Denuncia dello scienziato Santi Scuderi

È necessario rendere manifeste le responsabilità dell’Italia di fronte al mondo, colpevole di aver messo fuori gioco il galantuomo e scienziato Santi Scuderi, con infami falsità, calunnie, diffamazioni e persecuzioni psicologiche. Il mondo intero deve condannare l’Italia per aver messo le istituzioni in mano a delinquenti.

Da scienziato italiano famoso in America, con decine di riconoscimenti internazionali e numerosi brevetti – e molte altre idee e invenzioni che non è stato possibile depositare –, intendo denunciare lo Stato italiano perché ha messo le istituzioni nelle mani di personaggi infami che hanno contribuito alla distruzione della mia ditta, che si occupava della produzione di articoli commerciali. I responsabili sono numerosi politici italiani, alcuni dei quali già condannati, altri invece ancora da condannare.
All’interno dell’articolo “Denuncia-querela allo Stato italiano”, presente sul mio sito web (www.autotelesos.it), è riportato l’elenco dei molti personaggi che non si sono degnati di intervenire nella mia vicenda, nonostante abbiano ricevuto il mio libro autobiografico, che testimonia non solo le tristi situazioni che ho dovuto vivere, ma anche il reale apporto tecnologico che le mie invenzioni avrebbero potuto garantire all’Italia.
Sono stato trattato come un delinquente e, da innocente, arrestato. Da quel momento è cominciato il mio personale calvario, vittima di un sistema. Elenco di seguito solo parte di ciò che è avvenuto ai miei danni: il fermo dalle ore nove con conseguente perquisizione della mia casa; indagini ricognitive male eseguite; il grave danno materiale e morale causatomi, con lo scoop provocato dal mio invio al carcere di San Vittore; cinque mesi e diciannove giorni di detenzione; nove mesi e quindici giorni di affidamento per via di un insensato processo di dieci minuti celebrato a Crema, città in cui mai, in vita mia, ero stato fino a quel momento.
A fondamento di tutte le infami accuse che mi venivano poste non esisteva alcunché, dato che i conti correnti che avevo aperto in quattordici differenti banche servivano per poter ottenere dei castelletti che avrebbero potuto fruttare non più di venti milioni di lire.

Inizialmente, infatti, volendo trasformare la mia ditta individuale 3.S.r.t. (dotata di copyright e marchio registrato, depositato nel lontano 1973) in una S.p.A., avevo richiesto invano a diversi istituti bancari la somma di cento milioni di lire. L’idea di avviare una mia ditta era nata negli anni ’70, mentre la registrazione era avvenuta nel 1981, e l’avvio della produzione nell’84. Inizialmente la mia azienda si occupava di produrre otto articoli, di cui quattro già brevettati – e dotati di due tonnellate di stampi di mia proprietà –, che avrebbero dovuto sostenere la produzione per almeno cinque o sei anni. Purtroppo, dopo poco tempo avvenne il fermo della ditta, e la Banca d’Italia mi inviava 190 mila lire come restituzione dei tributi da me versati in sovrappiù.
Sono convinto che la mia triste vicenda sia legata agli infame fatti di tangentopoli. Tutto era cominciato negli anni ’70, con il vertiginoso innalzamento del debito pubblico con il governatore Paolo Baffi, poi indagato, di 42.000 miliardi di lire. Il nuovo governatore della Banca d’Italia divenne poi Carlo Azeglio Ciampi, che dalla fine degli anni ’70 fino al 1993 portò il debito a 2.600.000 miliardi di lire.
Subito dopo, egli divenne Presidente della Repubblica sostituendo Oscar Luigi Scalfaro, mentre alla Banca d’Italia subentrò Fazio, che causò altri 600.000 miliardi di lire di debito, facendolo arrivare a 3.200.000 miliardi. Fazio venne indagato, ma di questa vicenda non si seppe poi più nulla.
Tornando alla mia storia personale, un giorno, presso la 3.S.r.t – che aveva la sede commerciale in Via Bartolomeo d’Alviano 59, e il deposito merci in Via Torino di Bollate –, si presentò un distributore nazionale interessato a un articolo da me prodotto: lo sturalavandini ecologico. Dopo appena due giorni concludemmo l’accordo con la richiesta di esclusiva per l’Italia e con la garanzia per il sottoscritto di un milione di pezzi l’anno. Firmammo due contratti: uno privato e uno notarile. Il pagamento sarebbe avvenuto in tre tranche nell’arco di un anno. Tutti i dati di questo acquirente sembravano regolari: dalla carta d’identità al codice fiscale, alla partita iva. Solo successivamente si scoprì che questo signore, che era proprietario di varie aziende in Italia e all’estero, aveva truffato anche altre importanti ditte. Infatti, tempo dopo venne smascherato e arrestato. Al processo di secondo grado dichiarò di aver truffato, tra le varie ditte, anche la 3.S.r.t. di Santi Scuderi, e venne condannato dal giudice a otto anni e quattro mesi di reclusione.
Il fatto che venni utilizzato come capro espiatorio è testimoniato dal fatto che le Poste in quegli anni dichiararono diversi furti: il primo di venti miliardi di lire, il secondo di cinquanta miliardi di assegni rubati, il terzo di altri cento miliardi, ancora in assegni. Dal momento che la mia ditta aveva molti conti correnti aperti, chi di dovere cercò di mescolare le carte, facendo ricadere la colpa sul sottoscritto.

