Psicanalisi e altre riflessioni

Senza voler offendere gli specialisti della psicanalisi, dopo sessant’anni credo di poter vantare importanti conoscenze in quest’ambito. I campi del sapere umano sono numerosi, ma possiamo dire che tutti rientrano, in un modo o nell’altro, all’interno dello studio della mente umana, in cui nascono e muoiono le idee del bene e del male, del bello e del brutto. L’umanità, pur essendosi evoluta notevolmente, soprattutto dal punto di vista tecnologico, non ha raggiunto livelli ottimali di socializzazione, come invece avviene nel mondo animale. L’uomo, al contrario, si è staccato dai suoi consimili, per inseguire il suo egoismo e il suo desiderio di arricchimento.

Nel linguaggio popolare, si parla spesso di intuizioni e coincidenze, ad esempio quando due persone pensano l’una all’altra nello stesso momento. Vorrei porre l’attenzione sulle mie capacità di analisi “psicologica”, competenze acquisite non a seguito della frequentazione dell’università o di corsi professionali, ma contando sulle mie basi di tecnica industriale, che mi permettono tuttora di capire cosa possa essere utile per migliorare la vita dell’uomo, applicando le possibili tecnologie su base intuitiva, valutando conseguentemente tempi, costi e caratteristiche di produzione.

Alle qualità appena indicate vanno aggiunte quelle propriamente legate alla psicologia analitica. Ricordo con orgoglio di aver individuato i giusti caratteri della schizofrenia – da me definita patologia sociale già negli anni ’50 – dopo un lungo dibattito con un noto psichiatra di fama mondiale. Egli, in accordo con Carl Gustav Jung e Sigmund Freud, riteneva che questa malattia fosse genetica. Appena dieci anni più tardi, degli studiosi inglesi confermarono la mia intuizione, definendo la schizofrenia come una malattia sociale.

Nel 1978, dopo la morte di Papa Paolo VI, venne eletto al soglio pontificio Papa Albino Luciani. In quel momento intuii che egli sarebbe vissuto il numero di giorni corrispondente agli anni di Cristo. Così fu. Allo stesso modo, capii che il suo successore sarebbe stato un papa straniero e che sarebbe dovuto stare molto attento: in effetti venne eletto Papa Giovanni Paolo II. Normalmente queste vengono definite profezie, premonizioni o coincidenze, ma in realtà credo si tratti di elaborazioni mentali frutto del tentativo di comprendere i fenomeni sociali in corso.

Intuivo anche che giovani industriali sarebbero un giorno diventati personaggi di grande rilevanza, a capo di aziende che avrebbero esportato in tutto il mondo. Potrei, infatti, nominarne almeno mezza dozzina. Io stesso sarei potuto diventare – come qualcuno afferma – una sorta di Bill Gates italiano per ricchezza. Ciò sarebbe avvenuto se non fosse intervenuta la malavita italiana, insieme al fango gettato su di me da conoscenti e persone vicine.

Le prime persecuzioni nei miei confronti arrivarono alla metà degli anni ’50, con l’apertura di un’officina di riparazione auto e moto che dopo pochi anni, purtroppo, fui costretto a chiudere. All’inizio degli anni ’60, sperando nel possibile aiuto della Regione Sicilia, iniziai aprodurre a mie spese un campionario di modelli di soprabito per donna, molto richiesti e con un rapporto qualità prezzo notevole, molto competitivi sul mercato. Sfortunatamente anche in questo caso le cose non andarono come avevo sperato. Un bel campionario di pregiati soprabiti di renna riuscii a venderlo in Svizzera, paese in cui in molti andavano ad acquistare questi prodotti, pagandoli molto di più e riscontrando poi una qualità inferiore. Anche in questo caso venni ostacolato nella produzione, poiché avrebbero voluto effettuare l’acquisto a conto deposito di sei mesi.

Alla fine di quegli anni realizzai una serie di semplici ma al tempo stesso rivoluzionari brevetti, tra cui il telecomando a media frequenza con cambio di luci (abbaglianti e anabbaglianti), utilizzato ancora oggi. Purtroppo persi l’occasione di andare negli Stati Uniti, da cui avevo ricevuto un’importante offerta, perché preferii dedicarmi a creare lavoro in Sicilia.

Tra le invenzioni di quegli anni c’erano anche la siringa di plastica e il clisma monouso, grandi successi internazionali sottovalutati però dalla massa, che li considerava degli oggetti ridicoli. Nel 1980 li proposi all’industriale Ciccarelli. Dopo una conversazione telefonica, inviai il progetto, ma non ne comprese l’importanza, dicendomi che quella produzione non rientrava tra gli obiettivi della sua ditta. Fu un vero fallimento per loro, soprattutto perché quel prodotto si diffuse poi su scala mondiale.

