Multi effetto serra ancora sconosciuto e funzioni dell’atmosfera

È almeno una ventina d’anni che si parla dell’effetto serra causato dalla grande quantità di smog, immesso nell’aria dalle industrie di smaltimento dei rifiuti o da altre attività che producono fumi tossici. A tal proposito mi sembra opportuno citare il fatto che, poco tempo fa, ho consigliato agli Stati Uniti come poter risolvere il problema mediante il ricorso a centrifughe continue automatiche, in grado di separare l’aria dalle molecole tossiche.
In generale, sarei molto contento se il problema dell’effetto serra fosse causato “solamente” dalle ciminiere delle industrie che bruciano rifiuti, ma purtroppo non è così.
Oltre a questo tipo di inquinamento bisogna prendere in considerazione anche quello chimico causato dai detersivi che finiscono nelle fognature, con il risultato di un forte avvelenamento dei mari e delle falde acquifere terrestri. Inoltre sono presenti anche dei fumi tossici prodotti dalle frenate delle automobili e dalle frizioni: il consumo delle pastiglie dei freni a disco, della “nafra” dei ferodi a base di mica, di miscele di amianto indurito. Tutte queste nanoparticelle, invisibili e spesso inodore, sono sparse per terra e nell’aria che respiriamo, portando a un’intensificazione del fenomeno dell’effetto serra.
Un altro problema molto grave è l’usura degli pneumatici composti da materiale chimico. Considerata l’usura giornaliera di milioni di tonnellate di gomme che si trasformano in nanoparticelle che si spargono nell’aria e per terra, per poi finire nei laghi e nei mari, è chiaro quanto la questione sia grave.
Dunque, l’effetto serra di cui si continua a parlare è un problema molto rilevante, ma la situazione, come adesso è chiaro, è più complessa di quanto si possa immaginare.

A questo grave problema va sommato anche il danno causato dal consumo di carburante di ogni tipo, necessario per produrre l’energia meccanica in grado di far muovere le automobili sparse su tutto il pianeta. Bruciando il carburante, queste auto producono un’enorme quantità di energia termica, tanto che io impropriamente parlo di “pianeta Terra pieno di falò”. Quindi ogni vettura per muoversi dovrà “accendere” il “falò”, producendo calore. Analoga situazione avviene per il fabbisogno energetico domestico, con i vari tipi di gas (ad es. il metano) che servono per produrre energia meccanica e di riscaldamento per le abitazioni: anche in questo caso si può parlare di “falò” che producono calore e che contribuiscono al riscaldamento dell’atmosfera. Questa direzione di ricerca l’ho intrapresa circa cinquant’anni fa, quando mi accorgevo che nelle città – dotate di un numero elevato di automobili – la temperatura era più alta rispetto alle zone rurali. Allora ho pensato che se avessimo unito tutti questi “falò”, non avremmo più avuto, appunto, un “falò” soltanto, ma un enorme vulcano che produce una grandissima quantità di energia termica che si diffonde su tutto il pianeta.
Le attività dell’uomo, anche se non producono gas tossici, generano comunque energia termica, causando un riscaldamento che contrasta il naturale clima dell’atmosfera. Questa, infatti, è caratterizzata da più strati, di cui il più vicino è la stratosfera (che è posta a circa dieci chilometri di altezza e che rappresenta la principale difesa della Terra), che è una sorta di “placenta” del pianeta, lo strato più importante perché tutto ciò che viene “prodotto” sulla Terra – soprattutto in termini chimici – rimane al suo interno. Bisogna comunque accennare anche alle missioni spaziali che hanno fatto sì che molti “prodotti” siano fuoriusciti dalla stratosfera, non si sa con quali risultati per il pianeta.
Oltre ad essa, ci sono altri strati che hanno compiti protettivi specifici: protezione dai raggi cosmici e ultravioletti, da radiazioni cosmiche e, soprattutto, da oggetti presenti nello spazio, come meteoriti o “rottami spaziali” lasciati dall’uomo. Lo strato più esterno, infatti, non permette il passaggio di questi corpi, neutralizzandoli con l’alta temperatura da questi acquisita per via della grande velocità assunta al loro ingresso nell’atmosfera.
Al contrario, i meteoriti di grandi dimensioni possono acquisire una loro posizione geostazionaria nell’universo, sempre che questi non vadano in collisione con altri satelliti posti nello spazio. Infatti, l’universo è pieno di piccoli satelliti posizionati nelle loro orbite fuori dall’atmosfera terreste.

Questa mia breve relazione è diretta alle nuove generazioni, affinché possa essere dato sempre nuovo impulso alla ricerca, per il bene del pianeta e di tutta la flora e la fauna.

Santi Scuderi