Ricette valide per tre mesi da depositare in farmacia

Dopo cinquant’anni di repubblica democratica, i politici si sono dimostrati confusi, incapaci di governare e gestire le cose più semplici e banali che dovrebbero essere realizzate per il bene di tutti. Da sempre, si dice che la sanità non funziona, che si è sperperato tanto denaro, che i malati non sono curati e che, a ogni modo, sono “vittime” di amministratori delle A.S.L. che, per ridurre le spese sanitarie, effettuano tagli proprio su quelle medicine che potrebbero essere efficaci, scegliendo di prescriverne altre, magari contenenti lo stesso principio – come è capitato a me –, che però non solo non agiscono, ma addirittura possono causare vari problemi portando il paziente a dover andare in ospedale. Il problema non è dovuto solo al fatto che quella data medicina – della quale preferisco non rivelare il nome – mi ha fatto tanto male da costringermi a ricoverarmi per diversi giorni, procurandomi un disturbo all’intestino, ma anche al fatto che lo stesso fastidio è sparito nel momento in cui ho ripreso ad assumere il farmaco specifico, abolendo quello generico, evidentemente incompatibile con il mio fisico. Naturalmente, non tutte le medicine generiche fanno male; al contrario, ve ne sono delle altre che potrebbero essere più efficaci rispetto a quelle originali, magari perché il miglioramento dei metodi di ricerca e di lavorazione nella produzione le rendono più valide rispetto ai farmaci principali. Quindi, non sempre la medicina specifica è migliore rispetto a quella generica.Per quanto riguarda la mia esperienza personale, ho scoperto, grazie ad attente analisi, che la medicina che ho assunto mi creava dei problemi anziché curarmi. Ho dovuto insistere parecchio per rendere convincente la ricerca che ho effettuato direttamente sulla mia pelle. Tutti i farmacisti e qualche medico sostenevano che entrambi i farmaci, quello originale e il generico, avevano la stessa molecola, quindi, per loro, erano uguali.
Quanto ho esposto, dopo varie ricerche, aveva convinto parecchie persone; spiegavo loro che il pane è prodotto con farina, acqua e sale cotti insieme alla giusta temperatura, ma che non tutti sanno fare un pane di buona qualità. È stato questo il modo che ho utilizzato per convincere quanti contestavano la mia teoria pur vedendo i cambiamenti sulla mia stesse pelle. Insomma, non voglio denigrare tutti i nuovi prodotti compatibili con gli originali, ma nel momento in cui si fa una scoperta, deve essere la persona che l’ha fatta a poter continuare a lavorare sulla scoperta stessa.

Passiamo, ora, alla provocazione che voglio fare a tutti quei governanti che, da cinquant’anni, attuano una cattiva politica incapace di sistemare lo Stato italiano che possiede grandi ricchezze e risorse economiche, come molti altri stati del mondo, ma che non sa sfruttare come dovrebbe, se non sottraendole alla popolazione che, con fatica, le ha prodotte, lasciandola sempre in miseria. Non vi è la suddivisione del benessere e della ricchezza tra le persone, così come avviene negli altri Paesi occidentali.
Adesso vorrei parlare di tutti i governi e degli amministratori di vari enti, quali le A.S.L., che cercano di risparmiare risorse economiche e farmacologiche mai prodotte fino ad ora; i risparmi che stanno facendo non sono di grande efficacia, anche perché chi li dovrebbe gestire non ha la capacità di distinguere ciò che è buono da ciò che non lo è.
A questo punto cosa succede? Succede che le malattie si protraggono nel tempo, che la relativa terapia diventa lunga con conseguenti maggiori consumi di medicine a minor costo e ritardi nella guarigione. Insomma, spesso tutto quello che avviene, rappresenta un danno per lo Stato e anche per il paziente.

Altra cosa che va rimproverata alla politica condotta dallo Stato e dalle A.S.L., circa la salute, riguarda la distribuzione di quelle medicine, a volte più di una, che assumono coloro che soffrono di patologie croniche, che devono essere prese tutti i giorni e che il medico di base, tutte le settimane, deve prescrivere, facendo una o più ricette, ritrovandosi, poi, a combattere con i limiti posti dalle A.S.L. che sostengono che non può essere prescritto più di un certo quantitativo di farmaci. Ciò crea al paziente difficoltà assurde e inutili; quest’ultimo è così costretto a recarsi, tutte le settimane, dal medico – prima si poteva fare anche tramite telefono – per avere la ricetta della medicina di cui ha bisogno, che poi dovrà consegnare in farmacia. Quindi, c’è un continuo movimento di firme cartacee, impegnative del medico e continui fastidi per il paziente che deve andare a richiederle.
Adesso, confidando nelle novità della politica – speriamo bene –, io, scienziato – sconosciuto in Italia ma conosciuto all’estero –, invito tutti i nuovi rappresentanti del governo e gli amministratori delle A.S.L. ad autorizzare i medici di base e gli specialisti, che devono curare pazienti cronici con terapie della durata minima di tre mesi, a fare un’unica ricetta al paziente che dovrà, poi, consegnare alla sua farmacia, la quale, a sua volta, venderà allo stesso un primo blocco di farmaci – per dieci o venti giorni –; nel secondo mese il paziente si recherà nuovamente in farmacia per ritirare il secondo blocco e così via fino al terzo mese.

In seguito, sarà lo stesso medico a rilasciare un’ulteriore richiesta di medicine per altri mesi se la terapia dovesse continuare. Non va dimenticato che tutte le farmacie sono telematicamente collegate con le A.S.L. e che tutto può essere tenuto sotto controllo, dal consumo delle medicine fino ai costi sostenuti dal paziente. Mi auguro che, dopo quanto sopra descritto, tempo, denaro e burocrazia vengano snellite a beneficio della popolazione.
Spero tanto nella nuova politica, nella formazione di governi seri e nella correttezza dell’amministrazione delle varie A.S.L., per un loro miglioramento economico e gestionale, soprattutto per il bene del cittadino, affinché possa usufruire di cure in tempi ridotti con servizi veloci e sicuri.

Santino Scuderi