Come deve essere fatto il censimento 2011 della popolazione italiana

La popolazione italiana, nel 2011, deve essere rivalutata, se si considerano anche gli animali cosiddetti da compagnia che vivono insieme all’uomo; aggiungendo quest’ultimi si superano 100 milioni di unità, ma non tutti hanno i mezzi sufficienti per vivere. Vi è una parte di umanità che chiede aiuto e di non sperperare le ricchezze economiche prodotte da altri.

Rispettare gli animali, come anche tutto l’universo, è un dovere sacro, che l’uomo deve osservare in tutto e per tutto e in ogni luogo, “c’è un posto per ogni cosa e ogni cosa ha un suo posto”. Questo è lo slogan d’amore e rispetto che deve valere per l’intero pianeta; anche se è un’impresa difficile da realizzare, si arriverà, un giorno, a dei buoni risultati se ci sarà la volontà di tutti. Mi rendo conto che questa mia relazione potrebbe suscitare, in alcune persone, sentimenti di natura diversa, relativi a interessi speculativi economici d’ogni genere, ma la realtà è ben diversa: lo scopo è quello di avvicinare l’essere umano ai suoi simili; questa è la cosa più importante.

In questi ultimi mesi del 2011, si sta svolgendo il censimento relativo alla popolazione italiana. Da qualche tempo si dice che, in Italia, gli abitanti siano circa sessanta milioni, stranieri compresi. Il censimento, che viene effettuato ogni dieci anni, serve per conoscere il numero esatto della popolazione esistente sul territorio e per avere una reale conoscenza di tutta l’attività sociale,  economica, e politico-culturale di ogni abitante. Tale censimento dovrà essere fatto obbligatoriamente da tutti, anche se, in merito ai risultati, ci sono parecchie perplessità sulla veridicità di quanto emergerà alla conclusione; ognuno di noi dovrebbe essere rispettoso circa le dichiarazione da fare. Sicuramente, la percentuale che dichiarerà la propria reale posizione sarà bassa; molti non saranno sinceri, un po’ per perché il questionario è eccessivamente lungo da leggere e un po’ perché l’italiano, generalmente, non è molto disposto a dichiarare tutto ciò che fa e lo riguarda. Quindi, alla luce di queste considerazioni, sarà un censimento inutile e poco aderente alla realtà.  Poi,  è importante sottolineare che l’interesse maggiore dello Stato  è quello di controllare la situazione economica di ognuno di noi, per capire quanto  si possiede a livello di immobili, quanto hanno alle banche e quanto esiste come ricchezze di vario genere. Con tale metodo di controllo, lo Stato vuole forse recuperare molti dei quattrini tassando coloro che già li dichiarano? Tutto sarà un’illusione; ciò che lo Stato spera di recuperare per sanare il debito pubblico, se non sarà illusione, sicuramente non sarà rispondete alle attese. Il censimento in Italia, per vedere e conoscere le ricchezze e gli sprechi di ogni genere, non potrà mai essere lo strumento adatto a tale scopo; se si vuole raggiungere una vera giustizia umana e sociale, bisogna poter conoscere realmente coloro che fanno spese esagerate e non dichiarate e non per fini sociali, ma per soddisfare una serie di capricci, senza preoccuparsi delle necessità umane e sociali. Anzi, credo siano dei capricci senza valori umani, direi “antiumani”. Adesso voglio parlare della vera popolazione italiana: spero di non offendere la sensibilità di quanti, essendo amanti degli animali, li tengono in casa, ma è importante sapere che non è per un fattore fisico, legato al DNA, ma soltanto per mancanza di buona educazione e di elementari comportamenti di educazione civica, sociale ed umana, che  gli esseri umani non si avvicinano ai propri simili, anzi se ne allontanano, preferendo di gran lunga la compagnia degli animali. Così facendo, si creano squilibri economici e sociali, un reale sperpero sottraendo a quanti hanno poco o non hanno nulla. Questa è la popolazione italiana, che non è composta da sessanta milioni di persone, ma bensì da oltre cento milioni di “unità”.  Dico così perché in questa cifra, vi sono compresi gli animali domestici tenuti in casa, con le loro necessità circa il mantenimento (a volte stanno meglio dell’uomo, ma non a livello della loro specie) in luoghi e ambienti in cui manca il senso di umanità che dovrebbe in realtà esserci. Se poi analizziamo i costi che tantissime persone sostengono per il mantenimento dell’animale “domestico”, questi sono incredibili e inconcepibili a danno di quell’umanità che stenta a vivere pur lavorando e per coloro che percepiscono la pensione minima. Insomma, siamo dinanzi a una sorta di “disumanità” perché la società civile non è stata improntata al rispetto dovuto nei confronti dell’uomo e,  se volete, anche dell’animale che così non vive nel suo ambiente naturale e in quella che dovrebbe essere la sua realtà di vita. Tutto questo avviene a causa di una cattiva informazione sulla realtà dei fatti, e la cosa ancora più grave di questo egoismo umano è che, per soddisfare i propri capricci, molte povere bestiole vivono in schiavitù, sotto il costante comando di un padrone. Se poi vogliamo scendere di più nei dettagli, vi sono anche persone, inconsapevoli e capricciose, che li trattano come figli, mentre i figli veri, a volte, vivono di stenti.

