L’attentato di Preiti e la labilità psichica umana

Sono sgomento, sgomento per il mondo in cui l’umanità sta vivendo; nessuno si preoccupa della situazione, né gli addetti alle istituzioni né, ancor peggio, gli intellettuali, gli psicologi, gli psichiatri, che dovrebbero interessarsi di tutto ciò che riguarda la stabilità emotiva e comportamentale degli individui.

La cosa che mi fa rabbia è che nelle università italiane e non solo non si insegna la “materia” della labilità umana – che appartiene in maniera trasversale a diverse discipline tutte collegate tra di loro come la psicologia –, per la tranquillità dell’uomo e di tutte le classi biologiche esistenti. Tutti gli esseri viventi, per vivere nel migliore dei modi ed essere socialmente tranquilli, devono avere una serenità interiore che la natura richiede. In mancanza di questa, subentrano delle patologie psicologiche e comportamenti asociali. Da ciò, si può giungere al compimento di azioni pericolose con la perdita dell’autocontrollo che può avvenire su tre livelli (questo per me rappresenta la porta di accesso alla psichiatria). Il primo livello consiste in un continuo stato di odio mentale e in un desiderio di vendetta verso chi ha fatto del male, riuscendo però a celare il tutto grazie al proprio carattere. Il secondo livello è quello in cui si giunge a riflettere sul modo in cui farsi giustizia da soli, se quella dello Stato non risulta soddisfacente. Il terzo livello è quello della labilità del pensiero umano che scatta in un istante imprecisato, tale da non poterlo più controllare, portando al compimento di insani gesti. Innescato quest’ultimo livello, dopo aver compiuto l’azione folle, la labilità rientra e lascia il posto alla coscienza razionale (con rare eccezioni); lo dimostrano i tanti fatti accaduti, in quanto, subito dopo aver commesso l’atto, vi è un ritorno “alla realtà”.

Si possono verificare pianto disperato e persino uno stato confusionale in cui non ci si ricorda quello che si è fatto. Tutto questo discorso è per dire che meritano rispetto sia le vittime di molte azioni folli – in primis i due carabinieri feriti, sperando che quello più grave possa recuperare al più presto – sia quel povero sventurato che non è riuscito più a controllare la propria labilità mentale facendo ciò che non avrebbe dovuto fare.

Il povero Preiti (scrivo questo con molto rispetto per i due innocenti carabinieri) ha cercato di spiegare i momenti salienti delle sue azioni prima di arrivare alle tre fasi finali. Stando alle dichiarazioni dei conoscenti, dei parenti e degli amici, Preiti è una persona normalissima, tranquilla, lavoratore con una moglie e dei figli. In seguito alla crisi politico-economica, ha perso il lavoro e, non essendo molto giovane, sono iniziate a mancare le forze per andare avanti insieme con la famiglia. Gioca a biliardo considerandolo un passatempo non dispendioso, ma che ammazza il tempo e i pensieri. Alle slot-machine gioca sperando di ottenere qualche fortunata vincita, ma queste gli svuotavano le tasche dei pochi spiccioli che possiede.

A predisporre il tutto per il compimento dell’insano gesto sono stati tutta una serie di fattori negativi che hanno aggravato la sua situazione psichica già sovraccaricata dalle continue sconfitte sociali: un divorzio, il fatto che si era nuovamente trasferimento nel paese d’origine a vivere dai suoi genitori non più giovani e probabilmente con una pensione esigua. Tutto questo va a incidere sulla sua personalità che comincia a traballare; inizia così a organizzare la sua azione per rivendicare le ingiustizie che non avrebbe dovuto ricevere; pensa alla politica che ha distrutto questo Paese facendo solo del male, senza provvedere a ciò che avrebbero dovuto fare. La vita dei politici si è sempre basata su lauti stipendi da nababbi, su divertimenti e “bunga bunga”; hanno saccheggiato lo Stato e quindi il popolo. Era contro tutto questo che voleva sfogarsi; era contro di loro, la casta – che per giunta ha il coraggio di farsi proteggere da poveri innocenti carabinieri –, che lo sventurato Preiti voleva rivolgersi uccidendo dei politici. Tuttavia, i carabinieri, quali difensori dell’ordine pubblico, dovevano proteggere anche questi ultimi, nonostante fossero corrotti e avessero derubato la loro stessa nazione.

La relazione sopra citata è frutto di un’attenta ricerca che potremmo definire scientifica: è stata fatta anche con l’esperienza vissuta sulla mia pelle. Conoscendo ciò che può generare la mente umana, la sua estrema labilità, ho cercato sempre di dominarla perché, anche se le ingiustizie da me subite sono state di proporzioni ancora maggiori di quelle di Preiti, sono riuscito a gestire la situazione, facendo prevalere la mia coscienza morale. Tale importante relazione è stata scritta dallo scienziato Santino Scuderi che, con sessanta anni di studi e ricerche, ha voluto dare alla scienza medica, politica e sociale ufficiale un contributo di cui possa fare tesoro per il bene dell’umanità, pur se ancora sconosciuto alla maggior parte delle persone.

Approfitto di questa occasione per dire a coloro che vivono di ricchezze lasciate dagli eredi di prima, seconda e terza generazione, di cercare di non legarsi psicologicamente come pure materialmente ai propri beni facendosi servire da nababbi dalla nascita fino alla morte, senza essere minimamente partecipi alle necessità della società: anche questo fa parte del vivere sociale. Occorre non far pesare queste diversità a chi la ricchezza la produce con sacrifici, e che con tanta sofferenza e difficoltà riesce a comprare piccole cose come il caffè (caffè in grani) che costa € 360 al chilo. Si tratta di ricchezza bruciata a danno di chi l’ha prodotta.
Casi di questo tipo ve ne sono tanti, ma la critica che faccio non è rivolta verso chi vende il prodotto, ma verso chi lo compra, perché situazioni di questo tipo sono troppo numerose e danneggiano lo stato psicologico e la vita di coloro che producono ricchezze reali, che non riescono ad arrivare alla quarta settimana del mese e che vedono sprecare tanto da persone incoscienti che non riflettono sul loro incivile e disumano comportamento.

Santino Scuderi