Lampadine multiled per ogni tipo di illuminazione

Nella prima decade di ottobre del 2014, l’Accademia delle Scienze svedese ha assegnato il premio Nobel per la fisica a tre scienziati giapponesi: Shuji Nakamura, cittadino statunitense, Hirachi Amano e Isamu Akasaki, studiosi di chimica e fisica presso la Nagoya University del Giappone. Nel 2012 hanno scoperto che sui diodi led di colore blu, dopo aver applicato un nuovo materiale semiconduttore, si era prodotta una luce molto intensa e chiara; questa importante e innovativa applicazione gli ha permesso l’assegnazione del premio Nobel per la fisica. Infatti il led diodo luminoso fu realizzato nel 1929 nel coloro rosso, e veniva impiegato come segnalatore nell’elettronica.

Successivamente, grazie a numerose innovazioni, sono stati realizzati i diodi led di colore giallo e verde, impiegati sempre come segnalatori.
All’inizio degli anni ’90 si ebbero altre innovazioni: prima di tutto si ottenne una luminescenza maggiore e, contemporaneamente, si ebbe la creazione del diodo led di colore blu – in entrambi i casi l’impiego era ancora quello di segnalatore nei circuiti elettronici.

Io, scienziato Santi Scuderi, mi sono dedicato per anni a questo campo tecnologico, non giungendo a ottenere una elevatissima luminescenza, ma riuscendo a creare la lampadina del futuro a bassissimo consumo, che, nel mio prototipo, era in grado di emettere una luce di colore giallo chiaro, con una luminescenza mediocre, non tale, quindi, da poter avviare la produzione per il mercato.
Non avendo avuto la possibilità di brevettare queste lampadine a diodi multiled, le resi pubbliche il 25.05.2006 inviandone i progetti all’Agenzia ANSA e al Corriere della Sera. Dopo appena sei anni, ecco che fanno il loro ingresso sul mercato le prime lampadine multiled, nella stessa linea da me proposta.

Tornando a quanto detto in apertura, nel 2012 i tre ricercatori giapponesi applicano sul diodo led di colore blu un nuovo materiale semiconduttore, che impedisce la dispersione di energia e permette di ottenere un’intensità di luce chiara. Questo passo avanti rappresenta una grande evoluzione produttiva e commerciale, che prosegue il progetto dei multiled frutto dello spirito creativo dello scienziato Santi Scuderi.
Il successo mondiale di questa invenzione è stato enorme, sia per l’utilizzo che per l’applicazione per numerose esigenze.
A entrambi gli scienziati vanno tutti i meriti e i riconoscimenti internazionali. Nello specifico, il gruppo giapponese ha meritato il Premio Nobel per l’applicazione del nuovo semiconduttore, mentre a Santi Scuderi va il merito della perseveranza nella ricerca e della realizzazione dei multiled in vari voltaggi e quindi per ogni applicazione. Infatti, grazie all’ultima scoperta del semiconduttore da parte dei tre giapponesi e grazie all’incremento dei lumen sono stati prevalentemente impiegati, per via della piccola dimensione applicativa, nei componenti elettronici dei computer e dei telefonini.

Il sottoscritto Santi Scuderi, già accademico della Guglielmo Marconi di Roma, è impegnato sin dagli anni ’50 nella ricerca tecnologica (più varia e di successo) e nel campo dell’illuminazione, con il fine di poter raggiungere i costi di produzione e consumo più bassi possibili.
Per quanto riguarda l’illuminazione, ricordo con un po’ di rabbia che le lampadine a incandescenza di casa si esaurivano in poco tempo, e ciò avveniva perché erano a filamento ferroso semplice e non a filamento di tungsteno, cosa che, al contrario, avrebbe garantito una lunga durata.
Per questo motivo, all’inizio degli anni ’70 realizzai il primo prototipo della lampadina con multiampolle tipo led a normale avvitatura, per sostituire quelle a incandescenza e quelle tubolari, ma i lumen ottenuti non erano ancora sufficienti e i costi erano troppo elevati per un ampio inserimento sul mercato. Così resi pubblico quel prototipo, tanto che, dieci anni dopo, i tecnici di alcune
multinazionali lo realizzarono, rendendo una realtà su scala mondiale, nella versione “a fluorescenza a vite”, la cosiddetta lampadina a basso consumo, che vanta un buon numero di lumen, ma che presenta costi eccessivi di produzione, rispetto a quelle a diodi multiled che successivamente cominciarono a essere prodotte e di cui, cinque anni prima, avevo diffuso gratuitamente il progetto sui giornali: così fu possibile incominciare a sostituire le lampadine a incandescenza e quelle tubolari a neon. Solo negli ultimi anni, e in particolare intorno al 2010, i classici diodi led sono stati migliorati sia nell’intensità dei lumen sia nella chiarezza della luce emessa, grazie, nello specifico, all’invenzione dei tre ricercatori giapponesi.