All’inizio degli anni ’70 progettai l’auto elettrica a recupero di energia nelle fasi di compensazione automatiche di non trazione. Presentai il progetto all’inizio degli anni ’80 alla Leiland Innocenti di Milano: i due ingegneri Trinetti e Astori lo gradirono molto, ma purtroppo i tempi non erano dei migliori e la cosa non andò in porto.

Ricordo che la medaglia d’oro che vinsi nel 1978 a New York fu ridicolizzata durante una trasmissione in una televisione locale di Messina, con la conseguente pioggia di telefonate di protesta per avermi offeso. Per tre sere consecutive la tv si scusò dell’errore commesso.

In passato, a torto, pensavo che le persone sarebbero state orgogliose di me, e avrebbero intuito la possibilità di trasformare Messina sotto il profilo lavorativo, grazie allo sviluppo e alla produzione dei miei brevetti. Invece persone insospettabili e vili aspettavano solo che andassi via dalla mia città. Così, mentre qualcuno mi riteneva il Bill Gates italiano – tanto che se avessi avuto la possibilità, avrei fatto una gran fortuna a vantaggio di tutta l’Italia –, da Messina fui selvaggiamente cacciato, tanto che non vi rimetterò più piede, almeno da vivo. Si verificarono infatti cose di immensa gravità, tanto che non sono in grado – né ho alcuna voglia di farlo – di commentarle.

Nel 1978, dunque, mi trasferii a Milano, dove iniziò la seconda parte della mia personale odissea. Questo primo anno si concluse con un nulla di fatto, cercando di avviare una società di ricerca tecnologica con un amico. Nel 1984 incontrai il Presidente Bettino Craxi, che mi promise che mi avrebbe fatto entrare all’interno della catena commerciale dei supermercati Standa. Dall’80 all’84 lavorai pressouna piccola ma importante ditta, quasi a conduzione familiare, con sette dipendenti, proprietario compreso, impegnata nella produzione per circa dieci ore al giorno.

Nel frattempo, da casa organizzavo la mia futura ditta, registrata presso la Camera di Commercio di Milano nel 1981. La aprii nel 1985, dopo aver predisposto la produzione di sette articoli brevettati (non tecnici), relativi al consumo per la casa, che producevo “all’americana”. Contattai quindi otto aziende: ognuna di queste produceva uno dei miei componenti secondo la propria specializzazione, poi il tutto andava alla ditta che si occupava dell’assemblaggio, infine il prodotto veniva messo in deposito e da qui caricato sul camion che lo consegnava all’acquirente. Tutto il processo veniva definito telefonicamente nei minimi dettagli, con pagamenti alla consegna o dopo pochi giorni di deposito.

In seguito, mi accorsi che una falsa ditta si era resa responsabile dell’interruzione della mia produzione, e che voleva sottrarmela insieme alla mia azienda. Ciò mi costò un anno di stop, dovendo ricorrere alla vendita porta a porta. Terminate le controversie legali, riorganizzai il lavoro. In quel periodo un amico mi venne a trovare per propormi di estendere l’area di mercato e di interesse della ditta, esortandomi ad aprire un ufficio di rappresentanza. Io, entusiasta, accettai, ma mentre mi stavo preparando all’avvio di questa espansione si presentò un industriale che si occupava di commercializzare prodotti in tutta Italia. Con lui sottoscrissi tramite legale un atto notarile – presente sul sito –, con il quale egli otteneva l’esclusiva di uno dei sette articoli da me prodotti (lo sturalavandino universale a soffietto), garantendomi la vendita di un milione di pezzi annuo, con un utile per me di 1.000 lire per pezzo venduto, per un totale di un miliardo di lire suddiviso in tre tranche. Gli accordi vennero fatti presso i miei uffici commerciali, che erano stati aperti un anno prima, e si conclusero nello studio notarile. In quel periodo si verificò un’emorragia di denaro dalla Banca d’Italia e anche dalle altre, tanto che alla fine cercarono di individuare un capro espiatorio. I dettagli di tale questione sono presenti all’interno del mio libro autobiografico, pubblicato integralmente sul sito.

Purtroppo, la magistratura, che mi avrebbe dovuto tutelare, non lo fece, incapace di comprendere la mia naturale buona fede nell’aver sottoscritto questi accordi commerciali in piena regola e con i dovuti contratti con la persona che poi, ai miei occhi e per la giustizia, si rivelò essere un delinquente.

