Visioni e apparizioni simili a miracoli

Non voglio presentare questa mia scoperta con la presunzione di possederne la certezza matematica, ma se non è tale, di sicuro si tratta di qualcosa che l’umanità ha da sempre cercato di capire, definendola spesso miracolo quando si trovava dinanzi ad apparizioni di immagini sacre e situazioni simili.

Fin dagli anni ’50 ho iniziato la ricerca di una possibile verità nel campo delle apparizioni; in quel periodo si cominciava a parlare delle grandi sofferenze di padre Pio (oggi santo) a causa delle stimmate che la stessa Chiesa non considerava patologia umana, ma, essendo mandate da Dio, manifestazioni divine col fine di calamitare l’attenzione dell’opinione pubblica. La mia povera mamma, ragazza molto credente, in quegli anni fu vittima di un ictus e, a causa delle ancora scarse conoscenze in materia da parte della medicina, non aveva la possibilità di acquisire gli strumenti per autogestirsi. Decise così di scrivere a padre Pio, che si diceva facesse miracoli a coloro che lo consultavano. Avvisò anche alcuni sacerdoti di quei tempi. Il frate gli inviò tre lettere nell’arco di otto mesi e la risposta fu sempre uguale: “pregare, pregare”.

Il mio DNA, che sin da ragazzo mi ha portato a cercare di capire il mondo in cui mi trovavo, mi spingeva ad andare oltre le considerazioni legate alla religione, facendo delle mie ipotesi. Mi chiesi dunque se le stimmate di cui tanto si parlava e che venivano considerate come un prodigio non potessero invece essere semplicemente frutto di una malattia, visto che la ricerca scientifica in campo medico dichiarava che esistevano parecchie patologie ancora sconosciute. La mia mente ha sempre avuto delle difficoltà a comprendere questi fenomeni, anche perché allora ero un ragazzo. Anni dopo, si verificò il fenomeno della lacrimazione della Madonna di Siracusa.

Capii quindi che esistevano strani fenomeni che dovevano essere oggetto di studi e di ricerca. La mia povera mamma, purtroppo, morì e non godette della guarigione. Trascorsero gli anni e, piano piano, cominciai a capire il mondo del bene e del male in cui ognuno di noi vive, comprendendo che è un mondo affascinante e allo stesso tempo misterioso. Col tempo ho cercato di approfondire gli studi su alcuni fenomeni, come anche su alcune malattie psichiatriche (la schizofrenia, ad esempio), che professori di fama internazionale, quale il Prof. Motta dell’Università di Messina, con cui da ragazzo ho avuto un dibattito per una ventina di minuti, hanno sempre considerato congenite, laddove io sostenevo che in realtà si trattava di malattie sociali. Con orgoglio posso dichiarare che nell’ambito psichiatrico avevo ragione io, dato che sostenevo già quaranta anni prima che la medicina ufficiale lo riconoscesse, che la schizofrenia fosse una patologia sociale.

Tornando allo scopo per cui mi sono dilungato con questo mio preambolo e al riferimento alle apparizioni e ai miracoli, le mie esperienze di ricerca mi hanno condotto a formulare una teoria. Le apparizioni sono immagini visive collegate alla memoria non visiva, provenienti dalla memoria che ognuno di noi possiede e che riemerge nel momento che un determinato stato d’animo lo richiede. Ognuno di noi può avere un certo stato d’animo ed è quello che nei momenti di dolore e di profondo dispiacere può generare delle immagini che sono memorie più complesse collegate tra di loro. Per affermare ciò ufficialmente, sono passate parecchie decine di anni, considerate l’importanza e la delicatezza dell’argomento. Dagli articoli del mio sito si possono evincere il grande dolore e i numerosi dispiaceri vissuti. La mia forte personalità e l’indomita resistenza ai fatti accadutimi mi hanno permesso di non fermarmi mai non abbattendomi né psicologicamente, né fisicamente.

Tra i tanti fenomeni di memoria accompagnati da quella visiva, posso raccontare di quando mi trovai ad attendere il tram; io ero pronto e sovrappensiero e, mentre girai gli occhi, per un attimo, il tram scomparve. Questi casi visivi li ho potuti catalogare e accertare con scrupolo matematico essendo una cosa molto delicata che andrebbe a toccare tutte quelle persone che sostengono di aver avuto “miracoli visivi”. Mi sono poi accadute tante altre situazioni simili. Quanto sto affermando, non riguarda solo le apparizioni visive, ma anche coloro che sono oggetto di miracoli. Si tratta comunque di meccanismi che vanno profondamente capiti, e di sicuro che fanno bene allo spirito al punto tale da poter modificare situazioni apparentemente immodificabili. Un circuito (elettrico o nervoso) che non fa contatto si riprenderà solo dopo che gli impulsi torneranno a essere ritrasmessi. Questi sono i meccanismi che valgono sia per un essere umano sia per le macchine. Basti pensare agli stessi sogni: essi possono essere ripresi dalla memoria dopo essere stati immagazzinati e possono anche essere rielaborati con elementi nuovi e sconosciuti, mai visti prima, costruiti nuovamente con fantasie derivanti dalla scheda contenente tutte le immagini memorizzate.

Perciò, grazie alla memoria si acquisisce una miriade di informazioni, dalle cose che riguardano la matematica alle immagini visive, dai rumori agli odori che possono venire alla ribalta nel momento in cui il meccanismo psico-biologico si trova nella condizione di ricevere o di trasmettere. Questi meccanismi entrano in funzione quando lo spirito si trova nella situazione adeguata; se lo spirito è in una fase gioiosa e di tranquillità, si avvieranno meccanismi di pensiero gioiosi, mentre se lo stato psicologico è sofferente e turbato, prenderanno il via quei meccanismi del dolore e del dispiacere che possono essere di vario genere, ma sempre collegati alla sofferenza che in quel momento si sta provando. Quindi, se la persona è felice, tale stato di gioia è captato dalle persone vicine. Si tratta di una specie di radiosegnale a frequenze del bene e del male, non ancora conosciuto e studiato. Attenzione alle immagini che appaiono durante le visioni: anch’esse sono registrate in memoria e per essere visualizzate occorre trasmetterle con il pensiero ottico, oscuro e immaginario. Ciò avviene durante il sonno, oppure, se si è svegli, quando si cerca di ricordare un’immagine, per cui l’istinto è quello di chiudere gli occhi. Provare per credere!

Quindi, l’immagine visiva è la più difficile da ricordare perché collegata alle stesse immagini, mentre quella legata alla parola o all’udito non presenta le stesse difficoltà. In seguito a quest’ultime note, credo che tutto sia molto più comprensivo per capire qual è la fonte della memoria umana e non solo, visto che ogni essere biologico possiede una scheda di memoria che definirei “entità di memoria biologica” universale per tutti.

Santino Scuderi