Energia elettrica prodotta sulle autostrade con pannelli solari da convogliare nella rete Enel

Le grandi opere da realizzare in Italia: il ponte sullo stretto di Messina. Io dico di no: il capitale da investire per il ponte, proporrei d’investirlo per lo sviluppo dell’energia elettrica alternativa, fatta con pannelli fotovoltaici installati lungo le autostrade. L’energia così prodotta verrebbe convertita in energia alternata mediante convertitori e sarebbe inserita nella rete di distribuzione nazionale di energia elettrica, gestita dall’Enel. Tutto ciò comporterebbe vantaggi anche per le regioni in cui verrebbero installati gli impianti.

Infatti, sappiamo bene che il territorio riservato alle autostrade è divenuto zona neutra e improduttiva adibita solo al traffico e al trasporto di merci. Quindi, risulta un “terreno morto”, non utilizzabile per altre cose. La somma da investire per il ponte è molto elevata, ma si potrebbe investire per produrre energia alternativa, impiantando pannelli solari fotovoltaici al germanio, o ancora meglio, al silicio policristallino o amorfo. Ciascuno di questi elementi chimici varia circa il suo rendimento. Una cifra pari a 6 miliardi di euro, che dovrebbe essere investita per il ponte, sarebbe più utile investirla per l’energia alternativa con pannelli fotovoltaici al fine di produrre l’energia elettrica necessaria sfruttando il sole. I generatori fotovoltaici potrebbero essere installati sopra e lungo le autostrade del Paese; anche lungo le ferrovie, e in luoghi utilizzati per altre attività umane che permettono il posizionamento di pannelli solari. La produzione d’energia elettrica per m² varierebbe da nord a sud. Comunque avremmo una media nazionale di circa 1000 kWh annui a m². Il costo del pannello ammonterebbe a circa 100 euro al m², quindi ci vorrebbero 10.000 m² di pannelli per 100 chilometri di autostrada. Mentre per un totale di 1000 Km d’autostrade occorrono 1.000.000 m² di pannelli da installare. Se si aggiungessero l’impalcatura di copertura e la manodopera, potremmo dire che con una media di € 2.500.000 per km² potremmo avere una pannellatura di 1000 Km di autostrada sul territorio nazionale. Insomma con questi calcoli molto empirici, con 2.500 miliardi di euro, potremmo avere una certa autonomia circa la produzione elettrica, grazie al sole. Questi calcoli sono, tuttavia, molto empirici, e andrebbero verificati con studi scientifici ed ingegneristici. Come si può notare, con la metà della cifra che si vuol investire per il ponte sullo stretto, si potrebbe produrre elettricità con celle fotovoltaiche lungo le autostrade. Tutto questo, senza danneggiare alcunché e tenendo intatti i terreni per altre esigenze umane.

In realtà, del ponte sullo stretto se ne parla dal lontano 1886; a quell’epoca, dopo lunghi dibattiti politici sull’impossibilità di realizzarlo, si decise per l’utilizzo dei cosiddetti Ferri boat. Infatti, la paura in merito ad una realizzazione concreta del ponte, è sempre esistita, considerando il fatto che ci si trova in zone altamente sismiche e mancando le elementari garanzie di sicurezza sia prima che durante che dopo la costruzione dello stesso ponte. Tutto per il pericolo reale che, da un momento all’altro, potesse verificarsi l’imprevisto. Nessuno ha dimenticato il terremoto e conseguente maremoto del 1908 tra Messina e Reggio Calabria,  che causò migliaia di morti e danni incalcolabili a persone e cose.

Credo che il turismo potrebbe svilupparsi lo stesso se le società locali avessero maggiore tranquillità economica, politica e sociale; questa, in realtà, da tanti anni è venuta meno, creando un danno a tutte le bellezze del meridione d’Italia. Un dato certo, sicuramente da non sottovalutare, sarebbe che, se il ponte  riuscisse ad avere fortuna e ad essere costruito, la ricchezza proveniente dall’energia eolica sarebbe un’importante realtà, visto che sullo stretto il vento non mancherebbe quasi mai. Tantissime pale eoliche si potrebbero istallare ai lati dello stesso ponte. Comunque la costruzione del ponte, ne sono sicuro, sarà complicata sia per il grande pericolo che ci potrebbe essere, data la zona altamente sismica, e sia per il tempo che ci vorrà, otto anni, per costruirlo. Vi sono molte incognite e pericoli per la sua costruzione. Perciò un investimento valido sarebbero l’installazione di pannelli fotovoltaici sull’autostrada, senza impegnare, così, terreni che potrebbero essere utilizzati per altre esigenze.

I pannelli fotovoltaici attuali sono prodotti con germanio, mentre quelli di nuova generazione saranno prodotti con il silicio che costerebbero molto meno rispetto a quelli fatti con il germanio. Con quelli al silicio, perciò, i costi diminuirebbero comportando una maggior applicazione  rispetto a calcoli sopra fatti. Per quanto riguarda le ore d’energia solare, nel nostro Paese abbiamo una media giornaliera di circa 30% di sole togliendo i giorni invernali e le notti. Credo che il progetto sia di una certa importanza se si pensa all’energia pulita che si potrebbe ricavare e all’aumento di posti di lavoro con diminuzione di costi e tempo.

