Voglio fare un appello a tutti i responsabili delle istituzioni italiane, iniziando dal Presidente della Repubblica, che è anche la più alta carica della Magistratura, affinché provvedano urgentemente a riaprire la mia dolorosa vicenda, di cui da trent’anni non si vuole più parlare.
La Corte d’Appello di Milano e l’ex Presidente della Repubblica Napolitano non rispondono alle mie lettere – forse aspettando la mia morte –, poiché hanno paura che possano venire a galla infami ruberie ai danni del sottoscritto, lo scienziato Santi Scuderi.
Non dubito certamente della professionalità dei miei amici avvocati, ma non riesco a capire come mai, pur essendosi presi l’impegno di ottenere la revisione del processo – non è necessaria la revisione del processo, ma solamente una denuncia alla Corte d’Appello di Milano per malversazioni e ruberie occulte –, difatti non hanno mai ottenuto o fatto alcunché.
A questo punto sono costretto a dare ragione all’idea che questi avvocati stiano difendendo il Tribunale e, in particolare, la Corte d’Appello e le banche così da non far scoprire il fango che si portano dietro. I miei avvocati, proprio perché da poco hanno formato un’associazione di quaranta legali, hanno la possibilità di denunciare il tutto, aprendo gli armadi che nascondono tanti scheletri (tra cui quelli relativi alla mia vicenda).

Ho avuto alcuni contatti con il Tribunale internazionale per i diritti dell’Uomo, ma mi hanno segnalato che la denuncia deve essere depositata da un legale, com’è giusto che sia. Infatti, ho riferito la questione ai miei avvocati, ma mi hanno detto che non è necessario l’intervento del Tribunale di Strasburgo. Ma a questo punto mi chiedo – e tutti lo pensano –: ma gli avvocati applicano il Diritto e la Giustizia a difesa dell’innocente infamato dalle istituzioni, oppure fanno gli interessi degli addetti alla giustizia per non far scoprire ruberie e traffici illegali? O ancora gli interessi delle banche per far sì che non restituiscano il denaro?
È bene ricordare che sul mio caso non esiste ombra di illegalità, e che sono completamente innocente, così come lo sanno bene gli avvocati per via dei documenti consegnati, che riportano dati e nomi di tutti i colpevoli.
Tornando ai miei dubbi riguardo agli amici avvocati, più volte ho cercato di mettere in atto uno sciopero della fame, rinunciando persino ad assumere le medicine giornaliere necessarie. In particolare, il 16 ottobre del 2008 stavo cercando di suicidarmi, ma chiamai il 112. Accorsero i Carabinieri con quattro infermieri, che cercarono di persuadermi ad abbandonare il gesto: per la disperazione stavo per tagliarmi la carotide. Loro rimasero addolorati e mi dissero di far presente ai miei avvocati la questione perché sicuramente avrebbero esposto denuncia in forza del disperato gesto che stavo per compiere. Inoltre si meravigliarono come un importante personaggio come il sottoscritto fosse costretto, per avere giustizia, ad arrivare a gesti simili. Successivamente, ho riferito il tutto agli avvocati, senza però che abbiano fatto alcunché per intervenire. Il perché del loro non intervento mi è sconosciuto: come sempre, mi dissero di aspettare. Spero non la mia morte!

Pro memoria degli infami fatti subiti dall’innocente scienziato Santi Scuderi, da parte del Tribunale di Milano e della Corte d’Appello, presenti anche sul Web all’indirizzo: www.autotelesos.it.

1) Arresti senza ragione e senza dovute indagini;

2) perquisizione in casa con un nulla di fatto;

3) mancate informazioni ricognitive o sbagliate o non fatte;

4) abuso della carcerazione;

5) la ditta di cui ero titolare era attiva e con proprio copyright e non inesistente come è stato erroneamente e vigliaccamente sostenuto dalla magistratura o da chi per loro;

6) con il Signor Bonomi, industriale, abbiamo stipulato contratti legali privati e notarili; in più c’è statala manleva del 100%. Questo industriale risultò infatti essere un grande truffatore (lo confermò il processo d’Appello), avendo raggirato diverse importanti ditte, compresa la 3.S.r.t. ditta individuale di Santi Scuderi. Pare che avesse truffato delle ditte anche fuori Italia;

7) annullamento della Cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Milano senza rinvio;

8) sequestro conservativo presso la Corte d’Appello del libretto di risparmio di £. 6.700.000, poi sparito – forse incassato dai loro dipendenti;

9) piccola aggressione della segretaria Mancini con 10 giorni di prognosi il 17.07.1989 e reiterate azioni provocatorie col fine di farmi perdere il controllo, che possiedo, fortunatamente, ancora oggi;

10) 9 mesi e 9 giorni di affidamento con 10 minuti di processo a Crema, senza essere mai stato in quella città. È stato il maresciallo Mario Baiona a confermare che l’assegno rubato l’avevo scambiato io – che in quel momento stavo piangendo –, non facendomi vedere neanche la mia firma sull’assegno. Era testimone il suo collega brigadiere Francesco Ferro, che si addolorò molto. Il mascalzone Baiona deve ancora chiarire quali interessi abbia avuto ad affermare che l’assegno l’avevo scambiato io. In quell’ufficio ci sono poi stati molti scandali e arresti. Sembra incredibile, ma è stata una vera e propria organizzazione a delinquere a mio danno.

11) 14 conti correnti aperti per ottenere castelletti per la ditta, che fruttavano da 5 a 20 milioni di lire;

12) aggressioni psicologiche e fisiche da parte del Presidente di primo grado Arnaldo Rubichi, che mi negò il prelievo del denaro di cui avevo bisogno per vivere. Nonostante fossi disperato, mi prese per le spalle e mi sbatté fuori, dicendomi che quello non era un ufficio di beneficenza. La denuncia al suo capo, Renato Caccamo, non ha avuto alcun esito. Quest’ultimo, già morto, è stato uno dei pericolosi uomini che non ha agito in favore della denuncia che feci;

13) alla fine degli anni Ottanta, ci fu un’amnistia per le truffe (truffe di cui non fui mai responsabile);

14) il sequestro conservativo del denaro depositato presso le banche risulta dai diversi documenti del Tribunale;

15) dichiarazione di uno dei procuratori favorevoli alla restituzione del denaro sequestrato, anche dopo i due consigli straordinari tenutisi senza che nessuno fosse venuto a rivendicare le somme;

16) alcune banche mi restituirono il denaro dei conti correnti; molte altre fanno tuttora finta di non sapere nulla, trattenendo ciò di cui sono in possesso in attesa della mia morte. Altre ancora chiedono il dissequestro dei conti da parte della Corte d’Appello, ma anche quest’ultima ritarda perché non più in possesso del libretto di risparmio al portatore con £.6.700.000, sparito, forse incassato dagli stessi dipendenti.

Santino Scuderi