Le colpe del Presidente della Corte d’Appello Giovanni Canzio e del magistrato Edmondo Bruti Liberati

Il Presidente della Corte d’Appello di Milano, Giovanni Canzio, è responsabile del blocco dei miei conti correnti depositati presso diverse banche e del mio libretto, trattenuto in seguito a sequestro conservativo – poi teoricamente decaduto dopo la mia piena assoluzione in Cassazione – presso la stessa Corte. Egli è colpevole di abuso d’ufficio, e punibile dunque a norma di legge.
Purtroppo devo lamentarmi anche del procuratore Edmondo Bruti Liberati, che consideravo una persona onesta e corretta. Nel corso dei cinque, casuali incontri avuti con lui, gli ho consegnato cinque libri che narravano le mie vicende personali. Egli, leggendoli, avrebbe dovuto aprire un’inchiesta sulle circostanze di cui sono stato vittima, ma così non è stato. Inoltre, negli ultimi due anni, quando lo incontravo, mi esortava a mandare il mio legale presso il suo ufficio, ma quest’ultimo affermava sempre di non trovarlo quando si recava da lui.
Ciò che mi chiedo è se a comportarsi in modo scorretto è stato l’avvocato, magari non recandosi davvero presso il procuratore, o quest’ultimo, che, essendo a conoscenza dei gruppi di potere esistenti nella Corte d’Appello, preferiva non intervenire, non portando dunque a galla quanto accadeva. Inoltre, come mai dopo due anni il procuratore Liberati e Stilo, il mio avvocato, non sono riusciti a incontrarsi? Chi dei due è il bugiardo? Cosa c’è sotto di così losco da farli tacere? Per quale ragione tutte queste difficoltà? Forse sono tutti e due coinvolti nei fatti di tangentopoli?
In merito alla Corte d’Appello devo aggiungere che l’anno scorso ci sono stati degli scontri nella magistratura, in particolare tra il procuratore Liberati e il vice Robledo, con il risultato che quest’ultimo è stato trasferito.
A questo punto non so proprio a chi rivolgermi per far sì che, finalmente, venga ristabilita la verità sul tribunale di Milano e sulla mia vicenda personale.
Per concludere, ricordo con profondo rammarico un altro spiacevole episodio, dato che su un giornale locale è stato scritto un breve articolo in cui si cercava di screditare la mia figura di inventore, dopo che ero stato coinvolto in un processo a Crema, città nella quale mai ero stato, per un fatto da me non commesso. È evidente che hanno cercato in tutti i modi di impedirmi di svolgere serenamente la mia attività di inventore, persino ricorrendo ai giornali.