Esterofilia pari a xenofobia

Due termini opposti, negativi per lo sviluppo di un Paese come il nostro, entrambi incivili, disumani, asociali e antiprogressisti

E le finanziarie, che finanziarie sono?

 

Esterofilia: è un termine antinazionalista ed è anche antisociale, egoistico, infame per eccellenza.

Xenofobia: disumano, molto nazionalista, antidemocratico, conservativo per eccellenza.

Un esempio di esterofilia, deviante informazione e cattivo insegnamento, è quello che i signori esponenti politici danno alla società italiana non preferendo e non apprezzando i prodotti nazionali a vantaggio di quelli stranieri. I nostri prodotti non hanno nulla da invidiare a quelli di altri Paesi, semmai saranno gli altri a meravigliarsi del perché in Italia non ci sia una buona e vera partecipazione alla ricchezza sociale del Paese.

Un esempio tangibile l’ha dato il Presidente Gorbaciov quando venne in Italia. Egli venne con un’auto di loro produzione, la Lada, che nel mondo non era tra le migliori. A sua volta la Fiat si recò in Russia per sviluppare detta industria, producendone ancora un’altra, oltre alla stessa Lada. In Inghilterra le auto preferite sono quelle da loro prodotte. Così accade in Svezia, e in tanti altri Paesi dove, anche se non hanno tradizioni storiche di produzione d’auto, almeno utilizzano quelle prodotte su licenza. In Italia, Paese storico di raffinata produzione d’auto e di moto di alta qualità tecnologica, invidiata da tutti, molti comprano auto non prodotte da noi. Come se non bastasse, i nostri politici, responsabili del parco pubblico automobilistico e motociclistico, si rivolgono all’estero per detti mezzi; la scusa: costano meno delle nostre.

Grande ipocrisia, o grande ignoranza? Se di mezzo ci sono esempi di addetti all’economato dello Stato, è evidente che si danneggia tutta l’economia nazionale. Sperando che non vi siano degli interessi occulti che favoriscono detti mercati. Questi comportamenti danneggiano le nostre industrie e il lavoro sociale, senza dimenticare la perdita di denaro che circola nel nostro Paese.

Questa è l’Italia dell’industria tecnologica moderna che aiuta ad aumentare la richiesta di lavoro sociale. Insomma, l’economia e il lavoro del Paese possono funzionare con grande partecipazione alla ricchezza del lavoro e sociale, nel momento in cui la ricchezza viene amministrata nel migliore dei modi, utilizzando prodotti nostri, anche se sono più costosi. Solo così il denaro rimarrà nel circuito italiano, in modo da non farlo impoverire. L’esterofilia non ha mai fatto bene al Paese e questo modo di esporsi non aiuterà mai il nostro benessere sociale.

Non credete che sia così?

L’esterofilia può essere manifestata in Paesi, dove la democrazia può risultare non realizzata o meglio assente, dove il rispetto per il prossimo da parte dello Stato non esiste per niente, come se si vivesse in una giungla, dove gli interessi sociali non esistono.

Questo fenomeno avviene particolarmente nel nostro Paese, dove la comunità nazionale, secondo particolari modi di intenderla, per taluni addirittura non esiste, non tengono conto che i servizi, sia di prima che di seconda necessità, devono essere tutti collegati, nessuno escluso.

Se io compro un oggetto, di alto o basso costo, la precedenza deve andare in primo luogo al prodotto locale; se non si dovesse produrre in quel posto si prende quello di un’altra regione, ma sempre dello stesso Paese. Se poi dovesse essere necessario avere detto prodotto e nel Paese non si produce, allora si passa a quello straniero importato.

Questa regola, non solo sociale, potrebbe sembrare nazionalista ma in realtà non lo è. Non lo è perché il prodotto arriva dalla stessa comunità e si chiama partecipazione al lavoro sociale e alla ricchezza. Quando questo non avviene, la comunità soffrirà di lavoro e di ricchezza sociale. Bisognerebbe osservare queste regole perché un paese possa crescere socialmente e in ricchezza.

