Quando i ricchi diventano poveri e viceversa. Non sempre la partecipazione tra i popoli produce ricchezza

L’Italia è uno dei paesi ricchi per eccellenza: ricco d’idee, di fantasie, oltre che di qualità geologiche, climatiche, turistiche e alimentari. Si riesce a produrre, a livello alimentare, quanto è necessario per la popolazione. Oltre a tale produzione, che arriva dalla terra, non va dimenticata quella ittica e, grazie agli ottomila chilometri di coste marine, non bisogna scordare il grande richiamo turistico che porta grandi masse di villeggianti a mettersi al sole per rilassarsi e riposare. Certamente non va dimenticato il malcostume di persone senza scrupoli che non si rendono conto che il mare non è pattumiera; bisogna averne rispetto, non va inquinato e non deve essere sfruttata la fauna marina più del dovuto per permetterle di poter crescere e sviluppasi. Insomma, il nostro Paese non è povero, come si è sempre comunemente detto quando la scolarizzazione era carente o quasi inesistente; sicuramente mancavano i mezzi d’informazioni di massa per portare a conoscenza tutto ciò che realmente l’Italia possiede. Abbiamo molto e, se ci necessitano delle cose che il nostro suolo non ci dà, possiamo produrle tramite l’attività manifatturiera ed anche industriale che tutti ci invidiano all’estero. L’Italia è il Paese democratico tra i migliori del mondo grazie alla nostra Carta Costituzionale, completa nella sua composizione, ma che purtroppo non viene rispettata dai cittadini che invece dovrebbero osservare le regole in essa contenute e, soprattutto, dovrebbero farlo coloro che sono a capo delle istituzioni. Se poi volessimo renderla migliore, dovremmo solo aggiungere e non togliere nulla. Volendo esprimere un mio pensiero sociale, credo che in Italia, come diceva qualcuno nel lontano passato,  mancano gli “Italiani”. Forse aveva ragione, perché l’italiano, rispetto ai popoli anglosassoni che sono nazionalisti per eccellenza, non ha il senso del rispetto per gli altri e per il suo stesso Paese. Come qualche altro dice: “l’italiano è “strafottente”, non sa che il rispetto per il suo prossimo va curato come fosse il suo”. Ancor peggio quando si tratta di persone che hanno tendenze all’esterofilia, così che la ricchezza sociale viene a mancare. E ciò avviene anche perché si crea una pressione psicologica, anche involontariamente, tale da contaminare il resto della popolazione. Manca perciò quel senso patriottico che fa perdere, o meglio, disperdere ricchezza sociale trasferendola altrove, soprattutto in altri Paesi. Basti pensare a tutte quelle aziende che, per una serie di motivazioni, si trasferiscono all’estero lasciando l’Italia. Quindi, da noi, vengono a mancare le industrie, il lavoro e, soprattutto, non si esporta più. Una situazione simile è accaduta al sottoscritto, basti visitare i miei tanti blog, i vari commenti oltre che il mio sito ufficiale. Di queste situazioni, nessun responsabile delle Istituzionali ne ha parlato o ha sollevato qualche osservazione. Se si tratta di prodotti di alto valore commerciale esportati da altri Paesi, li espongono subito; ecco come l’Italia perde a livello produttivo e, come se non bastasse, si riceve l’imprinting psicologico a comprare quanto proviene dall’estero piuttosto che creare in “casa nostra”. All’italiano manca quell’esempio di partecipazione socio-democratica, allo sviluppo del proprio Paese: in primo luogo dovrebbe comprare i suoi prodotti e, solo come ultima ipotesi, si deve orientare all’estero; dovrebbe farlo solamente quando vi è davvero la necessità. Questo modo di vivere comporterebbe una  “partecipazione” alla ricchezza sociale e quindi al vero benessere democratico del Paese. Tale sistema è esistente nelle nazioni anglosassoni: Svizzera, Germania, Svezia, Usa, etc.

