Democrazia anarchica o istituzioni mafiose?

Come avvocati d’ufficio, mi furono indicati due fratelli del foro di Milano, d’origine calabrese. Con loro si è instaurato un rapporto di amicizia fraterna e questo non mi consente di dubitare della loro attività anche se, dopo tredici anni, non è stata fatta la revisione del processo così come si era stabilito sin dal primo giorno in cui si è presentato un funzionario (palermitano e amico) della stessa Corte d’Appello di Milano.

I presupposti per fare la revisione del processo ci sono tutti, anzi, ce ne sono alcuni non comuni: sono stato aggredito dal presidente del processo di primo grado e dalla segretaria della Corte d’Appello che mi procurò dieci giorni di prognosi al dito; c’è poi la sparizione del libretto di risparmio che all’epoca, 1987, conteneva £ 6.700.000. Poi, bisogna punire i vari magistrati che hanno commesso abusi di potere e continuate persecuzioni infami tramite il blocco di tutti i miei risparmi depositati presso varie banche, blocco che non mi ha permesso di pagare né gli avvocati di fiducia né quelli d’ufficio per essere stato difeso.

La Corte d’Appello di Milano tarda a disporre il dissequestro del mio libretto che le banche chiedono per la restituzione dei conti correnti con blocco conservativo; non esistono creditori, né alcuno che rivendichi nulla; si sono tenute due camere di consiglio e nessuno si è presentato. Quindi, i conti correnti andavano e vanno liberati. Stando così le cose, le banche rimangono in attesa della mia morte (vista l’età avanzata) per impadronirsi del denaro da loro detenuto. La Corte d’Appello di Milano continua a rifiutare la mia richiesta di dissequestro dei conti, perché sono nei guai avendomi rubato il libretto di risparmio al portatore e avendolo incassato. Per quanto riguarda la mia ditta, tutte le operazioni sono state sempre effettuate nella massima legalità, sia con la presenza di avvocati che di notai. Anche ammesso che io abbia potuto ricevere del denaro illecito o rubato, non va dimenticato che vi è stata una amnistia per i reati di truffa.

Altro punto: il personaggio (falso industriale) che si era avvicinato a me e ai miei affari è stato scoperto e ha dichiarato di essere stato lui a truffare diversi imprenditori, tra cui il sottoscritto. Quindi, se la matematica non è una opinione, e comunque in base a un semplice ragionamento logico, il sottoscritto – così come qualche altro individuo ingannato e truffato – va automaticamente liberato da ogni responsabilità, visto anche che la Cassazione, quale terzo grado di giudizio, ha annullato la sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Milano, in precedenza, e senza rinvio. Altra negazione da me subita è stata quella di non essermi potuto rivolgere a un avvocato a pagamento per essere difeso come sarebbe invece stato giusto e legittimo; ogni volta che andavo da qualche legale (non d’ufficio), mi chiedeva se avevo degli immobili e, quando dicevo che non ne avevo, il suo interesse veniva subito meno. Qualche altro avvocato, che avrebbe dovuto difendermi, si è invece comportato da azzeccagarbugli (forse è stato corrotto) e, da infame, non ha continuato la difesa, pur sapendo che il denaro c’era ed era solo da dissequestrare. Aggiungo che mi sono rivolto alla Corte Europea di Strasburgo per i diritti dell’uomo e mi hanno risposto di far inviare al mio avvocato il materiale necessario per intervenire contro lo Stato italiano. Ma anche ciò è venuto meno perché gli avvocati cui mi rivolgevo chiedevano denaro immediato che non possedevo. Il difensore d’ufficio non interveniva, vuoi per non mettersi contro la Corte d’Appello, vuoi perché mi era stato assegnato dal funzionario della stessa Corte che io ritenevo persona corretta e legata al diritto e alla legalità (era anche mio corregionale). Forse, da persona perbene quale sono sempre stato, credevo troppo nella fraternità del mio prossimo. L’autobiografia dei fatti, che resi pubblica e che consegnai a parecchi esponenti politici appartenenti anche alle istituzioni, riporta quasi tutto ciò che successe. Non riporta, però, queste ultime situazioni inerenti la Corte d’Appello di Milano.

Democrazia anarchica o istituzioni mafiose?

Al nuovo Presidente della Corte d’Appello di Milano, Giovanni Canzio, ho mandato delle lettere, alcune delle quali su carta intestata; non l’ho fatto per grandezza (che non ho mai avuta), ma per modestia. Pensavo che questo presidente fosse una persona perbene, legata al diritto e alla legalità, ma purtroppo non è intervenuto e non si è degnato di dare alcun riscontro alla mia missiva. Ecco perché nel titolo di questo articolo è presente un punto interrogativo: si vede che molte associazioni sono, come in passato, ancora oggi dedite all’illegalità e alla corruzione, oppure sono spaventate dalle istituzioni. Le lettere allegate sono la testimonianza di ciò che chiedevo al presidente in carica Dr. Giovanni Canzio.
Anche in questo scritto voglio inserire l’IBAN per richiedere fondi per denunciare questi infami, disumani e illegali fatti, con lo scopo di riportare la democrazia italiana a funzionare, anche se in realtà, dopo l’ultima Guerra Mondiale, non è mai esistita veramente.

Santino Scuderi

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