Il Pianeta in pericolo: la terra ha bisogno di aiuto

Da alcune decine di anni, il Pianeta è in pericolo: è diventato inquieto e arrabbiato perché disturbato dalle attività dell’uomo che non ha nessun rispetto per esso. Molti sono stati i meteorologi che hanno cercato di capire il perché dei continui cambiamenti climatici che, puntualmente, si presentano facendoci passare dalla primavera all’autunno e viceversa. Le quattro stagioni, così come si conoscevano dal dopoguerra in poi, non esistono più. Infatti, in seguito allo sviluppo industriale in Europa, cominciato sin dalla fine dell’ultima guerra mondiale, le stagioni non sono state più le stesse, così come le ricordo io e gli anziani dell’epoca, ma hanno iniziato a manifestarsi vari e bruschi fenomeni climatici. Tali eventi, nel nostro Paese, hanno avuto inizio nel Nord, sicuramente a causa dell’industrializzazione che ha contribuito a creare il cosiddetto effetto serra. Quest’ultimo si è sviluppato anche nel Sud Italia, non a causa delle fabbriche, ma per effetto del moltiplicarsi delle autovetture che, con i loro scarichi pieni di smog, hanno contribuito alla formazione di tale fenomeno anche se in misura ridotta rispetto al Nord. Ho iniziato a notare tutto ciò negli anni ’60, quando ho avuto la possibilità di viaggiare per l’Europa e negli Stati Uniti, precisamente a New York, rendendomi conto degli effetti negativi che si stavano verificando sul clima con lo sviluppo industriale; questo avveniva, indistintamente, sia in Europa sia negli Usa, con fenomeni che comportavano la formazione di tempeste quali tifoni, tornado e uragani che provocano enormi danni alle coste. Tutti questi fenomeni non si verificano solo nelle zone sopra citate, ma in tutti i continenti del nostro Pianeta in pericolo. Con il nuovo millennio, seppure lo sviluppo industriale ha avuto inizio molto tempo fa in vari Paesi dell’Occidente, tali eventi catastrofici sono in crescita sull’intero pianeta. Così, tutta la terra non riesce più a mantenere quell’equilibrio geologico che c’era prima.

Adesso, vi esporrò le mie idee, idee che potrebbero sembrare inverosimili, ma che, in realtà, corrispondono alla verità dei fatti. In questi ultimi decenni, si è verificato l’aumento dei terremoti, anche in zone non a rischio sismico, degli uragani, degli tsunami e delle tempeste di vario genere che, quando avvengono, creano ingenti e imprevedibili danni; tali fenomeni possono raggiungere una velocità di 300 km l’ora, cosa che non accadeva in passato. In seguito ai dati raccolti e sulla base di uno studio che ho condotto, ho scoperto che alcuni “comportamenti” potrebbero procurare effetti negativi all’intero Pianeta, ora in pericolo.
La ricerca di cui parlerò riguarda il nostro pianeta che continua a perdere il suo giusto equilibrio rispetto a quello centrifugo terrestre. Che cosa è avvenuto in questi ultimi anni sull’equilibrio della terra? Come ben sappiamo, oramai il terzo e il quarto mondo si sono sviluppati industrialmente (nel bene e nel male), com’è giusto che sia; ma il punto centrale è dato dalla grande concorrenza dei prodotti industriali relativamente pesanti, la cui vendita non viene compensata in maniera adeguata. Esempio dei danni che si possono verificare sulla base del nuovo sviluppo industriale pesante si hanno con lo spostamento di risorse e prodotti tra i diversi continenti, senza che ci sia un bilanciamento tra l’esportazione e l’importazione.
Esempio: se il terzo mondo esporta in Europa 1.000.000 di tonnellate di materiali statici e in cambio ne riceve solo 100.000, si verificherà uno squilibrio di 900.000 tonnellate che andrà, di conseguenza, a squilibrare il globo terrestre, considerando anche che non in tutte le zone del mondo vi sono oceani atti a riequilibrare l’effetto centrifugo che eviterebbe gli sbandamenti della terra stessa. Dove non vi sono oceani che possano far sfogare tali squilibri con fenomeni sismici e simili, si verificheranno eventi quali tempeste violente provenienti da altre latitudini che scaricheranno energie equilibranti.
Va ricordato che il globo terrestre è retto su due poli: il polo nord e il polo sud. Per entrambi i poli, al punto zero si può dire che le stagioni, i giorni e le notti sono tutti uguali perché si trovano in un punto fermo, mentre, man mano che da sud ci si sposta verso nord, o da quest’ultimo, viceversa, si va verso sud, cambiano le gradazioni equatoriali.

Per esempio: se la terra all’equatore ha un diametro di km 12.742 X Л = km 40.009 su 24 ore ÷ 24 ore abbiamo 1648,500 km l’ora. Questo accade andando dall’equatore verso il polo nord o scendendo verso il polo sud. Tanto per avere un’idea di massima, mentre in Italia si viaggerà attorno a una velocità di 1.100 km l’ora, al di fuori di essa si cominceranno a notare i punti più suscettibili alle resistenze degli equilibri centrifughi, fino a quando si arriverà all’equatore, dove la forza centrifuga resiste alla velocità di 1648,500 km l’ora; quindi si noterà che vi sarà una vulnerabilità maggiore agli equilibri delle forze centrifughe. È quasi il doppio della velocità di un aereo di linea a reazione.
Credo quindi che bisognerebbe tenere sotto controllo tutte quelle merci solide e statiche che non vengono sostituite con delle altre per creare quell’equilibrio terrestre tale, da non fare squilibrare la forza centrifuga della terra che, nell’universo, rappresenta una specie di trottola e che, per poter girare in maniera equilibrata, deve essere perfettamente in linea così come la natura l’ha creata.
Se così non fosse, dovrebbero essere gli oceani a regolare l’equilibrio mancante e, se questo non avvenisse, si verificherebbero delle catastrofi naturali come gli tsunami, nelle zone costiere, e i terremoti dove non c’è il mare.
Tuttavia, anche nel caso di eruzioni vulcaniche, saranno le acque o i rovesciamenti terrestri rocciosi a compensare l’ammanco derivante dalla fuoruscita di lava.
Insomma, bisogna avere grande rispetto per questa “trottola” che è la terra; bisogna custodirla e rispettarla così come la natura l’ha creata. Non bisogna dissestarla, distruggere i continenti, svuotarla dai suoi “liquidi” per i nostri egoistici interessi, estraendo petrolio e gas, la cui fuoriuscita non è compensata da altrettante sostanze.
Altrimenti, il Pianeta in pericolo sarà costretto a reagire a quello che sta avvenendo ed è avvenuto in questi ultimi decenni.

Santino Scuderi