Adesso racconterò alcuni fatti realmente accaduti. All’inizio degli anni sessanta, alcune persone si ritrovarono, per turismo, in Germania, con un’auto francese che andava in voga all’epoca, la “Doufin”, che in Italia aveva avuto un certo successo grazie alla pubblicità che influenzò tanti cittadini; lo stesso avvenne tra colleghi ed amici che vennero influenzati a tal punto, che questa automobile divenne un trionfo commerciale. Questo crebbe anche perché si offriva una garanzia di due anni. Ritornando al mio racconto, dicevo che, durante il viaggio in Germania, per turismo, l’auto si guastò; gli interessati, allora, andarono in una delle sedi della “Doufin” per farla riparare. Per rimetterla a posto furono necessari due giorni, con un preventivo molto salato. Il proprietario dell’auto disse che era in garanzia ancora per altri otto mesi. Ma il direttore della filiale sottolineò che, in Germania, la garanzia era solamente di un anno e non di due come in Italia. Poi aggiunse: “Siete italiani; perché in Italia comprate questa macchina, quando la Fiat è un’ottima industria automobilistica?”. Il colmo quando continuò a dire: “Bitte kommen hier, schauen!” (prego venga qua, guardi!). Lo portò fuori per fargli vedere la propria auto; aggiunse: “Questa è la mia auto che va benissimo!” Era un’automobile Fiat che si produceva in quel periodo in Germania, ma non ricordo il nome del marchio tedesco. Insomma era felice e contento, evidenziando la sbagliata mentalità degli italiani. Un fatto significativo, che ci fa capire come gli anglosassoni sappiano vivere nella democrazia realmente, partecipando concretamente alla realtà sociale. Insomma la ricchezza va tenuta e tutelata nella propria zona; possibilmente con i prodotti della stessa comunità, così che non si disperda. Altro caso emblematico, accadde all’inizio degli anni settanta, quando, in una famosa serie televisiva, “Il tenente Kojak” il protagonista si lanciò una caramella a pallina in bocca con un bastoncino di legno. Non ci crederete, ma è stato un boom commerciale, in tutta Italia è stata acquistata. Negli anni ottanta, un personaggio Ungherese ha inventato il famoso cubo magico, soprannominato “cubo di Rubik” che si diffuse in tutto il mondo risollevando l’intera economia ungherese.

Ricordo pure la venuta di Gorbaciov in Italia; arrivò con un’auto sovietica, “la Lada”, non d’alta classe, ma in Italia si diffuse velocemente e anche la Fiat iniziò ad investire nella Ex Unione Sovietica. Insomma, situazioni di questo tipo ve ne sono state parecchie, ma non tutti riescono a capire i meccanismi che possono arricchire un Paese, oppure che lo possono distruggere se, dannosi, vengono ugualmente pubblicizzati da persone che, per dovere verso il loro stato, dovrebbero invece acquistare ciò che è di produzione propria e non estera. La cosa più strana che non riescono a capire, è quella delle pubblicità rivolte alla popolazione, in buona fede o occulte che siano. È difficile credere che un paese come l’Italia, dove si sono sempre investiti tantissimi soldi per la tecnologia motoristica delle auto e delle moto, che ha portato la stessa nostra nazione ad essere numero uno nel mondo, ad un certo punto abbia subito un arresto circa i meccanismi di vendita, preferendo le produzioni straniere. Il popolo italiano, purtroppo, è un popolo strano; non si rende conto che, se non incoraggia il prodotto interno, preferendo quello straniero, non si potrà sviluppare il lavoro e quindi tutto andrà in rovina. Le conseguenze saranno uguali per tutti, nessuno escluso. Alcune voci che circolano e a cui in verità stento a credere, dicono che i politici hanno rovinato l’Italia; ché, essendo persone di governo che dovrebbero dare esempi di civiltà economica e sociale, non dovrebbero manifestare interesse per prodotti esteri, perché ciò comporterebbe l’andare contro il Paese, bloccando l’esportazione dei prodotti nostrani e, soprattutto, come se non bastasse, anche la popolazione si orienterà a comprare prodotti stranieri, facendo impoverire così l’industria italiana e, di conseguenza, farà venir meno le nostre risorse, mandando il denaro altrove. Spero che ogni cittadino prenderà nota di questa mia relazione, frutto di sapienza e memoria, oltre che studio sociale, politico, economico, industriale e commerciale. Credo che per evitare che il Paese cada nel baratro, più di quanto sia già caduto, bisogna seguire il nostro Presidente della Repubblica e  il neo Presidente del Consiglio, che viaggiano con auto di nostra produzione, che ci vengono da tutti invidiate per la qualità della loro fattura, poiché, così facendo, non solo si ritornerà all’esportazione, ma soprattutto dall’estero ritorneranno a comprare i nostri prodotti nazionali che sono d’altissima qualità e che riporteranno lo sviluppo nel nostro Paese, la ricchezza del lavoro e il benessere sociale per tutti. Concludendo: il campanilismo, nell’era della globalizzazione sociale, non è bello ma ritrovare il senso di una convivenza sociale in Italia non farebbe male, perché tutte le comunità, presenti sul nostro territorio, rappresentano tante famiglie che, quando sono sane e unite, non possono che generare benessere per tutti. Colui che descrive questa realtà è stato vittima di ingiustizie che gli hanno impedito di contribuire alla ricchezza economica e sociale, capendo troppo tardi che la società è maliziosa, antisociale, tale da fare del male e non del bene.

Santino Scuderi