Negli uffici della mia ditta individuale 3.S.r.t. possedevo numerosi articoli brevettati con tutti gli stampati industriali, per un valore di cinquanta milioni di lire. Avevo anche chiesto alle banche cento/duecento milioni per trasformare la mia ditta in una S.p.A., ma non riuscii in questo mio intento. Ottenni solamente un castelletto di cinque milioni di lire che al massimo sarebbe potuto arrivare a venti. Per questo motivo ricorsi all’apertura presso quattordici differenti banche di altrettanti castelletti, così da poter raggiungere i cento milioni di lire. Ecco perché aprii diversi conti correnti.

Da questo breve racconto credo emerga chiaramente come le conclusioni che ho tratto, anche in ambito psicanalitico, siano il frutto di una vita costellata di importanti esperienze, che fanno di me un uomo poliedrico, dedito allo studio di vari campi del sapere.

Da ragazzo fui sempre un grande intuitivo, così come ho già detto in precedenza in merito alle elezioni dei pontefici. A Papa Giovanni Paolo II inviai anche i miei libri di denuncia degli infami fatti subiti: egli mi rispose subito con gli ossequi e la Santa Benedizione. Purtroppo non si comportarono allo stesso modo i numerosi esponenti delle istituzioni italiane, che omaggiai ugualmente del mio libro, forse tutti impegnati a “rubacchiare”. Per queste loro mancanze nei miei confronti, un onesto cittadino, dovrebbero essere processati e messi in galera.

Dicevo inizialmente delle numerose intuizioni che mi hanno permesso di prevedere che alcuni giovani industriali sarebbero divenuti grandi professionisti che avrebbero poi avviato aziende con esportazioni in tutto il mondo. Ciò ha riguardato imprenditori nel campo della componentistica elettronica, della pianificazione, degli accessori per l’industria automobilistica (ad esempio, con i doppi retrovisori). Per la produzione di alcuni componenti per mobili – piedi o braccioli stile Luigi XIV – avanzai a un artigiano l’ipotesi che venissero scolpiti meccanicamente e non a mano come si facevano un tempo, così si trasformò in un prodotto di grande valore su scala internazionale.

Un altro esempio importante, sotto questo punto di vista, è l’incontro con un giovane che aveva aperto una pizzeria circa trent’anni fa: lo esortai a proseguire con la sua formula di produzione, preannunciandogli che in breve tempo sarebbe riuscito a fare fortuna. Un giorno del periodo natalizio del 2015, casualmente, la sua segretaria, che avevo appena conosciuto in circostanze fortuite, chiamò il suo titolare: si trattava proprio del giovane conosciuto trent’anni prima. Appena mi vide si ricordò e fu entusiasta, tanto che mi abbracciò e volle fare insieme a me alcune foto per immortalare quel bel momento, in ricordo di quelli passati. Oggi quel giovane possiede una holding della ristorazione.

Giusto per citare un altro episodio significativo, nell’autunno scorso un istituto statunitense richiese un mio commento in merito alla sismologia. Immediatamente inviai un mio scritto nel quale sottolineai qual è, a mio avviso, la causa degli tsunami. Lo spostamento di enormi e pesantissime masse di materiale dai continenti nel terzo mondo verso altri – che, essendo in una fase di sviluppo industriale, esportano in altri continenti senza però importare l’equivalente in termini di massa (si parla di numerosissime tonnellate) – produce un forte squilibrio che provoca una sorte di destabilizzazione del continente che il mare non può riuscire a regolare, con il conseguente sbandamento delle proprie forze centrifughe e lo sviluppo di maremoti. Va ricordato, infatti, che all’equatore la velocità della terra è di 1.700 km orari, e che la potenza degenerativa diventa talmente distruttiva da non poter essere fermata. A tal proposito, credo sia necessario richiamare tutti i governi del mondo affinché contribuiscano a evitare ulteriori drammi. Infatti, le masse solide che si spostano da un continente devono essere riequilibrate, pena la causa di enormi squilibri centrifughi.

Dopo l’invio del mio commento, ricevetti graditissimi ringraziamenti e forse venni anche nominato membro di quell’istituto. Questa è l’ennesima riprova del valore umano della società statunitense, e, al contrario, della situazione delle istituzioni italiane, causa degli infami fatti di cui sono stato vittima innocente, e per cui sono ancora in attesa che venga aperta un’inchiesta per condannare i responsabili delle istituzioni per i danni materiali, fisici e psicologici arrecatimi, e per ottenere la restituzione di tutto il denaro sottrattomi.

Santi Scuderi