma con processi sommari, che non tennero conto della realtà dei fatti e del galantuomo e scienziato con alta onorabilità quale sono.

Dopo tutto il bene che ho fatto all’Italia e al mondo con le mie invenzioni – prodotte tutte a mie spese – e in forza del mio curriculum, tutti dovrebbero almeno chiedermi scusa per quanto accaduto.
Tutti coloro che sono responsabili di quanto accadutomi non conoscono le leggi e il valore del loro ruolo, che è quasi da considerare sacro, come una missione umana.

Ma adesso basta! È necessario avviare un’inchiesta contro i vigliacchi e i criminali che mi hanno fatto del male, con i dovuti processi che si dovranno celebrare e con le condanne che ne deriveranno. I loro nomi e tutte le vicende sono riportati sul sito www.autotelesos.it.

Mi rivolgo anche al nuovo Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, al quale ho scritto per richiedere un intervento urgente e raccomandandomi che non segua la linea di comportamento tenuta dai suoi predecessori, ma si impegni a fare chiarezza intorno agli infami fatti subiti.

Inoltre, ho bisogno che il Presidente intervenga per sollecitare la riapertura del fascicolo contenente la denuncia-querela contro le banche, depositata l’8 febbraio 2011 con numero di deposito: 937719509 9 9. Un’altra istanza è stata depositata dall’avv. Giuseppe Stilo il 25 ottobre 2014.

La restituzione delle somme abusivamente trattenute dagli istituti di credito mi permetterà di trovare una casa adeguata alle mie condizioni, dotata di ascensore, e di farmi assistere da qualcuno.

Chiedo al Presidente che la stessa Corte d’Appello mi restituisca il libretto di risparmio al portatore rilasciato dalla Banca di Credito Commerciale di Via Cantù, con n. 1667736.6, tenuto in deposito con la somma di £. 6.700.000.

Tra gli altri personaggi a cui mi sono rivolto, c’è stato anche il Giudice Maurizio Grigo, al quale ho scritto proprio in questi giorni, e il Procuratore Edmundo Bruti Liberati, ai quali ho chiesto di riaprire urgentemente l’inchiesta sui fatti che si sono verificati ai miei danni, con la necessità impellente del giusto risarcimento, senza che si perda più neanche un solo giorno. A loro ho segnalato la relazione allegata: “Tangentopoli e malversazioni nella Corte d’Appello di Milano e nella Polizia giudiziaria con Mario Baiona”.

TANGENTOPOLI E MALVERSAZIONI NELLA CORTE D’APPELLO DI MILANO E NELLA POLIZIA GIUDIZIARIA CON MARIO BAIONA

Voglio fare un appello a tutti i responsabili delle istituzioni italiane, iniziando dal Presidente della Repubblica, che è anche la più alta carica della Magistratura, affinché provvedano urgentemente a riaprire la mia dolorosa vicenda, di cui da trent’anni non si vuole più parlare.

La Corte d’Appello di Milano e l’ex Presidente della Repubblica Napolitano non rispondono alle mie lettere – forse aspettando la mia morte –, poiché hanno paura che possano venire a galla infami ruberie ai danni del sottoscritto, lo scienziato Santi Scuderi.

Non dubito certamente della professionalità dei miei amici avvocati, ma non riesco a capire come mai, pur essendosi presi l’impegno di ottenere la revisione del processo – non è necessaria la revisione del processo, ma solamente una denuncia alla Corte d’Appello di Milano per malversazioni e ruberie occulte –, difatti non hanno mai ottenuto o fatto alcunché.

A questo punto sono costretto a dare ragione all’idea che questi avvocati stiano difendendo il Tribunale e, in particolare, la Corte d’Appello e le banche così da non far scoprire il fango che si portano dietro. I miei avvocati, proprio perché da poco hanno fondato un’associazione di quaranta legali, hanno la possibilità di denunciare il tutto, aprendo gli armadi che nascondono tanti scheletri (tra cui quelli relativi alla mia vicenda).

Ho avuto alcuni contatti con il Tribunale internazionale per i diritti dell’Uomo, ma mi hanno segnalato che la denuncia deve essere depositata da un legale, com’è giusto che sia. Infatti, ho riferito la questione ai miei avvocati, ma mi hanno detto che non è necessario l’intervento del Tribunale di Strasburgo. Ma a questo punto mi chiedo – e tutti lo pensano –: ma gli avvocati applicano il Diritto e le leggi della Giustizia a difesa dell’innocente infamato dalle istituzioni, oppure fanno gli interessi degli addetti alla giustizia per non far scoprire ruberie e traffici illegali? O ancora gli interessi delle banche per far sì che non restituiscano il denaro?

È bene ricordare che sul mio caso non esiste ombra di illegalità, e che sono completamente innocente, così come lo sanno bene gli avvocati per via dei documenti consegnati, che riportano dati e nomi di tutti i colpevoli.

Tornando ai miei dubbi riguardo agli amici avvocati, più volte ho cercato di mettere in atto uno sciopero della fame, rinunciando persino ad assumere le medicine giornaliere necessarie. In particolare, il 16 ottobre del 2008 stavo cercando di suicidarmi, ma chiamai il 112. Accorsero i Carabinieri con quattro infermieri, che cercarono di persuadermi ad abbandonare il gesto: per la disperazione stavo per tagliarmi la carotide. Loro rimasero addolorati e mi dissero di far presente ai miei avvocati la questione perché sicuramente avrebbe esposto denuncia in forza del disperato gesto che stavo per compiere. Inoltre si meravigliarono come un importante personaggio come il sottoscritto fosse costretto, per avere giustizia, ad arrivare a gesti simili. Successivamente, ho riferito il tutto agli avvocati, senza però che abbiano fatto alcunché per intervenire. Il perché del loro non intervento mi è sconosciuto: come sempre, mi dissero di aspettare. Spero non la mia morte!