Chi è vissuto nei tempi del fascismo ricorderà che, in momenti di estrema crisi economica produttiva, per molti prodotti è stata imposta l’autarchia, consumando elusivamente prodotti italiani e non quelli importati. Qualcuno, con notevole possibilità economica, comprava quelli importati, ma la maggioranza era attenta a osservare la legge dell’autarchia. Queste erano leggi dittatoriali fasciste che non avevano nulla a che vedere con quelle dei Paesi esportatori. Insomma l’Italia era priva di democrazia assoluta. Oggi, l’Italia, con la democrazia fasulla che si ritrova, nella confusione e nell’anarchia è mancante di leggi pratiche che rispettino le regole sociali più banali, indispensabili per un benessere del lavoro sociale e quindi della ricchezza partecipata.

Tutto questo si può notare in un Paese come l’Italia dove molti prodotti, che sono l’orgoglio nostro nazionale, non vengono comprati, soprattutto da esponenti del mondo degli affari e tanto meno da esponenti politici, che fanno sfoggia di prodotti stranieri. Questo fenomeno crea un danno economico sociale del lavoro e trasferisce ricchezza ad altri Paesi, e che così viene mandata fuori dall’Italia.

Non so se definire detti personaggi traditori sociali oppure incoscienti. Perché in un paese che produce le più importanti auto e motociclette del mondo, queste non vengono comprate né dai rappresentanti dello Stato né dagli italiani, invece di comprare quelle prodotte in altri Paesi dove i loro stessi cittadini non li comprano? Quindi ricchezza che va via dal nostro Paese e denaro che non entra dall’estero.

L’altro infame fatto è quello del parco automobilistico e motociclistico dello stato, pieno di prodotti stranieri. Le scuse per comprare mezzi stranieri sono infami, perché dicono che li comprano a prezzi molto più bassi di quelli italiani. Certamente abbiamo politici con un’intelligenza personalizzata o forse fuori posto. Da malati mentali. Ammesso e non concesso che detti prodotti li comprassero a prezzi più bassi, non si rendono conto che si produce un danno che si ripercuote su tutta l’economia nazionale, perché fa diminuire il lavoro e, ancor peggio, viene a diminuire anche il denaro dal circuito sociale.

Io stento a credere che nessuno si renda conto di questi meschini e pesanti fatti, così come sono esposti e raccontati, tranne che non ci sia qualche occulto interesse sotto. Bisogna che gli italiani tutti sappiano che un Paese diventa ricco economicamente e socialmente quando ognuno si renderà conto che non vive da solo, ma che vive assieme a tutta la collettività del Paese in cui conduce la propria vita e che i rapporti di vicinato e nazionali servono tutti alla collaborazione reciproca, perché ognuno ha bisogno dell’altro. Quindi tutto diventerà partecipazione umana e sociale, e in fine anche economica.  Più il denaro rimane nel nostro territorio, maggiore benessere ci sarà per tutti.

Avrei tanti aneddoti da raccontare, appresi da me nei Paesi anglosassoni, e tutti da usi e costumi collettivi di nazionalismo e patriottici per tutto ciò che riguarda le loro cose nazionali, cosa che in Italia non avviene; tutto avviene al contrario di come dovrebbe essere per una società migliore.

L’intero insegnamento dovrebbe provenire dall’alto, da chi ha in mano il potere. Solo così si potranno maggiormente valutare i nostri prodotti e dimostrare al mondo intero che moltissimi prodotti italiani, se non sono i migliori, non sono nemmeno inferiori a quelli di altri Paesi del mondo e che quindi non abbiamo necessità di comprare quelli che, rispetto ai nostri, possono essere, se non inferiori, uguali.

Come si vede, in tutta la storia non c’é alcun segno di xenofobia, è una storia tutta improntata sull’assoluto mancato senso di patriottismo sociale e di dovere civico italiano per il rispetto di chi ha bisogno di lavoro in momenti come questi.

A questo punto vorrei parlare delle finanziarie che, in questo momento di povertà sociale, dovrebbe verificare tutte le pensioni e tagliare quelle che sono al di sopra delle reali necessità, per dare un aiuto a chi ne ha una minima e anche a chi non ne ha alcuna.

Questo sarebbe un vero gesto finanziario vero e un gesto anche onesto e umano.

Santino Scuderi