Apriamo adesso una breve parentesi, relativa agli avvocati. Nel corso degli anni ho avuto numerosi legali, tutti però d’ufficio, e quindi legati agli interessi della Corte d’Appello, invischiata probabilmente nella questione della non restituzione del mio libretto di risparmio al portatore, che io sospetto sia stato da loro incassato. Tutti gli avvocati avuti in passato non fecero altro che farmi perdere tempo, nonostante fossero a conoscenza dei giochi fatti dalla Banca d’Italia e degli scenari della Corte d’Appello di Milano, ricettacolo di corruzione e malaffare. I due avvocati che attualmente mi difendono mi furono indicati dalla stessa Corte d’Appello, ma devo purtroppo constatare che sono ormai quindici anni che, dicendo di essere miei amici fraterni, si giustificano affermando di avere sempre avuto non poche difficoltà in Tribunale perché non ascoltati, neanche dal sostituto procuratore Edmondo Bruti Liberati, che io stesso avevo incontrato quattro volte e a cui avevo consegnato quattro libri autobiografici. Non so per quale motivo egli non si degnò mai di intervenire, forse perché a conoscenza della lobby esistente all’interno della Corte d’Appello. Non molti anni fa, anche il giudice istruttore Maurizio Grigo mi disse che avrei avuto bisogno di un legale in quanto era giusto che il denaro mi fosse restituito. Poco tempo dopo, fu mandato via da Milano. Ad ogni modo, i miei legali mi hanno sempre rassicurato dicendomi che prima o poi le mie istanze sarebbero state accettate, ma probabilmente da un giudice onesto. Mi esortarono anche a non sottoporre la mia situazione alla corte di Strasburgo, garantendomi che avrebbero risolto tutto personalmente.
Sinceramente non so se le cose stanno così oppure se è semplicemente un modo per confessare di non aver potuto denunciare quanto è accaduto realmente, per non portare a galla situazioni di interesse penale a danno della Corte d’Appello. In realtà, proprio loro sono tra i più importanti testimoni della mia vicenda, dato che sono in possesso dei miei sei libri autobiografici e che con loro ho avuto più di settecento incontri. Nonostante questo rimango nel dubbio: sono onesti quando palesano le difficoltà incontrate nella mia difesa oppure fanno semplicemente gli interessi della Corte d’Appello e il loro obiettivo è solamente tenermi sotto controllo per evitare che le losche vicende del Tribunale di Milano vengano a galla?

Torniamo ora alla mia vicenda. Colui che mi aveva truffato aveva regolarmente sottoscritto un contratto con avvocati e notai. Ma, nonostante questo, è a me che venne imputata la truffa per diverse centinaia di miliardi di lire in assegni postali; in realtà ciò è impossibile in quanto allora con le Poste si potevano spedire solamente poche migliaia di lire e non decine o centinaia di milioni. Non è stato corretto dunque addebitarmi la responsabilità di migliaia di miliardi di lire, cosa che però probabilmente fece comodo alle casse della Banca d’Italia per via dei pesanti ammanchi registrati. La verità è che sono stato utilizzato come capro espiatorio senza avere alcuna colpa.
In quegli stessi anni iniziavano a venire a galla numerose truffe, come quelle compiute da Mario Chiesa e Trivulzio, con la sottrazione di centinaia di miliardi di lire. Quindi scoppiò tangentopoli. A essere coinvolte in questo scandalo furono tutte le istituzioni: nessuna di esse riuscì mai a spiegare da dove provenisse quel fiume di denaro. Erano immischiati quasi tutti: dai semplici aiutanti ai presidenti di varie istituzioni di magistrati, compresa la polizia giudiziaria. Ci furono numerosissime indagini e arresti.
Ciò che non ho mai capito è perché Di Pietro, pubblico ministero durante il processo di tangentopoli, non sia mai intervenuto contro i personaggi della magistratura legati al Presidente Renato Caccamo, che era il vero burattinaio di tutto il Tribunale, tanto che non accadeva nulla senza il suo volere. Egli era inoltre un megalomane che sosteneva la Scala di Milano con ingenti somme provenienti da varie parti.
Dopo l’incontro del 31 gennaio 2001, inviai a Di Pietro quattro libri che denunciavano gli infami fatti della Corte d’Appello di Milano, chiedendo il suo intervento, ma senza alcun risultato. Allo stesso modo si comportò la sua falsa amica assessore Giuliana Carlino, alla quale consegnai cinque libri. Per tre anni ci fu con lei un rapporto di amicizia, con lo scambio di lettere, ma non ebbe mai il coraggio di arrivare al dunque, cioè intervenire nella mia questione, neanche dopo avermi chiesto il voto.
Insomma, moltissimi esponenti della politica e della magistratura, della polizia giudiziaria, compresi avvocati, giornalisti, certamente sono stati coinvolti in fatti loschi.
Ad ogni modo, coloro che meritano la condanna più pesante sono gli ultimi Presidenti della Repubblica, che non solo non sono intervenuti per risolvere la mia situazione, ma negano persino di avere il potere di farlo, dimenticando di essere a capo del Consiglio Superiore della Magistratura.

Santi Scuderi