Si dovrebbe fare  un censimento di tutti quelli che vivono nel nostro Paese valutandoli come produttori di ricchezza materiale e di ricchezza data dai servizi sociali necessari. Andrebbero inclusi quelli che, per vari motivi, non producono ma comunque consumano,  unitamente agli animali da compagnia che costituiscono, da soli, oltre quaranta milioni di unità della popolazione complessiva. Questi ultimi, se non producono dal punto di vista economico, sicuramente sottraggono ricchezza, non pagano i servizi che lo Stato offre e realizza anche per loro. Questo mio discorso non vuole assolutamente criminalizzare nessuno, animali compresi, ma vuole esprimere un concetto legato all’amore, in primo luogo per l’umanità in generale, ma soprattutto per gli animali in quanto, spesso, ciò che ricevono è legato all’egoismo umano, ricoperto di falsità. Volendo fare un’analisi reale, notiamo che l’uomo lentamente si sta distaccando dal proprio simile e non fa nulla per evitare tale situazione; al contrario, tratta con particolare attenzione colui che definisce il suo “vero” amico, il cane, che vorrebbe inserire all’anagrafe municipale nello stato  di famiglia. Ma la cosa non finisce qua: mentre prima molte persone si accontentavano di un solo cane, oggi si è arrivati ad averne due o anche tre per famiglia. I consumi, l’igiene che bisogna mantenere e non sta a me giudicarlo, di sicuro se non è uguale a quella dell’uomo, ci manca poco. Se poi vogliamo parlare degli affetti, non si sa di quali parlare, poiché ci si allontana sempre di più dagli esseri umani. Tutto è un controsenso; se volete, è un controsenso uccidere un uomo per aver investito un cane, anche involontariamente, con la propria auto. Significa che l’umanità ha perso di vista il vero modo di vivere con la sua stessa specie, gli affetti, gli scambi umani e sociali. Su questi aspetti sono terribilmente rigoroso perché, tutti coloro che si mantengono questi sfizi, usufruendo dei beni che lo Stato dà a tutti con i nostri contributi,  utilizzandoli anche per gli animali domestici, senza che la loro presenza sia dichiarata, significa non pagare le tasse al contrario di quanti invece dichiarano tutto. Le persone che possiedono detti animali, mantenendoli meglio della stessa specie umana, determinano una sottrazione della ricchezza alla stessa umanità che avrebbe maggiormente bisogno. Dobbiamo riflettere su quanto si sta verificando, visti i momenti di estrema necessità e del debito pubblico da recuperare; molte persone sprecano le ricchezze. Voglio fare l’esempio del cane che vive con il pastore: quest’ultimo ne ha bisogno per il proprio lavoro e il cane condivide la giornata con l’uomo svolgendo una mansione che nessun essere umano potrebbe fare, rimanendo anche a contatto con gli altri animali, cioè le pecore. Se poi devo essere ancora critico su questo modo di fare con gli “animali da compagnia” io toglierei i cani che accompagnano le persone non vedenti per farle accompagnare da persone vedenti. Lo stesso per le persone anziane, vecchietti solitari non autosufficienti. Non vi sembra un atto di vero amore umano? Io credo di sì. È tutto ciò si potrebbe ottenere con il denaro dello Stato recuperato grazie a una tassa annuale che dovrebbero pagare le persone che, per capriccio, mantengono animali in casa. Infatti, se possono mantenere gli animali, potrebbero aiutare economicamente quanti hanno davvero bisogno. Così si dimostrerebbe il vero affetto umano per i propri simili. Il peso,  per il mantenimento di dette persone, come è stato precedentemente detto, grava sullo Stato. Tutti coloro che posseggono un cane, dovrebbero pagare una tassa di mille euro all’anno al Comune, voci sentite in giro. Ovviamente a eccezione di quei vecchietti che, non interessandosi ad altro, vogliono assolutamente vivere in compagnia delle suddette bestiole. Tutto questo per coloro che non hanno modo di dedicarsi e appassionarsi a qualcosa che gli permetta di trascorrere una vita tranquilla, allontanandoli da tristi pensieri. Aggiungerei anche che, per i padroni di cani che  tagliano la coda o le orecchie alle loro povere bestiole, la tassa dovrebbe essere doppiata per l’infame e crudele gesto contro quest’ultime, pur sempre creature di Dio e poi adoperate dall’uomo per il commercio e per soddisfare il potere e la smania di comando; il tutto rivolto a esseri che, per loro natura, non possono ribellarsi e sono perciò costretti a subire. Con tale metodo si potrebbero risolvere molti problemi umani e in più si potrebbero recuperare la bellezza di quaranta miliardi di euro all’anno, quattrini che andrebbero a lenire il buco del debito pubblico che tende a crescere già dagli anni ’80. Questi sono coloro che dicono di voler umanizzare dette bestie,  ma che poi tagliano orecchie, code e altro. Si è scritto tanto in merito, ed io in particolare, l’ho voluto evidenziare perché amante e rispettoso degli animali e di tutto ciò che ci circonda; non si può ignorare la realtà dei fatti e della vita tutta in generale. Inoltre è importante ricordare che chi produce ricchezza pura, vera, sono poche decine di milioni di persone che lavorano per sfamare tutti gli altri. Purtroppo la realtà è che molti vivono sulle spalle di chi produce e si fanno mantenere. Spero che il mio messaggio giunga a chi leggerà questi pensieri di vero amore, per le cose e verso chi ne ha bisogno, animali compresi. Perciò, l’affetto per gli animali definiti da compagnia, non è come crediamo che sia; in realtà dovrebbero essere trattati con rispetto, dovrebbero potersi riprodurre secondo natura nel loro habitat naturale, senza essere oggetto di manipolazione e sfruttamento per scopi commerciali.

Santino Scuderi