Moria di delfini

Un mistero relativamente inspiegabile

STIAMO SOTTOVALUTANDO LA GRAVITÀ DELL’INQUINAMENTO DEI MARI DEL NOSTRO PIANETA

Si è parlato tanto della grande moria di delfini, insieme con la perdita d’orientamento di tanti altri animali marini, senza conoscere ancora la natura di tali pericolosi fenomeni che colpiscono non solo i cetacei, ma addirittura l’intera fauna marina comprese le balene.

Da anni, la scienza internazionale cerca di capire l’origine di questa situazione che oggi si verifica in maniera crescente e sempre più preoccupante. I risultati degli studi condotti sulla moria di tutti questi animali attribuiscono la responsabilità ad alcune forme d’infezioni batteriche di tipo photobacterium damselae, o al morbilli virus, che è il cimurro dei cetacei. Sicuramente gli studiosi della fauna marina stanno facendo di tutto per comprendere l’origine di questa grave situazione che non coinvolge solo gli animali, ma anche l’uomo, che dei pesci si ciba. Chi vi parla non è un esperto della materia, ma è un attento osservatore e uno studioso di tutti i piccoli problemi sociali inerenti alla ricerca. Infatti, come osservatore e fruitore dei prodotti ittici, da cinquant’anni tengo sotto controllo detta fauna che, lentamente, ha subito un grave deterioramento circa la vivacità del suo aspetto e la salubrità delle sue stesse carni che, spesso, potrebbero non essere commestibili. Spero che ciò che sto cercando di segnalare non produca terrorismo alimentare, ma una certa cautela nel consumo del pesce dal momento in cui non è sottoposto ai dovuti controlli degli operatori. Andando ad analizzare in dettaglio, esistono molte specie apparentemente sane, ma anche molte altre malate, che vivono in acque che sembrano pulite; è pur vero che, se le acque perdono la loro naturale composizione, la fauna si alimenterà con sostanze contaminate da agenti chimici utilizzati quotidianamente dall’uomo. Perciò la fauna marina assume tali sostanze che poi verranno assorbite anche dall’uomo nel momento in cui si ciberà dei vari prodotti ittici. Stando così le cose, quali danni comporterebbero all’umanità? Non è dato conoscerli al momento. Alcuni decenni fa, ho segnalato al pescivendolo stesso la presenza di un tumore in un pesce spada di circa cento chili, cosa della quale lui non si era accorto; mi disse che l’anomalia (il tumore) presente in quel pesce da taglio l’aveva notata altre volte, anche in altri pesci messi in vendita. Molto spesso, si possono notare delle anomalie anche osservando la loro cute malaticcia e non uniforme. Come dicevo in precedenza, parlo da diversi decenni delle malattie che colpiscono la fauna marina e non solo, come, ad esempio, in uno dei miei libri di pensieri filosofici dal titolo Italia malata, scritto e pubblicato nel 1998. In quest’opera, ho trattato dell’inquinamento del mare nel tempo, che ha danneggiato sempre di più i pesci. Nessuno pensa alle enormi quantità di sostanze chimiche presenti nelle attività di tutti i giorni e a tutti gli usi e gli abusi che ne facciamo: dal detersivo per i piatti a quello per la biancheria, dallo shampoo ai bagnoschiuma. Questi sono i prodotti più comuni e che vengono utilizzati più facilmente, ma non bisogna dimenticare quelli industriali particolarmente tossici e velenosi. Gli scarichi industriali e le comuni attività umane portano tutte queste sostanze nei mari; anche i prodotti degli ospedali, che dovrebbero essere controllati e depurati (anche se non dagli agenti chimici) da parte degli addetti, andranno a inquinare le acque marine. C’è poi un tipo di inquinamento più subdolo che sfugge all’uomo: pensiamo alle medicine che utilizza per curarsi; spesso finiscono in mare, espulse dalle urine. In mare andranno non solo quelle dell’uomo, ma anche quelle degli animali domestici (che sono tanti!). Poi vi sono le urine degli animali da stalla che, seppure purificate, insieme con vari escrementi, a volte possono essere contaminate da sostanze chimiche e mediche assunte, che, in parte, finiranno in mare attraverso le fogne, o, come avviene in agricoltura biologica, verranno trasformate in concime (si fa per dire). Tutto questo ha avuto inizio dagli anni cinquanta con lo sviluppo di massa. Non devono essere dimenticate le microparticelle molecolari dell’usura degli pneumatici (chimici) non più realizzati con derivati naturali quali la gomma arabica e altri. Tutti gli pneumatici, sotto forma di microparticelle, finiranno in mare o assorbiti (nel bene o nel male) da alcuni prodotti della terra. Insomma, chimica e veleni a più non posso sono costantemente utilizzati dall’uomo per sé e per cose d’assurda voluttuosità, andando poi a finire nel povero mare che non può difendersi da solo. Basti pensare che l’uomo di Neanderthal, non utilizzando sostanze chimiche, ma solo ciò che la natura gli aveva dato, non inquinava né il mare né la terra, anche perché non utilizzava nulla di artificiale e riponeva le evacuazioni e le urine non in mare ma per terra, come natura ci ha da sempre insegnato.

Santino Scuderi