Come purificare l’aria dalle molecole di diossine

Le discariche mi fanno paura, mi fanno paura a 360°, insomma mi fanno paura in tutto e per tutto. Ma perché? È sufficiente pensare che la terra non respira più, non assorbe l’energia solare come invece, secondo natura, dovrebbe avvenire. Mi fa paura l’ammasso di rifiuti organici, chimici e d’ogni sorta, destinati a fermentare e produrre gas organico e chimico che finisce nell’atmosfera e che le persone respirano, fatto negativo soprattutto per i giovani d’oggi e per quelli delle future generazioni.

Se dette discariche venissero incapsulate ermeticamente, allora si potrebbe pensare a una raccolta di gas, energia utile per il fabbisogno umano. Il problema è che queste sostanze non vengono assorbite dal terreno, se non nel corso di molti anni o, addirittura, secoli.

I risultati li vedranno i posteri.

Allora, come poter risolvere il problema delle diossine dei fumi dell’inceneritore?

Nel 1969, una importante giornalista del New York Time, fortemente preoccupata, mi suggerì di fare qualcosa per lo smog e per i gas delle auto, implorandomi di studiare detto problema che incombe sull’umanità. Infatti, New York come Milano, era una città con una quantità di smog preoccupante, tanto che io, vivendo in Svizzera, non conoscevo questo problema.  Nonostante ci fosse un certo sviluppo, lo smog risultava alquanto raro. Infatti, pensando alla mia Sicilia e all’industria che avrei dovuto creare, che poi non maturò per l’impedimento di cattivi politici, allora non accettai importanti offerte di denaro e di ingaggio per la ricerca tecnologica negli Stati Uniti. Questo avvenne all’EXPO di New York alla fine degli anni Sessanta.

Ho riflettuto su quanto mi è stato suggerito, senza, però, sviluppare uno studio di ricerca in questa direzione, dal momento che avevo già molte spese, essendomi impegnato in altre ricerche non meno importanti per me e per la società. Nonostante ciò, avevo in mente un’idea da sviluppare. Si trattava di realizzare una macchina che potesse separare i veleni delle molecole di diossine da quelle dell’aria, dopo essere state prodotte dagli inceneritori. Normalmente, infatti, tutte quelle sostanze organiche e non organiche, una volta bruciate, producevano gas nocivi che si mischiavano con l’aria e che causavano problemi alla popolazione e non solo.

L’idea che avrei dovuto sviluppare consisteva nel preparare un’attrezzatura in miniatura, atta a poter effettuare delle prove, per poi presentarla alla stampa e diffonderla per il mondo, per il bene di tutti e, ancor di più, della natura.

L’idea rimase interamente ferma nell’attesa di maggiore disponibilità di tempo e soprattutto di denaro, proseguendo le ricerche generali che avevo in mente.

Come qualcuno può immaginare, la ricerca impegna molte risorse, in particolare quelle economiche, perché senza quest’ultime non si può sviluppare nulla. Le mie ricerche sono state tante, le ho realizzate tutte con i miei risparmi economici, dando impulso tecnologico mondiale con nuove e innovative tecnologie, senza che il sottoscritto abbia potuto ottenere alcun vantaggio di sviluppo economico né di royalty su dei brevetti effettuati. Se poi parliamo del budget che lo stato italiano investe per la ricerca tecnologica, questo va in minima parte a chi è già nei ranghi beneficiari per la ricerca, mentre non è chiaro dove vada il resto. Il sottoscritto, che ha prodotto tante tecnologie, non solo non ricevette nulla, ma addirittura venne messo in croce per non poterle rivendicare e senza poter usufruire di quanto, secondo diritto, avrebbe dovuto ricevere quale scienziato inventore e ricercatore, oltre che proprietario di prodotti intellettuali brevettati. Come se non bastasse, alcune delle istituzioni hanno persino operato un blocco per fare sì che non li rivendicasse. Perfino la ditta produttrice è stata bloccata, sia nell’ambito di ricerca sia in quello commerciale. In più è stato realizzato il fermo di ogni bene, in modo tale da farmi raggiungere la disperazione, per non permettermi di far rivalere il mio diritto d’autore, in virtù del quale nessuno avrebbe potuto produrre senza il mio esplicito consenso. Inoltre, lo Stato, che avrebbe dovuto tutelare secondo la legge il ricercatore “solitario”, è stata sempre assente, forse perché complice di illeciti e di possibili fatti di corruzione.

Adesso andiamo alla ricerca delle diossine dei vaporizzatori e dei “bruciatori” dei rifiuti urbani e non solo, cioè delle particelle che, unite all’aria, siamo tutti costretti a respirare, ammalandoci.

La prima fase, iniziata quarant’anni fa, è rimasta ferma senza poter fare passi in avanti, ma comunque di grande interesse, degna di attenzione.

Credo, in primo luogo, che sia necessario separare le molecole delle particelle di diossine – che tanto danno arrecano all’atmosfera e non solo – dall’aria, per evitare l’inquinamento.

Per realizzare questo progetto, secondo me si potrebbe agire tramite le centrifugazioni di tutti i fumi gassosi che escono dagli inceneritori “termovalorizzatori”, con l’aggiunta di più centrifughe automatiche delle particelle di diossina autoespellente, che la centrifugazione raccoglie e che il deviatore inclinato all’interno del separatore devia quando aumenta di quantità. La centrifuga deve essere inclinata o rovesciata, cioè posta in posizione contraria rispetto alle normali centrifughe classiche verticali con apertura in alto (quelle che separano l’olio o l’acqua dalle sue impurità).

Nel caso dell’aria, si potrebbe farla passare attraverso filtri di carboni attivi e un circuito di filtri ionizzati per renderla più salubre e pulita. Così, mediante uno studio approfondito e un investimento di ricerca, si potrebbe arrivare a risolvere questo problema d’interesse collettivo. In questo modo le diossine verrebbero separate dall’aria. Infatti, essendo la diossina una sostanza nociva per l’agricoltura e, quindi, per la salute umana, bisogna che venga fatta depositare in luoghi appositi, dove non rischi di minacciare la natura.

Spero tanto che questa mia vecchia e infantile idea possa risultare utile, non per me ma per il bene dell’umanità intera e della stessa natura.

Santino Scuderi