Alla fine degli anni ’80 ho creato i primi prototipi, realizzando delle normali lampadine a diodi multiled, in serie e in paralleli luminosi a vite, a vari voltaggi (da 3 a 220 Volt), a corrente continua e alternata, certo che sarebbe giunto presto anche il successo mondiale, che avvenne con i diodi led luminosi, ma non di ultima generazione a luce chiara, cosa che si ottenne solo con i tre premi Nobel nel 2013, che ha portato un vantaggio al mercato e ai produttori.
Questo riconoscimento, in realtà, sarebbe andato a me se avessi potuto brevettarli e svilupparli personalmente, così da portare avanti anche altre ricerche, ma lo Stato, o chi lo amministra, ostacola chi vuole creare ricchezza di lavoro per il bene sociale, così come ha fatto con il sottoscritto.

Non avendo più denaro per la ricerca né per la salute, e a causa dell’età avanzata, ho deciso di diffondere gratuitamente diversi progetti, come quello delle lampadine di cui ho scritto.
Così, il 25 maggio del 2006, come già sottolineato, ho inviato all’Agenzia ANSA e al Corriere della Sera il progetto, allegando le immagini del campionario dei prototipi realizzati, con il fine di contribuire alla ricerca sull’illuminazione generale. Infatti, anche se non sono riuscito a brevettarle, è indubbio il merito di averne ceduto gratuitamente il progetto per il bene dell’umanità.
Detto questo, è fuori di dubbio che i tre scienziati hanno ricevuto meritatamente il premio Nobel per aver saputo aggiornare l’utilizzo dei diodi led già esistenti – “inventandone” di più piccoli sempre in formato singolo. È comunque doveroso ricordare che l’invenzione dell’illuminazione multiled va ricondotta esclusivamente a me, considerati i numerosi anni di lavoro spesi su questa ricerca.

I tre vincitori del Nobel hanno il grande merito di aver individuato un nuovo materiale in grado di aumentare i lumen, semplificando l’utilizzo e compiendo un passo avanti negli studi – che comunque va collocato sulla scia degli importanti miglioramenti già ottenuti in precedenza – e riuscendo anche a diminuire i costi. La loro invenzione va quindi considerata sotto il punto di vista del continuo miglioramento tecnologico, partendo dall’originale, che risale al lontano 1929. A quei tempi il diodo led esisteva solamente nel colore rosso. Solo in seguito vennero realizzati altri “miglioramenti”, come la sequenza di led (con led di vari colori e dimensioni), i led lampeggianti, i nuovi led colorati (giallo, verde e, negli anni ’90, blu). Negli ultimi tempi si è giunti a una maggiore luminescenza, che ha permesso un migliore sviluppo applicativo.

Ricapitolando, dunque, l’ampia diffusione industriale delle lampadine multiled è da attribuire esclusivamente a me, Santi Scuderi, pur riconoscendo i grandi meriti dei tre scienziati giapponesi, che sono stati in grado di ottenere un ulteriore “aggiornamento” nell’utilizzo di questa tecnologia. Infatti, come già accennato, la nuova invenzione non consiste nel sostituire la normale lampadina a incandescenza o quella a neon, ricerca che, moralmente e materialmente, già appartiene al sottoscritto. Sono stato infatti io a realizzare i prototipi con una serie di diodi led, utilizzando questa tecnologia nel campo dell’illuminazione e creando lampadine in vari voltaggi (sottolineo comunque che i diodi led erano già molto utilizzati – e lo sono ancora – nei circuiti fissi e saldati, in ambito industriale).

Ricordo anche che con i microled sono stati realizzati, oltre ai segnalatori, anche i televisori di ultima generazione, compresi parte dei telefonini.
Tra le mie invenzioni di successo divenut
e una realtà mondiale ci sono i telecomandi a onde radio per l’inversione delle luci delle auto, da abbagliante ad anabbagliante e viceversa, e che oggi è un’importante realtà, che ebbi modo di esporre al Patexpo di New York nel 1969.
Per quest’ultima ricerca, corredata di prototipi, ricevetti la medaglia d’oro e i graditissimi complimenti della Nasa, che esponeva nello stand accanto al mio.
Infine, utilizzando le nuove onde radio FM, si sono sviluppati tantissimi telecomandi (esclusi quelli a infrarossi), con un significativo impulso tecnologico dato all’industria del settore, per moltissime applicazioni su scala mondiale.

Voglio concludere sperando che tutti i giornalisti esperti di tecnologia e invenzioni, verso i quali nutro un profondo rispetto, considerino con attenzione quanto appena letto prima di elaborare commenti e attribuire meriti – naturalmente senza offendere nessuno, così come neanche io mi sento offeso –, e che, a questo punto, cerchino di conoscere più approfonditamente le mie ricerche, riportate in parte all’interno del mio sito web (www.autotelesos.it).

Santi Scuderi