Snobismo che crea miseria

VADEMECUM
SULLA RICCHEZZA PRODOTTA IN ITALIA CALCOLATA SU CINQUE PARAMETRI, PER UNA UGUAGLIANZA SOCIALE E PER UNA SUDDIVISIONE MERITOCRATICA

Lo diceva anche il principe De Curtis, in arte Totò, che il consorzio umano va diviso in due categorie: miseria e nobiltà. L’unica cosa che ha omesso è di dire che la miseria è indispensabile per la classe della nobiltà, che deve sempre tenere costante il tasso di povertà.
Come è risaputo, sia la ricchezza prodotta dalla creatività umana sia quella generata dalla trasformazione di materie prime sono necessarie per la sopravvivenza dell’umanità. Ad esempio, Bill Gates, grazie alla sua creatività, ha generato ricchezza per l’informatica mondiale, senza che nessuno ci speculasse e producendo quindi un valore aggiunto “controllato”. Ciò appartiene alla categoria della nobiltà perché realizza ricchezza dando lavoro a soggetti di categorie povere, producendo servizi e beni utili a tutti. Così facendo Bill Gates ha creato posti di lavoro generando unione e benessere sociale.
C’è anche chi produce ricchezza accumulando beni nel tempo e mettendo in movimento gli utili ottenuti per generare altri posti di lavoro, a vantaggio dell’intera collettività.
Non deve essere definito nobile colui che non utilizza la propria ricchezza per produrne altra, ma solamente per accumularla senza investirla per lo sviluppo sociale e del lavoro. I veri nobili sono coloro che producono ricchezza – cioè i dipendenti delle aziende –, mentre il titolare appartiene spesso alla “miseria” umana, essendo colui che si appropria della ricchezza prodotta da altri senza rinvestirla per lo sviluppo sociale.
Non può essere definito nobile colui che si arricchisce in poche decine di anni, esclusivamente accumulando, ma senza aver creato reale valore aggiunto, anzi ricorrendo solamente alla compravendita di merce, il cui prezzo al dettaglio è spesso incrementato del 500% rispetto a quello iniziale.
Poi ci sono imprenditori che trasferiscono le loro immense ricchezze nei paradisi fiscali, spesso investite in pubblicità interattiva, qualche volta anche ingannevole, e che risulta solamente una ricchezza bruciata.
Ogni cittadino dovrebbe stare attento quando fa la spesa, anche perché su molti prodotti non c’è ancora l’obbligo di scrivere il prezzo finale né tantomeno il “costo” iniziale di chi lo ha prodotto. Solo se a conoscenza di quest’ultimo dato i consumatori potrebbero essere in grado di scegliere se servirsi da quel venditore o rivolgersi a qualcun altro.
Nei giorni scorsi, intorno a Natale, passeggiando per le vie della moda di Milano, vedevo uscire numerose persone da negozi che esponevano nelle vetrine abiti con costi da capogiro, anche se a ben guardare non sembravano prodotti particolarmente più preziosi rispetto a quelli presenti nei negozi più economici.
Questi clienti, che non apparivano particolarmente facoltosi e che uscivano dai negozi con borse piene di acquisti, avranno fatto una spesa compresa tra quattro e diecimila euro. Se avessero acquistato gli stessi abiti fuori dal cosiddetto “quadrilatero della moda”, avrebbero speso un decimo dell’importo.
Questi negozi, in realtà, non possono far parte della categoria della nobiltà, poiché chi realmente ha realizzato quegli abiti appartiene alla classe della miseria, ricevendo pochi spiccioli per il lavoro fatto. Il denaro “guadagnato” andrà quindi in fumo, perché questi commercianti si rivolgeranno sempre ai dipendenti sottopagati che producono per loro.
Ciò che è necessario è che l’economia cambi direzione, rinunciando allo sfruttamento di tante persone, per il proprio esclusivo interesse. Quel denaro appartiene a tutti e per il vantaggio di tutti deve essere rimesso in circolazione.

Per contribuire alla risoluzione della questione è necessario che venga emanata una legge che stabilisca cinque differenti livelli di paghe e pensioni. Innanzitutto le tasse da versare allo Stato da parte dei cittadini non devono superare l’importo del 12% annuo del reddito necessario per tutti i servizi sociali che si vogliono garantire.
I livelli di stipendio dovranno essere cinque, da quello più basso percepito dagli operari generici a quello più alto per le cariche con importanti responsabilità, come i Presidenti delle Istituzioni. Sono esclusi gli industriali e i commercianti, che hanno il dovere di investire nuovamente il denaro che supera la quota necessaria per la conduzione di una vita dello standard previsto dal quinto livello di reddito. Con questa modalità si contribuisce a rimettere la ricchezza in circolazione per creare lavoro, permettendo un’equa suddivisione del lavoro e del denaro tra tutti i cittadini.
L’importo delle tasse da pagare da parte degli imprenditori dovrà essere in linea con quello presente nei Paesi occidentali, cioè del 36%. Il surplus dovrà essere investito nuovamente per migliorare lo sviluppo produttivo dell’azienda.
In Italia, per condurre una vita dignitosa è necessario uno stipendio di circa 20.000 euro annui, che dovrebbe essere l’importo percepito dai cittadini che appartengono al primo livello di ricchezza.
Gli altri livelli di reddito sono stabiliti in funzione della specializzazione, della responsabilità dell’individuo e della capacità professionale. Gli altri livelli non dovranno comunque superare i 40.000 euro annui.
Questi stipendi devono essere corrisposti sia ai dipendenti delle aziende private che agli impiegati statali. Il quinto livello non dovrà superare l’importo di 100.000 euro.
Lo stesso sistema è previsto per le pensioni, che dovranno avere un importo del 20% inferiore rispetto allo stipendio percepito durante l’attività lavorativa.
Questo sistema di suddivisione degli stipendi e delle pensioni permetterà di avere una ricchezza ben divisa e senza che nessuno debba ricorrere alla delinquenza per sopravvivere.
Anche i ragazzi che seguono l’apprendistato, di età compresa tra i sedici e i diciotto anni, dovranno ricevere un sussidio dell’importo del 20% rispetto allo stipendio percepito dal mestiere corrispondente che inizieranno a svolgere al termine dell’apprendistato stesso.

Santino Scuderi