Un altro interessante progetto l’avevo iniziato a sviluppare già all’inizio degli anni 80, ma ne conservo solo un prototipo empirico anche se comunque valido. Mi riferisco all’auto elettrica che funzionerebbe con la trazione di un blocco motore multiplo di più motori a C/C,  tutti in parallelo con un solo albero motore d’uscita. I motori sono a C/C, con campi magnetici e indotti che possono funzionare con motori, se ricevono energia elettrica, con la dinamo se vengono fatti rotare o trascinati, per esempio in una discesa oppure se si lascia il pedale dell’accelerazione. Tutto questo meccanismo si regola in automatico attraverso una centralina elettronica e con un relais che possa recuperare energia nei momenti passivi di trascinamento. Nell’estate del 1980, ho avuto un incontro presso la famosa “Innocenti”, industria d’auto Milanese; ci fu un lungo colloquio con due ingegneri ricercatori, Astori e Trinetti: la mia proposta e l’idea gli piacque molto. Però, dopo un’ora di simpatica conversazione, tutto finì con un nulla di fatto, semplicemente per fattori politici, economici e internazionali legati a quel periodo storico. Basti ricordare l’attentato all’Ingegner Enrico Mattei e la paura per il mancato utilizzo di benzina che erano sufficienti per scuotere un’industria di questo tipo. I motori di cui parlavo  sarebbero stati alimentati con corrente continua con una semplice dinamo, costruita attivamente e identica ad un motore DC. Nella sua forma più semplice, consisteva in una spira conduttrice (statore) immersa in un campo magnetico (generato ad esempio da una coppia di magneti permanenti, i quali formano il motore) e messa in rotazione da un albero. Per la legge di Faraday, per induzione, un conduttore che si muove in un campo magnetico, se s’inverte la trazione in trascinamento, si ricava energia elettrica dallo stesso gruppo e un motore diventa dinamo. Una centralina elettronica, agendo da relais, manda energia alla batteria. Se poi il gruppo multiplo dei motori è a tenuta stagna, sotto vuoto, diminuiscono gli attriti, aumentando l’energia dal mancato attrito degli stessi movimenti meccanici rotanti.

I pannelli fotovoltaici che potrebbero essere installati sulle autostrade, il motore elettrico a C/C determinerebbero anche recupero energetico e sono progetti importanti da attuare per il benessere del Paese. Mio malgrado, non potrò completare nei minimi particolari tutti gli studi e le ricerche in merito a tali progetti, a causa di problemi economici e alla mancanza dei mezzi necessari allo sviluppo totale dei vari prototipi. Questo, oltre al fatto che le forze fisiche non sono delle migliori, poiché verso in un stato precario di salute, e ci sono state tante situazioni che mi hanno indebolito anche psicologicamente. Lascerò completare gli studi dei mie progetti a quelle persone, soprattutto giovani, che s’impegneranno a realizzarli con professionalità. Solo così si potrà avere un riconoscimento circa la validità dei progetti stessi.

Una volta completati gli studi nei minimi particolari con una loro attendibilità scientifica, sarà chi di dovere a valutare e a dare il via alla loro concreta realizzazione. Una volta superato positivamente il processo tecnico e burocratico, col tempo si potranno iniziare i lavori veri e propri.

Nelle Istituzioni ho sempre avuto molta fiducia. Come del resto ho fiducia del mio DNA, ereditato dai miei genitori e dalla buona natura. La gioia di vivere era sempre presente in ogni momento e in ogni luogo. La virtù, sempre avuta sin dalla nascita, fu all’improvviso turbata da persone orgogliose che credevano che ciò fosse necessario.

Tutto questo è avvenuto non solo a causa di quei “pochi” infami personaggi addetti alle Istituzioni, ma anche a causa di persone insospettabili che, volutamente, mi hanno tradito, fatto del male, essendo pronti a distruggere un’intera vita di ricerca tecnologica e professionale. Ma un giorno ne dovranno rispondere. Persino le banche dovranno risarcirmi per gli ingenti danni recatomi per essersi trattenute il mio denaro impropriamente e abusivamente per lungo tempo. Spero che atti delinquenziali di questo tipo non debbano più accadere a nessuno perché, nella vita, nessuno ha il diritto di distruggere l’altro. Se questo però si verifica, vuol dire che bisogna agire di conseguenza, dato che le Istituzioni dello Stato sono inaffidabili; tali inconvenienti li ho provati sulla mia pelle. Adesso passo la palla dello studio ad amici, giovani accademici, uomini e donne universitari, sia a livello nazionale che internazionali, affinché possano proseguire nelle ricerche necessarie per l’attuazione completa dei miei progetti. Partiranno dalle mie basi empiriche che spero, nel prossimo futuro, possano diventare di reale interesse, per determinare l’attuazione del progetto. Sicuramente se tutto andrà a buon fine, ciò farà onore a tutti coloro che si saranno occupati dello sviluppo e dello studio del progetto stesso.

Se poi volete conoscere parte del mio passato, le glorie internazionali ottenute e gli ignobili trattamenti riservatomi da diversi personaggi dello Stato Italiano, basta andare sul mio blog: “Autotelesos Blogacolori”. Lì, troverete una “querela allo Stato” e 50 anni di ricerca tecnologica. Sono presenti un’autobiografia e tanti riconoscimenti internazionali, unitamente alle mie invenzioni, con progetti, brevetti nazionali ed internazionali; molte invenzioni sono state rese pubbliche a mezzo stampa.

Santino Scuderi