Pro memoria degli infami fatti subiti dall’innocente scienziato Santi Scuderi, da parte del Tribunale di Milano e della Corte d’Appello, presenti anche sul web all’indirizzo: www.autotelesos.it.

1) Arresti senza ragione e senza dovute indagini;

2) perquisizione in casa con un nulla di fatto;

3) mancate informazioni ricognitive o sbagliate o non fatte;

4) abuso della carcerazione;

5) la ditta di cui ero titolare era attiva e con proprio copyright e non inesistente come è stato erroneamente e vigliaccamente sostenuto dalla magistratura o da chi per loro;

6) con il Signor Bonomi, industriale, abbiamo stipulato contratti legali privati e notarili; per eliminare la mia indecisione, lo stesso legale mi disse di accettare l’accordo firmando una manleva, che avrebbe garantito un affare commercialmente sicuro, legale e senza problemi. Successivamente questo industriale risultò essere un grande truffatore (l’ha confessato al processo d’Appello), e di aver raggirato diverse importanti ditte, compresa la 3.S.r.t. ditta individuale di Santi Scuderi. Pare che avesse truffato anche delle ditte fuori Italia;

7) annullamento della Cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Milano senza rinvio;

8) sequestro conservativo presso la Corte d’Appello del libretto di risparmio di £. 6.700.000, poi sparito – forse incassato dai loro dipendenti;

9) piccola aggressione della segretaria Mancini con 10 giorni di prognosi il 17.07.1989 e reiterate azioni provocatorie col fine di farmi perdere il controllo, che possiedo, fortunatamente, ancora oggi;

10) 9 mesi e 9 giorni di affidamento in seguito a 10 minuti di processo a Crema, senza essere mai stato in quella città. È stato il maresciallo Mario Baiona a confermare che l’assegno rubato l’avevo scambiato io – che in quel momento stavo piangendo –, non facendomi vedere neanche la mia firma sull’assegno. Era testimone il suo collega brigadiere Francesco Ferro, che si addolorò molto. Il mascalzone Baiona deve ancora chiarire quali interessi abbia avuto ad affermare che l’assegno l’avevo scambiato io. In quell’ufficio ci sono poi stati molti scandali e arresti. Sembra incredibile, ma è stata una vera e propria organizzazione a delinquere a mio danno;

11) 14 conti correnti aperti per ottenere castelletti per la ditta, che fruttavano da 5 a 20 milioni di lire;

12) aggressioni psicologiche e fisiche da parte del Presidente di primo grado Arnaldo Rubichi, che mi negò il prelievo del denaro di cui avevo bisogno per vivere. Nonostante fossi disperato, mi prese per le spalle e mi sbatté fuori, dicendomi che quello non era un ufficio di beneficenza. La denuncia al suo capo, Renato Caccamo, non ha avuto alcun esito. Quest’ultimo, già morto, è stato uno dei pericolosi uomini che non ha agito in favore della denuncia che feci;

13) alla fine degli anni Ottanta, ci fu un’amnistia per le truffe (truffe di cui non fui mai responsabile);

14) il sequestro conservativo del denaro depositato presso le banche risulta dai diversi documenti del Tribunale;

15) dichiarazione di uno dei procuratori favorevoli alla restituzione del denaro sequestrato, anche dopo i due consigli straordinari tenutisi senza che nessuno fosse venuto a rivendicare le somme;

16) alcune banche mi restituirono il denaro dei conti correnti; molte altre fanno tuttora finta di non sapere nulla, trattenendo ciò di cui sono in possesso in attesa della mia morte. Altre ancora chiedono il dissequestro dei conti da parte della Corte d’Appello, ma anche quest’ultima ritarda perché non più in possesso del libretto di risparmio al portatore con £. 6.700.000, sparito, forse incassato dagli stessi dipendenti.

Santi Scuderi

 









I contratti commerciali sopra riportati rappresentano la serietà della mia ditta, che era attiva e che lo Stato non ha tutelato come avrebbe dovuto, violando due garanzie – quella notarile e quella statale, con i servizi pagati a mie spese – e non avendomi ancora risarcito neanche dei danni arrecatimi sia dal falso imprenditore sia dagli addetti della magistratura. Adesso saranno tutti chiamati a rispondere di quanto accaduto e delle sofferenze patite negli ultimi quattordici anni, nonché delle numerose ricerche tecnologiche gettate al vento insieme ad altre innovative invenzioni che dovevano ancora essere messe in produzione, e che sarebbero state realizzate a favore degli italiani. Così, i giovani si renderanno conto di quante opportunità di lavoro sono state fatte perdere loro insieme con le mie ricerche, e tutto questo a causa dello Stato e dell’interesse personale di coloro che gestiscono le Istituzioni.

Faccio riferimento non solo alle lampade multi led per l’illuminazione – oggi una grande realtà mondiale –, ma anche a tutti gli altri brevetti che, a causa della mancanza della restituzione dei miei risparmi e dello sblocco dei miei conti corrente, trattenuti abusivamente dalle banche, ho divulgato gratuitamente per il mondo (si vedano gli allegati). Lo stesso è avvenuto, ad esempio, con il clisma monouso, brevettato e diffuso ovunque, ma che avrei dovuto produrre io stesso, impossibilitato, adesso, persino di diffidare coloro che ne avevano avviato la produzione abusivamente.
Numerosi miei progetti sono stati divulgati attraverso l’Agenzia ANSA, altri andranno a beneficio dei Paesi esteri. Altri ancora, infine, sono fermi e in attesa di essere brevettati per essere messi in produzione.

Santi Scuderi