Strano vilipendio pubblicato venuto alla luce

Come ogni anno, a metà agosto mi sono recato a trascorrere un periodo di cure termali e il figlio del titolare, con il quale c’è da tempo un rapporto di stima e fiducia, navigando sul web, ha trovato casualmente un articolo d’archivio che risale ai fatti di Crema, città nella quale io non ero mai stato, ma dove invece fui accusato e processato per aver comprato e pagato con assegni rubati.

Il processo di Crema non durò più di dieci o quindici minuti, perché il maresciallo Baiona – da Milano – confermò che i due assegni appartenevano a me. L’infame maresciallo, denunciato sul mio sito web, www.autotelesos.it, all’epoca di Tangentopoli mi invitò ad andare presso l’Ufficio giudiziario del Tribunale del capoluogo lombardo per comprovare che gli assegni erano stati trafficati da me.

Questo mascalzone di un maresciallo, mentre piangevo dichiarando che quegli assegni non fossero i miei e che a Crema non ci fossi mai stato, mi impedì di farmi vedere a chi appartenesse la firma. Testimone di questo infame fatto fu l’allora brigadiere Francesco Ferro, calabrese, e un altro brigadiere forse di origini genovesi, che dimostrarono di essere particolarmente addolorati nel vedere il mio pianto di dolore e la mia rabbia.

Il pretore di Crema Marchionna sentì i due “derubati”, che mi riconobbero osservandomi da circa cinque o sei metri di distanza: dichiararono a stento che fossi io e che fossi molto più grasso, nonostante in realtà pesassi almeno dieci chili in meno (si vedano le date e i pesi indicati nella foto alla fine dell’articolo). Dichiararono pure di avermi visto sui giornali e di avermi riconosciuto. La condanna pronunciata dal pretore era di due anni di reclusione, ma se fosse caduta quella di appello (del mio processo), sarebbe venuta meno anche quella di Crema. La condanna del tribunale di Milano in appello non cadde e quindi durante il processo di Crema, difeso da un’avvocatessa d’ufficio, venni condannato a nove mesi e tredici giorni di affidamento.

Non so come il figlio del titolare abbia potuto rintracciare l’articolo di Crema, se attraverso la rete internet o se per mezzo di articoli che la malavita diffonde in zone e persone che frequento. Questa è un’Italia criminale, in cui persone innocenti e importanti non riescono a ottenere giustizia, dovendo farsela in “qualche modo” da sé.

Continuo a non dormire la notte, mentre gli stessi burattini Presidenti della Repubblica ai quali mi sono rivolto hanno sempre fatto orecchie da mercante, alimentando e proteggendo la malavita.

Trent’anni di rabbia, pianto e dolore senza la possibilità di vedere fatta giustizia, richiesta ormai da moltissimo tempo con documenti, libri autobiografici consegnati a tutti i politici, avvocati e uomini di giustizia. Gli avvocati che ho avuto sono sempre stati d’ufficio e, nonostante l’ingente massa di documenti consegnatagli, compresi i libri autobiografici in grado di dimostrare la mia assoluta innocenza, non sono mai riusciti a fare giustizia, tutelando, al contrario, la malavita della Corte d’appello di Milano, affinché non venissero a galla le ruberie e le malversazioni, come il furto di libretto di risparmio di £ 6.700.000 incassato probabilmente da loro. Dovranno rispondere anche dei dieci giorni di prognosi procuratami dalla segretaria della Corte.

Ciò che non riesco ancora a comprendere è se gli avvocati “amici” assegnatimi da un funzionario “amico” corregionale della Corte stiano lavorando nei miei interessi, anche perché recentemente hanno creato un’associazione di oltre quaranta avvocati. Nonostante questo, infatti, non riescono a fare nulla o a denunciare gli infami fatti accaduti presso la Corte d’Appello, anche se ci sono stati numerosi indagati e arrestati. Forse non riescono o forse non fanno nulla per smascherare i crimini e i criminali presenti ancora oggi nel Tribunale di Milano. Spero solamente che questi infami fatti possano venire fuori al più presto.

Santi Scuderi

DATI_E_PESI caso Crema x libro autobiografia